Colpi allo Stato![]()
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Tessera di povertà e decreto salva-Rete4, militari nelle strade e guerra alla magistratura, tagli pesanti agli enti locali e 500 milioni ad Alemanno. Berlusconi sa bene come carezzare il pelo dell’elettorato. Che ancora non coglie il rischio fascismo
di Marcantonio Lucidi
«L’altro giorno stavo al Maurizio Costanzo show. Arriva il sindaco di Roma Alemanno che parla della necessità di sgombrare i campi rom. Il teatro Parioli viene giù dagli applausi. Il sindaco ringrazia e lascia la trasmissione per impegni istituzionali. Allora Paolo Villaggio chiede di parlare perché ha qualcosa da dire: “Noi siamo cattolici quindi abbiamo il dovere di accoglierli e integrarli”. E di nuovo il teatro viene giù dagli applausi». La sintesi della contraddittoria situazione è di Nando Pagnoncelli, analista della società italiana e presidente dell’Assirm, l’associazione che riunisce i maggiori istituti di sondaggi di opinione e ricerche di mercato. Altra contraddizione. Martedì scorso Massimo D’Alema al cinema Farnese ha presentato la sua nuova associazione Red, acronimo di Riformisti e Democratici: “riformisti rossi”, un sincretismo oggettivamente bizzarro, ma presentato nel quadro di «un’esperienza politico-culturale di tipo nuovo. Si parla sempre di innovazione ma si legge la realtà secondo categorie antichissime». E per farsi capire meglio l’ex ministro degli Esteri cita nientemeno che il rassemblement di Mitterrand, anno 1981, «fatto di club, circoli, associazioni».
Silvio Berlusconi in un mese e poco più di governo è riuscito a tirare fuori, consapevolmente o meno, le antinomie, le discordanze, che attraversano l’Italia. I contrasti migliori, creati da una reazione segnata dalla ricerca del nuovo, ma anche il peggio del Paese, quelle «terribili ambivalenze di una società malata, impaurita, incapace di vedere il suo presente e il futuro - dice Pagnoncelli -. Tutti vogliono pagare meno tasse e al contempo pretendono servizi di qualità, le persone chiedono riforme e poi quelle stesse persone si dimostrano dei conservatori che a nulla intendono rinunciare per il cambiamento. La furbizia è considerata un valore, le liberalizzazioni devono sempre riguardare gli altri, tutti vogliono la meritocrazia epperò tutti pensano di essere titolari di un merito. Così se il singolo viene premiato, gli altri pensano al complotto».
Analisi terribile di una popolazione che si lascia manipolare da un Berlusconi abilissimo nel carezzarne il pelo per il verso più vizioso: tessera di povertà e decreto salva-Rete4, militari nelle strade e guerra alla magistratura, tagli pesanti agli enti locali ed elargizione paternalistica di 500 milioni alla città di Roma, abolizione dell’Ici e svuotamento dei fondi per l’integrazione degli immigrati (meno 150 milioni), per telefono azzurro (meno 1,5 milioni), per il comitato italiano paralimpico (meno 4 milioni). «Da vergognarsi - sbotta Silvana Mura, Italia dei Valori, braccio destro di Antonio Di Pietro -. E hanno tolto 20 milioni anche al Fondo contro la violenza sulle donne. Allora vogliono garantire così la sicurezza dei cittadini? Loro parlano di percezione diffusa dell’insicurezza dei cittadini per giustificare i militari in strada. Hanno equiparato la sicurezza al caldo: effettiva e percepita. Ho chiesto per scritto i dati al governo, perché siccome c’è un calo dei reati contro la persona, non voglio che l’anno prossimo Berlusconi dica che è stato merito suo. Questi vogliono creare un creare un clima di panico».
Su questa truffa della percezione, Pagnoncelli ricorda un paio di cifre: «Gli omicidi si sono ridotti di un terzo in dieci anni, la violenza contro le donne è calata, però i furti negli appartamenti sono passati da 58.000 a 87.000. Quando facciamo le interviste la gente ci dice che la criminalità è aumentata. Se però chiediamo: “è aumentata nella tua zona?”, il dato si dimezza. Significa che “a me non è successo ma ad altri sì”. I reati sessuali vengono consumati soprattutto in casa ma ognuno mette la mano sul fuoco per quanto riguarda la propria famiglia».
L’Italia del particulare, dell’egoismo, dell’interesse personale, che oscilla fra la caccia all’immigrato e la richiesta di badanti, che vuole buttare fuori lo straniero e allo stesso tempo farlo lavorare nelle sue fabbriche. Difficile distinguerla dal suo Cavaliere, un neoperonista perfettamente consapevole del fatto che la maggioranza dell’elettorato sarà dalla sua parte finché riuscirà a illuderla sulla diminuzione della pressione fiscale, sull’aumento dei salari, sulla Robin tax che toglie ai poveri per dare ai ricchi senza che la “gente” se ne accorga. Contano i simboli: il ministro della Difesa in divisa da combattimento durante la visita in Libano, l’obolo paternalista della tessera annonaria, la lettera da tempo di guerra di Berlusconi al presidente del Senato Schifani, il diluvio di cronaca nera sui telegiornali Rai. Strategia di fascistizzazione morbida dell’Italia? D’altronde, il rischio fascista è stato evocato dallo stesso Tremonti anche se per tutt’altro motivo, ossia l’impoverimento del ceto medio (depauperamento che peraltro i vari governi Berlusconi hanno promosso e sostenuto).
