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Discussione: Mutu/os

  1. #1
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    Predefinito Mutu/os

    Saludos…

    Kerìo preguntare una cosa a totus:

    it’est unu Mutu? Sa compositzione poetica, tantu pro nos cumprendere…
    si narat ki siet formada dae ses (6) versos ma bi podent essere mutos formados dae pius versos, oto o deghe, tantu pro narrere…?

    Gratzias meda…

  2. #2
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    Predefinito

    Cantadores" CANTADORIS" DI CAPOTERRA
    IS CANTADAS (LE CANTATE)
    Mutettus, sonettus, goccius e canzonis della regione storica "Caput terrae
    - Cabuderra"
    Di Margherita Atzori
    1. Note introduttive sulla poesia popolare sarda.
    1.1 Breve storia degli studi
    Non si può parlare di poesia popolare di una zona limitata della Sardegna
    senza dare un breve cenno agli studi compiuti nell'isola su questo
    importante argomento.
    Un'analisi approfondita sulla storia degli studi inerenti la poesia sarda
    e quella popolare è stata effettuata nel 1959 da Alberto Maria Cirese (
    "Studi Sardi", vol. XVII, pp. 474 - 625). Dall'opera di questo eminente
    studioso sono state tratte queste brevi note che riassumono l'interesse
    dimostrato da vari ricercatori etnografici.
    Nella seconda metà del secolo XVIII, fu il gesuita Matteo Madao ad
    indicare forse per primo, nelle sue indagini tese a ricollegare il mondo
    sardo all'antichità classica, le denominazioni di mutu e di mutettu,
    identificando con esattezza i caratteri metrici generali di queste forme
    poetiche e fornendo numerosi esempi (M. Madao, Le armonie dei sardi,
    Cagliari 1787).
    Varie antologie di canti popolari sardi, pubblicate nella prima metà del
    secolo XIX, ebbero poco a che fare con la vera poesia popolare poiché si
    trattava di componimenti culti, ignorando mutos e mutettus.Nel 1839
    Vittorio Angius (noto per il suo contributo al "Dizionario geografico
    storico …" del Casalis) diede alle stampe un lungo scritto "Sugli
    improvvisatori sardi", apparso in "Biblioteca sarda", nel quale tratta
    delle modalità delle gare poetiche, descrivendo i metri impiegati ed
    elencando i più noti improvvisatori del tempo.In questo testo si trovano
    gli elementi distintivi delle gare poetiche, che sono un gioco di abilità
    e di ingegnosità contrapposte. Infatti, si legge: "devono i componenti
    poetare sopra temi non comuni e obbligarsi a certe arbitrarie lunghissime
    strofe, nelle quali concorrono tutte le maggiori difficoltà di rime, di
    ritornelli e di verso variante".
    Un contributo importante alla conoscenza della poesia sarda venne anche da
    Giovanni Spano, che nel 1840 pubblicò "L'Ortografia sarda".Anche se Spano
    ignora mutus e mutettus, riportando invece molti testi culti, mette
    comunque in evidenza le espressioni popolari dei canti funebri (attitidus)
    e delle ninna nanne.
    Dei numerosi viaggiatori stranieri che hanno scritto resoconti sull'isola,
    solo il francese Augusto Boullier fece uno studio sui canti popolari
    (1864).
    Di un certo interesse è l'analisi eseguita da Francesco Mango, che nel
    1887 pubblicò "Canti popolari sardi" e "Della poesia sarda dialettale".
    Anni più fecondi furono quelli tra il 1889 e 1893, in cui videro la luce i
    saggi di Vittorio Cian, Egidio Bellorini, Giuseppe Pitrè, Francesco
    Novati, Pier Enea Guarnerio, Filippo Valla, Filippo Canepa, Pietro
    Nurra.Il contributo fornito da Grazia Deledda alla raccolta etnologica,
    difettò di un vero e proprio interesse per la poesia popolare in quanto
    tale.
    Uno studio importante fu invece quello pubblicato nel 1906 in "Archivio
    Storico Sardo" dal linguista tedesco Max L. Wagner, "La poesia popolare
    sarda".Chiarimenti ad alcuni temi riportati dal Wagner vennero fatti da
    Raffa Garzia nella sua interessante opera "Mutettus cagliaritani".
    Nuovi ed esaustivi studi vennero eseguiti successivamente da Paolo Toschi
    e da valenti insegnanti delle università sarde.
    1.2 Forme di canto e di poesia popolare nella Sardegna meridionale
    Max L. Wagner sostiene che le due principali forme di canzone sarda sono
    il mutu ed il mutettu e aggiunge: "chiamo mutu la forma più lunga, più in
    uso nel Nord dell'isola … La forma diminutiva Mutettu l'adopero
