su qualsiasi libro.In origine postato da Tahoeman
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dove le hai lette ste idiozie?
Tanto per citarne uno, a memoria: Clark "Globalizzazione e Frammentazione. Le relazioni internazionali nel XX secolo".


su qualsiasi libro.In origine postato da Tahoeman
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dove le hai lette ste idiozie?
Tanto per citarne uno, a memoria: Clark "Globalizzazione e Frammentazione. Le relazioni internazionali nel XX secolo".


In origine postato da Alberich
su qualsiasi libro.
Tanto per citarne uno, a memoria: Clark "Globalizzazione e Frammentazione. Le relazioni internazionali nel XX secolo".![]()
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allora fammi la cortesia di spiegare al signor Clark che per trasportare l'equivalente di una portaconteiner attuale da 5.000 TEU negli anni 10 - 20 sarebbero occorsi 200 vascelli dell'epoca, i quali, però, anzichè viaggiare a oltre 20 nodi come una nave moderna, arrancavano a 8.
vatti a vedere le statistiche del tonnellaggio delle navi mercantili nel corso degli anni e prova a spiegarmi come fosse possibile che allora ci fossero più commerci che oggi.
o forse usavano la telecinesi?
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Questa foto palesa al meglio la decadenza del commercio attuale, infatti negli anni prima della I guerra"i commerci mondiali avevano raggiunto il massimo livello, livello uguagliato (forse) solo negli ultimissimi anni e forse mai eguagliato del tutto."
Questa foto invece mostra come l'eccellenza tecnica degli anni '20 ci abbia consentito i successi di cui sopra.
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dal quotidiano LIBERO di oggi 10 marzo 2005:
" Perché i dazi non bastano a fermare la valanga Cina
di FRANCESCO FORTE
La Lega Nord afferma che non voterà la legge sulla competitività delle imprese se in essa non saranno introdotti dazi per impedire il dumping di prodotti tessili e calzature cinesi, che stanno entrando a valanga in Italia, dopo l'abolizione delle quote del regime Multifibre, avvenuta il primo gennaio. La situazione, in effetti, è difficile, per alcune imprese quasi tragica. Le richieste cinesi di importazione sono aumentate vertiginosamente, di media di 6 volte e i prezzi sono inverosimilmente bassi, spesso tali da far capire che sono al di sotto del costo di produzione della stessa Cina. Vi è dumping. Ma esso è difficile da provare. C'è un rimedio più semplice, misure di salvaguardia, contro flussi anomali di importazione, che nel caso della Cina sono autorizzate da una clausola speciale della Omc (l'Organizzazione Mondiale del Commercio) che il governo di Pechino ha sottoscritto, quando è stato ammesso alla Omc.P erò il ricorso a dazi, da parte dell'Italia unilateralmente è sbagliato. Caso mai, noi dovremmo proporre non dei dazi, ma delle quote. Infatti, la merce cinese ha valori molto bassi. Per i tessili esistono già i dazi comunitari dal 4 all'8 per cento. Per la pelletteria vanno dal 2,3 al 9 per cento. Ma su un prezzo irrisorio, un dazio non è efficace. Le quote sono più sicure e la clausola firmata da Pechino le consente. Ma il rimedio, dazi o quote, va stabilito dalla Comunità Europea. Non può essere decretato da un singolo paese membro. E se l'Italia volesse fare da sé, ciò sarebbe negativo e anzi controproducente. Sul piano legale, l'atto sarebbe illegittimo e suscettibile di rappresaglia internazionale. Soprattutto, non funzionerebbe in pratica. Infatti se l'Italia da sola stabilisse alle sue frontiere dei dazi o delle quote di salvaguardia, la merce cinese sbarcherebbe nei porti di altri paesi dell'Unione che non applicano tali misure. E, assolti gli obblighi di frontiera prescritti dall'Unione, la merce entrerebbe in Italia come comunitaria. Inoltre, se noi adottassimo questa linea, si romperebbe l'alleanza che abbiamo con gli altri paesi che premono per le misure di salvaguardia. E la causa che sosteniamo in sede europea verrebbe compromessa, perché paesi come la Svezia che non vogliono queste misure avrebbero buon gioco per criticarci. Inoltre negli stessi paesi favorevoli alle misure difensive, Italia compresa, che ufficialmente le sostengono, ci sono gruppi finanziari e industriali che remano contro, perché esportano in Cina od hanno imprese in Cina. In questo paese tutto dipende dal governo (comunista , ma col portafoglio al posto del cuore) e gli operatori europei che hanno interessi in loco temono la sua reazione (a parte gli industriali di settori vari, ci sono imprese tessili e di calzature, specie fra le grandi, che producono, in Cina) . Occorre trattare insede europea, come si sta facendo, non fare passi falsi. Il governo italiano si è già mosso, per tempo, per le misure di salvaguardia, assieme a quello francese e ad altri, interessati al problema. E la Comunità europea ha introdotto, da gennaio su sollecitazione del nostro Commercio estero (e dei ministeri degli altri interessati), un regime speciale di sorveglianza , per le merci cinesi, possibile, sulla base dall'accordo firmato dal governo di Pechino. Così le merci cinesi dei settori prima soggetti a quote del Multifibre possono essere importate solo sulla base di certificati di sorveglianza. È proprio in base a questo regime, che si sa che le merci cinesi che hanno chiesto di entrare sono un multiplo di quelle del 2004, a prezzi stracciati. In teoria le informazioni che sono affluite alla Commissione europea bastano per decretare le misure di salvaguardia. Basterebbe notificare alla Cina l'anomalia e informarla che se non adotta le misure necessarie, scatta la salvaguardia, con quote. Ma ci sono rallentamenti dovuti alle perplessità europee. Intanto bisogna agire, perché il tempo stringe. Occorre fare valere le lungaggini burocratiche nei controlli e nel rilascio delle licenze, una specialità che non è da inventare anche perché gli uffici doganali sono scarsi di personale. Occorre che ci siano controlli accurati su questa valanga di merci. Ci possono essere falsificazioni di nomi italiani, atti a trarre in inganno, puniti dalla nostra legge, merci nocive a causa di trattamenti chimici dannosi alla salute, false indicazioni di prezzo e di composizione della merce, che configurano contrabbando. Tutto ciò va verificato, conpr ocedure apposite. Lo si potrebbe specificare con apposite norme ad hoc, anche di decreto legge, motivate dai flussi anomali che emergono conle richieste di licenze. Cerchiamo di essere furbi, non solo combattivi. "
Furbate? mah....
Saluti liberali


