Lothar Stengel von Rutkowski


Das Heidenlied


Der Herbststurm fährt übers Stoppelfeld,
Und weht über Acker und Brache.
Ein neues Jahrtausend beginnt in der Welt,
Du schlafendes Deutschland erwache!

Der Papst hockt in Rom auf seidenem Thron,
es hocken bei uns seine Pfaffen.
Was hat einer deutschen Mutter Sohn
Mit Papst und mit Pfaffen zu schaffen?

Man hat unsre Ahnen als Ketzer verbrannt,
der streitbaren Kirche zur Ehre.
In Asiens Wüsten, im “heiligen Land”,
Verbluteten deutsche Wehre.

Rot floß die Aller von Sachsenblut,
Die Stedinger wurden erschlagen.
Als Ablaß wurde der Bauern Gut
Von Mönchen ins Welschland getragen.

Die Zeit verging - doch der Pfaffe blieb,
Dem Volke die Seele zu rauben.
Ob er es römisch oder lutherisch trieb,
Er lehrte den jüdischen Glauben.

Doch nun sind die Jahre des Kreuzes gezählt
Und ring regt sich stürmendes Leben.
Wir haben die Sonne zum Zeichen erwählt,
Der Heimat die Freiheit zu geben.

Wir brauchen zum Himmel die Mittler nicht,
Uns leuchten ja Sonne und Sterne;
Und Blut und Schwert und Sonnenlicht,
Sind Kompaß in jegliche Ferne.

Der Herbststurm fährt übers Stoppelfeld,
Und weht über Acker und Brache.
Ein neues Jahrtausend beginnt in der Welt,
Du schlafendes Deutschland erwache!


Il canto pagano


La bufera d’autunno passa sui campi di stoppie,
e soffia sulle zolle e sui prati.
Un nuovo millennio inizia nel mondo
tu Germania dormiente svegliati!

Il Papa siede a Roma sul suo trono di seta,
da noi stanno i suoi preti.
Cosa ha da spartire chi è nato tedesco
con Papi e preti?

Hanno bruciato i nostri antenati come eretici,
per onorare la bellicosa chiesa.
Nei deserti dell’Asia, nella “terra santa”
si è dissanguata la forza tedesca.

Rosso scorre l’Aller del sangue dei Sassoni (1),
gli Stedinger (2) sono stati sterminati.
Come indulgenza i beni dei contadini
sono stati portati dai monaci in terra straniera.

Il tempo è passato ma il prete è rimasto
per rubare al popolo la sua anima.
Sia di fede romana o luterana
egli insegna il credo ebraico.

Tuttavia gli anni della croce sono passati
e la vita irrompe impetuosa.
Abbiamo scelto il sole come simbolo,
per dare alla terra natale la libertà.

Non abbiamo bisogno d’intermediari per il cielo
per noi già brillano il sole e le stelle;
E il sangue, la spada e la luce del sole
sono la bussola per ogni distanza.

La bufera d’autunno passa sui campi di stoppie
e soffia sulle zolle e sui prati.
Un nuovo millennio inizia sul mondo
tu Germania dormiente svegliati!


(1) Si ricorda l’uccisione di 4.500 guerrieri sassoni che nel 782 furono giustiziati a Verden su ordine di Carlo Magno per non aver abiurato la loro religione pagana e rifiutato il battesimo. Vedi il racconto di Hermann Löns Il fiume rosso Firenze, 2005, autoprodotto, Introduzione di Stefano Senesi, Costo 5,00 euro. Richiedere a [email protected]

(2) Si ricorda il martirio della popolazione degli Stedinger, contadini della Sassonia dichiarati “popolo eretico” e sterminati per ordine di papa Gregorio IX in una crociata del 1231. I capi dei contadini. Dopo una strenua resistenza l’esercito degli Stedinger fu sterminato nella battaglia di Altenesch il 27 maggio 1234. I capi contadini Boleke van Bardenfleth, Thammo van Huntorpe e Detmar tom Diek furono uccisi. Vedi G. Ciola in “Rivolte e guerre contadine” Seb, 1994, pag. 37. Richiedere a [email protected] tel. 02 66400383








Wenn wir in Staub zerfallen


Wenn wir in Staub zerfallen
was bleibt von uns zurück,
von unsern Gütern allen,
von dem erbauten Glück? –

Die Mauern werden brechen
und Gras wächst über Grund,
doch sollen Enkel sprechen
von uns mit frohem Mund.