    esclusivamente per i canti minori di quattro versi, in uso principalmente
    nel Sud (Campidano)".Ma Raffa Garzia precisa che tale distinzione è poco
    esatta, poiché per il Nord Sardegna si deve parlare di mutu e di battorina
    e per il Sud di mutettus brevi e di mutettus lunghi. Questi ultimi si
    compongono di due parti, come i mutus logudoresi: di una isterria, formata
    da otto versi, e da una torrada o corbetanza (crobetanza).
    Alberto M. Cirese in "Struttura e origine morfologica dei mutos e dei
    mutettus sardi" propone una distinzione più accurata dei diversi tipi di
    mutettus.Li distingue così in due grandi gruppi, i mutettus - versus e i
    mutettus - mutos con torrada minore. Al gruppo dei mutettus - versus
    appartengono quelli dalla forma semplice, cantati ripetendo di seguito
    sterrina e crobetanza e concludendo con il ritornello del trallallera, e
    quelli con is torradas formate da ripetizioni dei versi dello sterrimentu
    e della cobertanza (da altri detta corbetanza, crobetanza, rima), spostati
    in modo da mantenere sempre la rima alterna. I versi di questo gruppo sono
    sempre settenari.Al gruppo dei mutettus - mutos con torrada minore
    appartengono quelli normali, con strutture di base e sviluppi in cambas
    simili ai mutos logudoresi, e quelli "anticipati" o "prolettici", che sono
    usati nelle tradizionali gare poetiche dagli improvvisatori dialettali. I
    versi di questo gruppo sono spesso di misura diversa dal settenario.Nei
    mutettus anticipati o prolettici il cantadori ripete il verso iniziale
    dello sterrimentu alla fine dello sterrimentu stesso e, nella cobertanza,
    conclude ognuna delle cambas, anticipando il verso dello sterrimentu che
    dovrà dare inizio alla camba successiva. Questi mutettus hanno in genere
    sterrimentus assai lunghi (da otto a undici versi) e crobetanzas di soli
    due versi "i quali - scrive Cirese - fin dalla loro prima enunciazione,
    contengono tutte le parole necessarie a chiudere le rime aperte dallo
    sterrimentu.In alcuni casi, quando l'abilità del compositore è da tanto,
    le parole dei due versi della cobertanza sono disposte secondo un ordine
    rigoroso di corrispondenza con i versi dello sterrimentu: l'ultima parola
    del secondo verso della cobertanza rima con il primo verso dello
    sterrimentu, l'ultima del primo verso con il secondo e così via, sempre
    retrocedendo. Quando il componimento rispetta questa regola si dice che è
    in 'scala poetica'".
    Tra le forme più tipiche di poesia popolare vi sono is sonettus (i
    sonetti), caratterizzati da 14 versi riuniti in due quartine e due
    terzine. In genere sono il frutto di un'attenta elaborazione e si possono
    anche cantare. Forme di canzoni piuttosto elaborate, create per dimostrare
    la propria abilità poetica di scomposizione e ricomposizione dei versi,
    sono le canzonis arretrogadas.
    Le canzonis a curba sono invece composizioni lunghe, epico - narrative o
    satiriche, formate da gruppi di otto o nove versi.Determinante è il gruppo
    dei versi di chiusura, che contiene l'insegnamento che si vuole impartire
    e che si chiama ultima curba (serrada).
    Un canto improvvisato con versi molto semplici, tipico della Trexenta, è
    sa repentina. Il più noto esponente di questo popolaresco tipo di canto è
    Peppino Ghiani di Samatzai.
    Non si possono dimenticare i goccius e le laudas, composizioni spesso a
    carattere religioso, formate da sequenze di ottave, precedute e concluse
    da una quartina.I goccius si cantano seguendo un schema musicale tipico,
    rimasto immutato nel tempo.
    Sono invece in declino i canti funebri, is attitidus, che le prefiche di
    professione intonavano davanti al feretro di un morto. Qualche attitidu
    viene pronunciato dalle donne più anziane, ma sempre più raramente. Si può
    dire che questa tradizione stia scomparendo.
    2. Intervista al decano dei cantadoris campidanesi, tziu Fideli Lai
    Federico Lai, che i capoterresi e gli amici chiamano "tziu Fidei", è nato
    a Capoterra il quattro settembre 1916. Pur avendo 85 anni, non rifiuta
    quasi mai gli inviti che i comitati delle feste patronali dei vari paesi
    del campidano gli rivolgono per partecipare alle sfide canore delle
    cantadas. La sua vena poetica non si è ancora esaurita e, attualmente, è
    considerato il decano dei cantadoris campidanesi.Il nonno materno era di
