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  1. #1
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    Predefinito Russia, l'eterno zarismo

    E' notizia di ieri che il presidente Putin si avvia a proporre e con ogni probabilità a veder approvata una riforma dell'ordinamento statale russo volta ad accentrare nelle sue mani maggiori poteri.
    La riforma, brevemente, si ripropone, da una parte, di conferire al presidente della repubblica il potere di nomina dei vertici delle principali autonomie della federazione (presidenti delle repubbliche, presidenti delle regioni, sindaco di Mosca), dall'altra, di rivedere la legge elettorale della Duma in modo da togliere la quota maggioritaria, eliminando quindi la possibilità di una qualsiasi rappresentanza autonoma dai partiti presenti sul piano nazionale.
    E' una svolta giustificata sull'onda emotiva del massacro di Beslan, per favorire qualche forma di unità nazionale e rendere più efficace l'apparato statale.
    E', però, una riforma fortemente autoritaria. La revisione della legge elettorale, di fatto, riduce ulteriormente le possibilità di una opposizione parlamentare efficace, favorisce smaccatamente il partito del presidente e risulta ancora più incomprensibile considerato che in russia un vero sistema di partiti non esiste.
    La riforma delle autonomie territoriali conferisce al presidente un potere inaudito, permettendogli di ottenere un controllo diretto su ogni singola frazione dello stato federale.
    Ritorna la storia della russia: il pugno di ferro sembra essere l'unica alternativa contemplata dai governanti per tenere assieme questo gigante. Era così con gli zar, era così con l'URSS, la cui costituzione federale era solo una facciata dietro la quale si celava uno dei più ciechi centralismi della storia. Lo stesso si può dire con le assemblee rappresentative, mai accettate nella loro forma democratica, ma intese solo come organi esistenti al fine di garantire al potere un simulacro di legittimazione popolare.
    Bisogna che tutto cambi perchè nulla cambi

  2. #2
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    Predefinito repubblica.it

    Modifiche alla Costituzione dopo la strage di Beslan
    Ridotte le autonomie, i capi scelti direttamente dal presidente
    Pugno di Putin sulle repubbliche

    "Tutto sarà deciso dal Cremlino"
    GIAMPAOLO VISETTI

    MOSCA - Vladimir Putin assume i pieni poteri sulla Russia. Dopo la strage nella scuola di Beslan, il presidente ha annunciato ieri una "radicale ricostruzione" istituzionale dello Stato. Una rivoluzione politica e amministrativa, che è stata semplicemente comunicata nel corso di una convocazione straordinaria dei vertici del Paese: presidenti di regioni e repubbliche autonome, ministri, dirigenti dell'apparato pubblico, responsabili di sicurezza e servizi segreti.

    Per contrastare il terrorismo, ma pure per arrestare i moltiplicati moti separatisti nel Caucaso e i montanti malumori politici nelle amministrazioni locali, Putin ha delineato quello che si presenta come un vero e proprio colpo di mano. Per realizzarlo, il presidente teorico della "verticale del potere" e della "democrazia guidata" indurrà il parlamento a cambiare la Costituzione approvata nel 1993 sotto la presidenza Eltsin.

    Non sarà difficile: il partito di Putin, "Russia Unita", vanta la maggioranza qualificata sia alla Duma che al Senato. "Vanno consolidati Stato e integrità territoriale della Federazione - ha detto Putin -: strutture centrali e locali devono lavorare come un meccanismo integrato con subordinazione gerarchica".
    Fino a ieri il capo del Cremlino aveva garantito che per riformare la Russia non avrebbe fatto ricorso a mutamenti costituzionali.

    Il piano Putin prevede che presidenti e dirigenti degli 89 territori federali non siano più eletti dal popolo. Alla guida delle 21 repubbliche autonome, delle 55 regioni, degli 11 circondari autonomi e delle 2 regioni metropolitane (Mosca e San Pietroburgo), saliranno persone indicate direttamente dal presidente russo. Ai parlamenti locali spetterà solo la ratifica della nomina. Anche la Duma, la Camera bassa, vedrà stravolto il proprio profilo istituzionale. Fino a oggi metà deputati erano eletti con il sistema proporzionale e metà con quello maggioritario.


    Esponenti "indipendenti", per lo più espressi da regioni e repubbliche, potevano battere gli avversari indicati dai partiti a Mosca. Un riequilibrio tra centro e periferia. Dal 2007 tutti i seggi saranno assegnati su base proporzionale (soglia tra il 5 e il 7 per cento), premiando i partiti vincitori a livello federale e gli uomini da essi prescelti.

