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Risultati da 131 a 140 di 140

Discussione: Dazi? si...grazie.....

  1. #131
    Silvioleo
    Ospite

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    LEGA NORD = RIFONDAZIONE COMUNISTA
    Sui dazi perfetta sintonia

    di Corriere del Veneto
    14/03/2005

    «Sono di sinistra e no global. Ma a Covre l'ho detto anche in televisione che sono d'accordo sui dazi contro le importazioni selvagge dalla Cina. Lo stesso ribadisco ai miei alleati del centrosinistra, specie Ds e Margherita: i dazi servono eccome, abbandonate il feticcio del libero mercato a tutti i costi. Per adorarlo avete perso importanti valori di riferimento come la solidarietà e capacità di difendere i lavoratori». Nicola Atalmi, trevigiano, segretario regionale dei Comunisti italiani a braccetto con Giuseppe Bepi Covre, il maìtre àpenser, della Lega Nord veneta? Sì, almeno sul tema dei balzelli doganali per arginare l'invasione asiatica, cavallo di battaglia del Carroccio. Tanto che i bossiani non hanno votato parte del decreto governativo per il rilancio della competitività aziendale, promettendo barricate in parlamento per modificarlo. Covre aveva detto al Corriere del Veneto che molti nel centrosinistra sui dazi in privato gli davano ragione, ma in pubblico negavano o tacevano. Com'è maturata la convergenza tra voi? «Il 24 febbraio scorso eravamo a Padova alla trasmissione II rosso e il nero su Telenuovo, condotta da Mario Zwirner. Covre ha ribadito la posizione della Lega sulle barriere doganali. E io ho detto che la penso come lui». Un comunista sulle barricate col Carroccio... «Sono da sempre contro il modello neoliberista che sta devastando risorse, ambiente e intere popolazioni del pianeta. Ero ai summit del Wto, l'organizzazione del commercio internazionale, col movimento new global di cui faccio parte. A dire no alle regole che, per esempio, permettono alla Cina di importare da noi merci a basso costo perché non rispettano i diritti dei lavoratori e abusano dell'ambiente. Sono con Covre e la Lega se diventano anti-globalizzazione». Quindi piena sintonia? «Se il Carroccio non usa i dazi solo strumentalmente, sotto elezioni, per prendere i voti degli operai licenziati per le delocalizzazioni e degli artigiani sul lastrico per la concorrenza sleale dei Paesi come la Cina. Il dazio serve a ripagare le tutele che non si danno negli Stati dove si produce mercé sottocosto e quelle che si rischiano dove si importano. E poi darei tasse più alte alle imprese che delocalizzano e poi reimmettono in Italia ciò che fabbricano all'estero. Se la Lega rigetta il neoliberismo, vuoi dire che sbaglia a stare nel centrodestra. Venga con noi».

  2. #132
    Veneta sempre itagliana mai
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    '' E' in gran parte merito di Luca Cordero di Montezemolo se la Juventus non si rivolse ai tribunali ordinari '' (Joseph S. Blatter - Presidente F.I.F.A. - Dicembre 2007)
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    In origine postato da Silvioleo
    LEGA NORD = RIFONDAZIONE COMUNISTA
    Sui dazi perfetta sintonia
    beh...quindi? se i rifondaroli hanno un minimo di lucidità che dobbiamo fare? possiamo solo apprezzare...sono loro che si adeguano a noi, mica noi a loro

  3. #133
    Silvioleo
    Ospite

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    In origine postato da pensiero
    beh...quindi?
    nulla nulla...era tanto x dire...

  4. #134
    Padania libera dai padioti
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    Detto da un militamte di un partito di proprietà di un monopolista è davvero uno spasso

  5. #135
    Silvioleo
    Ospite

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    Ma quant'è facile scaricare tutto sulla Cina
    La logica perversa del protezionismo
    di Enrico Colombatto

    Il programma elettorale dell’attuale maggioranza di governo era chiaro: in caso di vittoria una ventata liberista avrebbe spazzato via le mille incrostazioni accumulatesi nel tessuto economico del Paese; le energie imprenditoriali della penisola avrebbero generato tassi di crescita adeguati e consentito una riduzione della pressione fiscale senza dover rinunciare allo stato sociale; anzi, permettendo addirittura un graduale risanamento della finanza pubblica.