    Ortueri e lavorava come cantoniere nella strada ferrata a scartamento
    ridotto che collegava la miniera di S. Leone al pontile d'imbarco di
    Maddalena. Il padre era invece di Teulada e si stabilì a Capoterra come
    carrettiere.
    Il maestro di poesia popolare che indusse Federico Lai ad intraprendere la
    strada dell'improvvisazione dialettale, fu il cantadori Francesco Loddo di
    Cagliari. Ma Lai ammette di aver raccolto insegnamenti anche da Francesco
    Farci, di Cagliari, e Luigi Taccori, di Sestu. Partecipò alla sua prima
    gara poetica all'età di ventuno anni, in occasione della festa di S.
    Barbara che si svolgeva a Capoterra.Si sposò nel 1941 con Felicita Cortis,
    dalla quale ha avuto dieci figli. Nel gennaio del 2001 ha pubblicato un
    libro, "A sa moda campidanesa" , nel quale ha raccolto molte delle sue
    opere poetiche in lingua sarda.
    Questa è l'intervista che mi ha concesso.
    Domanda. - A quante cantadas partecipa in genere nel corso di un anno?
    Risposta. - Partecipu a trinta garas poeticas a s'annu. (Partecipo a circa
    30 gare poetiche all'anno).
    D. - Quali gare ricorda con maggiore simpatia?
    R. - Una a Sinnai, "Sa cantada de su ristoranti". Franciscu Loddo hiat
    cumenzau aici.
    Sterrina - "Occannu puru po Santa Eleni / A Sinnai invitau m'hanti / Su
    comitau creu chi hapada/ aggradessiu su si arrespustu / Occannu puru po
    Santa Eleni …"
    Rima -"Amigus s'invitu a custu ristoranti / aundi nanta ca si pappat
    beni".
    Deu hapu arrespustu.
    Sterrina -"Su rispettabili comitau / chi du ringrazi m'est giustu doveri /
    unidamenti a s'obreri capu / chi m'hat bofiu includi in sa scheda / de is
    catadoris scaltrus …"
    Rima - "Accettu s'invitu cun meda prexeri / comenti atrus dd' hapu
    accettau".
    Arregordu puru cun prexeri sa 'cantada de sa guardia giurada', fatta a
    Quartucciu trint'annus fai; teniat una bella allegoria. (Una a Sinnai, "la
    cantada del ristorante". Francesco Loddo ha iniziato così. Sterrina,
    "Anche quest'anno per S. Elena / A Sinnai mi hanno invitato / Il comitato
    credo che abbia / Gradito il si risposto / Anche quest'anno per S. Elena …
    Rima, "Amici vi invito a questo ristorante / dove dicono che si mangia
    bene". Io ho risposto. Sterrina, "Il rispettabile comitato / che lo
    ringrazi mi è giusto dovere / unitamente all'obriere maggiore / che mi ha
    voluto includere nella scheda / dei cantadoris scaltri ..." Rima, "Accetto
    l'invito con molto piacere / come altri ne ho accettato". Ricordo anche
    con piacere la "cantada della guardia giurata", fatta a Quartucciu 30 anni
    fa; aveva una bella allegoria).
    D. - Quanti sono gli improvvisatori che in genere partecipano ad una
    cantada?
    R. - Sa norma est quattru, massimu cincu. (La norma è quattro, al massimo
    cinque).
    D. - Chi propone il tema della gara e decide la successione di coloro che
    devono cantare?
    R. - Una cantada si podit fai a tema o a argumentu. In cussa a tema est su
    comitau chi fait su tema: sa bagadia, sa fiuda, su sposu, s'arriccu, su
    poberu … Una bona parti si cantat a argumentu. Po sciri chini cumenzat, su
    comitau fait quattru billettus, scriendi unu, dus, tres, quattru. A chini
    ddi bessit s'unu, cumenzat sa cantada. E chini cumenzat sa cantada depit
    serrai. (Una cantada si può fare a tema o ad argomento. In quella a tema è
    il comitato che propone il tema: la nubile, la vedova, lo sposo, il ricco,
    il povero … Una buona parte si canta ad argomento. Per sapere chi inizia,
    il comitato fa quattro biglietti, scrivendo uno, due, tre, quattro. Chi
    trova l'uno, inizia la gara. E chi inizia la gara deve portarla a
    conclusione).
    D. - Come è strutturato il mutettu?
    R. - Sa prima parti si narat "sa sterrina", poi c'est "sa rima". Sa
    sterrina est fatta de ottu versus, massimu noi; cun dexi è foras de norma.
    Custu est un'esempiu pigau de una cantada chi hapu fattu cun Franciscu
    Loddo de Casteddu. Su tema fiat "su conclavi".
    Sterrina: "Po m'arrostiri una scantus anguiddas / ca s'or'e prandi
    est'accanta / o Teresa su fogu alluas/ e poi in sa mesa prepara/ cussu
    binu a ogu 'e perdixi/ chi mandau m'hanti de Seui/ e cun pisurci coimì sa
    corda/ de s'angioni chi seu scroxendi".
    Rima: "Succedendi a tui sa tiara santa/ regorda de benedixi duas biddas".
