Silvio Berlusconi risponde a Ciampi, alla sua maniera. Per lui il presidente della Repubblica non deve «ascoltare le sirene della sinistra», deve firmare le leggi che vuole lui, e se c’è qualche problemuccio di incostituzionalità, si dice disposto a modificare la salva-Previti.
Sul declino dell’Italia incalza con la solita iniezione di ottimismo a buon mercato: «Non bisogna guardare a un declino sponsorizzato dai giornali».
Stampa e sinistra, il problema è sempre tutto lì. Lui è convinto che invece grazie «a un po’ di buonsenso» gli italiani gli ridaranno la possibilità di governare l’Italia per un altro quinquennio. Per «modernizzare il Paese».
Il premier parla all'Auditorium della Musica in occasione del convegno sul made in Italy, con accanto il ministro per le Attività produttive Antonio Marzano, il viceministro con delega al Commercio estero Adolfo Urso e il ministro degli Esteri e vicepremier Gianfranco Fini. E si rivolge ai numerosi imprenditori presenti in sala chiedendo loro di trasformarsi in «missionari di una scelta di campo» per dare al Paese «continuità di governo e di ammodernamento».«Solo con l'ottimismo si raggiungono grandi traguardi. Non bisogna guardare all'idea di un declino del Paese che sponsorizzano i giornali. L'Italia è un paese ricco e rispettato nel mondo... sono fiducioso e ottimista».
«Io mi batto per interpretare in modo diverso la regola del 3 per cento», dice il premier a proposito del deficit fuori controllo. Cioè tutto il suo sforzo va nel modificare le regole del patto di stabilità, non a rispettarle. E anzi accusa: «Questo 3 per cento è il limite che ci siamo messi da soli: ci siamo impiccati con le nostre mani a una corda che ci rende difficile competere al di fuori dell'Europa». Per la competizione, a giudizio di Berlusconi, c'è poi anche un altro ostacolo: «è resa difficilissima da un'eccessiva valorizzazione dell'euro». e per questo, insiste, «io mi batto in modo tenace per intervenire sulla Bce affinché cambi la sua politica monetaria».
Tutta colpa dell’euro e della Bce, del Patto di stabilità troppo rigido e dello scarso ottimismo, insomma.
Quanto ai rilievi di Ciampi, taglia corto: «Per entrare in vigore è necessario che le leggi dello Stato siano firmate dal Capo dello Stato e che le sirene della sinistra non siano ascoltate dal Presidente della Repubblica».
«Qualora dovessero esserci profili di incostituzionalità – aggiunge poi a proposito Cirielli definita dal Csm “devastante” come impato -, sarà modificata certamente». Promette il premier. «Non ci chiudiamo mai alle giuste richieste – continua Berlusconi -. Ci sono posizioni a favore e contro. Come sempre noi guardiamo alle cose con molta oggettività, e comunque non esistono dogmi».
Quanto ai guai giudiziari di Mediaset, Silvio Berlusconi mima la bocca cucita. Fa cioè il gesto di chiudere con le dita le labbra a chi gli chiedeva se fosse preoccupato per le iniziative della Procura di Milano in relazione a Mediaset. E nell’intervento dal palco torna a attaccare prendendo a pretesto la contestatissima riforma dell'ordinamento giudiziario. «C'è ancora molto da fare per adeguare al senso comune dei cittadini il comportamento di questa magistratura con la quale ci troviamo ad operare».![]()
Silvio Berlusconi rilancia infine con le sue promesse di vittoria: «Voglio vincere ancora. Per modernizzare un Paese occorre che il Governo abbia la possibilità di lavorare 10 anni. Margaret Thatcher nei primi 4 anni di governo non vinse né la guerra con i sindacati né quella con la burocrazia. Le cose migliori, soprattutto nei riguardi della burocrazia, le fece nel secondo mandato». E lui è sicuro: «fra un anno ci accingiamo a chiedere la fiducia agli italiani» con la convinzione che sarebbe sufficiente «il buon senso» degli italiani per assicurare al centrodestra la rielezione alla guida del Paese»
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