per fortuna ci sei tu che ci dai i dati giustiIn origine postato da Tahoeman
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allora fammi la cortesia di spiegare al signor Clark che per trasportare l'equivalente di una portaconteiner attuale da 5.000 TEU negli anni 10 - 20 sarebbero occorsi 200 vascelli dell'epoca, i quali, però, anzichè viaggiare a oltre 20 nodi come una nave moderna, arrancavano a 8.
vatti a vedere le statistiche del tonnellaggio delle navi mercantili nel corso degli anni e prova a spiegarmi come fosse possibile che allora ci fossero più commerci che oggi.
o forse usavano la telecinesi?
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Leggiti una qualunque statistica economica al posto del manuale del meccano: si parla di dati percentuali, come è ovvio se si parla di apertura del mercato.
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Gli ingegneri son come i pesci, tuc bon men che la crapa...![]()


Senti pirletta di un albericchio, finchè non mi dai una metrica quantitativa che definisca che cosa sia il "livello dei commerci mondiali" (espressione pedestre di tua invenzione) posso prenderti per il culo a piacere.In origine postato da Alberich
per fortuna ci sei tu che ci dai i dati giusti![]()
Leggiti una qualunque statistica economica al posto del manuale del meccano: si parla di dati percentuali, come è ovvio se si parla di apertura del mercato.
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Gli ingegneri son come i pesci, tuc bon men che la crapa...![]()
per cui sbrigati che sono curioso.


sì, sì...buonanotte![]()
signor ingegnere, vadi a leggersi un po' di libri di storia e poi ripassi


ma io non ho i libri di storia che hai citato tu.In origine postato da Alberich
sì, sì...buonanotte![]()
signor ingegnere, vadi a leggersi un po' di libri di storia e poi ripassi
sul serio, sono curioso di sapere in base a quale indicatore il "livello dei commerci mondiali" era più alto 100 anni fa rispetto ad oggi.
esportazioni/Pil ???
sono sinceramente in buona fede ed aspetto lumi


Giusto perchè sono magnanimo citerò brevemente:
"Nel 1913 il rapporto fra scambicommerciali e Pil in Europa, che aveva raggiunto un livello mai più eguagliato fino agli anni sessanta e settanta, indica che l'ordine internazionale di tipo nazionalista-liberista vigente alla fine dell'Ottocento sosteneva mercati altrettanto liberi di quelli creati dopo il 1945 [...]".
Foreman-Peck, Storia dell'economia internazionale dal 1850 ad oggi, il Mulino
"il mondo era più fermamente interconnesso, economicamente e finanziariamente, che in qualsiasi periodo precedente"
Barraclough, Giuda alla storia contemporanea, Laterza
"nelle 16 economie più importanti di quel periodo l'aumento della produzione era pari all'1.5% annuo [...] mentre[...] gli scambi internazionali sono aumentati del 3.3%"
Clark, Globalizzazione e frammentazione, il Mulino


grazie apprezzo molto.In origine postato da Alberich
Giusto perchè sono magnanimo citerò brevemente:
"Nel 1913 il rapporto fra scambicommerciali e Pil in Europa, che aveva raggiunto un livello mai più eguagliato fino agli anni sessanta e settanta, indica che l'ordine internazionale di tipo nazionalista-liberista vigente alla fine dell'Ottocento sosteneva mercati altrettanto liberi di quelli creati dopo il 1945 [...]".
Foreman-Peck, Storia dell'economia internazionale dal 1850 ad oggi, il Mulino
"il mondo era più fermamente interconnesso, economicamente e finanziariamente, che in qualsiasi periodo precedente"
Barraclough, Giuda alla storia contemporanea, Laterza
"nelle 16 economie più importanti di quel periodo l'aumento della produzione era pari all'1.5% annuo [...] mentre[...] gli scambi internazionali sono aumentati del 3.3%"
Clark, Globalizzazione e frammentazione, il Mulino