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Discussione: Tappeti Sardi

  1. #1
    The Matrix has you....
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    Predefinito Tappeti Sardi

    Approfitto della nascita di questo nuovo forum per aprire una discussione su un argomento che mi incuriosisce: torno di recente da un viaggetto di lavoro in Sardegna e parlando con un imprenditore sono stato informato che in Sardegna e specialmente a Samugheo in prov. di Oristano, ci sono dei laboratori in cui vengono artigianalmente tessuti tappeti in pura lana sarda. Mi piacerebbe saperne di più. Chi mi sa dire qualcosa a riguardo?

  2. #2
    Nebbia
    Ospite

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    La tessitura è una delle attività più diffuse in Sardegna. Vi sono piccole comunità dell'interno che devono la loro notorietà alla rinomanza conquistata in Italia ed all'estero con i classici tappeti e con gli arazzi creati dalle abili mani esperte tessitrici, che traducono la fantasia in colore, il gusto compositivo in immagini . Il tappeto sardo nasce come elemento decorativo dell'austera cassapanca, depositaria del corredo della sposa. Questa sua antica funzione ne spiega la struttura, costituita generalmente da una sezione con figure o disegni geometrici e due falde laterali che servono di ornamento. Partendo dal "coperibanga" o "cobericascia" , si passa per fasi successive, all'utilizzazione come coperta, arazzo o tappeto. Le tecniche usate per la creazione dei manufatti possono essere quattro: quella cosiddetta della tessitura liscia tipica di Gadoni, Nule, Orune, http://www.politicaonline.net/forum...d=151451Sarule, Tonara, ecc.; quella a grani (pibiones) caratteristica di Ittiri, Atzara, Bonorva, Busachi, Paulilatino, Ploaghe, Pozzomaggiore, Osilo, Sardara, Scanomontiferro, Santulussurgiu, San Vito ecc.; quella a punto, nella lavorazione più ricca e decorativa degli arazzi di Bonorva, Mogoro, Morgongiori, Santa Giusta, Ploaghe, Sant'Antioco ecc. e quella "un ' in dente" (effetto di trama) di Aggius, Bolotona, Isili, Samugheo ecc. Negli anni più recenti a Dorgali, Zeddiani e Nuoro è stata adottata anche la tecnica del l' annodato. Diffusa in tutta la Sardegna, l'arte della tessitura presenta motivi che si intrecciano in tutte le sub-regioni dell'isola, sia che scaturiscano dagli essenziali telai verticali, tipici della Barbagia, sia che nascano dai telai orizzontali , diffusi in tutta la regione. I vari tipi di decorazioni, che coesistono nelle diverse aree, possono suddividersi in quattro grandi gruppi: il primo comprende i motivi geometrici come "sa mustra de su ferru " ; nel secondo compaiono i motivi vegetali con " sas mustras de sos flores " (dei fiori ) , " de su landiri " (la ghianda ) , " de sa ide " ( la vite ) , "de s'ulia " (l'olivo), "de sa pruna (la prugna) ,"de sa melagranada" (il melograno) ; nel terzo gruppo si distinguono immagini del mondo animale, come "sas mustras de sos caddos " (cavalli) ,"de su cavalleri" (cavaliere), "de su cavalleri e de sa dama" (gli sposi a cavallo) ; nel quarto gruppo, di carattere composito, possono compendiarsi simboli araldici ed emblematici, l'aquila bicipite, torri, castelli, ostensori, candelieri, leoni, grifoni, figure mitologiche, astri di notevole fantasia, come in "sa mustra de sa pramma" e "sa mustra de sa funtana". La produzione attuale si arricchisce di altri prodotti destinati all'arredamento della casa. Si tratta di tende, stoffe, strisce, cucini e tovagliati, nella cui decorazione si legge una lenta, moderna evoluzione, pur in presenza di una costante ispirazione ad elementi figurativi tradizionali.