Wir können nichts erwerben
in alle Ewigkeit;
wie wir uns selbst vererben,
das dauert durch die Zeit.

Wenn einst in bangen Tagen
die Enkel fragend steh’n,
dann soll in starkem Sagen
von uns ein Mut ausgehn!


Quando ci ridurremo in polvere

Quando ci ridurremo in polvere
cosa resterà di noi
di tutti i nostri beni,
della fortune costruite?

Le mura cadranno
l’erba crescerà sul suolo
eppure, i nostri nipoti parleranno
di noi con labbra gioiose.

Non possiamo acquisire nulla
in tutta l’eternità;
ciò che lasciamo in eredità
durerà nel tempo.

Se un giorno, in tempi inquieti,
i nipoti si fermeranno dubbiosi,
allora, come nelle possenti saghe,
deve partire da noi l’ardire!


Das Alte brach zu Stücken

Das Alte brach zu Stücken,
Wir blieben nach.
Wir wollen uns nicht bücken,
In Schmutz und Schmach.
Es mag zum Kot sich neigen,
Schwach, wer da will.
Wir woll´n die Zähne zeigen,
Und ringen still.
Wir woll´n zur Fahne stehen,
In strenger Pflicht.
Wir können untergehen,
Verkommen nicht.


Il passato si è rotto in pezzi

Il passato si è rotto in pezzi
Noi siamo rimasti al passo.
Non ci vogliamo piegare
nella sporcizia e nella vergogna.
C’è chi è incline al fango,
debole chi desidera andarci.
Vogliamo mostrare i denti,
e lottare silenziosi.
Vogliamo restare attorno alla bandiera
ligi al dovere.
Possiamo perire
ma non cadere in basso.



Das Reich dieser Welt

Ach Mutter, liebe Mutter, wo kommt das Brot den her?
Mein junge, das wächst aus der Erde
Zu der Ernte wogendem Meer.
Im Frühjahr warden die felder grün von junger Saat.
Sonne, Wind und Regen machen es reif zur Mahd.
Es mahlt das Korn die Mühle, daraus backt der Bäcker Brot.
Das Schwert schützt alle Arbeit und schirmt uns vor der Not.

Ach Vater, lieber Vater, wo kommt das Schwert denn her?
Mein Junge, das kommt aus den Boden.
Von Erz sind die Steine schwer.
Im Schacht tief unter der Erde der Bergmann gräbt und schafft.
Die Schlacke schmiltz vom Eisen des Feuers heiße Kraft.
Das Eisen geht zur Schmiede, der Schmied schlägt Waffen daraus.
Die tragen dan die Männer und schirmen Volk und Haus.

Ach Mutter, liebe Mutter, wo kommen die Männer her?
Mein Junge, es lebt in der Heimat
Die Sippe ring umher.
Gewachsen aus Blut und Boden sind Mann und Frau und Kind.
Wir alle Enkel von Ahnen und Ahnherrn von Enkeln sind.
Der Junge wächst zum Burschen, Kampf macht der Bursch zum Mann,
Der Weib und Herd und Glauben sich frei bewahren kann.

Ach Vater, lieber Vater, wo kommt der Glaube her?
Von ihm zu redden, mein Junge,
Wird mir bitter schwer.
Er wuchs nicht auf unserm Boden, die Ahnen kannten ihn nicht.
Er weiß nicht vom Segen der Erde und nichts von des Schwertes Gewicht.
Er machte das Haus uns sündig und die schaffende Arbeit zum Fluch, -
Doch – er ward uns also gelehret aus Bibel, Lied und Spruch.

