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Discussione: Dazi? si...grazie.....

  1. #21
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    In origine postato da UgoDePayens
    Per una politica di dumping... come in Highlander si potrebbe dire che la Cina e le sue aziende manifatturiere dicono che "Ne rimarrà soltanto uno". E mirano ad essere loro...
    Sì, per la gloria...
    Ma dai!
    I politicanti sono riusciti a convincervi che l'economia la fanno gli stati e non gli individui. Niente di più sbagliato.
    Quello che si vorrebbe è la botte piena (sicurezza sociale, welfare onnipervasivo, mercato del lavoro incatenato) e la moglie ubriaca (competere con chi certi limiti non ce li ha).
    Gli è che i nodi vengono prima o poi al pettine, perchè il fatto che socialismo ed economia non siano conciliabili non è solo uno slogan da campagna elettorale, è pura verità.

  2. #22
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    Visto che la fanno gli "individui" parti subito per il Pakistan ed offriti a lavorare 16 ore per un dollaro al giorno, via tutte ste robe komuniste, lo statuto dei lavoratori, la malattia, la maternità, la pensione e tutto.

    Cosa aspetti?
    Vuoi una soluzione VERA alla Crisi Finanziaria ed al Debito Pubblico?

    NUOVA VERSIONE COMPLETATA :
    http://lukell.altervista.org/Unasolu...risiEsiste.pdf




  3. #23
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    In origine postato da Fuori_schema
    Visto che la fanno gli "individui" parti subito per il Pakistan ed offriti a lavorare 16 ore per un dollaro al giorno, via tutte ste robe komuniste, lo statuto dei lavoratori, la malattia, la maternità, la pensione e tutto.

    Cosa aspetti?
    Approvo in pieno, se i lavoratori italiani fossero trattati come in cina saremmo noi ad esportare il riso da loro, ci vogliono i dazi eccome, Chiunque potrebbe invadere il mercato pagando poco e male gli operai, mi sembra logico

  4. #24
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    In origine postato da ARI6
    Quello che si vorrebbe è la botte piena (sicurezza sociale, welfare onnipervasivo, mercato del lavoro incatenato) e la moglie ubriaca (competere con chi certi limiti non ce li ha).
    Gli è che i nodi vengono prima o poi al pettine, perchè il fatto che socialismo ed economia non siano conciliabili non è solo uno slogan da campagna elettorale, è pura verità.
    E allora cosa si fà in condizioni reali e non nelle favolette ?

    Che forse dobbiamo rinunciare ai sacrosanti diritti di cui godiamo ?

  5. #25
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    In origine postato da Fuori_schema
    Visto che la fanno gli "individui" parti subito per il Pakistan ed offriti a lavorare 16 ore per un dollaro al giorno, via tutte ste robe komuniste, lo statuto dei lavoratori, la malattia, la maternità, la pensione e tutto.

    Cosa aspetti?
    Fuori dai coglioni, please.

  6. #26
    Estremista della libertà
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    In origine postato da LosVonRom
    E allora cosa si fà in condizioni reali e non nelle favolette ?

    Che forse dobbiamo rinunciare ai sacrosanti diritti di cui godiamo ?
    Semplicemente:
    -si prende atto che i "sacrosanti diritti" non sono così sacrosanti, ma solo una conseguenza di uno sviluppo che se cessa di esistere li fa venire meno (magari non del tutto, ma gli eccessi vanno tagliati);
    -serenamente ci si rassegna al fatto che su certi terreni non si può competere, e che - come ha scritto Misterbianco sopra - si deve puntare sulla qualità.
    Non c'è alternativa, il protezionismo impoverisce tutti.

  7. #27
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    In origine postato da Silvioleo
    e io lo riposto...

