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Discussione: Perchè la Libertà

  1. #1
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    Predefinito Perchè la Libertà

    Se esistessero uomini onniscienti, se potessimo sapere non solo tutto quanto tocca la soddisfazione dei nostri desideri di adesso, ma pure i bisogni e le aspirazioni future, resterebbe ben poco da dire a favore della libertà.


    * * *


    Siccome ogni individuo sa poco, e in particolare raramente sa chi di noi sa fare meglio, ci affidiamo agli sforzi indipendenti e concorrenti dei molti per propriziare la nascita di quel che desidereremo quando lo vedremo.


    * * *


    Come possiamo organizzare le istituzioni politiche in modo da impedire che governanti cattivi o incompetenti facciano troppo danno?


    * * *


    Il nostro principale interesse non riguarda ciò che l'uomo può occasionalmente fare quando è al meglio, ma consiste nel ridurre al minimo le opportunità di fare danno quando egli è al peggio.


    * * *


    Vivere e lavorare con successo con gli altri richiede più che la semplice fedeltà ai propri fini concreti. Richiede un impegno morale verso un tipo di ordine in cui, anche sui problemi che per uno sono fondamentali, è permesso agli altri di perseguire fini diversi.


    * * *


    Il fatto che si collabori alla realizzazione degli scopi degli altri, senza condividerli o senza neppure esserne a conoscenza, solamente per poter raggiungere i propri fini, è alla base della forza della Grande Società: perchè fino a quando la collaborazione presuppone scopi (obbligatori) comuni, coloro che hanno fini diversi saranno nemici in lotta fra loro per gli stessi mezzi.


    * * *


    Il "bene comune" non è un particolare stato di cose; consiste invece in un ordine astratto in cui i molteplici bisogni particolari saranno soddisfatti. Ossia: il "bene comune" è un sistema di regole che, nel lungo periodo, incrementa quanto più è possibile le opportunità di ognuno.







    da Prefazione di Lorenzo Infantino a Friedrich von Hayek, "Perchè non sono un conservatore" Ideazione, 1997
    Ultima modifica di Florian; 20-11-09 alle 16:53
    SADNESS IS REBELLION

  2. #2
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    Predefinito Rif: Perchè la Libertà

    Uno dei primi libri conservatori che ho acquistato è stato "Perchè non sono un conservatore" di Friedrich von Hayek, uscito per Ideazione nell'ormai lontano 1997. La scelta a prima vista può sembrare paradossale ma non lo è, se si pensa che l'Autore (liberale) in questione è stato il punto di riferimento dell'azione politica di Margaret Thatcher, ovvero il principale statista conservatore della seconda metà del XX Secolo insieme a Ronald Reagan.

    Hayek, esponente della Scuola Austriaca di economia, e in America figura di spicco della corrente libertarian della Old Right postbellica, ha avuto il merito di rilanciare un pensiero conservatore che nei confronti del socialismo si trovava fermo in imbarazzante difesa. Il suo testo fondamentale, The Road To Serfdom (La via della schiavitù), è stato di grande aiuto per la nascita di un "nuovo conservatorismo" fondato principalmente sulla libertà individuale.

    Personalmente ho aperto e chiuso questo libretto di Hayek un'infinità di volte, soffermandomi sempre su questa frase:

    Se esistessero uomini onniscienti, se potessimo sapere non solo tutto quanto tocca la soddisfazione dei nostri desideri di adesso, ma pure i bisogni e le aspirazioni future, resterebbe ben poco da dire a favore della libertà.
    Come controbattere infatti? Se sapessimo con esattezza ogni cosa che senso avrebbe la libertà, a cosa ci servirebbe la democrazia? Se fossimo stati programmati per conoscere tutto di noi e del prossimo il mondo sarebbe un gigantesco computer e noi tanti robots che seguiterebbero un solo scopo. Invece siamo persone, esseri unici dotati di ragione e di volontà. Cerchiamo la Verità, ma per arrivarci singolarmente e spontaneamente abbiamo bisogno della libertà.

    Il vecchio conservatorismo ottocentesco si affidava al paternalismo, in un mondo suddiviso in classi rigorosamente gerarchiche. Oggi tutto ciò è anacronistico e al conservatore contemporaneo si chiede di difendere la libertà da quella pretesa egualitarista che vorrebbe livellare ogni cosa, azzerando di fatto l'individualità e i diritti del singolo.

    Troppo ordine conduce alla pietrificazione, troppa libertà al caos. Hayek, old whig come Edmund Burke, esalta invece quella libertà ordinata che previene i dispotismi e le rivoluzioni attraverso un ordine giuridico che consenta ai "cattivi e agli incompetenti" di non nuocere, o di non nuocere troppo.

    Oggi questi ragionamenti hanno raggiunto una grande popolarità e sembrano non dirci granchè di nuovo o di interessante. Ma cinquant'anni fa non era così. La schiavitù comunista denunciata da Hayek era vista come il destino dell'umanità e Hayek considerato un "reazionario". Un "reazionario", però, che ci ha fatto amare la libertà.
    Ultima modifica di Florian; 20-11-09 alle 20:59
    SADNESS IS REBELLION

  3. #3
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    Predefinito Rif: Perchè la Libertà

    Ovviamente non è necessario per un conservatore aderire in toto all'old wigghism di Friedrich von Hayek. Per quanto il suo pensiero sia probabilmente più vicino ad un un conservatore di quanto non lo sia quello di un altro celebre economista della destra americana, l'utilitarista Milton Friedman, si può prendere il liberalismo di Hayek come punto di partenza, per sbarazzarsi della vecchia e obsoleta anticaglieria, piuttosto che come punto di arrivo.

    Il problema, a mio avviso, che interessa il libertarianism propriamente detto è che il suo rivale rimane il socialismo, quando per un conservatore culturale il nemico contemporaneo è piuttosto il nichilismo filosofico. I libertari, sono propensi a non intervenire nella dinamica dell'autorealizzazione della società moderna, convinti che questa abbia gli anticorpi necessari per prevenire i suoi istinti autodistruttivi. Diversamente da molti altri suoi colleghi Hayek non era anticlericale, tuttavia fu sempre ambiguo riguardo all'eventualità che alcune scelte individuali, condannate dai conservatori, potessero essere considerate criminose.

    A mio avviso, ma ci tornerò in un thread diverso da questo, un intellettuale conservatore che è riuscito a risolvere le contraddizioni libertarie - in primis l'impotenza dinanzi al montare della new left, che non "pensa economicamente" come la vecchia sinistra socialista - è stato Irving Kristol. Questi ha dimostrato in maniera che ritengo persuasiva come il capitalismo occidentale per resistere alla sfida che attualmente gli viene mossa dal pensiero radicale deve ritrovare una sua legittimazione nella religione. Solo il riferimento ad un ideale trascendente, infatti, permette all'individuo di una società liberale di sacrificarsi, se necessario, per i propri simili.
    Ultima modifica di Florian; 20-11-09 alle 21:14
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