Ach Vater und liebe Mutter, nie wird die Lehre mein!
Wie Korn und Mensch und Eisen
Muß auch der Glaube sein.
Die Ahnen wußten das Rechte. – Wir sind der Enkel Ahn.
Er strömt aus Segen der Erde und des Jahres ewigem Lauf,
Aus des Hauses wärmendem Herde und des Schwertes Klinge und Knauf.

Gesippen und Kameraden, uns formte das gleiche Blut!
Uns trägt die Heimaterde, und führt des Nordens Mut.
Älter als Kirchen und Klöster ist unser Väter Land,
Fester als Priesters Taufe bindet des Blutes Band.
Unser Reich, ihr Brüder, ist von dieser Welt!
Es gesund zu bauen, hat uns Gott bestellt!



Il Regno di questo mondo

Oh madre, amata madre, da dove viene a noi il pane allora?
Figlio mio, cresce dalla terra
Fino a che diviene il fluttuante mare della mietitura
In primavera i campi diventano verdi dei giovani semi.
Sole, vento e pioggia lo fanno maturo per il raccolto.
Macinano il grano i mulini e da questo il fornaio cuoce il pane.
La spada protegge tutto il lavoro e ci difende dal pericolo.

Oh padre, amato padre da dove viene la spada allora?
Figlio mio, viene dal suolo.
Di minerale sono le pesanti pietre.
Dal pozzo giù nella terra profonda il minatore scava e lavora.
Le scorie fondendo si separano dal ferro con la forza potente del fuoco.
Il ferro va alla fucina e con lui il fabbro forgia le armi.
Le portano poi gli uomini e proteggono popolo e case.

Oh madre, amata madre, da dove vengono gli uomini allora?
Figlio mio essi vivono sulla terra natia.
Ed attorno alla loro stirpe.
Generati da sangue e suolo sono uomini, donne e bambini.
Noi tutti siamo i discendenti degli antenati e degli antenati i nipoti.
Il ragazzo diviene giovane, la lotta fa del giovane un uomo.
La donna, il focolare e la fede lo possono preservare libero.

Oh padre, amato padre, da dove viene la fede allora?
Parlare di questo figlio mio,
sarà per me dolorosamente difficile.
Essa non crebbe dal nostro suolo, gli antenati non la conoscevano.
Essa non conosce la benedizione della terra e nemmeno il peso della spada.
Essa ha fatto la casa peccaminosa e l’operoso lavoro una maledizione.
Allora – essa ci fu insegnata dalla Bibbia in canti e versetti.

Oh padre ed amata madre, mai questa sarà la mia dottrina!
Come il grano e gli uomini ed il ferro
deve essere anche la fede.
Gli antenati sapevano il giusto. Noi siamo gli eredi degli antenati.
Essa scorre dalla benedizione della vita e dall’eterno ciclo dell’anno,
dai caldi focolari delle case e dal suono dell’elsa delle spade.

Uomini della stirpe e camerati, ci ha formato lo stesso sangue!
Ci sorregge il suolo della terra natale, ci guida il coraggio dei nordici.
Più vecchia delle chiese e dei chiostri è la terra dei padri,
più forte del battesimo dei preti ci legò il vincolo del sangue.
Il nostro Regno, fratelli, è di questo mondo!
E’ giusto edificarlo, Dio ce lo ha ordinato!



