Signor Presidente, signor Vicepresidente del Consiglio,
lo scorso venerdì sera la gioia per la liberazione di Giuliana Sgrena si è tramutata in dolore ed il dolore si è tramutato in rabbia. Infatti, ciò che è accaduto è enorme. Lo ripeto: enorme.
Militari americani - che dovrebbero essere nostri alleati, ma che evidentemente ci considerano soltanto servi - hanno sparato contro la vettura che ospitava Giuliana Sgrena, uscita viva dal sequestro grazie al lavoro straordinario e generoso degli uomini del SISMI, uccidendo uno di quegli uomini che eroicamente - e chi mi conosce sa quanto io sia alieno da ogni forma di retorica - ha dato la vita per lei, proteggendola con il proprio corpo.
L'amministrazione americana ha fornito una versione che fa acqua da tutte le parti, che è smentita dagli italiani che si trovavano sulla vettura, che è inverosimile e che viene del resto smentita dalla sua stessa ricostruzione, signor Vicepresidente del Consiglio.
Non crediamo ad una sola parola della versione degli americani. Avete chiesto chiarimenti, e vi forniranno - credo si tratti di una facile previsione - versioni di comodo, continuando a sostenere la tesi del tragico errore o magari addossando la colpa ad un ragazzo, ad un soldato dal grilletto facile. Temo che vi adeguerete a qualunque versione vi proporrà il governo americano, le cui scelte avete assecondato con una lealtà talmente acritica e assoluta da dover essere considerata, a mio avviso, servilismo. Temo, dunque, che non conosceremo mai la verità. Si tratta, evidentemente, di una verità sporca, insanguinata, inconfessabile.
Non sappiamo come si siano svolti i fatti, ma l'impressione è che non si sia trattato di un atto da far west - prima sparo, poi penso a cosa sto sparando - che sarebbe comunque in sé mostruoso. L'impressione è, viceversa, che si volesse proprio ostacolare in qualche modo i nostri uomini, tanto è vero che essi avevano avvisato gli americani, e che si volesse ostacolare l'arrivo dell'ostaggio in quel momento in Italia: prima hanno pensato, dopo hanno sparato. Si tratta, dunque, di un fatto enorme.
Ebbene, in un sussulto di dignità - so di chiedervi cosa per voi difficile - ritirate le nostre truppe dall'Iraq! Non vi era motivo di inviarle, peraltro contro la Costituzione; non vi è mai stato motivo di mantenerle, e ne abbiamo chiesto costantemente e coerentemente il ritiro. Oggi ci sparano anche addosso i nostri presunti alleati: cosa aspettate a ritirare le nostre truppe? A quanti altri caduti dovremo portare il nostro omaggio? A quanti familiari manifestare il nostro dolore, prima che vi decidiate a ritirare le truppe e ad uscire da questa guerra (altro che dopoguerra!)?
La vostra politica ci sta portando sull'orlo di un baratro, e per molti versi vi siamo già precipitati. Risalire la china toccherà a chi verrà, spero prestissimo, dopo di voi, per riportare l'Italia alla pace, a una politica di cooperazione fra i popoli, per restituirci la dignità e l'onore che oggi state infangando.




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