Roma. Il conservatore William Saletan, corrispondente del magazine liberal Slate e autore di “Bearing Right: How conservatives won the abortion war” (University of California Press), la settimana scorsa era alla Pontificia Università Regina Apostolorum di Roma, a seguire il dibattito a porte chiuse sulle cellule staminali.
Tre i punti in discussione: la ricerca alternativa di William Hurlbut, l’utilizzo di embrioni “morti” e la loro adozione.
Hurlbut, fisico della Stanford University e membro del Comitato di bioetica della Casa Bianca (intervistato dal Foglio il 12/01/05), sta lavorando al cosiddetto “trasferimento nucleare”, cioè all’estrazione di cellule staminali embrionali da una sorta di tessuto, “ simile a un embrione”, un “artefatto biologico”.
Formulazione quantomeno ambigua, visto che si tratta dello stesso metodo usato per clonare la pecora Dolly.
Il metodo ha ricevuto il via libera del governatore del Massachusetts, Mitt Romney. “Ciò che proponiamo è la creazione di entità che non raggiungeranno mai lo stadio della vita umana – ha detto Hurlbut, contrario alla sperimentazione sugli embrioni sovrannumerari – Sarebbe una creazione umana a fini umani”.
Due esperti della Columbia University, Don Landry e Howard Zucker, si sono occupati invece della morte dell’embrione, definita come “arresto irreversibile della divisione cellulare”, e della possibilità di fare ricerca a questo stadio.
Saletan ha esposto le molte posizioni emerse durante i lavori.
Charles Krauthammer ha definito l’idea di Hurlbut ripugnante: “Non sono sicuro che dobbiamo creare questi bizzarri organismi”.
Robert George, che insegna a Princeton e, come Krauthammer, siede nel board del Consiglio di bioetica, la giudica invece fattibile perché non crea un vero embrione. A Krauthammer ha detto che la ripugnanza non è un problema morale. Krauthammer gli ha risposto che è “ripugnante, bizzarro e solo in qualche modo umano. E’ una questione morale”.
Era d’accordo con lui l’altro membro del Comitato di bioetica, Michael Sandel, della facoltà di Harvard, il quale ha detto che è “una proposta raccapricciante”.
Peter Lawer, docente al Berry College, Mary Ann Glendon di Harvard e Alfonso Gomez-Lobo di Georgetowen, hanno sottoscritto la proposta di Hurlbut.
Il domenicano Nicanor Austriaco, docente al Mit del Massachusetts, ha sostenuto la ricerca perché non pone questioni teologiche.
Erich Cohen, protetto di Leon Kass e direttore di The New Atlantis, si è detto invece spaventato da una simile sperimentazione, perché “crea esseri umani che sono un po’ meno umani e deforma la nostra comprensione”. E ha proposto di tornare agli ovociti, limitando la produzione in sovrannumero di embrioni.
Padre Tadeusz Pacholczyk si è detto contrario all’adozione di un embrione da parte di una donna che non è la madre legittima.
Padre Thomas Williams gli ha risposto che si tratta di un “atto di carità giustificabile”.
“I cattolici erano chiari su ciò che è morale e ciò che non lo è. Gli ebrei erano incoerenti”, racconta Saletan.
Il cattolico Robert George ha accusato l’ebreo Charles Krauthammer di distinguere in modo sofistico fra “creatura” e “uomo”.
Saletan ha chiesto a padre Austriaco quali fossero le differenze fra ebrei e cattolici nella discussione in corso sull’embrione.
“Gli ebrei seguono il commento, i cattolici l’autorità. Gli ebrei si fidano dell’intuizione, i cattolici della ragione”.
Cohen ha fatto l’esempio di Kass, presidente del Comitato di bioetica, un agnostico sullo status dell’embrione. Lo usa come limite, più preoccupato da una società e da una scienza biomedica che manipola gli esseri umani. Cohen ha detto che Kass “è terrorizzato da ciò che creiamo, più che da quello che distruggiamo. I cattolici hanno molta più confidenza degli ebrei con la teologia. Gli ebrei sollevano trentasei domande su una questione, i cattolici sette”.
Padre Williams, preside della scuola teologica del Regina Apostolorum, al Foglio ha detto che, a differenza dei cattolici, “non esiste una posizione ebraica su molti di questi temi”.
(gm) su il Foglio del 18 marzo
saluti




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