    La "rivoluzione dello zar", che di fatto consegna la Russia nelle sole mani del Cremlino, travolge anche i vertici della polizia e dell'Fsb. L'ex capo dei servizi segreti, eredi del Kgb, ha annunciato la creazione di una nuova struttura anti-terrorismo "più specializzata dei servizi di sicurezza attuali". Piazza pulita degli uomini che dovevano garantire l'ordine pubblico del Paese. Putin non si fida più degli ex colleghi, teme di perdere la guerra contro il terrorismo e contro la Cecenia, ma con essa pure la sua leadership politica.

    "La nuova organizzazione - ha spiegato - dovrà prevenire atti terroristici e colpire in anticipo per distruggere i terroristi nelle loro tane, anche all'estero se la situazione lo richiede". Il presidente ha quindi ammesso che "finora la nostra lotta non ha prodotto risultati visibili". Di qui l'annuncio della decapitazione dei vertici politici nel Caucaso del Nord. Per Putin "lì il problema maggiore è la debolezza della dirigenza e il quadro è pietoso".

    Il disastroso intervento in Ossezia, seguito alle stragi in Inguscezia e in Cecenia, è costato la poltrona al plenipotenziario Vladimir Iakovlev, pietroburghese in rotta con il presidente ed emarginato a capo del nuovo ministero "delle nazionalità". Al suo posto il fedelissimo Dmitri Kosak: guiderà anche la Commissione federale per la regione.


    (14 settembre 2004)

  3. #3
    Quin igitur expergiscimini?
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    Predefinito Dagli al nuovo mostro!

    Citazione da Intervento Principale di by Alberich
    gli zar, l'URSS, i più ciechi centralismi della storia.
    L' ultimo attaco al Cremlino giunge in una "lettera aperta" inviata in questi giorni alla Ue e alla Nato da illustri personaggi della cosiddetta "società civile". Gente tipo quel cervellon di Francis Fukujama (per il quale la Storia è finita dal 1989, ricordate?), e il senatore dei puritani repubblicani statunitensi John McCain, oltre che il ceco Havel (politicamente cieco, portò alla disgregazione del suo Paese quando ne era presidente, ricordate?).
    Le loro argomentazioni sono le stesse esposte da Alberich, quindi non le riassumo.
    Il fatto è che l' opinione pubblica occidentale assorbe come un panno da cucina tutta l' arroganza lanciata attraverso il servile sistema mediatico e chiede la testa dello "Zar" issata sulla picca. L' accorato appello alla "democratizzazione" sarebbe stato bene in un thriller sulla Guerra Fredda. Ma la verità, cari amici, è ben altra.
    Putin è reo, di fronte ai liberaldemocratici, di aver avviato una riforma sostanziale dello Stato minacciato dal terrorismo e dalle pesanti ingerenze esterne. Uscito dai ranghi non appena giunto al potere, Putin ha evidentemente avuto il torto imperdonabile di dis-allinearsi dagli interessi liberisti che avevano soffocato la Russia dopo l' ascesa al potere del servile Eltsin, l' uomo cui gli oligarchi fuggiti in dorato esilio a Londra e New York oggi di appellano affinchè risorga dal suo alcolico letargo per mettere fine alle ambizioni sociali e protezionistiche del nuovo Cremlino.
    Qualcosa insomma non quadra, se è vero che la vicenda di Beslan- come ho dimostrato ampiamente anche su questo forum- è la diretta conseguenza del sostegno occidentale, Usa in particolare, al terrorismo ceceno; se al confine con la Russia sono appostati come sciacalli la Gerogia colonia statunitense e l' Azerbaijan colonia britannica e se l' allargamento della Nato ad est corrisponde ad una seria minaccia lungo i confini russi; se la "retorica militarista ed imperiale" denunciata dagli eccelsi cervelloni della lettera aperta è appannaggio di ben altre amministrazioni...
    Lucio Sergio Catilina

  4. #4
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    Predefinito

    Mi permetto di riesumare questa pagina. Credo che l'atteggiamento del compagno Putin nella crisi ucraina sveli una volta di più, se mai ce ne fosse bisogno, la natura più vera del presidente russo. Le tentazioni egemoniche su tutto il territorio dell'ex URSS non sono assolutamente finite, anzi, dall'Ucraina alla Cecenia il piano di Putin è chiaro, ed è reso ancora più inquietante dai progetti di riarmo nucleare attuati da Putin.

  5. #5
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    Predefinito

    E' stato ucciso Maskhadov, l'ultimo presidente Ceceno eletto con elezioni regolari. Evidentemente la Russia continua nella sua opera: soffocare la ribellione nazionalista cecena dando forza agli elementi fondamentalisti per poter reprimere con benestare -e il silenzio- dell'occidente.

