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    Predefinito 8 marzo - S. Giovanni di Dio, Religioso



    San Giovanni di Dio, Religioso

    8 marzo - Memoria Facoltativa

    Montemor-o-novo, Portogallo, 8 marzo 1495 – Granada, Spagna, 8 marzo 1550

    Giovanni, successivamente contadino, militare, commerciante, si sentì alla fine chiamato a servire Cristo nei malati. Fondò ospedali, dove pieno di fiducia nella provvidenza di Dio e sollecitando la cooperazione dei buoni (“fate beni, fratelli, a voi stessi”) curò con straordinaria sollecitudine gli infermi del corpo e dello spirito. Ne continuano l’opera i Fatebenefratelli. (Mess. Rom.)

    Nato a Montemoro-Novo, poco lontano da Lisbona, nel 1495, Giovanni di Dio - allora Giovanni Ciudad - trasferitosi in Spagna, vive una vita di avventure, passando dalla pericolosa carriera militare alla vendita di libri. Ricoverato nell'ospedale di Granada per presunti disturbi mentali legati alle manifestazioni "eccessive" di fede, incontra la drammatica realtà dei malati, abbandonati a se stessi ed emarginati e decide così di consacrare la sua vita al servizio degli infermi. Fonda il suo primo ospedale a Granada nel 1539. Muore l'8 marzo del 1550. Nel 1630 viene dichiarato Beato da Papa Urbano VII, nel 1690 è canonizzato da Papa Alessandro VIII. Tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900 viene proclamato Patrono degli ammalati, degli ospedali, degli infermieri e delle loro associazioni e, infine, patrono di Granada. (Avvenire)

    Patronato: Infermieri, Medici, Ospedali, Cardiopatici, Librai, Stampatori

    Etimologia: Giovanni = il Signore è benefico, dono del Signore, dall'ebraico

    Martirologio Romano: San Giovanni di Dio, religioso: di origine portoghese, desideroso di maggiori traguardi dopo una vita da soldato trascorsa tra i pericoli, con carità instancabile si impegnò a servizio dei bisognosi e degli infermi in un ospedale da lui stesso fatto costruire e unì a sé dei compagni, che poi costituirono l’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio. In questo giorno a Granada in Spagna passò al riposo eterno.

    Martirologio tradizionale (8 marzo): A Granata, nella Spagna, san Giovanni di Dio, Confessore, Fondatore dell'Ordine dei Fratelli Ospedalieri degli infermi, rimasto celebre per la misericordia verso i poveri e per il disprezzo di se stesso: dal Papa Leone decimoterzo fu proclamato Patrono celeste di tutti gli ospedali ed infermi.

    Le vie della santità sono infinite e lo dimostra la vicenda terrena di questo straordinario santo. Juan Ciudad, nato a Montemor-o-novo, presso Evora (Portogallo) l'8 marzo 1495, all'età di otto anni scappò di casa. A Oropesa nella Nuova Castiglia, dove sostò per la prima tappa, la gente, non sapendo nulla di lui, neppure il cognome, cominciò a chiamarlo Giovanni di Dio e tale rimase il suo nome. Fino a 27 anni fece il pastore e il contadino, poi si arruolò tra i soldati di ventura. Nella celebre battaglia di Pavia tra Carlo V e Francesco I, Giovanni di Dio si trovò nello schieramento vincitore, cioè dalla parte di Carlo V. Più tardi partecipò alla difesa di Vienna stretta d'assedio dall'ottomano Solimano II.
    Chiusa la parentesi militaresca, finché ebbe soldi nel borsello vagò per mezza Europa e finì in Africa a fare il bracciante; per qualche tempo fece pure il venditore ambulante a Gibilterra, commerciando paccottiglia; stabilitosi infine a Granata vi aprì una piccola libreria. Fu allora che Giovanni di Dio mutò radicalmente indirizzo alla propria vita, in seguito a una predica del B. Giovanni d'Avila. Giovanni abbandonò tutto, vendette libri e negozio, si privò anche delle scarpe e del vestito, e andò a mendicare per le vie di Granata, rivolgendo ai passanti la frase che sarebbe divenuta l'emblema di una nuova benemerita istituzione: "Fate (del) bene, fratelli, a voi stessi".
    La carità che la gente gli faceva veniva spartita infatti tra i più bisognosi. Ma gli abitanti di Granata credettero di fare del bene a lui rinchiudendolo in manicomio. Malinteso provvidenziale. In manicomio Giovanni si rese conto della colpevole ignoranza di quanti pretendevano curare le malattie mentali con metodi degni di un torturatore. Così, appena potè liberarsi da quell'inferno, fondò, con l'aiuto di benefattori, un suo ospedale. Pur completamente sprovvisto di studi di medicina, Giovanni si mostrò più bravo degli stessi medici, in particolar modo nel curare le malattie mentali, inaugurando, con grande anticipo nel tempo, quel metodo psicoanalitico o psicosomatico che sarà il vanto (quattro secoli dopo ... ) di Freud e discepoli.
    La cura dello spirito era la premessa per una proficua cura del corpo. Giovanni di Dio raccolse i suoi collaboratori in una grande famiglia religiosa, l'ordine dei Fratelli Ospedalieri, meglio conosciuti col nome di Fatebenefratelli. Giovanni morì a soli cinquantacinque anni, il giorno del suo compleanno, l'8 marzo 1550. Fu canonizzato nel 1690. Leone XIII lo dichiarò patrono degli ospedali e di quanti operano per restituire la salute agli infermi.

    Autore: Piero Bargellini
    ______________________
    Tratto dal sito: SANTI E BEATI

  2. #2
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    Un grande esempio di santità.

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    Da dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - I. Avvento - Natale - Quaresima - Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, p. 840-842

    8 MARZO

    SAN GIOVANNI DI DIO, CONFESSORE

    La carità fraterna.


    Lo stesso spirito che aveva animato Giovanni di Matha si posò su Giovanni di Dio e lo portò a farsi il servo dei fratelli più derelitti. Entrambi si mostrano a noi come gli apostoli della carità fraterna. Coi loro esempi c'insegnano che invano c'illudiamo d'amare Dio, se non regna nel nostro cuore la misericordia verso il prossimo, secondo l'insegnamento di san Giovanni: "Se uno avrà dei beni di questo mondo e, vedendo il suo fratello nel bisogno, gli chiuderà il proprio cuore, come potrebbe la carità di Dio abitare in lui?" (1Gv 3,17).

    Carità e filantropia.

    Ma, come non v'è amore di Dio senza amore del prossimo, cosi, l'amore del prossimo, se non converge nell'amore del Creatore e del Redentore, non è che un inganno. La filantropia, in nome della quale ci si vuole distaccare dal Padre comune, e non soccorrere il proprio simile che in nome dell'umanità, non è altro che un'illusione della superbia, sterile nei suoi risultati. Non v'è unione possibile e durevole tra gli uomini, all'infuori di Dio che li ha tutti creati e li vuole riunire a lui. Servire per se stessa l'umanità è come farne un idolo; e gli effetti hanno dimostrato a qual punto i nemici della carità seppero addolcire le miserie umane in questa vita più dei discepoli di Gesù Cristo, che attingono in lui il movente e il coraggio di dedicarsi all'assistenza dei fratelli.

    Fare tutto per amor di Dio.

    Colui che noi oggi onoriamo fu chiamato Giovanni di Dio, perché aveva sempre sulla bocca il nome santo di Dio. Le sue opere non ebbero altro movente che quello di piacere a Dio, riversando sui fratelli tutto l'affetto che Dio gli aveva ispirato in loro vantaggio.

