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Discussione: Il Grande Imbroglio

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    Predefinito Il Grande Imbroglio

    dal quotidiano LIBERO di oggi.....

    " IL GRANDE IMBROGLIO
    di RENATO FARINA

    Nel video dalla prigionia, la Sgrena piangeva, a mani giunte implorava aiuto. Ora dice che stava bene, che i terroristi non erano suoi nemici. Ci ha preso in giro. Bush e i marines la mandano a quel paese
    servizi alle pagine 2-9 Nicola Calipari proprio nel momento in cui è più onorato, non conta più niente, come sempre capita ai morti. Essi non possono scegliere da chi accettare i fiori e di chi respingere i baci. Deposti nella bara sono in balia di chi li seppellisce con amore e di chi prova ad impossessarsi del loro cuore. Le prime ore sono quelle in cui di solito i ladri rubano la memoria del morto. Va sempre così. Ma qui la faccenda è più grave. C'è veleno ideologico. E c'è l'incredibile acquiescenza di televisioni e giornali a questa rapina. Non si è udita una parola della vedova, la quale in fondo è colei che lo conosceva meglio. In compenso pretendono di parlare per Calipari colei che gli deve tutto, cioè Giuliana Sgrena, il suo compagno e i loro amici. Come fosse un fantoccio di cui essere ventriloqui, Giuliana e Pier Scolari, Gabriele Polo (direttore del Manifesto) e Oliviero Diliberto, gli fanno dire chi fossero i buoni e chi i cattivi, chi ne volesse la morte (gli americani) e chi la vita (i rapitori, definiti dalla Sgrena «non terroristi, ma resistenti»). Questo non va proprio. La libera opinione è inviolabile, ma in questo rigirio di chiacchiere c'è un imbroglio pazzesco. Certo: il terribile e duplice shock, il ratto e poi gli spari, inducono a generosità verso la collega del Manifesto. Oltretutto la Sgrena ha sofferto come ogni rapito della sindrome di Stoccolma, per cui si simpatizza coi propri sequestratori. Ma qui siamo alla rivendicazione di una specie di sindrome di Stoccolma preventiva, una complicità di giudizio su chi siano amici e nemici, una condiscendenza verso i metodi dei banditi. E gli altri poi 3; Okei, siamo in democrazia. Uno può prendere in giro la gente come crede. Ma lasciate stare Nicola Calipari, rispettatene l'intelligenza e il cuore. Ho scritto cuore non a caso. La Chiesa, che la sa lunga, usava un po' barbaramente conservare con particolare cura proprio il cuore dei santi. È la reliquia per eccellenza, è il deposito simbolico degli ideali destinato a resurrezione. Guai a chi lo voleva per i propri culti particolar i. Per metafora capita tuttora a chi ha sacrificato con purezza di cuore la vita per una causa. Tutti si alzano e dicono: sei stato bravo, quella causa è proprio la mia. Ed in tal modo ci si incorona con l'aureola del santo. Ecco, questo lavoretto è in corso. Fermiamolo. Qui ci rivolgiamo ai compagni pacifisti, e specialmente a quelli del giro del Manifesto e ai parenti di Giuliana (eccetto il fratello Ivan, misurato). Nicola ha già dato la vita per una di voi, non potete restituirla, almeno non portategli via la memoria, non rubategli gli ideali. Non strappategli l'uniforme e la bandiera per imporgli le vostre. Smettetela di truffare la gente. Rispettate i morti. Lo diciamo sapendo che c'è tra voi persino sincero trasporto (postumo) nell'apprezzare vita e opere di Calipari. Ma basta così. Fate un passo indietro. Saltate giù dalla bara. Fa impressione il modo come si è cercato di impossessarsi di quest'uomo da parte di chi lo detestava. Questa è invece una congrega che ora lo usa come una clava contro gli americani, e tra un attimo contro Berlusconi, quando se l'avessero visto passare ad esempio per Genova un paio d'anni fa, sapendo per chi lavorava (il Sismi! L'orrenda rete di spioni assassini!) e il grado che aveva, come minimo gli avrebbero tirato un estintore. Immaginiamoci la scena. Calipari si sbatte per liberare la signora Sgrena. Telefona ogni giorno al compagno di lei, Pier, per consolarlo e informarlo. Poi quest'uomo dà la vita senza se e senza ma per Giuliana. Persone leali avrebbero cercato le ragioni di questo gesto dall'interno della vita e delle scelte decisive di Calipari, arrivando persino a cambiare un po' idea. Invece no. Questi qui, lo hanno trattato da subito come il nemico buono delle favole. Il povero deficiente che non sapeva di servire la causa dell'Impero malefico. Come si fa ad avvilire così la storia di una persona? In realtà, lui ha dato la vita per Giuliana Sgrena in piena e perfetta coerenza con la missione della sua vita. È entrato nel servizio segreto pochi anni fa, dopo la strage delle Torri Gemelle, tra i