    È passato del tempo, ma la finestra è rimasta chiusa e la ventata liberista non si è vista: le energie imprenditoriali fuggono all’estero, la rivoluzione fiscale ricorda il gioco delle tre carte, la finanza pubblica si caratterizza per i conti che non tornano e la necessità di nuove manovre. In sostanza, la coalizione di governo non ha ancora trovato un solido accordo sul da farsi per rimettere in moto la macchina, vuoi per mancanza di un impianto ideologico condiviso, vuoi per la necessità di compiacere gruppi di interesse consolidati, vuoi per banale calcolo elettorale. Eppure, in questi ultimi giorni almeno tre pesi massimi della coalizione di centro-destra sembrano avere messo tutti d’accordo invocando barriere protezionistiche contro i Cinesi e chiunque osi mettere in pericolo l’italica capacità concorrenziale. Con buona pace per i principi di libera concorrenza e sovranità del consumatore.



    Eppure, i fondamenti della concorrenza, quella concorrenza che tutti sembrano (o sembravano) tanto amare a parole, non sono né astrusi, né lesivi della dignità umana. Essi postulano (1) che è diritto degli acquirenti - imprese o individui - approvvigionarsi presso coloro che producono i beni e i servizi che offrono la combinazione qualità/prezzo più gradita; (2) che coloro che cedono beni e servizi sono remunerati a seconda della loro capacità di soddisfare gli acquirenti; (3) che ogni transazione è legittima a meno che non sia imposta alla controparte con violenza o frode. Questo implica che l’acquirente è sovrano, che i proprietari di risorse produttive sono remunerati a seconda delle loro capacità di soddisfare gli acquirenti, che chiunque deve avere la possibilità di offrire beni e servizi diversi senza incontrare ostacoli normativi che discriminino in base alla religione, alla statura, al colore degli occhi, della pelle o del passaporto.



    L’adozione di misure protezionistiche è in contrasto con tutto ciò. Eppure, è difficile pensare che se chi ha fatto dell’economia uno dei punti cardine del proprio programma auspica l’introduzione di elementi di pianificazione - la dimensione delle barriere, la scelta dei settori o dei produttori da proteggere, i paesi esportatori nei confronti dei quali adottare misure di protezione – tale decisione sia totalmente priva di benefici, almeno per qualcuno. Sviluppo? Posti di lavoro?



    Di certo, il protezionismo non conduce allo sviluppo. Se un’impresa produce beni o servizi poco apprezzati dai consumatori, il benessere di questi ultimi non aumenta dopo averli obbligati o indotti a comprare qualcosa che hanno già dimostrato di non gradire. Né si può affermare che le barriere protezionistiche rafforzano le capacità imprenditoriali e manageriali nazionali: è noto infatti che i settori con maggiori capacità di crescita sono quelli esposti alla concorrenza (internazionale), non quelli coccolati da sussidi o privilegi governativi. Chi lo avesse dimenticato consulti il manuale Fiat.



    Parimenti, il protezionismo non crea posti di lavoro. Le opportunità di impiego nascono dalla capacità di creare nuove imprese, ampliare la gamma dei beni e servizi prodotti, offrire combinazioni qualità/prezzo più soddisfacenti, venire incontro a nuovi bisogni. Quando si obbliga l’acquirente a rivolgersi a un produttore carente in realtà si garantisce una situazione di privilegio (perché i fattori produttivi vengono pagati più di quanto valgono, a meno che non tocchi al pianificatore decidere quanto valgono, e non all’acquirente); e si impedisce di creare occasioni di impiego nelle imprese e nei settori in espansione.



    E non si pensi che grazie al protezionismo le opportunità sarebbero negate agli stranieri, e non agli Italiani. Il nostro potere d’acquisto non dipende né dai dazi, né dalla quantità di moneta che la banca centrale riesce a stampare. Dipende invece dal valore di quanto produciamo, cioè da quanto il prossimo è disposto a cedere per ciò che noi siamo in grado di offrire. Restringere il mercato non solo non aumenta il valore di ciò che offriamo. Ma riduce anche gli stimoli a fare meglio, a ridurre gli sprechi, a concentrare i nostri sforzi nei settori più promettenti.