  3. #3
    Nebbia
    Ospite

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    E' facile immaginare che la tessitura e la ceramica siano tra le più antiche forme di lavoro domestico: la tessitura, con ogni probabilità lavoro più propriamente femminile, la formazione dell'argilla e di altre specie di terra attività più specificamente maschile. Pesi di telaio e terracotta di ogni foggia e decorazione sono tra le testimonianze più frequenti della preistoria sarda. Chi sia stato, a importare di volta in volta le diverse decorazioni o a indicare le possibilità di differenti materie prime o a "scoprire" le suggestioni magiche di particolari colori e disegni è più difficile immaginare. Forse vale la pena di fissare qualche certezza su quello che è stata e quello che è oggi la tessitura sarda. La prima certezza è che quest'arte "povera" fece parte nei secoli del bagaglio di attività e di conoscenze di ogni famiglia: è pensabile che la gran parte delle case avessero il telaio, e dal lavoro del telaio nascesse una serie di "oggetti" utili alla vita di ogni giorno. La possibilità di usarli, come mezzi di scambio in natura (prodotti contro prodotti) si sviluppò quasi naturalmente man mano che la vita associata, specie nelle comunità di villaggio, andò sviluppandosi ed articolandosi La seconda certezza è che la straordinaria varietà degli elementi decorativi è stata originata da una serie di apporti culturali di civiltà diverse, approdati in Sardegna nei modi più disparati e forse perfino impensabili: non basta fare l'elenco, pure così nutrito, dei popoli che sono sbarcati nell'isola accampandosi come dominatori per avere l'elenco di tutte le aree culturali dove vanno cercate le fonti dell'incredibile ricchezza fantastica delle Mustras (cioè l'elemento decorativo centrale) e degli ornati di tappeti, coperte, arazzi. Né si può essere tratto, sempre, di tramiti diretti, di rapidi trasferimenti di conoscenza da una sponda all'altra del Mediterraneo: il Mediterraneo stesso, mare perennemente e intensamente navigato in ogni secolo, ci fa immaginare lunghe, perigliose e avventurate peregrinazioni di figure, fogge, colori che si sono poi saldamente insediati nella tradizione dell'arte domestica isolana. La terza certezza è che quando si parla, a proposito dell'artigianato artistico, di "arte popolare", non si sbaglia il concetto (anche se poi, fra gli studiosi, qualche polemica non può mancare). Arte, dunque, perché carica di quella forza creativa, di quella tensione fantastica che è propria dell'invenzione artistica in senso stretto; popolare perché, sebbene dietro ognuno di questi oggetti vi siano la mano, il gusto, l'intelligenza e l'esperienza di un singolo "produttore" (nel caso della tessitura è anche facile vedere emergere un'iconografia ricorrente, quella della donna intenta al telaio issato al centro della sua piccola casa come la tolda del comandante in una piccola nave), pure l'oggetto artigiano pare appartenere a un'intera comunità, se non proprio ad un intero popolo. Non per niente l'espressione artigianato sardo suona fortemente vera: la "sardità" dell'oggetto artigiano è un suo stigma di riconoscimento, una sua carta d'identità immediatamente percepibile, che viene prima dello stesso marchio di qualità che lo accompagna. La quarta certezza è che, con l'avvento di forme "moderne" di lavoro e di vita, l'opera domestica dell'artigianato è uscita dal chiuso della casa per correre l'avventura del mercato. E la stessa standardizzazione dei modi di vita ha finito per conferire pregio a queste preziose testimonianze di una creatività che non appare mai primitiva ed "esotica", ma anzi stupisce ogni volta per la "contemporaneità" delle forme e dei colori in cui si condensa e si esprime. Le materie e le tecniche stanno, tutte insieme, in un inventario abbastanza limitato: i tipi di telai sono solo due (e quello verticale, oltre tutto, presente solo in pochissimi centri); i materiali sono praticamente tre (la lana, prima di ogni altro, e poi il lino e il cotone, a volte anche la seta); le tecniche d'esecuzione non più di quattro o cinque; della tessitura "liscia", che viene considerata la più antica perché anche più essenziale, a quella a grani (pibiones, cioè "acini"), diffusa in una vera area della Sardegna centro-orientale; da quella "a punto", con i suoi smaglianti effetti di ricamo messi al servizio di arazzi e tappeti coloratissimi, a quella detta di "un'in dente", che crea effetti di trama ed è propria di paesi in cui da più tempo la tessitura viene praticata. La tessitura si conserva, in Sardegna, nelle sue forme più alte e più conosciute, in poco meno di una quarantina di paesi. E siccome ogni paese ha una propria tradizione, un suo modo "specie" di tessere, di decorare e di formare il tappeto, l'arazzo, il copricassa, la tovaglia, il mondo della tessitura isolana è un modo sempre diverso e sempre ricco di sorprese. L'essenzialità delle materie prime e delle tecniche, infatti, si complica al momento della decorazione: il tessuto diventa come la tela d'un quadro, in cui l'artigiana distende con abbandonata fantasia le figure stilizzate degli ornati e le lussureggianti immagini delle Mustras, autentici stemmi dell'araldica popolare. Il colore (un tempo ottenuto attingendo dalle risorse cromatiche del mondo vegetale, del mondo animale e delle stesse terre paesane) ha oggi tutte le variazioni che gli offre la moderna tecnologia delle tinture: anche se la sua gamma tende (forse perfino inconsapevolmente) a tenersi dentro la scala degli antichi colori, a quelli "fatti a mano", anzi fatti direttamente dalla mano sapiente della stessa tessitrice. Ornato e Mustras, a questo punto, intervengono a fare dell'oggetto della tessitura un prodotto originale, un pezzo "unico". E' stato calcolato che "i motivi e simboli ricorrenti nell'arte popolare sarda" della tessitura siano ben più di cento: quasi cento motivi-simboli e più di venti Mustras diverse: ognuna col suo nome, ognuna con una storia, ognuna con una sua capacità evocativa, quasi con un cifrato messaggio magico. Nella tessitura, come in ogni altro settore dell'arte popolare, si realizza non solo capacità creativa del singolo artigiano, ma la stessa civiltà profonda di un popolo. Eugenio Tavolara, lo scultore sassarese che a partire dagli anni Sessanta richiamò l'artigianato sardo a una riconsiderazione più rigorosa delle sue stesse fonti, raccontava sempre della sua soddisfazione, ma anche della sua sorpresa, quando l'artigiana, guardando il tappeto uscito appena compiuto dal telaio, diceva "Custu est signore". La traduzione letterale, "Questo è signore", non è forse del tutto esatta: ma rende bene l'idea di che cosa è , in Sardegna, la civiltà dell'artigianato.