    Imitiamo questo esempio; e Gesù ci assicura che riterrà fatto a se stesso tutto ciò che avremo fatto all'ultimo dei nostri simili.

    Il patrocinio degli ospedali e di quelli che si dedicano ai malati fu assegnato a san Giovanni di Dio insieme a san Camillo de Lellis da Leone XIII nel 1886 e da Pio XI nel 1930.

    VITA. - Giovanni di Dio nacque a Monte Maggiore, in Portogallo, nel 1495. Dopo aver condotto una vita dissoluta, si convertì; donò i suoi averi ai poveri, costruì un ospedale a Granata e mise le fondamenta dell'Istituto dei Frati Ospitalieri per la cura dei malati. Diede esempio delle più alte virtù, di mortificazione, di obbedienza, di povertà, di zelo e contemplazione. Morì 1'8 marzo 1550 baciando il Crocifisso. Avvenuti per sua intercessione numerosi miracoli, da Urbano VIII fu beatificato e, nel 1690, canonizzato da Alessandro VIII.

    Preghiera per il mondo malato.

    Com'è bella, o Giovanni di Dio, la tua vita consacrata al sollievo, dei fratelli! Com'è grande in te la potenza della carità! Venuto come Vincenzo de' Paoli dalla più oscura condizione, avendo come lui passati i primi anni nella custodia del gregge, la carità che ti divorava arrivò a farti compiere opere che sorpassano di gran lunga il prestigio e i mezzi dei potenti di questo mondo. La tua memoria è cara alla Chiesa; ed è di tutta quanta l'umanità, poiché la servisti in nome di Dio, con una dedizione personale che mai poterono raggiungere quegli economisti, che sanno indubbiamente discutere, ma che non sapranno mai vedere nel povero una cosa sacra, finche s'ostinano a non vedere in lui Dio stesso.

    Uomo di grande carità, apri gli occhi di questi ciechi, e degnati guarire la società dai mali che le hanno causato. Per troppo lungo tempo si cospirò a cancellare nel povero le sembianze di Cristo che ne è l'autore. È giocoforza che il mondo lo riconosca, altrimenti perirà sotto la vendetta di quel povero che ha degradato. Tu, o Giovanni di Dio, esercitasti con particolare predilezione il tuo zelo sugl'infermi: proteggili contro lo spirito laico che perseguita le loro anime persino negli asili preparati dalla cristiana carità. Moviti a compassione delle nazioni moderne che, sotto il pretesto di tutto laicizzare, hanno allontanato Dio dai loro costumi e dalle loro istituzioni: è proprio codesta società che è malata e ancora non avverte ne distingue il proprio male; assistila, illuminala e ridalle la santità e la vita.

    Ma, poiché la società composta di individui, e non può tornare a Dio che col ritorno personale dei suoi membri, ravviva la carità nel cuore dei cristiani, affinché, in questi giorni di perdono, ci sforziamo d'essere misericordiosi come lo fosti tu, seguendo l'esempio di colui che, pur essendo un Dio offeso, volle dare se steso a noi che volle considerare fratelli. Proteggi anche dal cielo l'Istituto da te fondato, nel quale imprimesti il tuo spirito, affinché s'accresca e si propaghi in tutto il mondo il buon odore della carità.

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    Filippo Della Valle, S. Giovanni di Dio, 1745, Basilica di S. Pietro, Roma

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    St. John of God

    Born at Montemor o Novo, Portugal, 8 March, 1495, of devout Christian parents; died at Granada, 8 March, 1550. The wonders attending the saints birth heralded a life many-sided in its interests, but dominated throughout by implicit fidelity to the grace of God. A Spanish priest whom he followed to Oropeza, Spain, in his ninth year left him in charge of the chief shepherd of the place, to whom he gradually endeared himself through his punctuality and fidelity to duty, as well as his earnest piety. When he had reached manhood, to escape his mastery well-meant, but persistent, offer of his daughter's hand in marriage, John took service for a time in the army of Charles V, and on the renewal of the proposal he enlisted in a regiment on its way to Austria to do battle with the Turks. Succeeding years found him first at his birthplace, saddened by the news of his mother's premature death, which had followed close upon his mysterious disappearance; then a shepherd at Seville and still later at Gibraltar, on the way to Africa, to ransom with his liberty Christians held captive by the Moors. He accompanied to Africa a Portuguese family just expelled from the country, to whom charity impelled him to offer his services. On the advice of his confessor he soon returned to Gilbratar, where, brief as had been the time since the invention of the printing-press, he inaugurated the Apostolate of the printed page, by making the circuit of the towns and villages about Gilbratar, selling religious books and pictures, with practically no margin of profit, in order to place them within the reach of all.

    It was during this period of his life that he is said to have been granted the vision of the Infant Jesus, Who bestowed on him the name by which he was later known, John of God, also bidding him to go to Granada. There he was so deeply impressed by the preaching of Blessed John of Avila that he distributed his worldly goods and went through the streets of the city, beating his breast and calling on God for mercy. For some time his sanity was doubted by the people and he was dealt with as a madman, until the zealous preacher obliged him to desist from his lamentations and take some other method of atoning for his past life. He then made a pilgrimage to the shrine of Our Lady of Guadeloupe, where the nature of his vocation was revealed to him by the Blessed Virgin. Returning to Granada, he gave himself up to the service of the sick and poor, renting a house in which to care for them and after furnishing it with what was necessary, he searched the city for those afflicted with all manner of disease, bearing on his shoulders any who were unable to walk.

    For some time he was alone in his charitable work soliciting by night the needful supplies, and by day attending scrupulously to the needs of his patients and the rare of the hospital; but he soon received the co-operation of charitable priests and physicians. Many beautiful stories are related of the heavenly guests who visited him during the early days of herculean tasks, which were lightened at times by St.Raphael in person. To put a stop to the saint's habit of exchanging his cloak with any beggar he chanced to meet, Don Sebastian Ramirez, Bishop of Tuy, had made for him a habit, which was later adopted in all its essentials as the religious garb of his followers, and he imposed on him for all time the name given him by the Infant Jesus, John of God. The saint's first two companions, Antonio Martin and Pedro Velasco, once bitter enemies who had scandalised all Granada with their quarrels and dissipations, were converted through his prayers and formed the nucleus of a fourishing congregation. The former advanced so far on the way of perfection that the saint on his death-bed commended him to his followers as his successor in the government of the order. The latter, Peter the Sinner, as he called himself, became a model of humility and charity.

    Among the many miracles which are related of the saint the most famous is the one commemorated in the Office of his feast, his rescue of all the inmates during a fire in the Grand Hospital at Granada, he himself passing through the flames unscathed. His boundless charity extended to widows and orphans, those out of employment, poor students, and fallen women. After thirteen years of severe mortification, unceasing prayer, and devotion to his patients, he died amid the lamentations of all the inhabitants of Granada. His last illness had resulted from an heroic but futile effort to save a young man from drowning. The magistrates and nobility of the city crowded about his death-bed to express their gratitude for his services to the poor, and he was buried with the pomp usually reserved for princes. He was beatified by Urban VIII, 21 September, 1638, and canonized by Alexander VIII, 16 October, 1690. Pope Leo XIII made St. John of God patron of hospitals and the dying. (See also BROTHERS HOSPITALLERS OF ST. JOHN OF GOD).

    Bibliography

    Acta SS. 1 March, I, 813: De CASTRO, Miraculosa vida y santas obras del. b. Juan Dios (Granada, 1588); GIRARD DE VILLE-THIERY, vie de s. Dieu (Paris, 1691); BUTLER, lives of the Saints, 8 March; BEISSEL in Kircheslex., s.v. Johannes von Gott.