Biografia

Lothar August Arnold Stengel von Rutkowski nasce in Curlandia (oggi Lettonia) sul Baltico a Hofzumberge il 3 settembre 1908 da una famiglia della nobiltà tedesca. Sesto figlio del parroco protestante Arnold von Rutkowski e di Elisabeth von Bahder. Entrambi i genitori furono uccisi dai bolscevichi durante la rivoluzione e Lothar fu adottato dallo storico tedesco Ernst Edmund Stengel e dalla moglie che non avevano figli e vivevano a Marburg sul Lahn. Da allora assunse il doppio cognome Stengel von Rutkowski. Dopo anni di studio nelle università di Vienna, Marburg e Jena di laurea con la tesi “Die Fortpflanzung der thüringischen Bauern”. Medicino, specialista in genetica ed ereditarietà, collaboratore e poi dirigente del Medizinalrat beim Thüringischen Landesamt für Rassewesen di Jena. Si sposa nel 1934 con Monika Hoppe da cui avrà cinque figli. Attivo nei movimenti völkisch dello Jungstahlhelm, Adler und Falken e della Gilde Greif, diviene membro del NSDAP e delle SS. Viene nominato Untersturmführer il 24 marzo del 1934, Obersturmführer il 9 novembre 1934, e Hauptsturmführer il 12 settembre 1937. Riceve diverse onorificenze per meriti sportivi. Amico intimo di Hans F.K. Günther, ne cura la biografia che esce nel 1936. Lavora come medico specialista di ereditarietà nel Rasse und Siedlungsamt (ufficio per la razza e la colonizzazione) diretto da Walter R. Darré. Collabora alle riviste "Volk und Rasse", "Der Norden. Monatsschrift der Nordischen Gesellschaft", "Nationalsozialistischen Monatshefte”. Nel 1941 ottiene la cattedra universitaria a Jena con la tesi Was ist ein Volk? (Che cosa è un popolo). Con l’inizio della seconda guerra mondiale sarà aiuto medico militare delle in Serbia, responsabile medico tra i volontari olandesi SS, kommando sul fronte di Leningrado. Per il suo coraggio si merita la croce di ferro di prima e seconda classe e la decorazione nera dei feriti sul fronte. Fatto prigioniero viene internato in un campo di concentramento sovietico in cui rimane due anni e salva la vita grazie ad una lettera del genitore adottivo che ne nasconde la vera identità e l’appartenenza alle SS. Durante terribile prigionia in condizioni disumane compone questi versi che ben descrivono il suo spirito indomito:

Eins waren wir Menschen,
Die Waffen tragen, -
Aber das war! –
Heute sind wir Getier,
Das vom Gestern nicht weiss
Und von Morgen nichts will. –
Wann werden wir wieder Menschen werden,
Die Willen haben,
Vom Reiche träumen
Und Waffen schmieden
Zu neuem Brückenschlag?
Einst wird kommen der Tag!

Un tempo eravamo uomini,
Portavamo armi, -
Ma questo fu! –
Oggi siamo animali
Che non sanno di ieri
E del domani non vogliono. –
Quando torneremo ancora ad essere uomini,
e avremo la volontà,
di sognare imperi
e di forgiare armi
per la nuova battaglia del ponte?
Un tempo il giorno verrà!


Viene rilasciato il 10 aprile 1949 e torna a Marburg. Trova una situazione completamente nuova. La moglie, diventata cattolica, lo accusa di essere un idealista senza senso della realtà. Non è più la compagna d’un tempo a cui dedicava le liriche “Das Reich dieser Welt. Lieder und Verse eines Heiden”. Il poeta medico attraversa una profonda crisi esistenziale rifiutato dalla famiglia e dalla società. Scrive questi versi desolati:

Ratschlag für Neumond

Vorsicht! Vorsicht!
Häng’ Deinen Geist
Nicht an Menchen!
Gibt Dein Herz, Deinen Leib
Nicht in die Hand
Eines anderen!
Menschen verändern sich:
Die Liebste liebt dich
Plötzich verblasst:
Freunde schrumpfen
zu Karikaturen.
Kinder wandel sich
zu Fremden…

Consiglio per la nuova luna

Attenzione! Attenzione!
Non far dipendere il tuo spirito
dagli uomini.
Non mettere il tuo cuore, il tuo corpo
nelle mani
di un altro!
Gli uomini cambiano sé stessi:
Il più grande amore
all’improvviso svanisce:
gli amici si riducono
a caricature.
I bambini si trasformano
in estranei…



