L’uomo dell’Hilton ha colpito ancora
È ormai di plateale evidenza il gioco al massacro che si sta scatenando in tutta Italia sulle candidature della lista Mussolini, senza che analoghe verifiche vengano effettuate sulle altre liste. Non so quale sarà il verdetto che il Tribunale del Lazio esprimerà sul problema, ma conoscendo l’onestà e la buona fede della candidata, sono autorizzato a pensare che chi ne temeva il confronto le abbia teso una trappola. Dico questo perché il caso non ha precedenti nella nostra democrazia. E non perché fatti analoghi non siano avvenuti, ma perché era prassi consolidata soccorrere le liste in difficoltà, per offrire la più ampia possibilità di scelta alla volontà popolare. Due esempi per tutti: la Democrazia Cristiana nella Romagna rossa del 1948 (per il soccorso ricevuto dalle parrocchie) e lo stesso MSI a Sesto San Giovanni e altrove, nei tempi in cui uccidere un fascista non era reato.
Che si tratti, invece, di una ignobile macchinazione, lo comprova il furioso accanimento con cui l’interessatissimo presidente della Regione Lazio, ha promosso l’indagine, giungendo persino a censurare con motivazioni politiche i consiglieri che ne avevano avallato le firme. Non dirò del pusillanime suo sottrarsi al democratico confronto, che pure sarebbe stato utile a verificare gli effetti delle sortite di Fini a Tel Aviv, ma non posso non rilevare la meschina gratuità delle accuse rivolte alla concorrente, circa una presunta sua connivenza con lo schieramento della Sinistra. Pure illazioni non comprovate da fatti, che solo l’alto grado di chi le ha divulgate ha fatto passare per vere. Mentre vera è stata invece, agli occhi di tutti, l’ignobile campagna da lui orchestrata contro la Mussolini (con l’aiuto di Fini e di tutto il partito), che ha visto ricompattarsi tutto lo storico culturame antifascista, compresa la comunità ebraica e la stampa affine, europea e americana.
Ma l’ipocrisia e la doppiezza di quest’uomo non sono una novità. Ricordiamo quando fece da parafulmine a Fini, dopo le esternazioni di questi sul «fascismo male assoluto», simulando la famosa contestazione dell’Hilton, per trattenere la gran folla indignata che minacciava di abbandonare il partito. Ora la manfrina è finita, lui è rientrato nei ranghi, e i due sono di nuovo insieme a sbarrarci la strada. Il colpo che ci hanno inferto è stato duro, ma forse è servito a compattarci meglio. Riderà meglio chi riderà ultimo. La storia insegna che due furbi non sono mai buoni compari: prima o poi l’uno la farà all’altro… e allora la verità vera di questa vicenda salterà fuori.
Che dire? Per ora il vincitore è lui, il presidente della Regione in carica, che abbiamo ammirato in TV, tronfio e gongolante, compiacersi pubblicamente di aver eliminato un concorrente, per di più donna, per evitarne il confronto elettorale. Quali garanzie di lealtà democratica possa offrire agli elettori un presidente siffatto, non so immaginare. Risponderà ancora che «è meglio Storace»? Ma anch’io che vado dicendo? Ipocrisia e doppiezza sono degli eufemismi. Se dovessi usare un aggettivo per qualificare quest’uomo che manda allo sbaraglio i suoi più vicini collaboratori, con il sottinteso «o fai questo o non ti faccio rieleggere», non troverei neppure il termine adatto… perchè non c’è nel vocabolario.
Enzo Schiuma




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