    Fonte: The Catholic Encyclopedia, vol. VIII, 1910, New York

  8. #8
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    Brothers Hospitallers of St. John of God

    St. John of God, the founder of this religious institution, was born 8 March, 1495, at Montemor Novo, in Portugal. In his fortieth year he was drawn strongly to God's service and began a wonderful life of prayer, penance, and charity towards his neighbour. Pressed by the love of God, and of Christ's suffering members, he founded his first hospital at Granada in Spain, where he tenderly served the sick and afflicted. It is related in his life that one day the Lord appeared to him and told him that He was much pleased with his work, and for that reason He wished him to be called John of God. After ten years spent in the exercise of heroic charity, he died 8 March, 1550. He was canonized by Pope Alexander VIII in 1690; and was declared heavenly patron of the dying and of all the hospitals by Pope Leo XIII, in 1898.

    The charity of St. John of God was destined to be perpetuated among his brethren, whom he had formed by his lessons and example. His first companion Antoni Martin was chosen to succeed him as superior of the order. Thanks to the generosity of King Philip II, a hospital was founded at Madrid, another at Cordova, and several others in various Spanish towns. St. Pius V approved the Order of the Brothers Hospitallers in 1572 under the rule of St. Augustine. The order spread rapidly into the other countries of Europe, and even into the distant colonies. In 1584 Pope Gregory XIII called some of the Brothers to Rome and gave them the Hospital of St. John Calybita, which then became the mother-house of the whole order: Brother Pietro Soriano was appointed first superior. Brother Sebastiano Arias founded the hospital of Our Lady at Naples and the famous hospital of Milan. At that time a holy servant of God and of the poor joined the brotherhood and shed great lustre upon the order by his burning charity and profound humility: Blessed John Grande, who was beatified by Pius IX in 1852.

    The first hospital of the order in France was founded in Paris, in 1601, by Queen Marie de' Medici. In the stormy days of the French Revolution the Brothers were expelled from the forty hospitals where they were caring for 4125 patients. But since then some large new hospitals have been established. The order is governed by a prior general, who resides in Rome; it is now divided into eleven provinces, with 102 hospitals, 1536 Brothers, and 12,978 beds. Graz, Algersdorf, St. Vitus, St. Remo. HUNGARY 13 1,152 197 Pressburg, Erlau, Szepes, Temesvar, Papa, Einsenstadt, Grosswardein, Waes, Pecs, Szakolez, Agram, Buda, Szathmar. BAVARIA 13 1,645 213 Neuberg, Straubing, Kaisheim, Schweinspeint, Heilbronn, Algasing, Burglengensfeld, Attel. PRUSSIA 7 699 125 Breslau, Neustadt, Pilchowitz, Frankenstein, Stemen, Bugutschuctz. SPAIN 14 2,000 248 Madrid, Seville, Manila, Barcelona, and other places. Totals 102 12,978 1,536.

    In addition to these a hospice of the order has been established at Nazareth. In 1882 a home for demented patients (male) was founded at Stillorgan near Dublin, Ireland. The house at Scorton, near Darlington, Yorkshire, was founded in 1880 for the reception of male patients suffering from chronic infirmities, paralysis, or old age. It is supported by charitable contributions and payments for inmates. It is pleasantly situated in a very healthy country district.

    The Brothers undergo a special course of training in order to fit them for carrying out their various works of charity, to which they devote their life. In some provinces some of them are even graduates in medicine, surgery, and chemistry. The members are not in Holy orders, but priests wishing to devote their sacred ministry to the Brothers and patients are received. After the example of their founder, they seek their own sanctification and their patients' spiritual and corporal welfare. To the three solemn vows of religion they add a fourth, of serving the sick for life in their hospitals. They also perform the usual duties and pious exercises of the religious life. They assist daily at Holy Mass, meditation, the recital in choir of the office of Our Lady, and spiritual reading. Young men of good disposition, sound health and possessing aptitude for the order, and resolved to serve God generously in the religious life are received from the age of fifteen to thirty-five. The religious habit is usually given to postulants after three months. The time of novitiate is two years, after which the novice pronounces the vows which, although simple, are perpetual. Three years later, he can be admitted to solemn profession.

    Fonte: The Catholic Encyclopedia, vol. II, 1907, New York

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    Lightbulb Re: 8 marzo - S. Giovanni di Dio, Religioso

    8 marzo 2017: MERCOLEDÌ DELLE QUATTRO TEMPORA DI QUARESIMA (astinenza e digiuno), SAN GIOVANNI DI DIO, CONFESSORE…




    Guéranger, L'anno liturgico - 8 marzo. San Giovanni di Dio, Confessore
    http://www.unavoce-ve.it/pg-8mar.htm

    Guéranger, L'anno liturgico - Mercoledì delle Quattro Tempora di Quaresima

    http://www.unavoce-ve.it/pg-quaresima-4temp-mer.htm





    San Giovanni di Dio - Sodalitium
    http://www.sodalitium.biz/san-giovanni-dio/
    “8 marzo, San Giovanni di Dio, Confessore (1495 – 1550), fondatore dell’Ordine Ospedaliero detto dei “Fatebenefratelli”.

    “A Granata, nella Spagna, san Giovanni di Dio, Confessore, Fondatore dell’Ordine dei Fratelli Ospedalieri degli infermi, rimasto celebre per la misericordia verso i poveri e per il disprezzo di se stesso: dal Papa Leone decimoterzo fu proclamato Patrono celeste di tutti gli ospedali ed infermi”.
    Ai vostri piedi prostrato, o gran padre degli infermi, vengo oggi per impetrare da voi che siete dispensatore di celesti tesori, la grazia della cristiana rassegnazione, e la guarigione dei mali che travagliano il corpo e l’anima mia. O medico celeste, deh! non sdegnate di venire in mio soccorso, ricordandovi i prodigi di carità operati nei giorni della vostra mortale carriera a beneficio dell’umanità sofferente. Siate voi il balsamo salutare che lenisca i dolori del corpo: voi il freno potente che trattenga l’anima da fatali traviamenti: voi il conforto, la luce, la guida nell’aspro sentiero che porta alla salute eterna. Soprattutto, o padre mio amorosissimo, ottenetemi la grazia di un sincero pentimento dei miei peccati, affinchè possa, quando a Dio piacerà, venire a benedirvi e ringraziarvi nel Santo paradiso. Così sia.”



    https://www.sursumcorda.cloud/
    “Carlo Di Pietro - Sursum Corda
    https://www.facebook.com/CdpSursumCorda/?fref=nf
    Oggi la Chiesa ricorda san Giovanni di Dio. L'8 marzo 2016 nasceva Sursum Corda, sotto la protezione di san Giovanni di Dio. A Granata, nella Spagna, san Giovanni di Dio, Confessore, Fondatore dell’Ordine dei Fratelli Ospedalieri degli infermi, rimasto celebre per la misericordia verso i poveri e per il disprezzo di se stesso: dal Papa Leone decimoterzo fu proclamato Patrono celeste di tutti gli ospedali ed infermi.