    (La prima parte si chiama "sa sterrina", poi c'è "sa rima". La sterrina è
    composta di otto versi, massimo nove; con dieci è fuori norma. Questo è un
    esempio preso da una cantada che ho fatto con Francesco Loddo di Cagliari.
    Il tema era "il conclave".
    Sterrina: "Per arrostirmi una paio di anguille/ che l'ora del pranzo è
    vicina/ o Teresa accendi il fuoco/ e poi sulla tavola prepara/ quel vino a
    occhio di pernice/ che mi hanno mandato da Seui/ e cuocimi le interiora
    con i piselli/ dell'agnello che sto scuoiando".
    Rima: " Accadendo a te la santa tiara/ ricorda di benedire due paesi").
    D. - Cosa bisogna fare per diventare cantadori?
    R.- De pagu unu est beniu aund'e mei po ddu imparai a cantai. Mi boliat
    donai 35 millionis. In ca fut nasciu - mi seu nau de mei a mei - custu mi
    bolit fai arrestai. Deu d'hapu arrespustu: "Si tui ses nasciu cantadori,
    no importat a spendi millionis e ni nudda, diventas cantadori. Ma si non
    ses nasciu po cantai, mancai ddi spendas centu de millionis non diventas
    cantadori".(Da poco è venuto da me uno per insegnargli come si canta. Mi
    voleva dare 35 milioni. Da dove è uscito costui - mi sono detto - mi vuole
    far arrestare. Io gli ho risposto: "Se sei nato cantadori, non importa che
    tu spenda milioni o altro, diventi cantadori. Ma se non sei nato per
    cantare, anche se ne spendi cento di milioni non diventi cantadori").
    D. - Di quanti giri (interventi dei cantadoris) si compone una cantada?
    R. - Sa regula hiat depi essi dexi girus ma è raru chi si nerint 36
    mutettus po cantada. Minimu siat depi cantai po quattru oras, ma immoi is
    tempus funti cambiaus, tres oras andant beni.
    (La regola dovrebbe essere dieci giri ma è raro che si dicano 36 mutettus.
    Minimo si dovrebbe cantare per quattro ore, ma ora i tempi sono cambiati,
    tre ore vanno bene).
    D. - Si dice che sa sterria sia solo un espediente poetico per attrarre
    l'attenzione degli spettatori sulla bravura del poeta dialettale nel
    mischiare i versi, e che l'argomento del tema sia trattato solo nella
    rima, o crobetanza. È vero?
    R. - Sì. S'argomentu è totu in sa rima, ma cussu chi contat est su chi si
    narat in sa sterrina, mancai non c'intrat nienti cun s'argumentu.
    (Si. L'argomento è tutto nella rima, ma quello che conta è quello che si
    dice nella sterrina, anche se non c'entra niente con l'argomento).
    D. - Nelle gare poetiche c'è anche il coro, detto basciu e contra (o
    contra bo), che funge da supporto vocale. Mi parli della sua importanza.
    R. - Senza basciu e contra no si porit cantai poita su coru est s'armonia
    e sa musica de sa cantada. E poi permittit de donai su tempus a su
    cantadori de preparai sa sterrina successiva. Su coru est formau de duas
    personas espertas e de bona boxi.
    (Senza basciu e contra non si può cantare perché il coro è l'armonia e la
    musica della cantada. E poi permette di dare il tempo al cantadori di
    preparare la sterrina successiva. Il coro è formato da due persone esperte
    e di buona voce).
    A conclusione dell'intervista, tziu Fidei mi ha concesso la possibilità di
    riportare uno dei sonetti pubblicati nel suo libro "A sa moda
    campidanesa", della Sud Ovest Edizioni. Ho scelto il seguente, mettendo a
    fianco una mia personale traduzione in italiano, che nel libro non
    compare.
    Testo originale Traduzione non presente nel libro
    Su cuaddu Il cavallo
    Su poberu est che cuaddu domau
    De is stangas no ddi bessit mai
    Tenit pagu de si pasiai
    Tirit su carru o tirit s'arau.
    De s'abbisongiu est affuettau
    Ddi benid'ammaroll'a camminai
    A dom'e su meri po accarrigiai
    Lori axina e trigu messau.
    Su meri gei tenit pezz'e binu
    Pani casu e latti callenti
    Bistiris bonus de dogna talla.
    E su cuaddu poberu mischinu
    Ndi podit scabulli solamenti
    Calencunu cadinedd'e palla.
    Il povero è come un cavallo domato.
    Dalle stanghe non ne esce mai
    Ha poco tempo per riposarsi
    (Sia che) tiri il carro o tiri l'aratro
    Dalla necessità è fustigato.
    Gli viene per forza a camminare
    A casa del padrone per trasportare col carro
    Cereali, uva e grano mietuto.
    Il padrone possiede sì carne e vinoPane,
    fomaggio e latte caldo
    Vestiti buoni di ogni taglia.
    Ed il cavallo povero, meschino
    Ne può recuperare solamente
    Qualche cestinetto di paglia



