O meglio, quello che si occulta
"La fitta nebbia che ha impedito fino ad oggi di far luce sull’assassinio di Simonetta Cesaroni, la ragazza trovata uccisa in un ufficio di via Poma 2, il 7 agosto 1990, si va diradando. Una svolta clamorosa si è registrata in questi giorni con l’interrogatorio del commissario Antonio Del Greco, ad opera del procuratore aggiunto Italo Ormanni e del sostituto Cesare Martellino. Si tratta del funzionario di polizia che svolse le prime indagini coordinate dall’allora capo della squadra mobile, dottor Nicola Cavaliere. Antonio Del Greco è stata invitato a spiegare perché alcuni documenti utili alle indagini sul delitto di via Poma si trovassero in una cassetta di sicurezza in uso al pregiudicato austriaco Roland Voller e intestata alla questura di Roma. Una scoperta, questa, della quale il nostro giornale ha riferito a suo tempo.
Voller venne arrestato con l’accusa di aver tentato di depistare le indagini sia sull’uccisione di Simonetta Cesaroni, sia sullo strangolamento della contessa Alberica Filo della Torre, all’Olgiata, nel luglio ’91. Nel corso dell’interrogatorio, il commissario ha dichiarato che tutte le indagini sul delitto di via Poma – dove, a suo dire, c’era un concentrato di Sisde sotto varie sigle – vennero pilotate dall’alto. Invitato a spiegarsi meglio, di fronte all’ipotesi di un’incriminazione per favoreggiamento, Del Greco ha riferito che il prefetto Vincenzo Parisi, all’epoca capo della polizia, telefonava quotidianamente al commissariato Flaminio raccomandando a lui e al dottor Cavaliere «la massima prudenza».
Un’altra rivelazione sorprendente del commissario riguarda il genero di Parisi, il commissario Sergio Costa, all’epoca funzionario del Sisde. Il Costa, a detta di Del Greco, si recava quotidianamente in via Poma 2, nell’ufficio in cui lavorava la Cesaroni, per consultare e ritirare i tabulati con i nominativi che la ragazza inseriva nel computer. Nominativi che, come abbiamo scritto a suo tempo, servivano anche ai Servizi per selezionare giovani stranieri da addestrare alla carriera di 007, e ad alcuni disinvolti trafficoni per altri usi illegittimi.
Secondo il teste, le visite di Costa nell’ufficio dove lavorava Simonetta erano di carattere istituzionale perché quell’ufficio era in realtà una dependance del Sisde. Secondo quanto dichiarato a verbale dal commissario Del Greco, una volta sfumata l’accusa contro il portiere Vanacore, sempre dall’alto ci furono pressioni e manovre per far cadere i sospetti sul giovane studente Federico Valle. A questo scopo sarebbe stato attivato l’austriaco Roland Voller.
Il ruolo di Voller non si limiterebbe a quello di confidente, ma si proietterebbe anche nella gestione di società fantasma (operanti in vari settori: dalle vendite delle auto all’edilizia) delle quali è amministratore unico.
Il giovane Valle e la sua famiglia hanno preannunciato la costituzione di parte civile contro il Voller e il ministero dell’Interno".
Se il lavoro di Simonetta era legato ai Servizi si spiega come mai nessuno sapesse con esattezza dove lavorasse: nè la famiglia nè la sorella a cui era molto legata conoscevano l'indirizzo o il numero di telefono del suo ufficio. Solo con molte ore di ritardo si potè andare ad aprire l'ufficio e accertarsi di cosa fosse accaduto.
Questo è tipico di lavori particolari ad alto livello di segretezza svolto per conto dei servizi, non si possono dare nè indirizzi nè recapiti telefonici alla propria famiglia.
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