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Discussione: Un milione di "cedri"

  1. #1
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    Predefinito Un milione di "cedri"

    L’avranno capita?

    Il mondo vi considera degli eroi.
    “Non scherziamo. Eroi sono semmai i milioni di iracheni che hanno sfidato i terroristi recandosi a votare; eroi sono i palestinesi che pur sotto occupazione hanno scommesso su un futuro di libertà col voto e non con le azioni suicide…”

    Nayala Moawada, leader dei ragazzi di Piazza dei Martiri a Beirut, all’Unità del 14 marzo 2005


    saluti

  2. #2
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    Predefinito

    Beirut. La piazza dei Martiri di Beirut si è allargata ieri. La macchia umana rossa e bianca di bandiere con il cedro si è diffusa
    invadendo gli spazi.
    Centinaia di migliaia di persone si sono riversate nel centro della
    capitale libanese, intasando le strade, bloccando la città. Alle 12 e 55, l’ora esatta in cui l’ex premier Rafiq Hariri è saltato in aria nella sua macchina sul lungomare di Beirut, un mese fa, la piazza ha osservato un minuto di silenzio. Gli organizzatori parlano
    di più di un milione di persone. Questa volta l’opposizione voleva che in strada scendessero proprio tutti, non soltanto gli studenti e i più giovani, ma anche i loro genitori, i loro nonni; ha messo a disposizione autobus e macchine.
    Al Foglio uno degli organizzatori, Jihad Murr, presidente del multistore musicale Virgin, che domina la piazza dei Martiri, aveva detto durante il weekend che l’obiettivo dell’opposizione era
    quello di chiamare a manifestare non soltanto gli universitari, ma persone di tutte le età, provenienti da tutto il paese e di tutte
    le classi sociali.
    La catena di sms era partita già a metà della scorsa settimana. Ieri la vera differenza nei numeri, rispetto alle passate dimostrazioni dell’opposizione, l’ha fatta la massiccia presenza sunnita.
    Soltanto qualche giorno fa, dopo il successo della manifestazione indetta martedì da Hezbollah e dai partiti filosiriani, la stampa internazionale aveva parlato del prosciugarsi della rivoluzione dei cedri.
    L’opposizione ha in verità ricevuto un duro colpo dalla dimostrazione di forza inscenata dal Partito di Dio e dalla rinomina a primo ministro dell’ex capo del governo dimissionario,
    Omar Karame.
    Eppure le tende non sono state smontate dalla piazza dei
    Martiri e durante il week-end, nei dintorni
    dell’accampamento, c’è stato un intenso
    movimento per pianificare l’evento di ieri.
    “Lunga vita alla Siria, in Siria”, c’era
    scritto su uno degli striscioni della piazza.
    E in francese, sul muro che circonda la statua
    dei Martiri, crivellata dai colpi della
    guerra civile: “Bashar, fratello mio, torna a
    fare l’oftalmologo”, in scherzoso riferimento
    agli studi del rais siriano Bashar el Assad
    prima della sua ascesa al potere.
    Damasco ha smobilitato una parte delle
    sue truppe dal Libano del nord, i blindati si
    sono mossi sul serio e i soldati hanno lasciato
    le loro postazioni, ma la strada continua
    a riempirsi e a chiedere il ritiro siriano:
    l’opposizione non è sbiadita. Le sue richieste
    non sono state soddisfatte finora. Il ridispiegamento
    è stato soltanto parziale, mentre
    i leader della piazza chiedono il ritiro totale
    e che avvenga perentoriamente prima
    delle elezioni previste a maggio. E soprattutto:
    i servizi segreti siriani non hanno seguito
    i carroarmati di Damasco. Per l’opposizione
    questo è un punto su cui non è possibile
    transigere. Non ci saranno elezioni libere
    con gli 007 del governo di Assad in giro
    per il paese. Chiedono anche le dimissioni
    dei vertici dell’intelligence libanese. D’altronde
    lo ha detto lo stesso rais siriano nel
    suo discorso (dove non ha fatto allusione alla
    partenza dei suoi agenti segreti) al Parlamento
    di Damasco la settimana scorsa: il ritiro
    non significa un’assenza del ruolo siriano
    in Libano. Poche ore dopo, Karame veniva
    designato di nuovo primo ministro, chiamato
    a formare un governo di unità nazionale
    in cui l’opposizione ha già detto che
    non entrerà se tutte le sue richieste non saranno
    soddisfatte. E non essendolo state, risponde
    animando sempre di più la piazza.
    Hezbollah, nuovo vecchio attore
    Non è, quella di ieri, la battaglia dei
    grandi numeri o una semplice risposta a
    Hassan Nasrallah e alla manifestazione di
    martedì. “No, non è per rispondere agli
    Hezbollah”, conferma Murr. Non esiste una
    battaglia tra il partito di Dio e quello della
    piazza dei Martiri. L’obiettivo dell’opposizione
    è quello di fare pressioni sulla maggioranza
    filosiriana affinché ceda alle sue
    richieste. Quello di Hezbollah è entrare di
    diritto nella scena politica libanese, dimostrando
    di essere un attore fondamentale,
    con o senza la Siria. E da entrambe le parti
    i leader chiamano al dialogo: il druso Walid
    Jumblatt corteggia Nasrallah, Nasrallah
    dice di non manifestare contro l’opposizione
    e invoca l’unità nazionale. Ma, a un mese
    dalla morte di Hariri, non sono più le dimostrazioni
    di forza esibite sulla piazza a
    contare. Ora che Jumblatt è tornato dal suo
    viaggio europeo, che Hezbollah ha detto a
    tutti: “Presente”, che il premier Karame ha
    spiegato di volere un governo d’unità nazionale,
    è con le gambe sotto a un tavolo
    che i politici levantini devono risolvere il
    blocco istituzionale in cui si trova il paese
    e negoziare per trovare una via comune
    verso le elezioni di maggio.