    3. Salvatore Piano, il poeta dialettale morto nel 1992, stimato per la sua
    bravura.
    Salvatore Piano, che i capoterresi chiamavano tziu Boiccu Piau, si spense
    a Capoterra il quattro febbraio del 1992, destando profonda commozione tra
    gli abitanti del paese e di tutta la categoria dei cantadoris campidanesi.
    Aveva 88 anni, essendo nato il sei agosto del 1904. Considerato uno dei
    più importanti improvvisatori dialettali campidanesi, l'amministrazione
    comunale di Capoterra ha voluto onorarlo con una lapide ricordo, apposta
    sul muro del Vico Matteotti in cui abitava.
    Le regole dell'arte dell'improvvisazione Piano le aveva apprese da Efisio
    Murru, il "Petrarca di Cagliari", il suo maestro. La prima vera gara
    poetica alla quale partecipò si tenne a Capoterra il 9 giugno 1922. Tziu
    Boiccu era appena diciottenne e dovette confrontarsi con il "grande"
    Efisio Loni di Monserrato, Luigi Sitzia di Quartu, Antioco Marras di Pula
    e Luigi Taccori di Sestu. Piano cantò per quinto. Di quella gara poetica
    si trascrive del primo giro il mutettu di Loni e quello di Piano, che
    cantò per quinto.
    Loni
    Sterrina: Cudd'infami Pilatu/ a Cristu hiat sentenziau/ cun su vili populu
    escrugniu/ chi ddu cundannada a sa morti./ E cun su tristu mantu de luttu/
    prangiada sa Nostra Signora/ ma risuscitada s'altu tribunu/ a poi de tres
    dis mortu creu.
    Rima: Seu ancora forti impressionau/ de unu bruttu sogniu fattu.
    Piano
    Sterrina: O populu po ti rendi conzolu/ a su palcu seu arziau/ po
    dipendenza de su Comunu/ comenti novellu cantanti/ po onorai se su
    miu terresti/ e in is versus chi incolonnu/ a is erroris
    fazz'attenzioni/ a su giustu d'hap'a nai giustu/ e mi cuntentu de su
    pagu miu/ ma aspiranti a essi prus valenti.
    Rima: Comenti in custu sonnu tanti turmentu/ sciu chi Loni esti unu
    rusignolu.
    Si trascrive, inoltre, un mutettu di Piano sull'origine del mutettu
    stesso.
    Sterrina: A Col De Rosso e a su Tirolu/ e altrus settoris, sciu/ a
    Gorizia, Trentu e Triesti/ po chi torressinti a sa Patria digna/ de
    redenni hiat dispostu/ cun is atras chi hapu nau/ Pola, Fiumi e
    Caporettu.
    Rima: Su mutettu nostu esti spagnolu/ portau in Sardigna e
    ingentiliu in Campidanu.

