mi ero perso il post di ARI scusate...![]()
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mi ero perso il post di ARI scusate...![]()
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gli abusivi son tali perchè dalle nostre parti ci son troppe regole e presunti diritti di cui tener conto...Martino non è il vangelo ma mi sembra che quel che dice sia incontestabile...In origine postato da pensiero
guarda che Martino mica è il vangelo eh!!!!e poi tu rispondi anche a quello che ho scritto io, cosa fai contro tutti sti abusivi che pullulano nei nostri paesi, ne scovi 5 se ne riformano altri 10....


D'accordo... vi faccio sapere che do appieno appoggio alle idee di pensiero.In origine postato da pensiero
per farti apprezzare anche qui, dovresti come minimo dire la tua in merito all'argomento thread![]()
non dispenso apprezzamenti a gratis
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Io di dove sono? Padovano docche!
'O giur' ncopp' o bben' 'e mammà.


Bisogna mettersi in testa che tra un anno ci saranno le elezioni politiche, Berlusconi è purtroppo decisamente inviso ai sindacati, a Confindustria, ai magistrati, alla Consulta e probabilmente anche a Ciampi.
Quindi non può permettersi il lusso di non vincere al prossimo appuntamento elettorale.
Può essere elettoralmente molto pericoloso far finta di nulla, mentre tutto l'Occidente (e segnatamente l'Italia) è in preda ad una macroscopica emorragia di occupazione, che esportiamo a ritmo forsennato in India e Cina.
I facili, prevedibilissimi fatalisti di destra e di sinistra (Ds e sindacati inclusi) dicono che naturalmente è impossibile fermare la furia di quel fiume in piena, chiamato "globalizzazione".
Poi i sindacati della trimurti hanno pure la faccia tosta di far finta di essere dalla parte dei lavoratori italiani.......
Certo i fiumi non si possono fermare, però si può e si devono certamente REGOLAMENTARE e parcellizzare (con argini e dighe), nel tentativo di governare quelle periodiche piene che derivano da un fiume violento, incontrollato e selvaggio.
Non si può assolutamente sottovalutare questo epocale fenomeno, non bisogna poi scoraggiarsi ma sforzarsi nel rendere maggiormente umano questo odierna forsennata globalizzazione.


I dazi doganali sono una misura ottocentesca, sbagliata e dannosa per tutti i motivi messi in luce da Martino e per tanti altri.
Diverso è il caso per le misure antidumping, ma siamo sicuri che sia parla di antidumping? a me sembra un espediente tecnico per imporre dei dazi....
Ah, un'ultima cosa: l'articolo di Martino mi sembra impeccabile, tranne nell'ultimo pezzo. L'apertura dei commerci, purtroppo, non ha nessuna correlazione con un clima di pace, anzi, potrebbe anche essere il contrario.


Tutto questo fanatismo sacrale riguardo quel monolitico totem pagano, chiamato <<globalizzazione>> mi sembra del tutto fuori posto.
Fino all'URUGUAY ROUND e agli accordi del GATT degli anni '90, la globalizzazione mondiale semplicemente non c'era!
Si viveva e si prosperava arricchendosi, c'era lavoro, occupazione e c'erano un bel po' di fabbrichette in più in Italia.
La globalizzazione non bisogna subirla passivamente da pavidi fatalisti, va invece rinegoziata oculatamente, senza paure e sudditanze.
Soprattutto considerando che quei paesi asiatici finanziano bellamente (con contributi statali minimi del 13%) i costi di produzione delle loro fabbriche; cosa assolutamente vietata, perchè considerata DUMPING!
E nessuno si lamenta o chiede dazi anti-dumping.....
Quindi sì ai dazi!!!!!!!
Coraggio, facciamoci rispettare!!!!!


dove hai letto che non c'era la globalizzazione fino agli anni novanta?


