New York. Giovedì, nel quartier generale dell’Onu a Manhattan, si è tenuto il primo incontro sullo “Stato della democrazia nel mondo”; il summit è stato organizzato dalla presidenza cilena della Comunità delle democrazie e dall’UNDP (Agenzia per lo Sviluppo) dell’uscente Malloch Brown, ora capo dello staff di Kofi Annan.
La particolarità dell’evento non sta tanto nei contenuti quanto nei partecipanti.
Pur trattandosi di un incontro Onu, non i tutti gli Stati membri erano rappresentati, ma solo coloro che fanno parte della Comunità delle democrazie e che, in teoria, rispettano i fondamenti del processo democratico: garanzia dei diritti umani e competizioni elettorali libere.
Si tratta di circa 120 dei 192 membri. Tra i presenti Russia e Venezuela, due paesi che, nonostante i passi indietro degli ultimi anni, sono stati confermati partecipanti a pieno titolo alla Conferenza ministeriale di Santiago a fine aprile.
L’Agenzia per lo Sviluppo, sotto la guida di Malloch Brown, ha prodotto nel 2002 un rapporto sul medio oriente, compilato da esperti arabi, che è stato definito scioccante perché per la prima volta l’Onu denunciava come deficit principali per il mancato sviluppo della regione l’assenza di libertà e la repressione della condizione femminile.
Malloch Brown, dopo un intervento del vicepresidente cileno José Miguel Insulza, ha parlato a nome di Annan – impegnato nel summit di Madrid sul terrorismo – facendo un giro di orizzonte sugli sviluppi democratici in medio oriente e in Europa.
Dal collasso dell’Urss nel 1991 – ha ricordato – 1 miliardo e 400 milioni di persone hanno conquistato il diritto di voto e l’espansione non sembra arrestarsi.
Tuttavia – ha avvertito – il diritto di voto non garantisce la nascita di una società democratica e le possibilità di sviluppo economico di un paese.
E’ ancora alta la percentuale di Stati che conducono elezioni senza consentire però una vera competizione politica.
Malloch Brown si è appellato alla Comunità delle democrazie e al Democracy Caucus dentro l’Onu per imprimere una svolta nel Palazzo di Vetro, dandosi come priorità l’inserimento tra gli obiettivi da adottare al summit dell’Onu del settembre 2005 anche quelli della promozione della democrazia e dello Stato di diritto a fianco della lotta alla povertà e alle epidemie.
Un traguardo ambizioso, visto che più di un terzo dei paesi dell’Onu è composto da regimi autoritari; ma Malloch Brown ha spiegato come ormai l’Onu sia impegnata in prima linea nei processi di democratizzazione e di assistenza elettorale in oltre 20 paesi e abbia 40 uffici nazionali per promuovere il rispetto dei diritti umani.
Sul potere dell’ideale democratico e sulla sua forza rivoluzionaria si è soffermato Carl Gershman, presidente del National Endowement for Democracy, fondazione bipartisan americana fondata da Reagan negli anni 80 che assiste finanziariamente Ong e opposizioni democratiche in tutto il mondo.
Secondo i dati del World Value Survey citati da Gershman, l’ideale democratico – e la sua applicazione – è condiviso dalla stessa percentuale di persone sia nei paesi occidentali di “vecchia” democrazia sia negli altri continenti. Se è vero che la popolazione d’oriente è più conservatrice su temi come la donna nella società o sul matrimonio gay, sul favore per la democrazia le percentuali coincidono con quelle dell’Europa o degli Stati Uniti, oltre il 90 per cento.
Il prossimo appuntamento è a Santiago.
Il ministro degli Esteri, Gianfranco Fini, ha recentemente risposto positivamente a un appello di Marco Pannella ed Emma Bonino per un maggiore impegno del governo in questo processo.
La conferenza di Santiago, secondo i radicali, sarà un momento decisivo per la crescita o il declino della Comunità delle democrazie. Il governo italiano ha l’opportunità di intervenire sul dibattito in corso su quali debbano essere il ruolo e la struttura future di questo forum. Potrebbe diventare una nuova Osce, con istituzioni e strumenti efficaci di intervento, che andrebbe dal Cile a Israele e dalle Filippine al Sud Africa, oppure continuare a essere una buona idea senza gambe.
Il Foglio
saluti




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