    Si riportano infine dei versus in onore del folclore sardo, scritti da
    Salvatore Piano nel 1973.
    1. Sterrina: Po su divertimentu de nottesta/ una parti deu m'assumu.
    Rima: Unu figurinu bistiu in costumu/ heus portau a in custa festa.
    2. Sterrina: Po sa genti de su cantai amiga/ a cantai hapu pigau
    postu.
    Rima: Su figurinu esti su versu nostu/ bistiu e cantau totu a
    s'antiga.
    3. Sterrina: Su chi est veru cantadori/ cantada s'usanza antiga e
    s'odierna.
    Rima: Custu figurinu o genti moderna/ teneiddu caru ca si fait
    onori.

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    eh.. scusa, è un pò lungo....non l'ho manco letto, chiaramente non l'ho scritto io, ce l'avevo da qualche parte...nel computer
    ciao

  4. #4
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    Predefinito Re: Mutu/os

    Originally posted by Tomatito
    Saludos…

    Kerìo preguntare una cosa a totus:

    it’est unu Mutu? Sa compositzione poetica, tantu pro nos cumprendere…
    si narat ki siet formada dae ses (6) versos ma bi podent essere mutos formados dae pius versos, oto o deghe, tantu pro narrere…?

    Gratzias meda…
    Hola Tomatito,

    eia, sos mutos logudoresos podene essere formados dae pius versos: deghe, undighe ....
    Intre totus is chi hant iscrittu de is mutos/mutettus (M. L. Wagner, Raffa Garzia, etc.) ti potzu nai ca is allegas de M.L. Wagner sunt, abbisumiu, is prus discantzosas e a ddas cumprendiri e a ddas sboddicai. Segundu M. L. Wagner , is duas maneras de cantai in sardu prus nodidas sunt su mutu e su mutettu. Su mutu est su cantidu prus longu e si umperat in su Cabu 'e susu 'e sa Sardinia; su mutettu, intamis, est su prus curtzu e si umperat me' in su Campidanu e, giai sempiri, est de cuaturu peis fetti, sodighius de su cantu a trallallera.
    Raffa Garzia e M. L. Wagner nàrant, chen'e duda peruna, chi siant imparentaus cun is "coblas" ispanniolas e, in medas de custus, si podint arreconosci is "cantigas de amigo" e sos mutos torrados lugudoresos, podint assimbilai a is "romances gosados".

    Es. de mutu cun isterrida e torrada de Metodiu Dalu (s'isterrida est sempiri sa matessi, sa torrada no, mudat):

    Isterrida:

    T'istimo e sufro donz'ora
    ca bramo s'amore puru,
    però no so siguru
    chi tue m'ames ancora.

    Torrada:

    S'esser tou donosu
    mi faghet dilliriare,
    in su tantu pentzare
    mai no tenzo gosu,
    a s'ora 'e su reposu
    mi faghes sonniare.


    Es. de Mutettu:

    Su santu eremitanu
    chistionat cun s'istella;
    su celu de beranu
    luxit che madreperla.

    Saludos.

  5. #5
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    no poto ke narrere gratzias de coro siet a janluca ki a Perantoni pro sa disponibilidade e sa cumpetentzia!!!

    gratzias de aberu!!

 

 

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