    + Ai vostri piedi prostrato, o gran padre degli infermi, vengo oggi per impetrare da voi che siete dispensatore di celesti tesori, la grazia della cristiana rassegnazione, e la guarigione dei mali che travagliano il corpo e l'anima mia. O medico celeste, deh! non sdegnate di venire in mio soccorso, ricordandovi i prodigi di carità operati nei giorni della vostra mortale carriera a beneficio dell'umanità sofferente. Siate voi il balsamo salutare che lenisca i dolori del corpo: voi il freno potente che trattenga l'anima da fatali traviamenti: voi il conforto, la luce, la guida nell'aspro sentiero che porta alla salute eterna. Soprattutto, o padre mio amorosissimo, ottenetemi la grazia di un sincero pentimento dei miei peccati, affinchè possa, quando a Dio piacerà, venire a benedirvi e ringraziarvi nel Santo paradiso. Così sia.
    Signore Gesù che facendovi uomo, avete voluto condividere le nostre sofferenze, vi supplico, per l'intercessione di Giovanni di Dio di aiutarmi a superare questo difficile momento della mia vita. Come un giorno avete dimostrato una particolare predilezione verso i malati, così ora rivelate anche a me la vostra bontà. Ravvivate la mia fede nella vostra presenza e donate a quanti mi assistono la delicatezza del vostro amore. +
    Preghiera al Santo del giorno.
    In nómine Patris
    et Fílii
    et Spíritus Sancti.
    Amen.

    Eterno Padre, intendo onorare san Giovanni di Dio, e Vi rendo grazie per tutte le grazie che Voi gli avete elargito. Vi prego di accrescere la grazia nella mia anima per i meriti di questo santo Confessore, ed a lui affido la fine della mia vita tramite questa speciale preghiera, così che per virtù della Vostra bontà e promessa, san Giovanni di Dio possa essere mio avvocato e provvedere tutto ciò che è necessario in quell'ora. Così sia.
    #sdgcdpr”
    https://www.sursumcorda.cloud/comuni...tto-umano.html
    https://www.sursumcorda.cloud/preghi...ni-di-dio.html

    “Dalle «Lettere» di san Giovanni di Dio
    Cristo è fedele e a tutto provvede

    Se guardassimo alla misericordia di Dio, non cesseremo mai di fare il bene tutte le volte che se ne offre la possibilità. Infatti quando, per amor di Dio, passiamo ai poveri ciò che Egli stesso ha dato a noi, ci promette il centuplo nella beatitudine eterna. O felice guadagno, o beato acquisto! Chi non donerà a quest’ottimo mercante ciò che possiede, quando cura il nostro interesse e ci supplica a braccia aperte di convertirci a Lui e di piangere i nostri peccati e di metterci al servizio della carità, prima verso di noi e poi verso il prossimo? Infatti come l’acqua estingue il fuoco, così la carità cancella il peccato (cfr. Sir 3, 29). Vengono qui tanti poveri, che io molto spesso mi meraviglio in che modo possano esser mantenuti. Ma Gesù Cristo provvede a tutto e tutti sfama.”




    Ligue Saint Amédée
    "Intransigeants sur la doctrine; charitables dans l'évangélisation [Non Una Cum]."
    https://www.facebook.com/SaintAmedee/?fref=nf
    “8 Mars : Saint Jean de Dieu, Fondateur des Frères de la Charité (1495-1550)”





    Radio Spada | Radio Spada ? Tagliente ma puntuale
    http://www.radiospada.org/
    https://www.facebook.com/radiospadasocial/?fref=nf

    “8 MARZO 2017: SAN GIOVANNI DI DIO, CONFESSORE.
    La carità fraterna.
    Lo stesso spirito che aveva animato Giovanni di Matha si posò su Giovanni di Dio e lo portò a farsi il servo dei fratelli più derelitti. Entrambi si mostrano a noi come gli apostoli della carità fraterna. Coi loro esempi c'insegnano che invano c'illudiamo d'amare Dio, se non regna nel nostro cuore la misericordia verso il prossimo, secondo l'insegnamento di san Giovanni: "Se uno avrà dei beni di questo mondo e, vedendo il suo fratello nel bisogno, gli chiuderà il proprio cuore, come potrebbe la carità di Dio abitare in lui?" (1Gv 3,17).
    Carità e filantropia.
    Ma, come non v'è amore di Dio senza amore del prossimo, cosi, l'amore del prossimo, se non converge nell'amore del Creatore e del Redentore, non è che un inganno. La filantropia, in nome della quale ci si vuole distaccare dal Padre comune, e non soccorrere il proprio simile che in nome dell'umanità, non è altro che un'illusione della superbia, sterile nei suoi risultati. Non v'è unione possibile e durevole tra gli uomini, all'infuori di Dio che li ha tutti creati e li vuole riunire a lui. Servire per se stessa l'umanità è come farne un idolo; e gli effetti hanno dimostrato a qual punto i nemici della carità seppero addolcire le miserie umane in questa vita più dei discepoli di Gesù Cristo, che attingono in lui il movente e il coraggio di dedicarsi all'assistenza dei fratelli.
    Fare tutto per amor di Dio.
    Colui che noi oggi onoriamo fu chiamato Giovanni di Dio, perché aveva sempre sulla bocca il nome santo di Dio. Le sue opere non ebbero altro movente che quello di piacere a Dio, riversando sui fratelli tutto l'affetto che Dio gli aveva ispirato in loro vantaggio.
    Imitiamo questo esempio; e Gesù ci assicura che riterrà fatto a se stesso tutto ciò che avremo fatto all'ultimo dei nostri simili.
    Il patrocinio degli ospedali e di quelli che si dedicano ai malati fu assegnato a san Giovanni di Dio insieme a san Camillo de Lellis da Leone XIII nel 1886 e da Pio XI nel 1930.
    VITA. - Giovanni di Dio nacque a Monte Maggiore, in Portogallo, nel 1495. Dopo aver condotto una vita dissoluta, si convertì; donò i suoi averi ai poveri, costruì un ospedale a Granata e mise le fondamenta dell'Istituto dei Frati Ospitalieri per la cura dei malati. Diede esempio delle più alte virtù, di mortificazione, di obbedienza, di povertà, di zelo e contemplazione. Morì 1'8 marzo 1550 baciando il Crocifisso. Avvenuti per sua intercessione numerosi miracoli, da Urbano VIII fu beatificato e, nel 1690, canonizzato da Alessandro VIII.
    Preghiera per il mondo malato.
    Com'è bella, o Giovanni di Dio, la tua vita consacrata al sollievo, dei fratelli! Com'è grande in te la potenza della carità! Venuto come Vincenzo de' Paoli dalla più oscura condizione, avendo come lui passati i primi anni nella custodia del gregge, la carità che ti divorava arrivò a farti compiere opere che sorpassano di gran lunga il prestigio e i mezzi dei potenti di questo mondo. La tua memoria è cara alla Chiesa; ed è di tutta quanta l'umanità, poiché la servisti in nome di Dio, con una dedizione personale che mai poterono raggiungere quegli economisti, che sanno indubbiamente discutere, ma che non sapranno mai vedere nel povero una cosa sacra, finche s'ostinano a non vedere in lui Dio stesso.
    Uomo di grande carità, apri gli occhi di questi ciechi, e degnati guarire la società dai mali che le hanno causato. Per troppo lungo tempo si cospirò a cancellare nel povero le sembianze di Cristo che ne è l'autore. È giocoforza che il mondo lo riconosca, altrimenti perirà sotto la vendetta di quel povero che ha degradato. Tu, o Giovanni di Dio, esercitasti con particolare predilezione il tuo zelo sugl'infermi: proteggili contro lo spirito laico che perseguita le loro anime persino negli asili preparati dalla cristiana carità. Moviti a compassione delle nazioni moderne che, sotto il pretesto di tutto laicizzare, hanno allontanato Dio dai loro costumi e dalle loro istituzioni: è proprio codesta società che è malata e ancora non avverte ne distingue il proprio male; assistila, illuminala e ridalle la santità e la vita.
    Ma, poiché la società composta di individui, e non può tornare a Dio che col ritorno personale dei suoi membri, ravviva la carità nel cuore dei cristiani, affinché, in questi giorni di perdono, ci sforziamo d'essere misericordiosi come lo fosti tu, seguendo l'esempio di colui che, pur essendo un Dio offeso, volle dare se steso a noi che volle considerare fratelli. Proteggi anche dal cielo l'Istituto da te fondato, nel quale imprimesti il tuo spirito, affinché s'accresca e si propaghi in tutto il mondo il buon odore della carità.
    da: dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - I. Avvento - Natale - Quaresima - Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, p. 840-842.”



