IL DUELLO ALLA RADIO
di ALBERTO DI MAJO «L'AFFAIRE Mussolini» ma anche i fondi per la campagna elettorale e i programmi. In un'ora scarsa in diretta su Radio Anch'io si consuma il primo confronto tra i due candidati del Lazio alle prossime Regionali. Piero Marrazzo, aspirante presidente dell'Unione, spiega: «Qualsiasi atto di illegalità, se dimostrato, andrà punito». Francesco Storace, presidente uscente, ribatte: «Le firme alla signora Mussolini sono state raccolte e autenticate da personalità del centrosinistra». Si arriva ai finanziamenti. «Non si erano mai visti, e per tanti mesi, tutti questi manifesti. Quanto è costata questa campagna elettorale?», osserva l'ex giornalista di "Mi manda Raitre". Storace è netto: «Di solito Marrazzo chiede chi ci ha dato i soldi, si tratta di un palese tentativo di intimidire chi sottoscrive quote per un candidato». Le cifre? «Per la lista Storace - precisa il governatore - 2 milioni di euro, per la coalizione 5 milioni». Non manca il riferimento alle vicende nazionali. «Sarà anche un voto politico - precisa Marrazzo - Il presidente uscente è il rappresentante di Berlusconi, Bossi e Fini sul territorio». Storace replica: «Marrazzo continua a insistere su Bossi ma non c'è un solo cittadino del Lazio che pensa che io sia amico di Bossi. Ho rifiutato il simbolo della Lega nel mio schieramento mentre lui ha accettato Forza Roma e Avanti Lazio». Si arriva a sanità e lavoro. Il presidente della Regione rivendica i successi: «Quando siamo arrivati avevamo 8.400 miliardi di vecchie lire di debiti fuori bilancio. Ora ci sono più ospedali e più servizi». Marrazzo attacca: «Le liste d'attesa sono lunghe. Poi ci sono i ticket». Il lavoro? «Eccetto la capitale il Lazio è in crisi - continua Marrazzo - Serve un piano per l'occupazione che preveda un reddito di cittadinanza e infrastrutture. Finora si è costruito solo precariato». Storace non ci sta: «Si risparmi la lezione. Siamo la Regione che ha investito di più in ricerca e innovazione di tutta l'Italia».
Sabato 19 Marzo 2005




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