Di recente l'ex ministro comunista della giustizia del fronte ulivetano ha incontrato gli hezbollah libanesi, e ancor più di recente ha negato non solo che si tratti di un movimento terrorista, ma persino di un movimento genericamente integralista ed estremista..........Sul Corriere della Sera Galli della Loggia mette in luce la mentalità meschina della sinistretta nostrana, pacifinta e antimeriKAna....
"Corriere della Sera del 17/03/2005
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La «primavera» che non mobilita la sinistra
Libano, i silenzi democratici
Ernesto Galli Della Loggia
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Negli ultimi anni la politica estera spesso ha rappresentato per lo schieramento di sinistra un terreno minato che ne ha messo ripetutamente in crisi l’unità. In questi giorni, però, e proprio sullo scacchiere cruciale del Medio Oriente, si sta presentando l’occasione perché le cose cambino, perché il centrosinistra possa dare finalmente un’immagine non solo unitaria, ma anche coerente e forte delle sue posizioni e dei suoi principi.
E’ noto su quale punto in particolare, a partire dall’11 settembre (ma anche prima), nella sinistra si manifestano tensioni e contrasti, ogni volta a malapena ricomposti: sull’uso della forza, sulla guerra. C’è una sinistra che non li esclude a priori, e c’è invece una sinistra radicale che dice no, senza se e senza ma, a qualunque impegno militare.
Sul giudizio negativo circa la spedizione americana in Iraq l’accordo è stato ed è comunque generale: no alla guerra, e invece sì all’Onu, sì alla propaganda, sì alla mobilitazione pacifica dell’opinione pubblica, sì alle pressioni della comunità internazionale. E’ con questi strumenti, sostiene la sinistra, che bisogna cercare sempre di promuovere la causa della democrazia là dove la democrazia è assente: non con le armi.
Si può discutere a lungo se sia davvero questa, di volta in volta, la strada migliore per raggiungere lo scopo e anche quella effettivamente agibile. Ciò che non mi pare che si possa proprio fare, all’opposto, è, dopo aver predicato a squarciagola la necessità di prendere una tale strada, nel momento in cui in un qualunque posto del mondo essa è realmente imboccata, voltare la testa dall’altra parte e fare finta di nulla. Se non sbaglio è precisamente questo, invece, il modo in cui si sta comportando la sinistra di fronte a quanto accade oggi in Libano.
Da settimane le strade e le piazze di Beirut sono percorse da cortei imponenti di gente indignata per l’assassinio di Hariri ad opera dei servizi segreti siriani, da gente che reclama la fine del duro protettorato di Damasco, che ormai data da circa un ventennio, che esprime il suo desiderio di «verità», di vivere finalmente libera dalla paura e dal ricatto esercitato in permanenza anche dalle milizie hezbollah, di cui è tra l’altro noto il ruolo terroristico svolto entro i confini israeliani.
Ma di fronte a tutto ciò: di fronte ad un Paese del mondo arabo dove per la prima volta da tanto tempo si registra una grande mobilitazione pacifica e di massa a favore della democrazia; di fronte ad un movimento siffatto i cui obiettivi, come se non bastasse, coincidono con i deliberati delle Nazioni Unite; di fronte ad un regime dittatoriale torturatore come è quello di Damasco guidato da Assad figlio che è visibilmente messo alle corde da quanto sta accadendo e forse ne potrebbe essere fiaccato fino alla morte; insomma, di fronte ad un insieme di fatti che sembrano la rappresentazione quasi perfetta di ciò che da due-tre anni la sinistra italiana va dicendo essere la strategia su cui puntare, cosa fa questa stessa sinistra per appoggiarla? In pratica, mi pare, assolutamente nulla. I suoi esponenti tacciono, i suoi giornali informano sussurrando, il suo popolo non organizza cortei, non picchetta ambasciate, non sottoscrive manifesti. La sinistra dei buoni sentimenti democratici e pacifici non fa nulla, così come non fa nulla, neppure qualche blanda manifestazione di pubblica simpatia, per appoggiare il fermento democratico che percorre tutto il mondo arabo. Bisogna forse maliziosamente dedurne che l’antiamericanismo può arrivare al punto di far preferire i tiranni agli Stati Uniti? "
Io non li chiamerei "silenzi democratici" ....ma silenzi socialcattocomunisti. Che c'entrano questi con i valori veri della democrazia matura, occidentale, compiuta?
Saluti liberali




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