    “8 MARZO 2017: MERCOLEDÌ DELLE QUATTRO TEMPORA DI QUARESIMA (astinenza e digiuno).
    Al digiuno quaresimale viene ad aggiungersi oggi quello delle Quattro Tempora. Parimenti Venerdì e Sabato avremo un doppio motivo di praticare la penitenza. Dobbiamo consacrare a Dio la stagione della Primavera, offrendogli le primizie nel digiuno e nella preghiera; dobbiamo invocare dall'alto la benedizione del Signore sulle ordinazioni dei Sacerdoti e dei sacri Ministri. Abbiamo dunque il massimo rispetto di questi tre giorni.
    Fino all'XI secolo il digiuno delle Quattro Tempora di Primavera fu collocato nella prima settimana di marzo, e quello delle Quattro Tempora d'estate nella seconda settimana di giugno. Ma un decreto di san Gregorio VII le fissò nei periodi che noi attualmente li celebriamo: le Quattro Tempora di Primavera nella prima settimana di Quaresima e quelle dell'Estate nella prima settimana di Pentecoste.
    La Stazione odierna è a S. Maria Maggiore. Onoriamo la Madre di Dio, rifugio dei peccatori, e preghiamola che offra lei al Giudice divino l'umile tributo delle nostre soddisfazioni.
    La Chiesa, che nei Mercoledì delle Quattro Tempera ci presenta sempre due letture della sacra Scrittura, in luogo dell'Epistola della Messa, oggi riunisce i due grandi tipi della Quaresima dell'Antico Testamento, Mosè ed Elia, per far risaltare alla nostra mente la dignità del digiuno quaresimale, al quale Gesù Cristo stesso è venuto a dare un carattere ancora più sacro, realizzando nella sua persona ciò che la Legge ed i Profeti avevano solo espresso in figura.
    PRIMA LEZIONE (Es 24,12-18). - In quei giorni: Il Signore disse a Mosè: Sali da me sul monte e fermati lì, che io ti darò le tavole di pietra, la legge e i precetti che ho scritti, affinché tu li insegni ai figli d'Israele. E Mosè partì con Giosuè suo ministro e salì sul monte di Dio, dopo aver detto agli anziani: Aspettateci qui, finché non torniamo a voi. Avete con voi Aronne e Hur; se venisse a nascere qualche questione, rivolgetevi a loro. Or salito che fu Mosè sul monte, la nuvola coperse il monte, e la gloria del Signore si posò sul Sinai, coprendolo con la nuvola per sei giorni, e nel settimo giorno Dio chiamò Mosè di mezzo alla caligine. Or la manifestazione della gloria di Dio appariva ai figli d'Israele come un fuoco ardente sulla cima del monte. E Mosè, entrato in mezzo alla nuvola, salì sul monte, e vi stette quaranta giorni e quaranta notti.
    SECONDA LEZIONE (3Re 19,3-8). - In quei giorni; Giunto che fu Elia a Bersabee di Giuda, licenziò il suo servo, e s'inoltrò nel deserto per una giornata di cammino. Postosi poi a sedere sotto un ginepro, chiese per sé la morte, esclamando: Basta, o Signore! Or prendi l'anima mia; che io non sono migliore dei miei padri. Si sdraiò e s'addormentò all'ombra del ginepro. Ed ecco un Angelo del Signore viene a toccarlo e a dirgli: Alzati e mangia. Egli riguardò e vide vicino al suo capo un pane cotto sotto la cenere e un vaso d'acqua. E com'ebbe mangiato e bevuto, s'addormentò di nuovo. Ma l'Angelo del Signore tornò di nuovo a toccarlo e a dirgli: Alzati e mangia, perché ti rimane da fare un lungo cammino. Elia, s'alzò, mangiò e bevve, e poi, per la forza di quel cibo, camminò per quaranta giorni e quaranta notti, fino al monte di Dio, Oreb.

    L'Eucaristia.
    Mosè ed Elia digiunano quaranta giorni e quaranta notti, perché stanno per avvicinarsi a Dio. È necessario che l'uomo si purifichi, che si liberi dal peso del suo corpo, se vuoi mettersi in contatto con Colui ch'è lo Spirito. Ma la visione di cui furono favoriti questi due santi uomini fu molto imperfetta: essi sentirono che il Signore era vicino a loro, ma non ne videro la gloria. In seguito il Signore s'è manifestato nella carne; e l'uomo l'ha visto, l'ha ascoltato e lo ha toccato con le mani (1Gv 1,1). Pur non appartenendo noi ai fortunati mortali che conversarono col Verbo della vita, nella divina Eucarestia ci è concesso ben di più che il vederlo: entra in noi e diviene nostra sostanza. Il più umile fedele, nella Chiesa, possiede Dio più appieno che non Mosè sul Sinai ed Elia sul monte Oreb. Non meravigliamoci allora se la Chiesa, per prepararci a ricevere un tale favore nella festa di Pasqua, ci fa prima attraversare una prova di quaranta giorni, ch'è molto meno rigorosa di quella che fu, per Mosè ed Elia, la condizione della grazia che Dio si degnò concedere loro.
    VANGELO (Mt 12,38-50). - In quel tempo; Dissero a Gesù alcuni degli scribi e dei farisei: Maestro, desideriamo di vedere da te un segno. Ma egli rispose: Questa generazione malvagia e adultera cerca un segno, e non le sarà dato altro che quello del profeta Giona. Infatti come Giona stette tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell'uomo starà tre giorni e tre notti nel cuore della terra. I Niniviti sorgeranno, nel giudizio, contro questa generazione e la condanneranno, perché essi fecero penitenza alla predicazione di Giona; ed ecco vi è qui uno che è da più di Giona. La regina del Mezzogiorno sorgerà nel giudizio contro questa generazione e la condannerà, perché essa venne dagli ultimi confini della terra per udire la sapienza di Salomone; ed ecco qui uno che è da più di Salomone.
    Or quando lo spirito immondo è uscito da un uomo, vagola per luoghi aridi in cerca di riposo, e non lo trova. Allora dice: Tornerò a casa mia da cui sono uscito. E quando vi arriva, la trova vuota, spazzata e adorna. Allora va a prendere seco altri sette spiriti peggiori di lui ed, entrato in essa, vi si stabiliscono, e l'ultimo stato di quell'uomo diviene peggiore del primo. Così accadrà a questa generazione malvagia. Mentre Gesù parlava alle turbe, ecco sua madre e i suoi fratelli star fuori e chiedere di parlargli. E uno gli disse: Ecco, tua madre e i tuoi fratelli son là fuori e cercan di te. Ma egli, rispondendo a chi gli aveva parlato, disse: Chi è mia madre, e chi sono i miei fratelli? E stesa la mano verso i discepoli disse: Ecco la mia madre e i miei fratelli, poiché chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, mi è fratello, sorella e madre.

