Se esistessero uomini onniscienti, se potessimo sapere non solo tutto quanto tocca la soddisfazione dei nostri desideri di adesso, ma pure i bisogni e le aspirazioni future, resterebbe ben poco da dire a favore della libertà.
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Siccome ogni individuo sa poco, e in particolare raramente sa chi di noi sa fare meglio, ci affidiamo agli sforzi indipendenti e concorrenti dei molti per propriziare la nascita di quel che desidereremo quando lo vedremo.
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Come possiamo organizzare le istituzioni politiche in modo da impedire che governanti cattivi o incompetenti facciano troppo danno?
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Il nostro principale interesse non riguarda ciò che l'uomo può occasionalmente fare quando è al meglio, ma consiste nel ridurre al minimo le opportunità di fare danno quando egli è al peggio.
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Vivere e lavorare con successo con gli altri richiede più che la semplice fedeltà ai propri fini concreti. Richiede un impegno morale verso un tipo di ordine in cui, anche sui problemi che per uno sono fondamentali, è permesso agli altri di perseguire fini diversi.
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Il fatto che si collabori alla realizzazione degli scopi degli altri, senza condividerli o senza neppure esserne a conoscenza, solamente per poter raggiungere i propri fini, è alla base della forza della Grande Società: perchè fino a quando la collaborazione presuppone scopi (obbligatori) comuni, coloro che hanno fini diversi saranno nemici in lotta fra loro per gli stessi mezzi.
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Il "bene comune" non è un particolare stato di cose; consiste invece in un ordine astratto in cui i molteplici bisogni particolari saranno soddisfatti. Ossia: il "bene comune" è un sistema di regole che, nel lungo periodo, incrementa quanto più è possibile le opportunità di ognuno.
da Prefazione di Lorenzo Infantino a Friedrich von Hayek, "Perchè non sono un conservatore" Ideazione, 1997




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