massimi dirigenti di una struttura che sapeva alleata dell'America. Conosceva la linea di confine tra amici e nemici. Rispettava anche il nemico, certo, in quanto persona. Era un cristiano. Aveva la coscienza di un compito, che assolveva persino con ironia. Il fratello prete, uguale a lui senza baffi, ha spiegato che lezione possiamo trarre da questa esistenza offerta con semplicità. C'era la bara lì davanti, e don Maurizio Calipari, un po' curvo ha detto: «Solo se si è disposti a percorrere questa stessa via, le cose possono andare meglio». Traduco: «O si è come Nicola o siamo destinati soccombere». Dare la vita non in generale, ma a una persona concreta. Quando in un decimo di secondo si deve scegliere: muoio io o muore lei. Lui ha scelto: io. Da dove viene, da quale educazione, da che tempra di uomo viene questo coraggio senza cui la nostra patria svanirebbe, e la civiltà sprofonderebbe? Ecco una buona domanda. Invece la Sgrena e suoi hanno approfittato dei cento microfoni aperti per ribadire il loro supremo dogma ideologico: America cattiva, Calipari è un nostro eroe. Che vergogna. Qui vorrei abbassare un po' il tono retorico, e riferire una richiesta che confidenzialmente mi sento di fare a Nicola, dove sono certo sta. Sicuramente ha miracoli più importanti da fare. Ma uno piccolo e rognoso potrebbe sbrigarlo in fretta. Non dico convertire, ma almeno indurre a un pensoso silenzio la coppia Sgrena. Ritengo che Pier Scolari sia un caso disperato, ma non si sa mai. Quanto a Giuliana è incredibile quante balordaggini abbia consegnato agli italiani. 1) La Sgrena ha sostenuto, trasferendo i suoi pensieri ai compagni, che si è trattato di assassinio. «Agguato», in un primo momento. Poi «come un agguato». Pier è sicuro volessero ucciderla perché gli americani temevano rivelazioni da parte della cronista («me lo ha detto lei»). Qui non stiamo a evidenziare l'ovvietà che se i marines volevano davvero ammazzarla, poi non si capisce perché si siano fermati. Chiediamo semplicemente di comunicare queste scoperte. Le scriva, le tiri fuori. Siamo tutt'orecchi e tutt'occhi. Poi però Giuliana ha cambiato ipotesi. «Pier è stato frainteso. Non ho nessuna informazione riservata, magari le avessi». 2) Ha spiegato: «Non mi sono mai sentita nemica dei miei rapitori». Allora un intervistatore le ha chiesto conto di quel filmato in cui sembrava stravolta, in cui implorava di essere salvata. Risposta: «Mi hanno chiesto di drammatizzare ». Insomma, ha recitato. Però resta dell'idea che la loro causa è giusta. Altrove dice di essere stata «terrorizzata». In altri posti ancora sostiene: «Ero in una fase di grande incavolatura. Ero rabbiosa, litigavo ». Con chi ti terrorizza? Mah. Ancora: «Io ho sempre appoggiato la resistenza civile irachena. Ma in guerra posso capire si arrivi a questi eccessi ». Civile cosa vuol dire? Quella che ammazza ma non taglia le teste? C'è una differenza così grande? Di certo preferisce costoro agli americani. Infatti ai banditi crede come oro colato. Condivide persino l'idea che i marines avrebbero cercato di farla fuori: «Mi imbestialisco se sento parlare di tragico incidente. L'esito felice della trattativa - è un'ipotesi - può aver dato fastidio. Gli americani sono contro questo tipo di operazione. Per loro la guerra è guerra, la vita umana conta poco». 3) Nicola Calipari era in Iraq per consentire la pacifica convivenza laggiù, compreso il ritorno alla democrazia. Le elezioni! Secondo la Sgrena invece gli unici rappresentanti degli iracheni sono «loro», i suoi rapitori, i banditi. Molto marxisticamente il 60 per cento di chi ha votato nelle elezioni non conta un bel nulla per lei. Dipinge l'Iraq come un inferno, dove gli angeli sono "loro" e la parte dei diavoli è tutta degli americani e dei loro alleati. Lo dice esplicitamente quando spiega di non voler tornare più in Iraq. Non per il buon senso di evitare altri Nicola Calipari a rischio per salvarla, ma perché «loro» non vogliono. «Ero convinta bisognasse andare in Iraq per dare testimonianza di quanto avviene 3; Dopo quel che mi è successo ho capito che non si può fare. Loro non ci vogliono. Mi dicevano: "Non ci serve quello che fai tu"». A loro era più utile il rapimento proprio di una come lei, con le loro stesse idee. Serviva il rapimento, serviva il filmino allo scopo? Pronti, fatto. Drammatizzazione riuscita. Certo, vogliamo la verità sulla morte di Nicola Calipari. Picchiamo il pugno sul tavolo per sapere tutto. Ma intanto per favore, cara Sgrena, prendi pure in giro noi, ma lascia stare lui, il fatto che ha dato la sua vita per te non ti dà il diritto di falsificarla per la tua ideologia.
    "