  4. #4
    Nebbia
    Ospite

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    STORIA DELL’ARTIGIANATO TESSILE A SARULE

    L'arte della tessitura artigianale, a Sarule, risale a parecchi secoli fa ed era un'attività produttiva che interessava soltanto alcune famiglie ed a cui le donne si dedicavano come a un vero e proprio mestiere, che tramandavano esclusivamente alle proprie figlie. Il tappeto, che oggi viene lavorato secondo i sistemi tradizionali, risale a circa due secoli or sono, e fu opera di tre tessitrici sarulesi: Tzia Maria Bande, Tzia Caterina Becche e Tzia Culìo. L'idea di realizzare questo tappeto (che diventerà successivamente l'esemplare tradizionale dell'arte tessile a Sarule) venne ad una signora di Sassari, che commissionò il lavoro a queste tre tessitrici. Il tappeto, così realizzato, finì presto nelle mani di una parente della donna che lo commissionò, vale a dire Maria Seui la quale, a causa della grande passione che aveva per l'artigianato, venne colpita dalla bellezza di quel lavoro, manifestando subito il desiderio di recarsi a Sarule per conoscere le artigiane che lo avevavo realizzato. A Sarule, naturalmente, questa signora potè conoscere anche tante altre artigiane che si dedicavano a questa attività e, ad alcune di esse, rivolse l'invito di recarsi a Sassari per effettuare una sorta di dimostrazione, ossia per far conoscere la tecnica di realizzazione dei tappeti. A tale invito aderirono tre signore: Tzia Gonaria Soro, Tzia Maria Brandinu e Tzia Maria Antonia Buffas, che conseguirono, alla fine di questo lavoro, un attestato di tessitrici; questo accadeva nel 1934. Quell'esperienza, seguita alla realizzazione del tappeto commissionato dalla signora sassarese, fu un momento importante nella storia dell'artigianato tessile a Sarule. La tessitura, infatti, da attività preminentemente volta a realizzare gli oggetti e gli utensili per l'abbigliamento o gli usi domestici (bisacce, panni, sacchi, coperte, calzoni di orbace etc.), diviene anche un'arte per creare oggetti di arredamento per le abitazioni. Il tappeto di Maria Seui (la quale diventerà presidente degli artigiani a Sassari) possiamo dire che rappresenta il primo esempio di quella che è, attualmente, "Sa Burra", ovvero il tappeto di grandi dimensioni della tradizione tessile sarulese, che, inizialmente, veniva usato come copriletto, diventando successivamente il sottotavolo più prezioso, non solo delle case barbaricine, ma anche di tante ville disseminate nelle varie località turistiche della Sardegna. Qualche anno dopo, ossia alla metà degli anni '50, nella vicenda del tappeto di Sarule entra la figura di Eugenio Tavolara, direttore artistico dell'I.S.O.L.A., la cui opera sarà fondamentale per la valorizzazione dell'arte tessile. Tavolara arrivò a Sarule tramite l'allora Parroco Don Calvisi e si mise in contatto con le tessitrici (Tzia Gonaria Soro, Tzia Maria Brandinu e l'zia Maria Antonia Buffas) che avevano svolto il corso a Sassari, chiedendo loro di associarsi con altre tessitrici del paese per formare un gruppo di lavoro; a tale iniziativa aderirono in nove, per poi aumentare via via di numero. Tavolara, svolse anche una ricerca sulla storia del tappeto, attingendo molti elementi da un esemplare trovato in campagna, abbandonato all'interno di una porcilaia; ripulitolo, lo portò a Sassari e lo studiò accuratamente, prendendone spunto per inventare altri motivi decorativi, quali: "Vescovi", "Sole al centro", "4 Soli", "Candele", "Spina di pesce", "Greca", "Luna" e "Leoni". Con quest'ultimo modello di tappeto venne conseguito il primo premio in un concorso svoltosi a Chicago (Stati Uniti); tra le tre artigiane che avevano lavorato a questo tappeto c'era anche Speranza Ladu, attuale Presidente della Cooperativa tessile N. S. de Gonare. Successivamente, a quest'attività artigianale si avvicinarono anche altri artisti. E' tuttavia importante riconoscere che fu soprattutto l'opera di Tavolara a conferire idee e indirizzi per l'affermazione del tappeto tessile di Sarule.