  6. #6
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    Predefinito La notizia

    dell'eliminazione di Maskhadov è confermata ed è superfluo sottolineare che si tratta di un ottima notizia.Un importante punto a favore nella lotta al terrorismo.
    Nell'apprendere la notizia,il mio pensiero è andato ai bambini di Beslan.
    omar proietti

  7. #7
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    Predefinito

    Aggiungo: sarebbe ora che l'Europa iniziasse finalmente ad occuparsi della situazione in Cecenia. Non si può tollerare che un governo reprima così duramente un legittimo movimento per l'autodeterminazione di un popolo quale quello Ceceno che nulla ha a che vedere col popolo russo.

    Ora la guerriglia cecena finirà ulteriormente nelle mani del terrorista Bashayev e l'unico risultato sarà di legittimare la violenza di Putin.

    Onore a Mashkadov, amico dell'occidente pur nelle differenze e amico della democrazia e della libertà.
    Speriamo che i ceceni trovino un degno sostituto e sappiano continuare la lotta senza cadere nel fondamentalismo.

  8. #8
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    Predefinito Maskhadov,

    Era un amico dell'Occidente ci informa Alberich.
    Certo,come no?Già che ci siamo Professore perchè non stringiamo amicizia anche con il suo fido "er valoroso"Basayev?
    Poì,più in la,quando le acque si saranno un pò calmate,nulla ci vieta di organizzare una bella scampagnata all'insegna dell'amicizia tra i popoli con Bin Laden e Al Zarkawi, con annesso(si capisce) finale a "tarallucci e vino"naturalmente.
    Gli americani non saranno d'accordo?
    Tanto peggio per loro...
    omar proietti

  9. #9
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    Predefinito Re: Maskhadov,

    Citazione da Intervento Principale di by Lincoln
    Era un amico dell'Occidente ci informa Alberich.
    Certo,come no?Già che ci siamo Professore perchè non stringiamo amicizia anche con il suo fido "er valoroso"Basayev?
    Poì,più in la,quando le acque si saranno un pò calmate,nulla ci vieta di organizzare una bella scampagnata all'insegna dell'amicizia tra i popoli con Bin Laden e Al Zarkawi, con annesso(si capisce) finale a "tarallucci e vino"naturalmente.
    Gli americani non saranno d'accordo?
    Tanto peggio per loro...
    Viste le palesi falsità che, una volta di più, il signore qui sopra ci propina e visto che il tema mi sta particolarmente a cuore intervengo, spero davveo per l'ultima volta a risposta di lincoln:
    Bashayev non era il fido di Mashkadov, anzi in Cecenia era il suo principale avversario, non per niente si era candidato alle ultime elezioni convalidate da organismi internazionali in opposizione proprio a Mashkadov.
    Un ministro del governo di Mashkadov è un dirigente del Partito Radicale Transnazionale, ONG di primo grado all'Onu. Altri esponenti del suo governo e del suo entourage godono dell'asilo politico in paesi come l'UK, notoriamente covi di terroristi islamici.
    In questi giorni ho consultato Corriere, Repubblica, Avvenire, NyTimes, La Stampa e Le Monde. Nessuno di questi giornali parla di rapporti di collaborazione tra la guerriglia unanimemente considerata nazionalista di Mashkadov e il terrorismo islamico di Bashayev. Anzi alcuni riportano di conflitti diretti tra le due fazioni.
    Mashkadov non ha mai rivendicato nè approvato gli atti di terrorismo ceceno ai danni di civili russi, anzi li ha sempre fortemente condannati ritenendoli, giustamente, dannosi per la causa cecena.
    Mashkadov è stato l'uomo del dialogo con la Russia, lui ha condotto le trattative nel '96, lui continuò a proporre tregue e trattative negli anni della seconda guerra cecena.
    Mashkadov è sostanzialmente un musulmano laico e anche le poche concessioni all'islamismo sono venute per le pressioni di frange estreme della guerriglia.

    Il sonno della ragione genera mostri, in questo caso anche clamorose coglionerie.

  10. #10
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    Predefinito Re: Maskhadov,

    Citazione da Intervento Principale di by Lincoln
    Era un amico dell'Occidente ci informa Alberich.
    Certo,come no?Già che ci siamo Professore perchè non stringiamo amicizia anche con il suo fido "er valoroso"Basayev?
    Poì,più in la,quando le acque si saranno un pò calmate,nulla ci vieta di organizzare una bella scampagnata all'insegna dell'amicizia tra i popoli con Bin Laden e Al Zarkawi, con annesso(si capisce) finale a "tarallucci e vino"naturalmente.
    Gli americani non saranno d'accordo?
    Tanto peggio per loro...
    Lincoln, su Maskhadov ti consiglio di leggere un articolo apparso sul penultimo numero di Limes dedicato alla Russia.

 

 
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