    Saluti liberali

  2. #2
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    Ancora dal quotidiano LIBERO di oggi

    " Berlusconi: ora basta, non pagherò più

    di MARIO PRIGNANO


    ROMA - Ora, per il governo, si pone il problema di come uscirne: l'alleato americano, questa volta, difficilmente correrà in aiuto del governo Berlusconi; e quasi certamente le scuse « pubbliche » che Berlusconi aveva chiesto a caldo la sera di venerdì non arriveranno tanto presto. Forse non arriveranno mai. Il colloquio che ieri a Palazzo Chigi si è svolto tra il nostro premier e l'ambasciatore di Washington Mel Sembler lascia pochi dubbi sulla versione che in America danno di quello che è accaduto la sera del 4 marzo a Bagdad. Secondo fonti molto vicine a Gianfranco Fini, presente al colloquio, le frasi più ricorrenti tra quelle pronunciate dal diplomatico statunitense sono state: « Avete fatto tutto da soli » , « l'auto della Sgrena era stata segnalata da tre satelliti e non aveva la clearence ( il lasciapassare, ndr) » e soprattutto: « Con il pagamento del riscatto avete finanziato la guerriglia sunnita » . Questa mattina alle dieci il capo della Farnesina interverrà in aula alla Camera dei deputati per rendere un'informativa sulla liberazione di Giuliana Sgrena e sulla morte del suo salvatore Nicola Calipari. Domani pomeriggio lo stesso compito toccherà a Berlusconi al Senato. Con molta probabilità, Fini sosterrà la tesi della fatalità, come già aveva fatto a caldo in un'intervista al Corriere della sera. Berlusconi gli aveva contestato quella lettura dell'accaduto sposando da subito l'ipotesi dell'errore americano, ma alla luce della ricostruzione ( anche se provvisoria) fornita ieri da Sembler, parlare di fatalità può essere la via d'uscita più onorevole, almeno fino a quando tutto non sarà stato accertato. Proprio a questo scopo, Palazzo Chigi avrebbe avanzato l'ipotesi di una commissione d'inchiesta mista, composta da tecnici italiani e statunitensi, a cui affidare il compito di fare luce sulla liberazione della giornalista italiana rapita in Iraq. Rimane il problema del " come uscirne", per il governo. La preoccupazione di tenere sotto controllo le reazioni dell'opposizione, prontissima a cavalcare eventuali responsabilità dell'esecutivo, ieri faceva il paio con preoccupazione di conservare, in ogni caso, buoni rapporti Oltreoceano. « Non possiamo giocarci così quattro anni di lavoro » , pare sia stato il commento sconsolato di chi aveva assistito all'esposizione di Sembler. Un modo per salvare la reputazione della nostra intelligence e, contemporaneamente, rassicurare l'America circa la fermezza con cui siamo pronti a rimanere in Iraq finché sarà necessario, è quello che ieri mattina circolava tra i consiglieri più vicini al Cavaliere. Tra le righe, è questa la lettura che potrebbe emergere domani dall'intervento di Berlusconi al Senato: da un lato, niente più trattative nè pagamenti di eventuali riscatti ( i soldi pagati per la Sgrena pare fossero di Berlusconi in persona), che inevitabilmente finiscono per finanziare la guerriglia e danneggiare la causa per la quale l'Italia è impegnata in Iraq; dall'altro, niente sconti a chi, nonostante tutto, insiste a voler andare in Iraq. Il capo del governo non potrà dirlo apertamente, ma nella sostanza rivolgerà una critica a chi, dopo tutti gli avvertimenti, finora non ha resistito alla tentazione di andare laggiù. Il presidente del Consiglio ricorderà tutte le volte ( ultima, ieri) che il ministero degli Esteri ha ammonito a non partire; parlerà di « teatro di guerra » .
    "

