Bimbi (all'interno dell'U€)contesi, stop dall’Ue
MICHELE CERCONE
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L’Unione europea mette i bambini al sicuro: la nuova normativa Ue in materia di responsabilità genitoriale rende di fatto inutile il drammatico gesto dei componenti di coppie di nazionalità diverse, che rapiscono i propri figli e li conducono in un altro Stato membro dell’Ue per allontanarli dall’altro genitore. Le nuove norme introdotte dall’Ue, infatti, impongono alle autorità dello Stato membro in cui è stato condotto il bambino l'obbligo di restituirlo entro massimo sei settimane al paese di origine, eliminando ogni possibilità di rifiuto di questa decisione e evitando che eventuali sentenze successive, emesse da altri giudici, possano intralciare la procedura. Come ha spiegato il commissario Ue alla libertà, giustizia e sicurezza, Franco Frattini, presentando la legislazione europea, in base al nuovo regolamento «vale e deve essere applicata solamente la decisione presa nel paese di origine, mentre decisioni diverse prese in altri Stati non hanno valore». In pratica, in caso di divergenze sull'affidamento dei bambini di coppie di nazionalità diversa, a decidere sarà solo e soltanto il giudice del paese d’origine, la cui sentenza dovrà essere pienamente ed automaticamente riconosciuta in tutti gli altri Stati membri. Questo principio si applica sia all’affidamento dei figli che al diritto di visita. Un bambino portato all’estero da un genitore che non ne ha ottenuto la custodia o l’affidamento nel paese d’origine dovrà perciò essere riconsegnato entro sei settimane all’altro genitore (o all’affidatario stabilito dal giudice del paese d’origine). Questo anche se nel frattempo sono state emesse da giudici di un altro Stato membro sentenze diverse da quella del giudice del paese d’origine. Il compito di eseguire questa procedura sarà affidato agli organi del paese in cui il bambino è stato portato, che dovranno provvedere entro sei settimane, e che dovranno comportarsi «come se la sentenza fosse stata emessa da un giudice nazionale» ha spiegato Frattini. Lo stesso principio viene stabilito anche per il diritto dei genitori di vedere i propri figli: chi ha ottenuto tale diritto da un giudice del paese d’origine deve poterlo esercitare automaticamente e liberamente in qualsiasi altro Stato membro, senza che la decisione sia soggetta al via libera di un giudice di un altro paese Ue. «Le nuove disposizioni sui rapimenti dei bambini - ha osservato Frattini - garantiranno un rapido ritorno dei figli rapiti verso il loro paese d’origine, rafforzando i loro diritti fondamentali di avere contatti regolari con entrambi i genitori, autorizzando la libera circolazione tra gli Stati membri delle decisioni giuridiche relative al diritto di visita». In prospettiva italiana, il regolamento introduce una svolta rispetto al concetto di “potestà genitoriale”, presente nell’attuale legislazione nazionale. La normativa Ue, infatti, utilizza, sulla scia del diritto anglosassone, il termine di “responsabilità genitoriale” che pone l’accento più sui doveri dei genitori verso la prole, che sui diritti da essi esercitati sui figli.
[Data pubblicazione: 02/03/2005]




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