Risultati da 1 a 5 di 5

Discussione: Vai Renato!!!

  1. #1
    Silvioleo
    Ospite

    Talking Vai Renato!!!

    IRAP: si segua la linea Brunetta

    Si eliminino, insieme, l'imposta e i contributi alle imprese


    La proposta del Consigliere Economico del Presidente del Consiglio Renato Brunetta di abolire l’Irap e, contestualmente, eliminare ogni forma di trasferimento alle imprese va fatta propria dal governo. Secondo Alberto Mingardi, direttore del dipartimento “Globalizzazione e concorrenza” dell’IBL, infatti, “questa è un’opzione davvero liberale che determinerebbe assieme l’eliminazione di un’imposta e di quei perversi meccanismi redistributivi che distorcono il mercato e il sistema dei prezzi”.
    “L’Europa offre ai nostri governanti un’occasione che non devono lasciarsi sfuggire e anche se in apparenza questa doppia ‘soppressione’ sembra non modificare nulla, l’economia italiana ne trarrebbe enormi benefici”.
    Secondo l'IBL, in effetti, “non solo non vi è coincidenza tra chi paga l’Irap e le imprese sovvenzionate, e anzi sono non di rado le imprese più efficienti quelle che più pagane e le imprese più inefficienti quelle che ricevono maggiori fondi. Ma questa saggia soluzione suggerita dall’on. Brunetta avrebbe il merito di eliminare, in un sol colpo, il potere del ceto politico che oggi assegna tali risorse e gli oneri burocratici connessi tanto all’Irap come ai meccanismi di elargizione dei finanziamenti pubblici”.

  2. #2
    Silvioleo
    Ospite

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    Togliere l'Irap, e togliere i sussidi

    Il partito delle tasse e il partito della libertà

    di Marco Bertoncini

    Diamo per scontato quel che ancora (purtroppo) non è: che l’Europa cassi l’Irap dall’ordinamento tributario italiano. Ebbene, sarà un’occasione senza eguali per misurare i due partiti: quello fiscalista e quello della libertà.

    Sul piatto sta una cifra fuori misura: 33 miliardi di euro. Sostengono i tassatori: poiché si aprirebbe un buco spaventoso nel bilancio dello Stato, bisogna studiare come porvi rimedio. Già si formulano ipotesi: aumentare l’Iva; introdurre una nuova imposta sul lavoro; colpire gli utili delle imprese. Principio cardine: l’invarianza di bilancio. Che sia diffusa la tentazione di considerare la vicenda europea dell’Irap alla luce esclusiva delle entrate pubbliche lo attestano le medesime parole di Berlusconi a Bari, con la promessa della soppressione – sì – dell’Irap a partire dal 2006, ma con sfumata riserva sull’ulteriore riduzione dell’imposta sui redditi. Insomma, perfino Berlusconi, da sempre quasi solitario campione del taglio fiscale, è prudente.

    Il partito dei tassatori ha con sé il nume tutelare dell’Irap, l’ex ministro delle Finanze Visco, e in generale la sinistra, che sempre più va qualificandosi come coalizione mirante all’incremento fiscale. Non solo il Bertinotti antiproprietà privata; non solo la Melandri, che con ingenuità o chiarezza dichiarava dovere la sinistra proclamarsi contraria alla diminuzione del carico tributario; non solo Epifani, schierato per la patrimoniale; ma perfino Rutelli, il quale predica la contrarietà al modello americano del taglio delle tasse e difende, invece, il mitico, salassante e inefficiente “Stato sociale”. Ricordiamo un elemento non citato negli ultimi giorni: l’Irap ha un padre legittimo, Visco, e un padre naturale, Franco Gallo, ora giudice costituzionale e autentico inventore scientifico dell’imposta, il quale è stato incaricato di difendere la legittimità costituzionale della legge istitutiva dell’Irap. E la Corte costituzionale ha infatti generosamente graziato l’Irap, a differenza degli organi europei.

    Il partito della libertà, invece, ha margini assai meno ampi. Privo o quasi di seguaci a sinistra (parlamentari come Franco Debenedetti e piccoli gruppi d’opinione come il Riformista restano isolati), il partito anti-tasse arranca pure sull’altro fronte. Nel centro-destra, infatti, si continua sia ad incrementare le accise (vedasi il recente decreto-legge sulla competitività), sia a chiedere l’incremento di quelle esistenti (sui carburanti), sia a postulare l’invenzione di estrose nuove forme impositive (sui cibi!). All’opposto dei tassatori, il partito della libertà giudica positivamente il buco creato dalla cassazione dell’Irap: non si devono trovare equivalenti introiti, bensì trarre felice occasione per sopprimere altrettante uscite. Insomma: se l’Europa priva la Repubblica Italiana di 33 miliardi di imposte, il partito delle tasse si arrovella per recuperare 33 miliardi di tasse, mentre il partito della libertà si preoccupa di tagliare 33 miliardi di spese.
    L’europarlamentare Renato Brunetta, da qualche mese consigliere economico di Berlusconi, ha indicato la strada più semplice: via l’imposta sulle imprese, via i trasferimenti alle imprese. Una semplificazione parallela, politicamente encomiabile ed economicamente valida. Ridurre il peso dello Stato nell’economia non può che avere conseguenze politiche buone, perché incrementa la libertà.

  3. #3
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    GEORGE: Ringraziate zio Silvio, vi rimanda a casa e ve la detassa pure
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    Montezemolo diceva: "per ogni euro in meno di agevolazione un euro in meno di irap"

    Per una volta tanto anche confindustria potrebbe essere d'accordo...


    Condivido la conclusione della seconda analisi. Il taglio di spesa di 33 miliardi di euro è il vero uovo di colombo.

  4. #4
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    Molto interessante. Bisognerà comunque, come sempre, lottare...

  5. #5
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    L'idea non mi dispiace affatto

 

 

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