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  1. #1
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    Predefinito La lingua sarda verso il futuro

    Giornalismo
    Monde Diplomatique, adesso arriva la sfida con la limba
    Una scommessa sul giornalismo illuminista”
    così lo ha definito il presidente dell’Ordine dei giornalisti della Sardegna, Mauro Manunza.

    Questo è Le Monde Diplomatique, il periodico nato in Francia
    con più di 30 edizioni su carta tradotte in tutto il mondo,
    una tiratura di 1 milione e mezzo di copie, 3 milioni di
    lettori, 20 edizioni su Internet, cui si aggiunge ora la versione
    in limba sarda, curata da Diego Corraine e soci (ASSALM,
    ATILS, InterLimba) e diretta da Umberto Cocco,
    giornalista de La Nuova Sardegna e studioso di “sardità”
    a 360 gradi.

    L’altra sera, presso la sede dell’Ordine dei giornalisti
    di Cagliari, i fautori dell’iniziativa hanno tenuto una
    conferenza di fronte ad una platea attenta. Che Le Monde
    Diplomatique sia una scommessa in tempi velinari è fuor
    di dubbio, quanto al giornalismo illuminista dev’essere qualcosa
    che sta all’opposto dei giornali usati, come ha sottolineato
    Mauro Manunza nella presentazione,
    “per incartare Cd, Dvd, rossetti, ombrelli, profumi”
    e che hanno trasformato le edicole in bazar colorati.
    Ma che, se qualcosa avviene per caso non è questa, porta i
    giornali con diffusione “a pagamento” ad un calo nell’ordine
    del 2% annuo, in uno con i gruppi editoriali puri che
    non esistano più perchè “confusi con i gruppi industriali”
    che “tendono a liberarsi degli stipendi più pesanti, incentivano
    il precariato, i contratti a termine, gli introiti pubblicitari”.

    Le Monde Diplomatique, il giornale fondato e diretto
    dal galiziano Ignazio Ramonet rappresenta in questo
    senso la sfida, l’approfondimento, persino nell’indicare
    nelle note a margine le fonti, la capacità e la volontà, come
    ha detto Gugliemo Ragozzino de Il Manifesto (quotidiano
    che cura e diffonde l’edizione italiana di Le MD) «di condurre
    grandi campagne, come quella contro il pensiero unico
    e quella a favore di un altro mondo possibile» e il coraggio,
    ha sottolineato Umbro Cocco, «di raccontare il mondo
    in tutto il pianeta con un giornalismo profondo, ragionato,
    colto».

    Ora questo è possibile, grazie al lavoro di Diego Corraine, leggerlo in sardo per il momento solo su Internet (http://sc.mondediplo.com)
    ma con l’intento di passarlo presto su carta, come
    già accadde con l’esperienza – laboratorio della rivista
    sinottica “Su Curreu”, finanziata dall’Unesco, di cui
    uscirono sette preziosi numeri, con 3000 copie di tiratura
    ciascuna.

    E sette sono anche i numeri di Le Monde Diplomatique
    già tradotti in sardo, perché – come ha fatto notare
    Umberto Cocco con soddisfazione– «si parla in sardo
    nella redazione sarda di ungiornale francese».

    Alle ventisette edizioni internazionali ora si aggiunge una ventottesima sarda. Sarda nella lingua ma anche nello spirito, lo
    stesso che vorrebbe la legge 482 del 1999 sul bilinguismo
    non una semplice proposta di cui fregiarsi nei salotti buoni
    ma piuttosto l’urgenza, la necessità di risolvere il grande
    insoluto problema «di trasmissionedella lingua, possibile
    solo proponendo il sardo con temi moderni» come ha
    detto nel suo intervento, rigorosamente in limba, Diego
    Corraine.
    Nella speranza che, come è accaduto per la lingua delle popolazioni basche, irlandesi, galiziane e catalane, il sardo
    acquisisca pari ufficialità ed esca per
    sempre dalla schiavitù di essere “limba de pastores e massajos”.
    Ecco quindi che l’edizione Internet di Le Monde Diplomatique
    è ancor più scommessa vera e laboratorio di esperienze, come
    quella, importante, di rivitalizzare il sardo nel confronto
    della traduzione di locuzioni, logos, mutuati dalle scienze
    economiche, dalla politica internazionale,
    dalla diplomatizia, dalla sociologia, dalla cultura
    e dalla comunicazione alta.

    E “Po sos tempos benidores”, ha detto Diego Corraine,
    c’è da aspettarsi, e da domani già si comincerà a pensarla,
    la versione cartacea. Consapevoli che per l’edizione
    sarda è tanto più importante perché è «è la carta stampata
    che fornisce lo status alla lingua» esattamente come nella
    storia è il testo scritto che legittima l’esistenza di un popolo
    e della sua cultura.

    È così ancora e nonostante la digitalizzazione esasperata del
    mondo e la rete delle reti. Ora il sardo entra nella “grande
    famille” del giornale di Ramonet, un giornale internazionale
    che ragiona su fatti e problemi senza limitarsi a descriverli,
    volendo fortemente essere giornalismo illuminato
    ed engagé. Termine tanto caro a Sartre e tanto più desueto
    e stridente se posto accanto ad un rossetto cellofanato.
    GIUSEPPE CADEDDU

  2. #2
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    Predefinito

    La discussione più propriamente interna si svolge sul forum di Sardigna Natzione, ma mi sarebbe piaciuto qualche commento esterno , specie di coloro che non ci hanno in simpatia e che negano, oltre ogni evidenza, la nostra nazionalità.

  3. #3
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    si evita
    si tace

  4. #4
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    Mi fa molto piacere, trovo il Sardo una lingua bellissima. Sono assolutamente a favore della completa cooficialità in Sardegna della lingua Sarda con quella Italiana.

    Sull'indipendenza non mi pronuncio, perchè è una questione che riguarda i Sardi. Sono loro a dover decidere quello che ritengono giusto per la loro terra. Non è difficile capire che sa Limba Sarda non appartenga alla famiglia italo-romanza, questa è piuttosto una lingua neolatina autonoma. Non c'è dubbio alcuno che la realtà e diversità della cultura sarda rispetto a quella italiana riposi su basi ben più solide ed autentiche di quella fantomatica pseudocultura padana...

    Detto questo, vi è anche l'esistenza di una cultura italo-romanza in Sardegna, la Gallura. Il Gallurese non appartiene alla famiglia delle parlate sarde, ma a quella italo-romanza. I Galluresi sono Sardi al 100%, ma la radice della loro cultura consiglierebbe di non rinunciare mai alla lingua italiana anche in un eventuale indipendenza dell'Isola. Credo che una cooficialità linguistica in stile elvetico sia la soluzione migliore. Se i Sardi alla fine decideranno di rimanere nelle istituzioni dello stato Italiano, a me farebbe piacere, perchè sono orgoglioso di condividere la mia nazionalità italiana con una terra cosi bella, ma ripeto, è legittimo lasciare ai sardi il diritto di decidere.

 

 

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