    il Foglio

    saluti

  3. #3
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    Predefinito La nuova superpotenza

    C’è una nuova super potenza in medio oriente: la piazza.
    Si può descrivere così – scusandosi con il New York Times per il furto d’idea, ma allora il riferimento era al popolo pacifista –quel che accade in grande a Beirut, in piccolo in Egitto, in piccolissimo in Siria, tra alti e bassi in Palestina, tra le bombe e le urne in Iraq, sotto vestiti colorati usati come simboli di protesta in Iran.
    La piazza non è buona o giusta di per sé, non è il numero o la maggioranza a nobilitare il processo in atto o il traguardo da raggiungere, semmai è l’obiettivo a stabilire prezzi proporzionati da pagare e meriti da attribuire.
    Ma intanto la piazza è un fatto, un fatto diverso dall’intifada dei martiri assassini, dei proclami al plastico di Zarqawi. Ovviamente la piazza non governa i cambiamenti, spesso li avvia, a volte li rende più complicati da decifrare e da risolvere. In un mondo per decenni oppresso, come quello mediorientale, la piazza non può essere una sola, avere un’unica voce: centinaia di migliaia contro la Siria e per libere elezioni, poi forse un milione con Hezbollah a favore di Damasco e poi di nuovo forse un milione per un nuovo Libano libero, indipendente, democratico.
    C’è chi elogia Bush e Chirac, chi brucia una bandiera d’Israele. Ci sono vasti programmi e difetti di pronuncia e stecche e misteri e perfino pericoli nelle voci di una protesta che per anni è stata ridotta al silenzio dal timore.
    E’ bastato un mese. In un mese il Libano ha mostrato il passato remoto –l’ex premier Hariri dilaniato con la sua scorta in un mega attentato – e il futuro possibile del medio oriente.
    Per chi vuole impedire novità a Levante quell’attentato non è stato soltanto un delitto, è stato un errore. Perché ha mostrato che in una zona seppur eccezionale come il Libano, che può vantare antiche parvenze democratiche, il muro della paura stava crollando.
    Per capire quale piazza aiutare, verso quale approdo contribuire a governare l’affollata scialuppa del cambiamento, si può fare un antiscaramantico gioco di previsioni ottimistiche: se tra un altro mese in Libano ci fossero elezioni libere, con i servizi segreti e le truppe di Damasco tornate in patria, con il regime baathista di Bashar el Assad prossimo alla fine perché feroce e indebolito a morte, un esempio eccellente sarà stato offerto a tutte le altre piazze ancora nascoste sotto un burqa psicologico e non soltanto.
    Non è un futuro scontato, ma è un obiettivo che merita gli sforzi di chi non è tiepido.

    Ferrara su il Foglio del 15 marzo

    saluti

 

 

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