Allarmante l’esordio di Livia Turco l’altro giorno al cinema Farnese. «In questo momento è in gioco la libertà». Più cauto Pagnoncelli che non fa politica e quindi non deve impressionare l’uditorio: «Sullo sfondo c’è l’incapacità del Paese di affrontare le novità. Ci troviamo ad assistere a una polarizzazione dei giudizi. Allora delle due l’una: o siamo veramente di fronte a uno stato di guerra oppure si tratta di enfatizzazione mediatica. La verità è che il contratto sociale non esiste più. Allora la politica deve cambiare paradigma, lavorare con tempi diversi. Il Pd per esempio non può più permettersi di ragionare in termini di risultati elettorali. Niente tatticismi, strategie piuttosto: abbandonare i tempi della gestione e tornare a quelli della progettazione». Sono anni che Pagnoncelli lo va dicendo dappertutto: «La politica non deve più caratterizzarsi per la sua volontà egemonica ma fare da rete che promuove la partecipazione dei cittadini senza chiedere il voto». Questa è ovviamente una risposta, una soluzione per distruggere il berlusconismo culturale che sta avvelenando la nazione con la sua immoralità strutturale e inocula nei cittadini un pavloviano riflesso condizionato al fregarsene della collettività e in definitiva di se stessi, al corrompere il prossimo e legittimare la perdita dei diritti individuali, all’evadere le tasse, la responsabilità civile, penale, etica. Sono cose note ai politici che hanno aderito a Red. Ancora Livia Turco, con fervore: «Chiedo coraggio, schiena dritta. Si sta creando nel Paese un clima culturale conformista. Si dà la caccia agli immigrati, si irridono i poveri. è inaudito che gli stranieri non vadano più al pronto soccorso a farsi curare perché hanno paura di essere fermati dalla polizia. Dobbiamo costruire un nuovo senso civico, un’idea di società aperta, riprendere Bobbio, don Milani e trovare pensatore nuovi. Società, uguaglianza, rispetto: discutiamo di queste parole».
Chiede audacia anche Pierluigi Bersani: «Sinistra, popolare, dignità: non dobbiamo avere paura di queste parole». E poi spiega, offre ricette, sostiene che bisogna essere liberali in economia ma avverte che nell’ambito dei servizi restano essenziali meccanismi universalistici, ripete che la fiscalità deve essere contemporaneamente progressiva e distributiva, che la politica può e deve anche scontrarsi con le opinioni correnti. Ossia, se gli italiani hanno deciso di essere razzisti e culturalmente berlusconiani, una politica autonoma, responsabile e dignitosa può affermare che non ci sta.
Di fronte a un’Italia irriconoscibile, ma finalmente riconosciuta nella sua condizione di nazione stuprata dal dilagare del modello della televisione commerciale, tutti hanno incominciato a riflettere sugli stessi temi, ognuno naturalmente da posizioni diverse, con modi e forme propri. Silvana Mura: «Ho un rifiuto culturale per il messaggio di egoismo sociale ribadito dall’abolizione dell’Ici. Al cittadino si dice: occupati della tua piccola tassa e non ti curare di ciò che tagliamo. Rifiuto la riapertura delle case chiuse. Cosa si vuole? Che alla domanda “che fa tua madre?”, i ragazzi rispondano “la prostituta”?». Sembra tornato il dissoluto bigottismo goliardico tipico dei vecchi schemi mentali classisti della destra. Oggettivamente più semplice l’analisi della situazione nell’Italia dei Valori perché meno idealistica: «Non siamo schierati ideologicamente. Ci riteniamo liberali ma solidali. Questo partito nasce per la legalità e la giustizia, e dove c’è legalità c’è giustizia sociale. Il nostro è un partito del fare». Quindi la lotta contro i cosiddetti “pianisti” in Parlamento, contro i rimborsi elettorali ai partiti, a favore di «tre quarti del decreto sicurezza copiato da Amato - ricorda la Mura - e naturalmente contro il reato d’immigrazione». Indignata: «Il ministro Alfano alla Camera è venuto a raccontarci bugie, negli Stati Uniti ventiquattr’ore dopo la dimostrazione della falsità delle sue dichiarazioni sarebbe stato costretto a dimettersi». Preoccupata: «Si sospendono i processi per reati puniti con la reclusione inferiore a 10 anni ma il 416bis, associazione a delinquere, prevede da tre a sette anni. E le rapine, gli unici reati in aumento, stanno sotto i dieci anni». Sarcastica: «Dov’è finita la cordata per l’Alitalia? I 300 milioni sono in effetti una ricapitalizzazione, non un prestito-ponte. Intanto è arrivata la multa dell’Unione europea». Perentoria: «Torniamo sempre al conflitto d’interessi. Qui c’è un presidente del Consiglio che deve rispondere davanti a un tribunale di corruzione. Noi Berlusconi lo conosciamo bene».
Tutti lo conoscono bene, eppure gli italiani lo hanno votato di nuovo. Come gli americani che quattro anni fa confermarono Bush alla Casa Bianca. Salvare il rapporto con il territorio, riprendere il dialogo con i cittadini per favorire il ricambio generazionale, credibilità, coerenza, sobrietà sono le medicine indicate da Pagnoncelli. Eppure, in tutto ciò c’è una domanda: dov’è finito il senso del bello degli italiani, quella visione estetica della vita che permetteva loro di individuare più rapidamente di altri la volgarità? «Proprio questo è uno degli argomenti sui quali sto riflettendo in questi mesi».
27 giugno 2008
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