Un thread di Vahagn su "Il Tappeto volante" ha fornito lo spunto per un dibattito interessante: quello sul mercato cinese. Mentre oggi la Lega Nord chiede con gran forza i "dazi doganali" sui prodotti cinesi soprattutto per il mercato tessile ci permettiamo di dire che sarebbe bene porre l'attenzione anche sulle arti minori: dai dipinti, ai mobili fino ad arrivare ai tappeti. Copie dozzinali ma difficili da distinguere a occhi profani stanno letteralmente saturando e disorientato un mercato già sfiancato da una crisi economica persistente e da un meccanismo di libera concorrenza che ha portato l'economia privata al collasso. Parliamo di lampade Gallè -che talvolta i più furbi spacciano anche per "originali"- o di dipinti olio su tela che di olio hanno solo sporadici ritocchi su di una tela fotografica, di tappeti di gusto persiano e orientale con i nodi sparati anzichè annodati, e di mobili Luigi XVI prodotti ieri l'altro con empellacciature a durata limitata. Tutto questo non solo rovina il mercato, ma anche la produzione nostra locale, come quella dei dipinti olio su tela appunto e che nelle copie cinesi incontra una concorrenza così temibile da porre qualsiasi buon pittore figurativo alla resa. Credo che una riflessione su questo punto sarebbe d'obbligo.
Un saluto


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e il povero homo europeus o quel che ne rimane. 
Kostandinos Kavafis (poeta greco, 1863-1933). Nato ad Alessandria d'Egitto, Kavafis vive la prima e decisiva parte della sua vita nelle grandi capitali europee. A questo periodo seguono lunghi ed ininterrotti anni di permanenza ad Alessandria, impiegato in uffici che hanno almeno la caratteristica di impiegare in qualche modo il tempo. Il poeta lascia Alessandria per Atene solo per morire in occasione della morte del fratello. Nella splendida decadenza caratteristica di Atene, Kavafis attende oltre che alla poesia, lo studio dell'antichità. Proprio questi studi sono a fondamento di una parte della produzione del poeta, in un gioco di infinita riflessione tra presente e passato.

