http://www.kwmusica.kataweb.it/kwmus...dCategory=2028

Radio libere, 30 anni fa
il big bang nell'etere

Radio Milano International iniziò le tramissioni il 10 marzo 1975. E la radiofonia privata rivoluzionò l'Italia




di Alberto Campo
La radiofonia privata in Italia compie oggi 30 anni, assumendo come atto di nascita la fondazione di Radio Milano International (anche se pare che altre emittenti, più piccine e frattanto scomparse come Radio Parma e Radio Bologna, avrebbero potuto rivendicare la primogenitura, essendo attive già alla fine del 1974). Fatto sta che quella data - 10 marzo 1975 - viene riconosciuta per convenzione come punto di partenza di un fenomeno che ha rivoluzionato il panorama radiofonico nazionale.

Ad avviarlo era stata - nel luglio dell'anno prima - la sentenza n. 225 della Corte Costituzionale che aveva dichiarato illegittimo il monopolio statale sulle trasmissioni via etere sino alla definizione di una nuova e adeguata normativa relativa al servizio pubblico. Si creò così un vuoto di potere in cui si insinuò l'iniziativa dei privati: piccole radio nascevano ovunque, salvo essere poi denunciate, spente e infine - dopo le sentenze dei pretori che si richiamavano al pronunciamento della Corte Costituzionale - riaccese.

Se nell'estate di quel 1975 in Italia si contavano circa 150 emittenti (e intanto si impennavano del 1000 per cento le vendite degli apparecchi radiofonici!), un anno dopo la cifra era quadruplicata e nel 1980 raggiunse quota 2500, toccando nel dicembre 1984 un picco di 4200 stazioni in modulazione di frequenza. Caso unico in Europa: una sorta di immenso laboratorio in cui venivano sperimentate - con alterne fortune - modalità inedite di comunicazione. I prototipi di riferimento erano le emittenti che avevano importato nel Vecchio Continente il format della radio commerciale americana: Radio Monte Carlo e Radio Luxembourg.

Intrattenimento, soprattutto, e musica a volontà. L'antitesi dei rigidi modelli proposti all'epoca da Radio Rai. Che infatti, nel 1980, aveva perso già metà dei propri ascolti. Benché il raggio di emissione delle radio private fosse necessariamente locale (lo aveva stabilito un'ulteriore sentenza della Corte Costituzionale, la n. 202 del luglio 1976) e la qualità media della programmazione risentisse della debolezza infrastrutturale di quelle microimprese spontaneistiche (economie basate sul volontariato, professionalità amatoriali, mediocri dotazioni tecnologiche).

Contava però l'entusiasmo per quella ventata di aria nuova che corrispondeva ai cambiamenti in atto nell'identità stessa del Paese (i movimenti giovanili, il referendum sul divorzio, le elezioni amministrative del 1975). Non a caso, all'epoca, le si chiamava "radio libere". Effetto collaterale di quella allegra anarchia fu ciò che gli addetti ai lavori definiscono "eutrofizzazione dell'etere", descrivendo il sovraffollamento caotico delle frequenze.

Vennero poi gli anni Ottanta a fare selezione darwiniana della specie, ridimensionando le proporzioni del fenomeno da un lato e dall'altro riorganizzandone la fisionomia in chiave imprenditoriale. Prima radio a configurarsi come network fu, proprio nel 1980, Rete 105, da una cui costola, due anni dopo, nacque Radio Deejay, seguita a ruota dalle varie Dimensione Suono, Rtl 102.5 (prima emittente ad avere una frequenza unica su scala nazionale, privilegio che non spetta nemmeno alla Rai!) e One-O-One, filiazione della vecchia Radio Milano International.