    Il protezionismo è l'ultimo rifugio degli opportunisti
    di Antonio Martino

    In tempi recenti si è assistito ad una serie di affermazioni volte a fare risorgere un vecchio, malevolo mito: il protezionismo, la necessità cioè che i produttori nazionali debbano essere “protetti” dalla concorrenza (quasi sempre denunciata come “sleale”) dei produttori esteri. Le giustificazioni di questa tesi sono numerose: i produttori esteri praticano salari più bassi dei nostri, oppure hanno un grado di tutela sociale e di protezione ambientale minore del nostro e, quindi, godendo di costi minori di quelli dei loro concorrenti italiani, hanno facile gioco ad essere più competitivi. Converrà occuparsi di questa idea che conferma la vecchia massima secondo cui le ipotesi, come le calunnie, sono tanto più pericolose quanto più sono plausibili.
    Cominciamo col dire che i bassi salari e le ridotte protezioni sociali ed ambientali sono l’ovvia conseguenza del fatto che questi paesi sono poveri. Anche in Italia i salari erano bassi e le protezioni modeste quando l’Italia era povera. Poi, quando anche grazie al commercio internazionale siamo usciti dalla povertà, sia il livello dei salari che quello delle protezioni sociali ed ambientali si è elevato fino a raggiungere i valori odierni. Quanti sostengono che la concorrenza è “sleale” perché in quei paesi i salari sono bassi e non ci sono i nostri livelli di tutela dovrebbero avere il coraggio di dire che è “sleale” essere poveri, colpevolizzando la miseria. Quando sentite parlare di “concorrenza sleale”, nota con sacrosanto sarcasmo antistatalista il compianto Murray Rothbard, mettete mano al portafoglio.
    In secondo luogo, il costo del lavoro e quelli della tutela sociale e ambientale sono solo una parte, e non necessariamente la più rilevante, della storia. Se fossero tutto ciò che conta in materia di competitività, gli Stati Uniti, che hanno alti salari ed alti livelli di protezioni, non potrebbero esportare prodotti ad alta intensità di lavoro, come i prodotti agricoli, che invece (anche tuttavia grazie a sussidi peraltro molto meno elevati di quelli europei) esportano in tutto il mondo, specie verso paesi che hanno salari più bassi dei loro e livelli di protezione minimi. Il fatto è che, come sanno bene gli esportatori italiani, il costo più rilevante è quello dello Stato: trasporti inefficienti, fiscalità punitiva, regolamentazioni asfissianti riducono la nostra competitività molto più degli alti salari.
    Comunque sia, anche se le cose stessero diversamente, il rimedio (il protezionismo) è assai peggiore del male (la scarsa competitività). Il protezionismo danneggia la società nel suo complesso: non è un caso che i Paesi più aperti al commercio internazionale siano anche quelli che crescono di più (basta confrontare Hong Kong e Singapore con un Paese chiuso come la Birmania). Il protezionismo alla lunga danneggia anche le industrie protette perché le sottrae alla concorrenza internazionale che è l’unico vero incentivo alla ricerca di maggiore efficienza. Infatti i settori più protetti, come la siderurgia negli USA o l’agricoltura in Giappone, sono anche i meno efficienti. Il protezionismo danneggia i consumatori tutti, perché li costringe a sopportare prezzi maggiori di quelli che pagherebbero in assenza di protezioni. Spostando risorse verso le industrie “protette” (che vengono rese artificialmente più competitive dalle protezioni doganali), danneggia tutti gli altri produttori che dovranno sostenere costi di produzione maggiori di quelli che avrebbero in assenza delle misure protezionistiche. Il protezionismo, inoltre, condanna i Paesi poveri alla miseria ed all’instabilità perché, impedendo loro di vendere quanto potrebbero produrre, li mette nell’impossibilità di produrlo, con conseguente sottosviluppo e disoccupazione. Infine, ma potrei continuare a lungo, le misure di protezione adottate da un Paese spingono gli altri Paesi a misure di ritorsione, determinando attriti fra Paesi, guerre commerciali prima e militari poi. Come sosteneva giustamente Frédéric Bastiat nel XIX secolo: “dove non passano le merci, passano gli eserciti”. Il libero scambio non è, forse, condizione sufficiente per la pace, ma il protezionismo e le dispute commerciali sono stati molte volte causa di guerre.
    I vantaggi delle misure protettive sono effimeri e limitati a pochi soggetti; i danni sono duraturi e generali. C’è poi, come sottolinea Enrico Colombatto nel suo contributo, un problema di ordine morale, non economico: il protezionismo è indifendibile, se si persegue il benessere di tutti (cioè dei consumatori) e non quello di pochi (l’industria protetta). Quest’intuizione fondamentale è ampiamente suffragata da una mole di evidenza enorme, non si tratta di un’opinione qualsiasi. Eppure, il protezionismo, come l’inflazione e la guerra, resta tutt’ora, per dirla con Hemingway, l’estremo rifugio degli opportunisti economici e politici.
    Belllissimo articolo.

  8. #28
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    In origine postato da ARI6
    Fuori dai coglioni, please.
    Mi complimento per le possenti argomentazioni apportate.

    Se non sei in grado di ragionare e scrivere, evita di postare.
    Vuoi una soluzione VERA alla Crisi Finanziaria ed al Debito Pubblico?

    NUOVA VERSIONE COMPLETATA :
    http://lukell.altervista.org/Unasolu...risiEsiste.pdf




  9. #29
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    In origine postato da Fuori_schema
    Mi complimento per le possenti argomentazioni apportate.

    Se non sei in grado di ragionare e scrivere, evita di postare.
    Mi pare che sia tu quello che viene a provocare a casa d'altri.
    Sarebbe come se io andassi sul forum di rifondazione e scrivessi che son tutti dei coglioni perchè fingono di ignorare l'impossibilità del socialismo.

  10. #30
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    Sei tu che pretendi che la politica la facciano gli "individui" e non gli stati.

    Ti ho solo chiesto di essere coerente con cio' che dici.

    Invece usi tutte le facilitazioni e i diritti procurati da generazioni di sacrifici della gente e di lento convertirsi della società (e dello stato) nel minimo necessario alla dignità ed alla sopravvivenza e ci spargi un po' di letame sopra.

    In quanto al "socialismo" lascia perdere le paure del bobotti, nessuno vuole collettivizzare alcunche'.
    Vuoi una soluzione VERA alla Crisi Finanziaria ed al Debito Pubblico?

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