    Saluti liberali

  3. #3
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    dal quotidiano torinese di oggi 8 marzo 2005, festa della donna

    " La Stampa del 08/03/2005


    --------------------------------------------------------------------------------

    E quelle sbagliate

    Lorenzo Mondo
    --------------------------------------------------------------------------------

    PIER Scolari, il compagno di Giuliana Sgrena, diventato fortunosamente personaggio per via di parentela, ha sostenuto in un dibattito televisivo che, comunque sia andata su quella strada maledetta, la sparatoria è pur sempre, stando alla lingua italiana, un agguato: l’ipotesi ha provocato un commento risentito della Casa Bianca. Capisco i contorcimenti di Scolari per tenere il punto, ma come ognun sa, e il vocabolario lapidariamente attesta, agguato significa imboscata, tranello, insidia tesa a cogliere di sorpresa un nemico. Presuppone cioè un appostamento intenzionale, un’azione programmata. Cosa che nel nostro caso va dimostrata, e temo che risulti per sua natura, non per prava volontà, indimostrabile.
    Perché mai la pattuglia americana avrebbe lasciato a metà la presunta esecuzione, anziché crivellare di colpi i sopravvissuti che sarebbero diventati inesorabili testimoni? Quanto al motivo scatenante dell’«agguato», vengono adombrate due possibilità. Si presume che i servizi segreti americani abbiano voluto dare una lezione a quelli italiani. Perché sono venuti a patti con i sequestratori e hanno pagato un riscatto - pratica deplorata dagli Stati Uniti, e non soltanto - per la libertà di Giuliana. I professionisti del sospetto, dopo aver fatto pace con i nostri servizi (assolti e promossi dall’immolazione di Calipari), hanno pensato bene di spostare il bersaglio sulla Cia. Che certo non è immacolata, e neanche preveggente come dimostrano tanti infortuni in varie parti del mondo; ma non si capisce perché dovesse esprimere un così cruento dispetto nei confronti dell’alleato Berlusconi.
    Il complottismo tocca vertici inusitati nella seconda ipotesi, secondo cui Giuliana Sgrena «doveva» scomparire. Lei stessa ci ha fatto più di un pensiero, la volevano morta perché possedeva straordinarie rivelazioni (e dello stesso avviso erano quei galantuomini di sequestratori). Ma rivelazione è parola, anche qui, impegnativa, ha un senso forte, non si esaurisce nella descrizione degli orrori e delle miserie che invadono i nostri teleschermi,
    nelle eventuali confidenze di qualche tagliatore di teste. Fatta la giusta parte al coraggio, e all’imprudenza, della giornalista, siamo ansiosi di conoscere quali segreti abbia scoperto, se erano tali da metterla fatalmente nel mirino dei soldati americani (tali da compensare, sia pure in minima parte, la morte dell’agente Calipari). Speriamo che ci vengano forniti al più presto, che al «manifesto» non pensino a centellinarli per amor di «suspense», per malintese ragioni di tiratura.
    "

