E LA COSCA GESTISCE IL LAVORI DEL NUOVO PALAZZO DI GIUSTIZIA
E la cosca gestisce i lavori del nuovo palazzo di giustizia
Roberto Galullo
REGGIO CALABRIA. Dal nostro inviato
A Reggio Calabria la giustizia criminale della 'ndrangheta ha codici e libri. Libri con la "I" maiuscola, come quella del cognome dell'omonima famiglia, tra le più potenti e spietate del capoluogo. Libri, la cosca sulla quale gli investigatori hanno terminato un dossier che a giorni pioverà sul tavolo del capo della Procura Giuseppe Pignatone. Un dossier nel quale c'è scritto che la cosca Libri detta la sua legge addirittura all'interno del cantiere del nuovo palazzo di giustizia. Una sfida nella sfida da parte della 'ndrangheta che non solo cerca di intimidire la Procura generale con un attentato fatto abortire con scherno ma che senza pudore continua a entrare e uscire in quella che dal 1996, anno in cui se ne cominciò a parlare, viene annunciata come la cittadella della giustizia. La roccaforte in fieri dello Stato violata, dunque, dalla legge dell'antistato. Un'opera avveniristica: 12 piani di morbidezza architettonica su una superficie di 75mila metri quadrati, nella quale racchiudere le sette sedi giudiziarie sparse in città. Un'opera progettata nel 2003 dallo studio Nicoletti Associati di Roma, aggiudicata a gennaio 2005 all'impresa Bettini di Faenza per 59,2 milioni con un ribasso a base d'asta di quasi il 20%, quasi integralmente erogati dal ministero della Giustizia, che nasce con un concetto urbanistico ed ecologico chiaro: creare una piazza civica al centro del nuovo complesso. Un luogo di incontro giusto e di giustizia. Su quella piazza, in quel quartiere e in quel cantiere che viene lambito dalla tangenziale e che sorge, ironia della sorte, proprio di fronte agli uffici della Direzione distrettuale antimafia, i Libri hanno piazzato e ripiazzato la propria targa e la propria bandiera. Nel dossier degli investigatori si legge che alcune imprese avrebbero iscritto a libro paga almeno una dozzina di operai, imposti dalla cosca e mai visti entrati in cantiere. La stessa cosca, attraverso prestanome, sarebbe riuscita a imporre la fornitura di una serie di servizi al personale, oltretutto guadagnando sulla sovrafatturazione con relativa evasione fiscale. Ma sono solo alcune delle tracce, corredate da una corposa documentazione, sulla quale gli investigatori hanno lavorato. Altre attività sono ancora in corso e potrebbero riservare sorprese clamorose. «La cosca Libri - dichiara nel suo ufficio un investigatore che non può svelarsi - detta la sua legge nel cantiere del futuro palazzo di giustizia come prima e più di prima». ' II riferimento è chiaro. Nel recente passato i magistrati antimafia avevano raccolto decine e decine di prove poi vanificate in processi che avevano fatto ripiombare la giustizia reggina nelle nebbie del passato. Per i magistrati movimento terra, assunzioni, servizi, nolo a freddo e a caldo erano dettati dalla cosca Libri. Quelle indagini - che alla fine porteranno solo a una piccola condanna di un imprenditore, assolto dall'accusa dell'associazione mafiosa e sottoposto al sequestro di alcune quote azionarie di società a lui riconducibili - fecero spalancare ancor più gli occhi su quel cantiere all'alierà superprefetto Luigi De Sena spedito a Reggio dopo l'omicidio del vicepresidente del consiglio regionale Francesco Fortugno. Correva l'anno 2006.1 frutti di quattro anni di lavoro cominciano a giungere a nuove conclusioni. «Quell'imprenditore - ricorda un altro investigatore, anch'esso obbligato all'anonimato - in quella sentenza fu assolto ma dichiarato poi intraneo al sistema mafioso. Me la sono letta e riletta mille volte quella parola che suona come una beffa: intraneità». Nel cantiere, in questi giorni, le gru stanno simulando il posizionamento di alcuni pannelli. Non girano a vuoto solo perché lo scheletro è ormai completato. Il 30% dei lavori è stato eseguito e quel 70% che resta da fare, per quanto meno complesso, rischia di far slittare la consegna prevista per giugno 2010. Prima della fine INFILTRAZIONE Dopo il movimento terra le mani sui servizi e le assunzioni di personale Progetto a rilento: eseguito solo il 30% dell'opera dell'anno - è certo - nessun ministro della Giustizia tagliere il nastro ufficiale e dal Comune, ente appaltante che nei giorni scorsi è stato contattato dal Sole 24 Ore, non è giunta alcuna dichiarazione. A commentare è invece lo Studio Nicoletti, attraverso la voce di Luca Nicoletti e del direttore dei lavori, Antonio Sorrento. «I lavori stanno proseguendo e in questo momento stanno celermente lavorando quasi solo imprese del Nord». Pizzo, tangenti? «Nessuno ci ha mai chiesto un centesimo e non ci saremmo certo piegati», spiega Luca Nicoletti. Problemi sui cantieri, presenza visibile o invisibile delle cosche? «Mai notato nulla - afferma Sorrento-eperilpassato l'unica cosa certa è lo scollamento che c'è stato tra l'impresa Bettini e il personale. Una serie di licenziamenti con il successivo obbligo di riassunzione decretato dal giudice». Il conto alla rovescia per l'inaugurazione è stato aggiornato, così come è partito quello per la nuova inchiesta sulla cosca Libri. Non resta che aspettare, cercando di onorare al meglio la memoria di Antonino Scopelliti, il giudice calabrese trucidato il 9 agosto 1991 nella sua regione da mani armate da 'ndrangheta e Cosa Nostra, al quale il palazzo di giustizia sarà intitolato.
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Reference date : 07/01/10; Data Rassegna: 07/01/10 08.09
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