Il triangolo maledetto

Abbiamo sentito parlare fino alla noia del "triangolo maledetto" in Iraq: il territorio che si estende a nord-ovest di Baghdad e che comprende le rovine di Falluja: luogo spettrale e off-limits per la stampa non autorizzata. Un altro "triangolo" attende le "attenzioni" di Bush & soci, solo che questa volta le dimensioni sono più estese e comprendono l'intero Iraq.
Uno dei vertici è senz'altro Damasco: l'assassinio del leader dell'opposizione libanese (anti-siriana e filo-saudita) Hariri è un segno che la macchina da guerra americana del "dopo" Colin Powell ha innestato la quinta, con buona pace dei fabulatori nostrani ( da Rutelli a Fassino ) che si fanno incantare da qualche scheda elettorale irachena. Nulla è mutato, anzi: tutto è mutato con l'ascesa di Condoleeza Rice, ma in peggio.
L'attentato di Beirut ha colpito violentemente l'opinione pubblica libanese, al punto da generare le dimissioni del presidente in carica (filo-siriano): i libanesi sono ripiombati nell'incubo di dieci anni di guerra civile, e chi ha organizzato la mattanza ha scelto bene la coreografia ripescando dal passato i peggiori incubi quando a Beirut scoppiava un'autobomba al giorno. Già, ma chi ha assassinato Hariri?
Da quando mondo è mondo, se si vuole colpire il potere si colpisce chi è al governo, non il capo dell'opposizione, giacché l'effetto "boomerang" che si genera travolge " in definitiva " chi ha colpito. La Siria ed il governo siriano avevano interesse ad uccidere il leader dell'opposizione? Né più né meno di quanto ne avrebbe Berlusconi ad assassinare Prodi: l'unico effetto sarebbe la caduta del governo ed il passaggio di potere all'opposizione. Esattamente quello che desideravano gli attentatori e che accadrà in Siria.
Ma, allora, chi sono gli attentatori? Siamo ormai abituati a non conferire molta importanza alle sigle, giacché dietro a qualsiasi "Fronte di liberazione islamico" ci possono essere i servizi segreti di mezzo mondo.
Per capire a chi conviene la morte di Hariri dobbiamo spostarci nel secondo vertice del triangolo, ovvero a Tel Aviv. Dopo aver abbandonato le rovine di Gaza, Israele prepara ai palestinesi il piatto amaro: non avranno quasi nulla della Cisgiordania ed il muro israeliano ingloberà gran parte di quei territori. Che fine faranno allora i palestinesi?
Se le colonie in Cisgiordania rimarranno ai coloni, per i palestinesi ci vorrà altra terra: perché non far entrare anche il Libano nella nuova gestione dell'affaire medio-orientale?
Il problema è che il Libano è infestato dai maledetti Hezbollah filo-iraniani - canta Sharon - ed abbiamo dovuto andarcene anche per quella ragione. Se, invece, a Beirut sedesse un governo più condiscendente con Tel Aviv - e meno con Damasco - molti palestinesi potrebbero trovare là la loro patria: sempre che a qualcuno non torni alla mente di riproporre ciò che avvenne a Sabra e Chatila.
Se per Sharon i "conti di bottega" potrebbero anche tornare, per il fratello maggiore Bush non basta: la "pulizia etnica" da attuare in Libano deve diventare un avvertimento per l'ultimo vertice del triangolo, il più importante: Teheran.
Il problema iraniano è per Washington un vero rompicapo: come fermare l'atomica degli ayatollah senza far esplodere la regione? Per ora Bush non ha ancora una strategia in merito, checché ne dicano coloro che - a fronte di qualche infiltrazione d'agenti americani - ritengono l'attacco imminente.
Per ora gli USA non hanno sufficienti forze per un attacco all'Iran: potrebbero lanciare una campagna di bombardamenti, ma si alienerebbero le poche simpatie internazionali delle quali ancora godono.
Se non puoi iniziare da un vertice s'inizia dall'altro, e Damasco è oggi in una posizione più difficile rispetto a Teheran: solo che - questa volta - il triangolo sembra veramente troppo grande anche per lo zio Sam.


Carlo Bertani

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