
Originariamente Scritto da
Cristo
I comunisti usavano realmente i bambini come concime. E li mangiavano anche. Durante la grande carestia, provocata dal regime comunista con il suo “Grande Balzo Avanti” (il tentativo fallito di industrializzare le campagne), i contadini stipulavano dei patti mutui, informali, con i quali le famiglie si scambiavano i figli per mangiarli.
“Davanti agli occhi, tra le erbacce - ricorda il dissidente Wei Jingsheng - mi apparve all’improvviso una scena che mi era stata raccontata durante un banchetto: quella di famiglie che si scambiavano tra loro i figli per mangiarli. Distinguevo chiaramente il volto afflitto dei genitori che masticavano la carne dei bambini con i quali avevano barattato i propri. I ragazzini che cacciavano le farfalle tra i campi nei dintorni del villaggio mi sembravano la reincarnazione di quei piccoli divorati dal loro padre e dalla loro madre. Mi facevano pietà. Ma ancora di più mi facevano pietà i genitori. Chi li aveva costretti a mangiare, tra le lacrime e il dolore degli altri genitori, quella carne umana di cui mai, nemmeno nei loro peggiori incubi, avrebbero pensato di sentire il sapore? Capii allora chi era quel boia, ‘uomo di tal fatta che l’umanità, in parecchi secoli, e la Cina, in parecchi millenni, poterono partorirne uno solo’: Mao Tse-tung”.
In Cina peraltro tutto questo succede ancora, come rivelato ad esempio da Asia News nel 2006, quando nel Gansu la polizia scoprì in una discarica le braccia di bambini bolliti e cucinati con spezie. “Le braccia - come scrisse un cronista locale - appartengono chiaramente ad un bambino: hanno bicipite ed avambraccio e le mani hanno ancora le unghie”. Il direttore dell’Ufficio Stampa di Lanzhou, la capitale del distretto, minimizzò, sostenne che i resti trovati dovevano ancora essere identificati, ma non negò il ritrovamento. La polizia locale fu invece più precisa: le braccia appartenevano a bambini dai 5 agli 8 anni di età. Non si trattava di un caso isolato. La galleria degli orrori, negli ultimi anni, purtroppo è lunga: 121 teschi umani furono ritrovati nell’area fluviale di Tianzhou, mentre nel 2003 era trapelata la notizia che in alcuni ristoranti del Guangdong si serviva carne di bambino. E negli anni Novanta, sempre nel Guangdong, era stato scoperto un traffico di feti umani da bollire per fare zuppe o per ricavarne prodotti di bellezza. In tutti questi casi, le autorità cinesi hanno sempre nascosto le notizie, negato, accusato i giornalisti di fare propaganda anti-cinese. Hanno sempre mantenuto un atteggiamento di omertà complice.
Anche perché c’è poi un’altra forma di “cannibalismo” istituzionalizzata: il riciclaggio degli organi e delle cornee dei prigionieri condannati a morte, pratica documentata da testimonianze e persino resoconti dettagliati. Di fronte all’orrore della Cina comunista, all’incubo di una società resa misera e bestiale dal più grande regime totalitario del mondo, c’è poco da parlare di “offesa”, di “discredito”, o di “razzismo”. Ci sarebbe solo da gridare allo scandalo.