    Il castigo dell'incredulità.
    Il Salvatore denuncia ad Israele i castighi che l'attendono a causa del suo volontario accecamento e della durezza del suo cuore. Israele vuole prodigi per credere: ne è circondato da tutte le parti, e non li vede? Così sono gli uomini dei nostri giorni; vorrebbero avere delle prove per credere alla divinità del cristianesimo, quando tutta la storia è aperta davanti ai loro occhi. Gli avvenimenti presenti ne sono una testimonianza ma essi non prestano loro attenzione, e continuando ad appoggiarsi ai loro fallaci sistemi, non arriveranno a comprendere che la Chiesa cattolica è il fondamento della società se non il giorno in cui la società che essi stessi hanno isolato dalla Chiesa, crollerà nell'abisso scavato dalle loro mani. "Generazione perversa ed adultera", dice il Signore, contro la quale si leveranno i popoli infedeli, che non hanno conosciuto le istituzioni cristiane, e che le avrebbero forse amate e conservate. Temiamo anche noi la sorte dei Giudei, per i quali né l'assedio di Gerusalemme, né la sua distruzione sono bastate ad aprire i loro occhi; ed ancora oggi, dopo una schiavitù di diciannove secoli, rimangono ostinati nelle illusioni della loro superbia.
    Il buon esempio.
    Che i figli della Chiesa, in mezzo ai pericoli della società, comprendano anch'essi la propria responsabilità; e si pongano la domanda come mai i sapienti e i politici di questo mondo non fanno più assegnamento sopra di loro, e come mai ancora oggi, qua e là, si dura tanta fatica a scorgere fra questi uomini l'elemento cattolico. Forse la ragione si trova nel fatto che i cattolici hanno trascurato la Chiesa e le sue pratiche. Si forma ogni giorno più nelle nostre chiese la solitudine, i Sacramenti non sono più frequentati, e della Quaresima non è rimasta che la sola parola sul calendario. Urge che torniamo, non solo alla fede dei nostri padri, ma anche alla osservanza delle leggi cristiane; allora il Signore si muoverà a compassione del suo popolo infedele, per amore dei giusti che sono rimasti sempre vicini a Lui. L'apostolato dell'esempio produrrà i suoi frutti se un piccolo drappello di fedeli fu per i popoli dell'impero romano il lievito di cui parla il Salvatore, che fece fermentare tutta la massa (Vangelo della VI Domenica dopo l'Epifania), anche lo zelo col quale noi confesseremo e praticheremo i doveri della milizia cristiana otterrà il suo risultato, in seno all'attuale società, che ancora possiede più elementi cattolici di quello che non si pensi.
    PREGHIAMO
    Illumina, o Signore, le nostre anime colla luce del tuo splendore; affinché possiamo vedere ciò che è da fare, ed eseguire ciò che è retto.
    da: dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - I. Avvento - Natale - Quaresima - Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, p. 519-522.”







    Luca, Sursum Corda!
    ADDIO GIUSEPPE, amico mio, sono LUCA e nel mio CUORE sarai sempre PRESENTE!
    «Réquiem aetérnam dona ei, Dómine, et lux perpétua lúceat ei. Requiéscat in pace. Amen.»

    SURSUM CORDA - HABEMUS AD DOMINUM!!! A.M.D.G.!!!

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    Lightbulb Re: 8 marzo - S. Giovanni di Dio, Religioso

    8 MARZO 2018: GIOVEDÌ DELLA TERZA SETTIMANA DI QUARESIMA; SAN GIOVANNI DI DIO, CONFESSORE…



    Guéranger, L'anno liturgico - 8 marzo. San Giovanni di Dio, Confessore
    http://www.unavoce-ve.it/pg-8mar.htm
    “8 MARZO: SAN GIOVANNI DI DIO, CONFESSORE.

    La carità fraterna.
    Lo stesso spirito che aveva animato Giovanni di Matha si posò su Giovanni di Dio e lo portò a farsi il servo dei fratelli più derelitti. Entrambi si mostrano a noi come gli apostoli della carità fraterna. Coi loro esempi c'insegnano che invano c'illudiamo d'amare Dio, se non regna nel nostro cuore la misericordia verso il prossimo, secondo l'insegnamento di san Giovanni: "Se uno avrà dei beni di questo mondo e, vedendo il suo fratello nel bisogno, gli chiuderà il proprio cuore, come potrebbe la carità di Dio abitare in lui?" (1Gv 3,17).
    Carità e filantropia.
    Ma, come non v'è amore di Dio senza amore del prossimo, cosi, l'amore del prossimo, se non converge nell'amore del Creatore e del Redentore, non è che un inganno. La filantropia, in nome della quale ci si vuole distaccare dal Padre comune, e non soccorrere il proprio simile che in nome dell'umanità, non è altro che un'illusione della superbia, sterile nei suoi risultati. Non v'è unione possibile e durevole tra gli uomini, all'infuori di Dio che li ha tutti creati e li vuole riunire a lui. Servire per se stessa l'umanità è come farne un idolo; e gli effetti hanno dimostrato a qual punto i nemici della carità seppero addolcire le miserie umane in questa vita più dei discepoli di Gesù Cristo, che attingono in lui il movente e il coraggio di dedicarsi all'assistenza dei fratelli.
    Fare tutto per amor di Dio.
    Colui che noi oggi onoriamo fu chiamato Giovanni di Dio, perché aveva sempre sulla bocca il nome santo di Dio. Le sue opere non ebbero altro movente che quello di piacere a Dio, riversando sui fratelli tutto l'affetto che Dio gli aveva ispirato in loro vantaggio.
    Imitiamo questo esempio; e Gesù ci assicura che riterrà fatto a se stesso tutto ciò che avremo fatto all'ultimo dei nostri simili.
    Il patrocinio degli ospedali e di quelli che si dedicano ai malati fu assegnato a san Giovanni di Dio insieme a san Camillo de Lellis da Leone XIII nel 1886 e da Pio XI nel 1930.
    VITA. - Giovanni di Dio nacque a Monte Maggiore, in Portogallo, nel 1495. Dopo aver condotto una vita dissoluta, si convertì; donò i suoi averi ai poveri, costruì un ospedale a Granata e mise le fondamenta dell'Istituto dei Frati Ospitalieri per la cura dei malati. Diede esempio delle più alte virtù, di mortificazione, di obbedienza, di povertà, di zelo e contemplazione. Morì 1'8 marzo 1550 baciando il Crocifisso. Avvenuti per sua intercessione numerosi miracoli, da Urbano VIII fu beatificato e, nel 1690, canonizzato da Alessandro VIII.
    Preghiera per il mondo malato.
    Com'è bella, o Giovanni di Dio, la tua vita consacrata al sollievo, dei fratelli! Com'è grande in te la potenza della carità! Venuto come Vincenzo de' Paoli dalla più oscura condizione, avendo come lui passati i primi anni nella custodia del gregge, la carità che ti divorava arrivò a farti compiere opere che sorpassano di gran lunga il prestigio e i mezzi dei potenti di questo mondo. La tua memoria è cara alla Chiesa; ed è di tutta quanta l'umanità, poiché la servisti in nome di Dio, con una dedizione personale che mai poterono raggiungere quegli economisti, che sanno indubbiamente discutere, ma che non sapranno mai vedere nel povero una cosa sacra, finche s'ostinano a non vedere in lui Dio stesso.
    Uomo di grande carità, apri gli occhi di questi ciechi, e degnati guarire la società dai mali che le hanno causato. Per troppo lungo tempo si cospirò a cancellare nel povero le sembianze di Cristo che ne è l'autore. È giocoforza che il mondo lo riconosca, altrimenti perirà sotto la vendetta di quel povero che ha degradato. Tu, o Giovanni di Dio, esercitasti con particolare predilezione il tuo zelo sugl'infermi: proteggili contro lo spirito laico che perseguita le loro anime persino negli asili preparati dalla cristiana carità. Moviti a compassione delle nazioni moderne che, sotto il pretesto di tutto laicizzare, hanno allontanato Dio dai loro costumi e dalle loro istituzioni: è proprio codesta società che è malata e ancora non avverte ne distingue il proprio male; assistila, illuminala e ridalle la santità e la vita.
    Ma, poiché la società composta di individui, e non può tornare a Dio che col ritorno personale dei suoi membri, ravviva la carità nel cuore dei cristiani, affinché, in questi giorni di perdono, ci sforziamo d'essere misericordiosi come lo fosti tu, seguendo l'esempio di colui che, pur essendo un Dio offeso, volle dare se steso a noi che volle considerare fratelli. Proteggi anche dal cielo l'Istituto da te fondato, nel quale imprimesti il tuo spirito, affinché s'accresca e si propaghi in tutto il mondo il buon odore della carità.
    da: dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - I. Avvento - Natale - Quaresima - Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, p. 840-842.”


