jAKU E LEONARDU a Kabras hanti presentadu unu dokumentu de denunzia kontras sa prepotentia de sos sorvintendentes archeologikos. kustu dokumentu l'anta a presentare in domnia kuferentia ( akumentare de Tattari:
LO SCIPPO DEI NOSTRI TESORI ARCHEOLOGICI
La Condanna del sindaco di Cabras a 6 anni, su denuncia del sovrintendente ai Beni Archeologici, riportata questi giorni dai TG, è uno dei tanti episodi di prepotenza da parte delle Stato nei confronti dei Sardi. Non bastava il Niet nei confronti della Regione in materia di Servitù Militari, di Parco e salvaguardia delle nostre Coste, ora arriva il Niet sui territori ospitanti la nostra Storia e il nostro glorioso passato.
Non voglio entrare nei dettagli dell’operato del sindaco, che sembra abbia eseguito delle opere di urbanizzazione di accesso al sito archeologico della città shardana di Tharros.
Voglio, però, evidenziare l’arroganza della Sovrintendenza (sempre a quanto riportato dai TG e dalla Stampa). Sovrintendenza che non è nuova a queste cose. Voglio citare integralmente il pensiero espresso da un archeologo e scrittore tedesco di fama internazionale, Gerard Herm, nel suo Die Phoinizier edito in Italia da Garzanti: “Roma si accaparra quanto il locale sovrintendente e i suoi collaboratori riescono a strappare alla Terra Sarda”. I magazzini dei musei statali sono quindi pieni dei nostri tesori archeologici? Se dobbiamo credere a G. Herm, sembra proprio così. Come sostiene il sindaco di Cabras, la prepotenza di questi signori non ha limiti. Eppure essi sono garantiti da una legge dello Stato Italiano, il quale si attribuisce la proprietà di quanto esiste dei Beni Archeologici nella nostra Terra.
Cosa aspettano tutti questi politici di Destra e di Sinistra, che si professano di volta in volta: Sardisti, nazionalisti, Autonomisti, Federalisti e, aggiungerei Indipendentisti (ma questi ultimi non sono in Regione), cosa aspetta il Governatore, così sensibile(?) a questi problemi, cosa aspetta a fare una legge che renda ai Sardi quanto è LORO DI DIRITTO DA 10.000 ANNI?
Leonardo Melis e G.Giacomo Pisu




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