REGIONALI/ DI FRANCIA: CHI HA DATO ORDINE DI SPIARE L'ANAGRAFE?
20/03/2005 - 186
Il coordinatore maggioranza Campidoglio: ecco le "dieci bugie" di Storace
Roma, 20 mar. (Apcom) - "E' stato Francesco Storace a dare l'ordine a Laziomatica di violare di notte la banca dati dell'anagrafe capitolino da parte di Laziomatica?" Per il coordinatore della maggioranza in Campidoglio, Silvio Di Francia, "è questa la questione, adesso. Cioè, chi ha dato l'ordine". Nel corso di una conferenza stampa, Di Francia ha elencato quelle che definisce "le dieci bugie" del governatore del Lazio, che ieri ha ammesso per la prima volta di essere a conoscenza dell'incursione della società negli archivi dell'anagrafe.
Nella conferenza stampa di ieri, spiega il consigliere comunale, "Storace ha ammesso di sapere che la società Laziomatica è penetrata nottetempo negli archivi dell'Anagrafe di Roma e ha sostenuto che l'incursione è avvenuta 'legittimamente'". Ma il 17 marzo scorso, ricorda Di Francia, "in una intervista a Repubblica aveva 'giurato' di non saperne 'assolutamente nulla' perché 'io la notte dormo'. Il 19 marzo in una intervista al "Giornale", rispondendo a una domanda precisa, era stato ancora più perentorio. "Ha mentito ieri", insiste il coordinatore della maggioranza al Comune di Roma, "o ha mentito il 17 e il 19 marzo?"
Prosegue Di Francia: "Storace e i suoi assessori hanno fatto addirittura ironia sul fatto che la prova dell'invio del fax riguardante i dati anagrafici della signora Francesca Romana Rivelli, in arte Ornella Muti, da parte del suo capo della comunicazione Niccolò Accame sarebbe irrilevante giacché lo scandalo sulla presenza di quella firma nella lista di Alternativa Sociale era già esploso". Secondo Di Francia "fingono di non capire che la denuncia non riguarda la presenza o meno di Ornella Muti nella lista, ma il fatto che un suo strettissimo collaboratore abbia avuto in mano, e li abbia diffusi, dati presi da tabulati acquisiti con un furto telematico. La prova del fax dimostra che i mandanti del 'furto' vanno individuati proprio nell'ambiente di Storace, ed è la conferma che Storace sapeva". (segue)
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