    per ulteriori informazione puoi contattare la biblioteca di Sarule (Nu)

  5. #5
    Nebbia
    Ospite

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    IL TELAIO VERTICALE SARULESE

    Il telaio verticale risale a circa 4000 anni fa; nella tradizione tessile sarulese a circa 200 anni fa. L'ordito, allora come oggi, si preparava in "sa carrela ", nella strada, poiché era necessario disporre di un ampio spazio. Preparato l'ordito, quest'ultimo veniva avvolto in "sos issurvos ", pezzi di legno disposti orizzontalmente e paralleli tra loro nel telaio. La sistemazione dell'ordito nel telaio veniva eseguita da tre donne che tiravano e arrotolavano i fili. I pali laterali venivano fissati al soffitto tramite funi. Il primo "issurvu", con l'ordito arrotolato, veniva fissato nella parte superiore tra i pali verticali , "sas rejasas ", e legato à sua volta con delle corde; il secondo veniva collocato nella parte inferiore. Per ottenere la tensione desiderata, tre persone salivano sopra "s'issurvu" inferiore per tendere l'ordito con il loro peso; il tutto veniva fermato con dei pioli, "sos broccos ", inseriti in appositi fori. Successivamente si preparava il "liccio", sistemando su un bastone, con un procedimento usato ancor oggi, i fili dispari, chiamati "ilos de lizzu", ed i pari, chiamati "ilos de canna". Conclusa l'operazione, s'infilava una canna che aveva la funzione di separare i fili; alzando e abbassando la stessa si procedeva alla tessitura. Il telaio verticale a Sarule era in possesso di poche famiglie che si tramandavano l'arte di quel tipo di tessitura di generazione in generazione. Il telaio orizzontale, invece, faceva per così dire parte dell'arredamento di tutte le case; questo perché la maggior parte dei tessuti per gli indumenti maschili e femminili e il corredo per la casa venivano realizzati al telaio. Al telaio verticale si eseguivano lavori di un certo pregio come "sa burra ", il tappeto tradizionale sarulese che le mamme davano in dote al figlio primogenito. Questo tappeto era ed è ancor oggi un pezzo pregiato che allora veniva pagato, non essendoci denaro corrente, con delle provviste (es. per una "burra" il corrispettivo erano o 40 Kg di formaggio, o una "carra de tridicu ", circa 120 Kg di grano). La tessitura di una "burra " richiedeva il lavoro di quaranta giorni di tre donne. Elementi del telaio verticale La persona che richiedeva la realizzazione di un tappeto, il pomeriggio si recava a controllare il procedere del lavoro portando alle tessitrici il latte caldo con il caffè e l'uovo sbattuto. Le giornate invernali, buie e corte, non erano l'ideale per lavorare al telaio, non essendoci infatti energia elettrica si era costretti ad accendere il fuoco che veniva alimentato con l'asfodelo, poco costoso e adatto all'esigenza di disporre di una buona luce. Il telaio orizzontale, "su telaiu setiu " o "de pesaniscu ", era quello che consentiva di soddisfare le esigenze più pratiche della vita quotidiana. Si tessevano : le lenzuola, trama di lana e ordito di cotone; "sos pannos de pane" , trama e ordito di cotone ( "s'ispicca ") che servivano per avvolgere e conservare "su pane e fresa "; "su guresi " trama e ordito di lana, che trovava utilizzo ideale nell'abbigliamento. Si confezionavano inoltre pantaloni, coperte e "su saccu ", una specie di mantello con cappuccio che per il pastore fungeva da cappotto e da letto, in campagna posato su delle frasche diventava un ottimo giaciglio per la notte. Per i manufatti più volgari veniva usato "su guresi misturu" che veniva tessuto con lana non di prima scelta. Altro elaborato era "sa bertula pro su recattu ", la bisaccia dove gli uomini di campagna mettevano pane e cibarie varie. "Su guresi ", tessuto rigido e pesante veniva consegnato per un ulteriore trattamento a ".su carcherargiu" , personaggio ormai scomparso che periodicamente veniva da Santu Lussurgiu annunciando il suo arrivo con un grido caratteristico. Questo signore, dietro compenso, ritirava il tessuto e lo riconsegnava, ammorbidito, dopo averlo sottoposto ad un particolare trattamento. "Su guresi isenau" veniva confezionato con filati di lana scelta, lana che veniva lavorata con "sos teppeneddos " per ottenere "sa ena ", e veniva usato per lavori speciali come il confezionamento de "su odde ", gonna del costume femminile; "su cartone"; "sas carzasa" e "sa berritta ", elementi del costume maschile; ma soprattutto per la tessitura de "sa burra isenà" , lavoro che le tessitrici della cooperativa Nostra Signora de Gonare hanno realizzato per il "Progetto tessile". Il telaio usato attualmente dalle tessitrici della cooperativa ha all'incirca 23 anni. L'esigenza di lavorare meno alla preparazione dell'ordito ha portato ad elaborare delle modifiche: la struttura in ferro determina una maggiore stabilità; "sos issurvos ", tenuti con perni fissi e collegati a carrucole, consentono una tensione ottimale dei fili con un minimo di fatica fisica. Un altro elemento che è stato introdotto è "sa cannitta", una sbarra di ferro chiodata che, separando e disponendo l'ordito, permette una discesa dei fili più regolare. Gli strumenti indispensabili per la tessitura sono: "su raju", fatto a forma di pugnale solitamente d'osso (si ottiene dalla tibia del cavallo) o di alluminio; "su teppene", un blocco di legno stagionato lavorato a dentelli, che, battuto sulla traina, la rende compatta e fa sì che il tappeto sia più resistente.