    E allora? Forse i campioni del protezionismo ritengono che i voti valgono pur ben qualche spreco, qualche favore ai gruppi di pressione e che la ventata liberista può attendere ancora una legislatura? Può darsi. In tal caso, proporremo l’introduzione di barriere protezionistiche anche per favorire lo sviluppo del Mezzogiorno: se funziona per l’Italia nei confronti della Cina, perché mai non dovrebbe funzionare per il Mezzogiorno nei confronti della Padania?



    Da Finanza & Mercati, sabato 12 marzo 2005

  6. #136
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    La LEga mente sapendo di mentire. I dazi, semplicemente, non si possono fare. Lo impediscono il WTO e semplice regole di economia.

    Un discorso diverso, ma poco capito, sono i provvedimenti antidumping.

    Cosè' il "dumping"? E' una violazione delle regole di mercato. Consiste nei dazi interni volti a far superare al costo di un bene sul mercato interno il costo che il bene ha all'estero.
    Esempio concreto: se lao stesso capo di abbigliamento costa 5 euro se i cinesi locomprano in CIna, e 4 euro se noi lo compriamo qui, siamo in presenza di dumping.
    L'effetto è deprimere la domanda interna per far fare più esportazioni.

    E? evidente hce in tale caso, la UE e chi per esso non fanno altor che correggere l'abuso con dazi correttivi.

    Il dazio indiscriminato è altra cosa.

  7. #137
    Silvioleo
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    In origine postato da Ragioniamo!
    La LEga mente sapendo di mentire. I dazi, semplicemente, non si possono fare. Lo impediscono il WTO e semplice regole di economia.

    Un discorso diverso, ma poco capito, sono i provvedimenti antidumping.

    Cosè' il "dumping"? E' una violazione delle regole di mercato. Consiste nei dazi interni volti a far superare al costo di un bene sul mercato interno il costo che il bene ha all'estero.
    Esempio concreto: se lao stesso capo di abbigliamento costa 5 euro se i cinesi locomprano in CIna, e 4 euro se noi lo compriamo qui, siamo in presenza di dumping.
    L'effetto è deprimere la domanda interna per far fare più esportazioni.

    E? evidente hce in tale caso, la UE e chi per esso non fanno altor che correggere l'abuso con dazi correttivi.

    Il dazio indiscriminato è altra cosa.
    L’idea di base è che sia scorretto, da parte di un’impresa, abbassare i prezzi al fine di controllare un mercato e poi, in un secondo tempo, imporre il proprio prezzo, detto “monopolistico”.
    La debolezza di tale analisi (e l’irragionevolezza delle norme conseguenti) emerge da un semplice esame dei costi certi e dei benefici improbabili di una simile strategia. Dopo aver allontanato i competitori, in effetti, l’azienda monopolista può imporre il proprio prezzo solo se nel momento in cui cerca di trarre profitto dalla propria solitudine non compaiono in scena nuovi concorrenti (ciò che è altamente improbabile in un mercato aperto) e solo se non vi sono “surrogati” in commercio. Significativo, in tal senso, il caso storico dell’Us Steel, che a metà Novecento ha tentato una strategia di dumping ed è passata dal 60% del mercato ad un misero 25%.
    Una nuova luce sull’intera questione viene oggi dalla pubblicazione di un volume curato da Brink Lindsey e Daniel J. Ikenson, che ha il merito di aiutare a capire la complessità di una legislazione sempre più farraginosa e contorta, che a più riprese condanna comportamenti imprenditoriali del tutto legittimi e volti, in realtà a soddisfare il consumatore. Oltre a ciò, lo studio evidenzia come il tema del dumping sia oggi ripetutamente utilizzato per reintrodurre in modo surrettizio quel protezionismo che – se chiamato con il suo vero nome – difficilmente potrebbe essere accettato dall’opinione pubblica e dai commentatori economici.
    L’espansione dell’economia globalizzata e il successo di nuovi soggetti imprenditoriali (provenienti dall’India, dalla Cina e da altre aree di un Terzo Mondo in crescita) ha spaventato non poco le aziende americane protette, abituate a vivere entro un mercato chiuso e in qualche modo “sicuro”. E' questo il caso delle aziende siderurgiche, ad esempio, che a detta di Lindey e Ikenson sono all’origine di molte norme statunitensi in tema di monopolio, le quali stanno mettendo a dura prova anche le relazioni commerciali internazionali e le negoziazioni del Wto.

