“Punto e a capo” voleva processare la regione Toscana
Vladimiro Frulletti
18 Marzo 2005
FIRENZE
«È stata quasi una forma di censura preventiva.
Siamo stati sottoposti a un fuoco di sbarramento.
A un fuoco di fila.
Ma per non turbare la campagna elettorale, se mai l’avessimo turbata, e per tutelare l’azienda abbiamo deciso di non mandare in onda il servizio del collega Gennaro Sangiuliano».
Così quando le dieci di sera sono passati da pochi minuti, e a “Punto e a capo” han già parlato per una buona mezz’ora (ospiti Tremonti e D’Antoni) di:
odio per la cocacola,
comunisti (versante Prc),
dazi e tasse (abbassate da Berlusconi),
Giovanni Masotti spiega che il servizio sugli sprechi di 5 regioni (Toscana, Emilia, Campania, Calabria e Sicilia) non va più in onda.
Una retromarcia completa.
Giustificata (sarà un caso?) con le stesse parole («censura preventiva») utilizzate dai rappresentanti del centrodestra nella commissione di vigilanza della Rai.
«Censura preventiva» per spiegare che ieri sera “Punto e a Capo” non è riuscito a metter sul banco degli imputati alcune Regioni (tre di centrosinistra), a pochi giorni dal voto, senza dar loro possibilità di replica.
A RaiDue volevano spiegare soprattutto come la “rossa” Toscana “butta via” i soldi in consulenze, senza però far parlare il presidente regionale Claudio Martini.
Insomma un processo senza possibilità di difesa per l’imputato.
(come per l'AGGUATO sul G8: NdMrB.)
Ma Martini ha deciso di non farsi processare in Tv, tanto da annunciare «ogni iniziativa utile a tutelare l’immagine» della Regione Toscana. In verità Masotti (che tempo fa mise in piedi una puntata riparatrice per Totò Cuffaro, presidente siciliano del Polo) un tentativo di invitare Martini l’aveva fatto.Ieri pomeriggio, a poche ore dalla messa in onda del programma e dopo le proteste (compresa quella del presidente della commissione di vigilanza Claudio Petruccioli) arrivate al direttore generale della Rai Cattaneo. «Una presa in giro» aveva commentato il presidente toscano Martini: «evidentemente Masotti resosi conto di aver commesso una violazione delle regole ha cercato di rimediare». Petruccioli (raggiunto dalla proteste di Martini e di vari parlamentari del centrosinistra) infatti aveva chiamato Cattaneo per ricordargli che in Italia ci sono leggi da rispettare: in questo caso garantendo il diritto di replica. E il tempo per dare diritto di risposta c’era. I contenuti della trasmissione infatti erano noti, anche se non a tutti. L’avvertimento su cosa stavano preparando in trasmissione era stato dato dal Giornale della Toscana. Un piccolo articolo che spiegava che «si parlerà anche degli sprechi nelle regioni, con un occhio particolare alla Toscana e alla giunta Martini nella puntata di “Punto e a Capo” in onda...». Ma nessuno dalle parti dell’Ulivo toscano, e tanto meno Martini, ne sapeva nulla. Forse perché doveva essere una sopresa pre-elettorale. Una mancanza che ha fatto intervenire i parlamentari Ds Gloria Buffo, Vittoria Franco e Giuseppe Giulietti e il leader dei Verdi Pecorario Scanio. I componenti del Polo in commissione di vigilanza han parlato ovviamente di tentativi di «censura preventiva» facendo notare che sul banco degli imputati oltre la Toscana c’erano anche Sicilia, Calabria, Campania e Emilia.
Un caso certo, ma di 14 Regioni che andranno al voto il 3 e 4 aprile tre sono governate dal centrosinistra (Toscana, Emilia e Campania), e una sola dal Polo, la Calabria, visto che in Sicilia non si voterà.




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), figurarsi se arriva a concepire una cosa simile...