    LA TINTURA

    Il colore si otteneva da erbe diverse, mentre oggi si utilizzano tinture chimiche. I tappeti elaborati durante il corso 96/97 sono tessuti interamente con lana colorata con le erbe. Il colore predominante nel tappeto sarulese è il giallo, che si ottiene facendo bollire rami e foglie di "erimeri". Il nero, altro colore classico de "sa burra", è il nero naturale della lana, anticamente ottenuto dal mallo delle noci e da un altro tipo di "erimeri". "S'alino" dava un colore rossastro, e la corteccia dello stesso albero, usata da sola, dava l'avana. Da "su madicu", la fuliggine, fatto bollire con l'acqua e la lana si otteneva una colorazione marrone. Per intensificare e rafforzare il colore, si aggiungeva una miscela di acqua e cenere detta "sa lessia" (lisciva).



    I DISEGNI

    I disegni dei tappeti in genere, e soprattutto quelli de "sa burra" , nascevano dall'ispirazione che le donne prendevano dalle cose con cui venivano a contatto quotidianamente. "Sa burra" viene iniziata con "su cordone", un intreccio di lana a due colori, che serve per rinforzare l’inizio del lavoro e per abbellirlo; lo stesso motivo si ritrova a chiusura del tappeto.

    Motivi caratteristici de "sa burra" sono:

    • "SAS RIGHICHEDDAS", piccole righe, tre gialle e tre nere;

    • "SOS TOCCHICHEDDOS", righe più strette delle precedenti, due rosse e due nere,

    • "SAS DENTEDDAS", che si dice siano ispirate alla dentatura umana;

    • "SAS MENDULEDDAS", trovano riscontro nei dolci tipici sarulesi: "s'aranzada" e "sas

    menduleddas";

    • "SOS PIRICCHEDDOS", sono ispirati a "sos mojos", recipienti di sughero che venivano usati per

    far lievitare il pane ed in sostituzione delle arnie per le api.

