“Solo chi ama conosce, povero chi non ama”
Cosa sta succedendo a il federalismo? Stefania Piazzo manca, manca il suo coraggio, la sua determinazione, la sua sintesi. Non è certo il momento di potersi permettere il lusso di fare a meno di tanta capacità. Vogliamo il federalismo della prima ora.
Ermanna
Cara amica della prima ora, sono lusingata, ma una brutta bronchite trascurata e fatta in piedi mi ha costretta ad un inusuale, per me, periodo di fermo. Certo, come tutti i momenti di pausa, uno stacco induce alla riflessione, al guardare indietro. Non le confesso che, nonostante non mi volti mai, l’ho fatto. E continuerò a farlo, fino a trovare, più che una risposta, una soluzione alle domande e ai “tormentoni” che mi pongo tutti i giorni, perché è nella mia natura non dare mai nulla per scontato, sedermi, assuefarmi alle situazioni di freno, di inerzia, di bagnasciuga delle idee circostanti. Della prima ora conosco davvero poche persone e cose. Di gente appassionata alla lettura e all’approfondimento altrettanto. Di persone innamorate della conoscenza idem. Elsa Morante scriveva: “Solo chi ama conosce. Povero chi non ama”. Ecco, vede, Ermanna, siamo circondati da poveracci dello spirito, da poltronieri della politica. Da giganti del pensiero minimo. Che istigano alla fuga dall’impegno, dalla sfida culturale, perché ti pare di seminare nella vasca da bagno. Certo, qualcosa cresce, ma non ci vivi né ci sopravvivi. Ci convivi nel rassegnato perimetro dell’ovale di ceramica che continui a misurare sperando che cresca. L’afasia della comunicazione, l’incapacità mentale di sfruttare ogni centimetro di comunicazione come fosse l’ultimo spazio di libertà, è un tumore irreversibile, spesso. Soffoca chi non coglie la talentuosa opportunità dello scambio culturale, soffoca chi ci prova ma che, per carenza di ossigeno circostante, alla fine schiatta in debito d’umanità. L’energia che si imprime alle idee per farle uscire dall’anonimato della velina, del comunicatino, dell’intervistina, la creatività nell’inventare ogni volta un titolo che provoca ma non umilia... il confronto tra le diversità del pensare, il moto ondoso del pensiero che scorre a caccia di verità e non di comizi, la sola cosa che nutre il ragionamento che non procede per la soluzione, bensì per la posizione dei problemi, per il porsi domande... e poi una copertina originale, che diverte con intelligenza, o scoprire di essere sulla notizia anticipando gli altri, è una sfida che accolgo con piacere. Il giornale è nato dal niente, ha preso forma dal niente, ma il niente può in un attimo distruggerlo. Attraverso questa informazione che ragiona (e che per questo capisce e soffre), sì, insomma, le dirò, dalla piccola gabbia dorata in cui è consentito muovermi per non disturbare altrove, cerco di terremotarvi a riflettere. Se questo non accade più, forse è meglio che lei, Ermanna, si consoli leggendo un buon libro. La consolazione, che è un irreversibile sorriso amaro, è sempre meglio della rassegnazione. Con affettuoso realismo
sua Stefania Piazzo




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