I cinesi grazie alla liberalizzazione in economia diventano sempre più ricchi e quindi in prospettiva un mercato sterminato di oltre un miliardo di persone dove poter vendere il prestigioso made in Italy.In origine postato da Gianmario
L'anti dumping dell'Ue risponde alle logiche delle lobby che risiedono a Bruxells.
Cmq che l'Italia debba puntare sulla qualità è fuor di dubbio, perchè sti leghisti protezionisti non ci dicono quanti soldi si sono fatti con le loro fabbrichette che esportano in giro per il mondo?
Il made in Italy è il miglior marchio che esista al mondo, vorrà dire che soddisferemo un terget di clienti esigenti agli altri penseranno i cinesi.


si come no...diventano sempre più ricchi e noi non saremo più in grado di produrre un tubo perchè per quel tempo saremo bell'è finiti e si produrranno tutto da sè....già lo fanno quiIn origine postato da Misterbianco
I cinesi grazie alla liberalizzazione in economia diventano sempre più ricchi e quindi in prospettiva un mercato sterminato di oltre un miliardo di persone dove poter vendere il prestigioso made in Italy.![]()
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Vorrei far notare comunque che siamo in bella compagnia a chiedere un minimo di soluzione, sia chiaro
Martedì, 8 Marzo 2005
ARROCCARCI IN DIFESA È ASSOLUTAMENTE INUTILE
di LIVIO CAPUTO
Con oltre ventimila imprese a rischio su un totale di 68.000 nei settori tessile, calzaturiero e dell'abbigliamento, il governo italiano non poteva fare a meno di tentare la carta delle misure antidumping per fermare l'invasione dei prodotti cinesi dopo la recente abolizione delle ultime barriere doganali. Ma se la richiesta, avanzata ieri a Bruxelles, di un intervento dell'Unione Europea produrrà dei risultati concreti, è tutto da vedere. Sebbene il nuovo "pericolo giallo" non riguardi soltanto l'Italia, e presto investirà anche altre produzioni, il Consiglio competitività si è subito spaccato tra favorevoli (Francia, Spagna, Grecia, Repubblica ceca, Portogallo) e contrari (Svezia, Danimarca, Germania e forse qualcun altro); e le stesse divisioni si ripeteranno al vertice europeo del 22-23 marzo, quando il presidente del Consiglio Berlusconi riproporrà l'argomento ai suoi colleghi e bisognerà adottare eventuali decisioni..
Il problema che l'Europa dovrà affrontare è come difendersi da una minaccia che potrebbe costarle centinaia di migliaia di posti di lavoro senza violare accordi che, forse con una certa dose di imprudenza, ha recentemente sottoscritto. I classici dazi di un tempo contravvengono oggi alle regole del Wto, e possono essere introdotti in via transitoria solo in circostanze eccezionali. Lo stesso Wto prevede, invece la possibilità di adottare misure antidumping, che servano da freno alle importazioni di prodotti venduti sottocosto, e quella di combattere le contraffazioni e l'uso abusivo di marchi registrati. Il difficile, tuttavia, è provare che i cinesi, che hanno costi di produzione valutati un venticinquesimo dei nostri, non devono misurarsi con la legge 626 né con restrizioni sindacali, e per giunta godono della svalutazione dello yuan rispetto all'Euro, facciano effettivamente del dumping o sfruttino solo con grande aggressività le diverse caratteristiche del loro apparato produttivo. Il vice-ministro Urso parla di "invasione predatoria" e di "vera e propria emergenza sociale che necessita di una risposta urgente". L'odierno sciopero del settore, inutile nel senso che danneggia le imprese italiane e non certo i produttori cinesi, conferma che l'allarme è elevatissimo. Ma per ottenere la protezione che cerchiamo, di fronte a un aumento delle importazioni di prodotti cinesi che - a seconda degli articoli - oscilla tra il 300 e l'800 per cento negli ultimi due mesi, dovremo dimostrare, senza ombra di dubbio, che si tratta di "concorrenza sleale"; e forse non basterà sostenere che, se i cinesi (e altri Paesi asiatici) non rispettano gli standard di tutela sociale e ambientali che noi ci siamo dati.