    Tutti questi motivi, in sequenza, compongono la parte iniziale e terminale del tappeto, dette "sas codas”.



    • "SA CIAI", che si esegue ai bordi del tappeto, deriva dalle grandi chiavi usate nei tempi antichi ed

    ha il compito di chiudere il lavoro ai lati;

    • "S'ARC'HIZZONE" è copiato dal costume sardo.

    Al centro del tappeto venivano e vengono tuttora riportati vari disegni, tra cui:

    • "SA ROSA”;

    "SU PUZZONE";

    • "S'ESSERE”, copiati dagli intarsi de “sa cassia”, una cassapanca che rappresentava un mobile

    multiuso mentre oggi è considerata un prezioso pezzo d'antiquariato;

    "SU CALICHE", disegno ispirato alla clessidra;

    "SU LIBRU", fatto di piccoli quadretti ognuno dei quali rappresenta una pagina.

  6. #6
    Nebbia
    Ospite

    Predefinito

    La tessitura




    Il settore trainante dell’artigianato sardo è rappresentato, gia da diversi anni, dalla tessitura; questo primato è dovuto sia al prodotto qualitativamente valido sia alla capacità lavorativa degli artigiani. Il prodotto finito è figlio della lavorazione delle materie prime, delle tinture, degli strumenti, delle tecniche di lavorazione e dei motivi decorativi.
    La LANA è la materia prima per eccellenza; infatti, in passato, tutta la lana prodotta dalle pecore sarde era lavorata in casa e impiegata nella produzione tessile, oggi la lavorazione casalinga è del tutto scomparsa e, dopo la tosatura, la lana viene lavorata nelle industrie fuori dalla regione. Altri materiali usati per la tessitura sono il COTONE, il LINO e la LANA DI CAPRA. Il più antico tessuto sardo è l’ORBACE, interamente in lana.
    Le COPERTE, gli ARAZZI, le TOVAGLIE e soprattutto i TAPPETI sono i generi maggiormente prodotti in Sardegna. Il tappeto sardo nasce come elemento decorativo dell’austera cassapanca; generalmente presenta una sezione centrale ornata con motivi geometrici, floreali, vegetali, o faunistici, ricorrenti sono il cavallo, gli sposi a cavallo e la gallina, diffusi anche i simboli araldici, come l’aquila bicipite, le torri, i leoni e i castelli. A completamento di questa sezione centrale, le due falde laterali presentano decorazioni varie.
    Le DECORAZIONI tessili spaziano dai motivi geometrici a quelli floreali e faunistici. Un doveroso omaggio si deve all’artista EUGENIO TAVOLARA, che ha contribuito al recupero di quelle peculiarità dell’artigianato sardo che rischiavano di perdersi irrimediabilmente e al contempo ha proiettato sul mercato internazionale l’artigianato artistico regionale, in particolare quello tessile.
    Le TECNICHE utilizzate si distinguono a seconda del telaio, che può essere orizzontale, il più usato, o verticale, quest'ultimo utilizzato soprattutto nelle zone interne: a Sarule, a Bitti, a Gadoni e a Tonara. Anche le diverse modalità di lavoro portano alla produzione della cosiddetta TESSITURA LISCIA caratteristica dei centri del Nuorese (Gadoni, Tonara, Sarule, Orune) e della TESSITURA A GRANI o PIBIONES tipica di altre province e del solo centro di Atzara per la provincia di Nuoro. In anni più recenti a Dorgali è stata adottata la tecnica dell'ANNODATO.

    Fonti
    http://eiha.crs4.it/cultura/view, Sardegna sapere: catalogo multimediale della cultura sarda; www.hellosardinia.it; www.infosardinia.it; www.intaglionline.it; www.marenostrum.it/sardegna/artigianato; www.portalesardegna.com/artigianato; www.quattroaffari.it/sabertula; www.regione.sardegna.it/isola/ceramiche; www.regione.sardegna.it/isola/legni; www.regione.sardegna.it/isola/metalli; www.sardaweb.it/artigianato; www.sardegnaclub.com/docs/shopping/artigianato; www.sardegnaonweb.it/artigianato; www.sardi.it/sardegna, I mille tesori dell’artigianato sardo; www.sardiniapoint.it; www.siniscola.siniscolaonline.it/artigianato; www.webinsardinia.com, Artigianato Sardegna; www.zonanet.com/sardegna, Catalogo Libri Sardi - Eugenio Tavolara

 

 

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