    Saluti liberali

  4. #4
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    da www.lastampa.it

    " BUSH NON CITA NE' ITALIA NE' VICENDA DELLA GIORNALISTA
    Sequestro Sgrena
    un video dei rapitori:
    nessun riscatto
    «I soldati Usa hanno voluto sparare»

    16 febbraio 2005

    BAGHDAD. Rilasceremo Giuliano Sgrena senza riscatto. Lo affermano i rapitori della giornalista in un video girato prima della sua liberazione.

    Ecco di seguito i punti più importanti della dichiarazione fatta dai rapitori di Giuliana Sgrena resa pubblica con il video, registrato prima della liberazione della giornalista del Manifesto, consegnato a Baghdad all'agenzia americana Aptn. La traduzione è di Sky TG24, che ha trasmesso il video oggi, e delle agenzie di stampa
    internazionali, ma non è completa.

    «L'America mangia i suoi alleati, l'America pugnala i suoi
    alleati. La resistenza ha saputo che la Cia voleva uccidere la giornalista Giuliana».
    «In nome di Dio clemente e misericordioso siamo testimoni. Il responsabile dei servizi segreti della resistenza ha avvertito la giornalista. Potete verificare tutto ciò che diciamo. L'America vuole soltanto infangare l'immagine della resistenza. Oggi le truppe di occupazione con il nome di Abdul Al Zarqawi continuano ad uccidere gli sciiti per causare una guerra confessionale tra di noi. La resistenza islamica è innocente di questo. Noi eseguiamo la parola di Dio. Dio è testimone di quello che diciamo, Dio è testimone di quello che facciamo. Combattiamo l' infedeltà in difesa della religione.

    È grazie a Dio che innalziamo la bandiera della fede».
    Il video poi cita un detto maomettano: «Non uccidete una
    donna, non uccidete un anziano, non uccidete un bambino».

    «Noi siamo per la liberazione di tutti i giornalisti,
    musulmani e non. Annunciamo la liberazione della giornalista Giuliana e chiediamo il ritiro delle truppe italiane dall' raq. Siamo per la libertà di tutti i giornalisti al mondo».

    «Dopo un'inchiesta abbiamo deciso di rilasciarla senza
    riscatto, che ci è stato offerto e abbiamo rifiutato. (prendere un riscatto, ndr) Non risponde ai principi della resistenza». «Avvertiamo che questo governo (iracheno, ndr) è illegittimo. Avvertiamo che la nostra mano può arrivare ovunque. Dio è grande».

    Contiene anche un'accusa agli americani di avere preso deliberatamente di mira l'autovettura con Giuliana Sgrena e Nicola Calipari il video consegnato oggi a
    Baghdad: è quanto riferisce invece il TG1 che ha trasmesso il video.

    Le immagini sono quelle già note girate ovviamente prima
    della liberazione, in cui la giornalista italiana compare con
    davanti un piatto di frutta: ma questa volta - sempre secondo quanto riferisce il Tg1 - si inserisce una voce maschile fuori campo. La voce afferma che non è stato pagato nessun riscatto anche se un riscatto era stato offerto; l'uomo accusa poi le forze americane di avere deliberatamente preso di mira l'auto con la giornalista.

    Nel suo discorso odierno alla National Defense University, il presidente americano George W. Bush non ha citato né l'Italia né ha fatto riferimento alla vicenda della giornalista Giuliana Sgrena e del funzionario dei servizi di sicurezza Nicola Calipari.