    http://www.unavoce-ve.it/pg-quaresima-gio3.htm
    "GIOVEDÌ DELLA TERZA SETTIMANA DI QUARESIMA.

    Metà-Quaresima.
    Questo giorno segna la metà della santa Quarantena, ed è chiamato Giovedì della metà Quaresima. Oggi infatti si compie il ventesimo giorno dei quaranta, di questo santo tempo, prescritti dalla Chiesa. Presso i Greci è la giornata di ieri che viene computata, propriamente parlando, Mesonéstima, cioè metà digiuno; nome che del resto essi danno all'intera settimana, che, nella loro liturgia, rappresenta la quarta delle sette settimane che formano la loro Quaresima. Il Mercoledì di questa è da loro considerato una festa solenne, un giorno d'allegrezza, nel quale si rianimano di coraggio a proseguire fino al termine. Le nazioni cattoliche d'Occidente, pur tralasciando di considerare un simile giorno come una festa, furono sempre solite passarlo con una certa allegria. Difatti, non è contrario allo spirito del cristianesimo festeggiare il centro della Quaresima, riunendo, alla maniera dei nostri padri, più commensali a tavola, e servendola con una maggiore ricercatezza ed abbondanza, purché sia rispettato il digiuno. Ma ahimé! nei nostri paesi regna il rilassamento, e quanti, che si dicono cattolici, non hanno fatto altro da venti giorni a questa parte, che violare le leggi del digiuno e dell'astinenza, in base alle dispense legittime o estorte! Che senso possono avere per loro le gioie gustate dai cristiani tuttora fedeli alle sante tradizioni? Per provare tali gioie bisogna averle meritate con le privazioni, con qualche incomodo imposto al nostro corpo; ed è proprio quello che non sanno più fare troppi cattolici dei nostri giorni. Preghiamo per loro, affinché Dio faccia loro comprendere una buona volta a che cosa li obbliga la fede che professano.
    A Roma la Stazione è alla chiesa dei SS. Cosma e Damiano, al Foro. Come sappiamo da Durando, nel suo Razionale degli Uffici divini, il Medio Evo ricercava la ragione di tale scelta nella professione medica che i due santi Martiri esercitarono. Si pensava che la Chiesa intendesse implorare non solo per le anime, ma anche per i corpi dei suoi figli già affaticati, la protezione di quei potenti amici di Dio che consacrarono sulla terra le risorse dell'arte medica al sollievo corporale dei loro fratelli. Il dotto liturgista Gavanto si dilunga a commentare questo pensiero, che oltre ad ispirare la scelta di questa chiesa per la Stazione, non è meno idoneo ad edificare i fedeli, esortandoli a ricorrere ai due fratelli medici e a domandare, per loro intercessione, la costanza e le forze necessarie per adempiere degnamente e fedelmente la Quaresima.
    LEZIONE (Ger 7,1-7). - In quei giorni: La parola del Signore mi fu rivolta in questi termini: Sta' sulla porta dell'a casa del Signore, ed ivi predica questa parola e di': Udite la parola del Signore, voi tutti di Giuda, che entrate per questa porta ad adorare il Signore. Queste cose dice il Signore degli eserciti, il Dio d'Israele: Emendate i vostri costumi e i vostri affetti, e allora abiterò con voi in questo luogo. Non vi cullate nelle parole vane da voi ripetute: C'è qui il tempio del Signore, il temolo del Signore, il tempio del Signore! Perché se voi migliorerete i vostri costumi e i vostri affetti, se renderete giustizia tra l'uomo e il suo prossimo, se non opprimerete lo straniero, l'orfano e la vedova; se non spargerete in questo luogo il sangue innocente, se non andrete dietro agli dei stranieri, per vostra sventura, allora io abiterò con voi in questo luogo, nella terra che io diedi ai vostri padri per secoli e secoli, dice il Signore onnipotente.
    Il culto interno ed esterno.
    La santa Chiesa non manca a nessuno dei doveri verso i suoi figli. Sebbene insista per ottenere da loro l'adempimento degli obblighi esteriori della religione, per quanto possano essere penosi alla loro pigrizia, sempre li ammonisce di non credere che le pratiche corporali, esattamente compiute, possano sostituire le virtù intcriori imposte all'uomo ed al Cristiano. È vero che Dio non accetta l'ossequio dello spirito e del cuore di colui che, per superbia o per negligenza, trascura d'offrire insieme il servizio del corpo; ma far consistere la religione nelle opere puramente .materiali, non è più onorare Dio, il quale vuoi essere servito in spirito e verità (Gv 4,24). I Giudei erano fieri di possedere il tempio di Gerusalemme, dove abitava la maestà di Dio; ma questo privilegio, che li collocava al di sopra di tutte le altre nazioni, molto spesso tornava a loro danno, perché s'accontentavano d'uno sterile rispetto verso questa santa casa e non s'elevavano più in alto, non pensando neppure a riconoscere un così grande beneficio col praticare la legge di Dio. Altrettanto si dovrebbe dire di certi nostri cristiani, che, gonfi d'una fedeltà puramente esteriore al digiuno ed all'astinenza, non si prendessero pena d'emendare la propria vita, vivificandola con lo spirito della giustizia, della carità e dell'umiltà; meriterebbero d'essere ripresi dal Signore con le stesse parole che un giorno pronunciò contro Israele: "Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me" (Is 29,13).
    Questo fariseismo cristiano è divenuto abbastanza raro oggigiorno: la vera piaga dei tempi nostri è il rilassamento quasi universale che regna circa le pratiche esteriori; e quelli che sono fedeli alle osservanze della Chiesa, ordinariamente, non rimangono indietro alle altre virtù cristiane. Però talvolta s'incontra questa falsa coscienza, che produce uno scandalo tale da ritardare in molti l'avanzamento del regno di Dio. Aderiamo dunque a tutta quanta la legge, ed offriamo a Dio quel servizio spirituale che consiste nella conformità del cuore a tutti i precetti, unendovi, come necessario complemento, il sacrificio del nostro corpo, e praticando tutto ciò che la Chiesa c'impone, per elevarlo alle altezze dello spirito, di cui un giorno dovrà seguirne i destini.
    VANGELO (Lc 4,38-44). - In quel tempo: Gesù, uscito dalla sinagoga entrò nella casa di Simone. Or la suocera di Simone era stata presa da violenta febbre; e gliela raccomandarono. Ed egli, chinatesi verso di lei, comandò alla febbre e ne fu liberata; e alzatasi sull'istante, si mise a servirli. Tramontato poi il sole, quanti avevano infermi di varie malattie li portavano a lui. Ed egli, imposte a ciascuno le mani, li risanava. E da molti uscivano i demoni gridando e dicendo: Tu sei il Figlio di Dio. Ma egli li sgridava e non lasciava dir loro di sapere che lui era il Cristo. E fattosi giorno, uscì per andare in luogo deserto, ma le turbe, andate a cercarlo, giunsero fino a lui, e lo volevano trattenere perché non si partisse da loro. Ma egli disse: Bisogna che annunzi anche alle altre città il regno di Dio, essendo stato mandato appunto per questo. E andava predicando per le sinagoghe di Galilea.
    Il medico delle anime.
    Ammiriamo la bontà del Salvatore, che si degna adoperare il suo potere nella cura dei corpi, e siamo persuasi ch'è molto più sollecito a soccorrere le infermità delle anime. Siamo tormentati dalla febbre delle passioni? solo lui la può estinguere. Imitiamo anche noi lo zelo col quale gli abitanti della Galilea portano ai piedi di Gesù i loro malati. Guardando con quale bontà accoglie tutti questi infelici, presentiamoci anche noi con loro e supplichiamolo che non si allontani mai da noi, che rimanga sempre con noi; ed egli si degnerà restare. Preghiamo per i peccatori; i giorni del digiuno passano; già entriamo nella seconda metà della Quaresima, e s'avvicina la Pasqua della nostra liberazione. Guardate la moltitudine di coloro che non si scuotono: anime chiuse alla luce e che non si aprono; cuori induriti che non si lasciano commuovere per nulla; turbe di cristiani che aggiungono una nuova probabilità della loro eterna riprovazione! Offriamo per loro la nostra penitenza e domandiamo a Gesù, per i meriti della sua Passione ormai vicina, che voglia degnarsi d'un ultimo tratto di misericordia, strappando al diavolo le anime per le quali spargerà il suo sangue.
    PREGHIAMO
    La tua celeste misericordia, o Signore, accresca il popolo a te soggetto e lo renda sempre docile ai tuoi comandamenti.