  8. #138
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    In origine postato da Silvioleo
    L’idea di base è che sia scorretto, da parte di un’impresa, abbassare i prezzi al fine di controllare un mercato e poi, in un secondo tempo, imporre il proprio prezzo, detto “monopolistico”.
    Non mi sono spiegato bene. L'idea di base è che la Cina impone una tassazione elevata (tipo IVA) ai prodotti destinati al mercaot interno, mentre quelli da esportazione non ne sono soggetti.
    Il risultato è che viene depressa la domanda interna per favorire l'esportazione.
    E' una politica attiva della Cina, e noi reagiamo con dazi "antidumping" che la nullificano riportando una condizione di concorrenza.

  9. #139
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    Predefinito Si cincischia come finti francesi..

    Si fa un gran cianciare, tentando pacchianamente di intorbidire le acque e disinformare, il tutto sotto quel totem pagano e muto del "liberalismo universale".

    Allora chiariamo:

    1) Quel paese fa dumping da anni e tutti zitti; poichè ci sono enormi interessi economici e di kick-back (mazzette, ndr).
    Il dumping è vietato, quindi c'è poco da confondere ed imbrogliare!

    2) Quel paese finanzia le esportazioni all'estero, dando un bonus statale pari al 13% del fatturato (da esportazioni), naturalmente quei contributi statali vanno alle aziende.
    Alla faccia della Libera concorrenza....

    3) Inoltre, quando le stesse fabbriche producono utilizzando macchinario industriale nazionale, allora scattano altri "incentivi" economici governativi. Sempre vietatissimi in base agli accordi internazionali.......

    4) Noi occidentali, a questo punto sedicenti democratici, dovremmo porre delle condizioni che limitino il social dumping e lo sfruttamento selvaggio radicato in quelle realtà produttive dell'Oriente asiatico.
    Sennò facciamo solo dello sciacallaggio economico ai danni dei paesi del III mondo, sfruttandoli.

    5) Infine non possiamo abdicare definitivamente alle nostre attività produttive nazionali in nome di questa iniqua "globalizzazione".
    Altrimenti di sicuro da qui a 20 anni tutti i lavoratori italiani percepiranno lo stipendio unicamente dalla Cassa Integrazione.


  10. #140
    Silvioleo
    Ospite

    Predefinito Re: Si cincischia come finti francesi..

    In origine postato da Blue Jay
    Si fa un gran cianciare, tentando pacchianamente di intorbidire le acque e disinformare, il tutto sotto quel totem pagano e muto del "liberalismo universale".

    Allora chiariamo:

    1) Quel paese fa dumping da anni e tutti zitti; poichè ci sono enormi interessi economici e di kick-back (mazzette, ndr).
    Il dumping è vietato, quindi c'è poco da confondere ed imbrogliare!

    2) Quel paese finanzia le esportazioni all'estero, dando un bonus statale pari al 13% del fatturato (da esportazioni), naturalmente quei contributi statali vanno alle aziende.
    Alla faccia della Libera concorrenza....

    3) Inoltre, quando le stesse fabbriche producono utilizzando macchinario industriale nazionale, allora scattano altri "incentivi" economici governativi. Sempre vietatissimi in base agli accordi internazionali.......

    4) Noi occidentali, a questo punto sedicenti democratici, dovremmo porre delle condizioni che limitino il social dumping e lo sfruttamento selvaggio radicato in quelle realtà produttive dell'Oriente asiatico.
    Sennò facciamo solo dello sciacallaggio economico ai danni dei paesi del III mondo, sfruttandoli.

    5) Infine non possiamo abdicare definitivamente alle nostre attività produttive nazionali in nome di questa iniqua "globalizzazione".
    Altrimenti di sicuro da qui a 20 anni tutti i lavoratori italiani percepiranno lo stipendio unicamente dalla Cassa Integrazione.

    le solite bischerate...a partire dallo sfruttamento dei poveri(che senza tali imperfette opportunità morirebbero letteralmente di fame),ai "poveri" lavoratori italiani...che sono piu'poveri si,ma grazie a tutti quei divieti di cui parli...un mercato libero NON è pianificato e regolato,ma tu guardi solo agli aiuti statali degli altri...

 

 
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