Nel 1950 si separa e ricostruisce la sua vita con l’infermiera Ingeborg Goos, conosciuta durante la prigionia. Si installa come medico di base nella città di Korbach che diverrà la sua nuova patria elettiva. Il medico poeta è tra i fondatori della Freie Akademie, libera associazione per lo studio dell’arte, la filosofia, le religioni. Nel 1956 ne diviene segretario scientifico, posto che manterrà per un ventennio. Dal 1976 diventa presidente collaborando frequentemente alla rivista trimestrale “Wirklichkeit und Wahrheit” e a diversi altri periodici. Lothar Stengel von Rutkowski è autore di svariate opere scientifiche, politiche, letterarie e di moltissime raccolte poetiche. Nel corso della sua lunga esistenza il poeta medico di Korbach ha intessuto una fittissima rete di contatti, amicizie e collaborazioni con moltissimi studiosi,artisti, poeti e scrittori. Ricordiamo tra gli altri le poetesse Vera Hatregg e Isabella Nadolny, i pittori Siegwar Sprotte e Günter Blau, il grafico A. Paul Weber, lo scrittore Ernst Jünger, l’artista Siglinde Kallnbach, la sociologa Helga Goetze lo storico delle religioni Wilhelm Hauer, e lo scrittore e poeta Gustav Frensen. Una biografia completa dell’artista curata da Wolfgang A. Ritter Der Lyriker Lothar Stengel von Rutkowski. Ein Wanderer zwischen Natur und Geist, è uscita presso le Edition L di Lossburg nel 1992.


Bibliografia: con la (P) sono indicare le liriche e le raccolte di versi.


Grundzüge der Erbkunde und Rassenpflege - Berlin Lichterfelde, Langewort Verlag 1934
Hans F. K. Günther, der Vorkämpfer für den nordischen Gedanken – München, Eher Verlag, 1936
Das Reich dieser Welt. Lieder und Verse eines Heiden – Erfurt, Wölund Verlag 1937 (P)
Deutsch auch im Glauben – Erfurt, Verlag Sigrune, 1939
Die unterschiedliche Fortpflanzung der 20000 thüringischen Bauern – München, Lehmann 1939
Der Gang durch das Jahr. Lyrische Aquarelle – Erfurt, Verlag Sigrune 1939 (P)
Was ist ein Volk? Der biol. Volksbegriff - Erfurt, Kurt Stenger Verlag 1940
Wissenschaft und Wert - Jena, Fischer Verlag 1941.
Das naturgesetzliche Weltbild der Gegenwart – Berlin, Nordland Verlag, 1943
Spur durch die Dünen der Zeit – Verlag Marburger Spiegel, Marburg, 1958 (P)
Die Gesichte des Einhorns - Bodman, Hohenstaufen Verlag, 1968 (P)
Auf der Suche nach neuen weltanschaulichen Behausungen – Wirklichkeit und Wahrheit, Heft 3/74
Lebensreligion und Wertidealismus – Tübingen, Studien zur Arbeit der Freien Akademie n.24, 1977
Vogelflug und Seinsminute - Bodman, Hohenstaufen Verlag, 1978 (P)
Im Spiegel des Seins – Bodman, Hohenstaufen Verlag, 1983 (P)
Der Wanderer. Bilder zwischen Tag und Traum.Gedichte - Lossburg, Edition L, 1988 (P)
Zaubereien in Bild und Wort – Korbach, Verlag Hagel, 1990 (con Renate Lanske)


Wolfgang A. Ritter Der Lyriker Lothar Stengel von Rutkowski. Ein Wanderer zwischen Natur und Geist, Lossburg, Edition L , 1992









La poesia Heidenlied è tratta dal libro di liriche Das Reich dieser Welt. Lieder und Verse eines Heiden – Erfurt, Wölund Verlag 1937 illustrato dall’artista Werner Graul (vedi il sito a lui dedicato www.geocities.com/graulwerner/ )