    da: dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - I. Avvento - Natale - Quaresima - Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, p. 573-576."




    San Giovanni di Dio - Sodalitium
    http://www.sodalitium.biz/san-giovanni-dio/
    «8 marzo, San Giovanni di Dio, Confessore (1495 – 1550), fondatore dell’Ordine Ospedaliero detto dei “Fatebenefratelli”.

    “A Granata, nella Spagna, san Giovanni di Dio, Confessore, Fondatore dell’Ordine dei Fratelli Ospedalieri degli infermi, rimasto celebre per la misericordia verso i poveri e per il disprezzo di se stesso: dal Papa Leone decimoterzo fu proclamato Patrono celeste di tutti gli ospedali ed infermi”.
    Ai vostri piedi prostrato, o gran padre degli infermi, vengo oggi per impetrare da voi che siete dispensatore di celesti tesori, la grazia della cristiana rassegnazione, e la guarigione dei mali che travagliano il corpo e l’anima mia. O medico celeste, deh! non sdegnate di venire in mio soccorso, ricordandovi i prodigi di carità operati nei giorni della vostra mortale carriera a beneficio dell’umanità sofferente. Siate voi il balsamo salutare che lenisca i dolori del corpo: voi il freno potente che trattenga l’anima da fatali traviamenti: voi il conforto, la luce, la guida nell’aspro sentiero che porta alla salute eterna. Soprattutto, o padre mio amorosissimo, ottenetemi la grazia di un sincero pentimento dei miei peccati, affinchè possa, quando a Dio piacerà, venire a benedirvi e ringraziarvi nel Santo paradiso. Così sia.»





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    “Preghiera al Santo del giorno.

    In nómine Patris
    et Fílii
    et Spíritus Sancti.
    Amen.

    Eterno Padre, intendo onorare san Giovanni di Dio, e Vi rendo grazie per tutte le grazie che Voi gli avete elargito. Vi prego di accrescere la grazia nella mia anima per i meriti di questo santo Confessore, ed a lui affido la fine della mia vita tramite questa speciale preghiera, così che per virtù della Vostra bontà e promessa, san Giovanni di Dio possa essere mio avvocato e provvedere tutto ciò che è necessario in quell'ora. Così sia.”

    “Dalle «Lettere» di san Giovanni di Dio
    Cristo è fedele e a tutto provvede

    Se guardassimo alla misericordia di Dio, non cesseremo mai di fare il bene tutte le volte che se ne offre la possibilità. Infatti quando, per amor di Dio, passiamo ai poveri ciò che Egli stesso ha dato a noi, ci promette il centuplo nella beatitudine eterna. O felice guadagno, o beato acquisto! Chi non donerà a quest’ottimo mercante ciò che possiede, quando cura il nostro interesse e ci supplica a braccia aperte di convertirci a Lui e di piangere i nostri peccati e di metterci al servizio della carità, prima verso di noi e poi verso il prossimo? Infatti come l’acqua estingue il fuoco, così la carità cancella il peccato (cfr. Sir 3, 29). Vengono qui tanti poveri, che io molto spesso mi meraviglio in che modo possano esser mantenuti. Ma Gesù Cristo provvede a tutto e tutti sfama.”

    https://www.sursumcorda.cloud/comuni...tto-umano.html
    https://www.sursumcorda.cloud/preghi...ni-di-dio.html







    Ligue Saint Amédée
    http://liguesaintamedee.ch/
    https://www.facebook.com/SaintAmedee/?fref=nf

    "Intransigeants sur la doctrine; charitables dans l'évangélisation [Non Una Cum]."
    8 mars : Saint Jean de Dieu, Fondateur des Frères de la Charité (1495-1550) :: Ligue Saint Amédée
    “8 Mars : Saint Jean de Dieu, Fondateur des Frères de la Charité (1495-1550)”





    http://liguesaintamedee.ch/applicati...an_de_Dieu.JPG







    "Radio Spada è un sito di controinformazione cattolico Radio Spada | Radio Spada ? Tagliente ma puntuale e una casa editrice Edizioni Radio Spada - Home "

    “8 marzo 2018: GIOVEDÌ DELLA TERZA SETTIMANA DI QUARESIMA.”






    “8 MARZO 2018: SAN GIOVANNI DI DIO, CONFESSORE.”






    “L'8 marzo 1144 muore Papa Celestino II Ghefucci di Castello, Sommo Pontefice.”



    «La donna che nel paganesimo era caduta al più infimo grado di abbiezione, fu dal Cristianesimo elevata a tanta dignità che essa meritò in Caterina di essere fatta partecipe del Gerarca Supremo del governo universale della Chiesa, e di entrare quasi arbitra e moderatrice nei destini del mondo. Certo è che nel mirare la missione altissima e la virtù e le opere meravigliose di Caterina, ella ci apparisce la più gran donna che abbia formata il Cattolicismo». (La Civiltà Cattolica, Anno VIII, Serie III, Vol. VIII, 4 dicembre 1857, p. 592).





    Luca, Sursum Corda!
    ADDIO GIUSEPPE, amico mio, sono LUCA e nel mio CUORE sarai sempre PRESENTE!
    «Réquiem aetérnam dona ei, Dómine, et lux perpétua lúceat ei. Requiéscat in pace. Amen.»

    SURSUM CORDA - HABEMUS AD DOMINUM!!! A.M.D.G.!!!

 

 
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