    Parlando della lotta contro il terrorismo e, in particolare,
    dell'Iraq, il presidente Bush ha citato i contributi nazionali
    di alcuni Paesi, ma non ha messo in evidenza quelli italiani.
    "


    Saluti liberali

  5. #5
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    In origine postato da Pieffebi
    Ancora dal quotidiano LIBERO di oggi

    " [i] Berlusconi: ora basta, non pagherò più

    di MARIO PRIGNANO


    ROMA - Ora, per il governo, si pone il problema di come uscirne: l'alleato americano, questa volta, difficilmente correrà in aiuto del governo Berlusconi; e quasi certamente le scuse « pubbliche » che Berlusconi aveva chiesto a caldo la sera di venerdì non arriveranno tanto presto. Forse non arriveranno mai. Il colloquio che ieri a Palazzo Chigi si è svolto tra il nostro premier e l'ambasciatore di Washington Mel Sembler lascia pochi dubbi sulla versione che in America danno di quello che è accaduto la sera del 4 marzo a Bagdad. Secondo fonti molto vicine a Gianfranco Fini, presente al colloquio, le frasi più ricorrenti tra quelle pronunciate dal diplomatico statunitense sono state: « Avete fatto tutto da soli » , « l'auto della Sgrena era stata segnalata da tre satelliti e non aveva la clearence ( il lasciapassare, ndr) » e soprattutto: « Con il pagamento del riscatto avete finanziato la guerriglia sunnita » . Questa mattina alle dieci il capo della Farnesina interverrà in aula alla Camera dei deputati per rendere un'informativa sulla liberazione di Giuliana Sgrena e sulla morte del suo salvatore Nicola Calipari. Domani pomeriggio lo stesso compito toccherà a Berlusconi al Senato. Con molta probabilità, Fini sosterrà la tesi della fatalità, come già aveva fatto a caldo in un'intervista al Corriere della sera.
    articolo totalmente smentito dai fatti!
    Nè DAVANTI Nè DI DIETRO, MA DI LATO

  6. #6
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    In origine postato da thematrix
    articolo totalmente smentito dai fatti!
    Come le dichiarazioni sui 3-400 (mila) colpi che gli infami statunitensi ubriachi di wisky avrebbero riversato contro la macchina di Calipari?

  7. #7
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    In origine postato da Pieffebi
    Ancora dal quotidiano LIBERO di oggi

    " Berlusconi: ora basta, non pagherò più

    di MARIO PRIGNANO


    . Questa mattina alle dieci il capo della Farnesina interverrà in aula alla Camera dei deputati per rendere un'informativa sulla liberazione di Giuliana Sgrena e sulla morte del suo salvatore Nicola Calipari. Domani pomeriggio lo stesso compito toccherà a Berlusconi al Senato. Con molta probabilità, Fini sosterrà la tesi della fatalità, come già aveva fatto a caldo in un'intervista al Corriere della sera. Berlusconi gli aveva contestato quella lettura dell'accaduto sposando da subito l'ipotesi dell'errore americano, ma alla luce della ricostruzione ( anche se provvisoria) fornita ieri da Sembler, parlare di fatalità può essere la via d'uscita più onorevole, almeno fino a quando tutto non sarà stato accertato. .
    "



    Ugo mi riferisco soprattutto a questo passaggio, e alla ridicola profezia secondo al quale il governo avrebbe appoggiato la tesi della fatalita e non quella dell'errore americano
    verggognosi sti giornalisti di libero, piu realisti del re
    Nè DAVANTI Nè DI DIETRO, MA DI LATO

  8. #8
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    Eì noto che tra Feltri ed il Cavaliere non intercorra affatto buon sangue. Anzi...

  9. #9
    Neutrino NO-TUNNEL
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    In origine postato da UgoDePayens
    Eì noto che tra Feltri ed il Cavaliere non intercorra affatto buon sangue. Anzi...
    si ma non credevo che esistesse uno piu filoamericano di berlusca(a parte fini) fino a ieri

    e poi peche non correrebbe buon sangue tra il berlusca e feltri? feltri chi appoggia?
    Nè DAVANTI Nè DI DIETRO, MA DI LATO

  10. #10
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    Feltri ed il suo Libero sono molto critici nei confronti di Berlusconi e dell'attuale maggioranza, pur non nascondendo che nella cabina elettorale sanno bene chi scegliere.
    Ormai famosa è stata l'autentica battaglia campale che Libero scatenò l'inverno scorso contro il Cavaliere (e soprattutto contro i suoi alleati di Governo) accusandolo di rimangiarsi le promesse per non aver tagliato l'IRPEF.

 

 
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