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Discussione: Il caso "Terri"

  1. #1
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    Predefinito Il caso "Terri"

    Socci v/s Gianni

    Al direttore - Il mio amico don Gianni (Baget Bozzo) non ha le idee molto chiare su Terri Schiavo. Parla di “accanimento terapeutico” quando non c’è nessuna terapia in atto per Terri: il suo cuore batte da solo e lei respira come me e come don Gianni.
    Poi Baget sentenzia che “la dipendenza totale da una macchina non è vita”. Ma la vita di Terri non è affatto dipendente da una macchina. Lo è casomai quella di chi ha un pacemaker: spero che non si vogliano mettere in discussione anche loro.
    Io credo che Baget dovrebbe informarsi prima di parlare su questioni così gravi che non sono il cazzeggio quotidiano della politica.
    Sull’eutanasia il laico Baget Bozzo dice che sarebbe bene la “libera scelta”, mentre il cattolico don Gianni afferma, nella stessa intervista, “da cattolico sono contrario”.
    Visto che Berlusconi si è detto d’accordo mi chiedo: con chi è d’accordo?
    Con Baget Bozzo o con don Gianni che dice il contrario?
    E, per favore, potrebbe spiegarlo ai due polemisti (cioè a don Gianni e a Baget Bozzo), cosicché possano mettersi d’accordo?

    Antonio Socci su il Foglio del 26 marzo

    saluti

  2. #2
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    Predefinito

    La vita è stata data dall'Iddio Altissimo e nelle mani dello medesimo va lasciata, l'umana scienza deve servire a salvarla e a lenire le sofferenze, non a dare la morte.


    ______________________________________________
    Marcello Squarcialupi - Eretico
    ______________________________________________
    Marcello Squarcialupi
    - eretico -

  3. #3
    Betelgeuse
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    Predefinito

    Mah. Questa cosa che prima era una persona e adesso non si sa bene cos'è si alimentava. solo gli esseri senza vita non si alimentano, le piante lo fanno, gli animali anche.

    Nemmeno un cane.

  4. #4
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    Predefinito

    In origine postato da Betelgeuse
    Mah. Questa cosa che prima era una persona e adesso non si sa bene cos'è si alimentava. solo gli esseri senza vita non si alimentano, le piante lo fanno, gli animali anche.

    Nemmeno un cane.
    ------------------
    Non vorrei sbagliare ma staccare la spina ferma la macchina che ti mantiene in vita, staccare il tubo dell'alimentazione vuol dire farti morire di fame.

    nemmeno un uomo.

    saluti

  5. #5
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    Predefinito Terri e le ideologie

    Intorno al capezzale di Terri Schiavo si combatte un’antica disputa ideologica, roba non banale e importante da capire.
    Andrew Sullivan, il liberal che ha compreso molte delle questioni poste dalla rivoluzione conservatrice negli Stati Uniti, se ne è accorto e ne ha riferito nel suo diario on line di ieri.
    Alcuni conservatori di appartenenza repubblicana, e accanto a questi quasi tutti i democratici (conservatori a modo loro), sono frastornati dall’intervento del presidente e del Parlamento, dalla forte preghiera che da una minoranza sale affinché le decisioni dei giudici siano impugnate e ancora impugnate in nome del principio di legge naturale che stabilisce la sacralità e intangibilità della vita umana.
    In questa tendenza così forte, combattiva, con un così evidente senso dell’urgenza e della necessità, calda e accorata fino all’entusiasmo morale (sempre pericoloso) ma priva fino ad ora di fanatismo, si riconoscono quanti fondano la politica, la convivenza umana, su qualcosa di esterno alla politica e alle regole della convivenza. Questo qualcosa di esterno può essere il riferimento a Dio o alla morale naturale o alle basi razionali innate o oggettive di ogni morale privata e pubblica.
    Nel dibattito costituzionalista americano il documento fondante di questa visione delle cose è la Dichiarazione di indipendenza, che contiene un accenno esplicito alla base religiosa o divina della comunità e delle sue leggi, assente invece o più sfumato nella Costituzione, che peraltro vieta il sostegno del pubblico ad ogni manifestazione della fede, che è plurale e privata per essenza nel costituzionalismo americano.
    Dall’altra parte, in una mischia trasversale che supera gli schieramenti e li riformula ogni volta che il problema si pone, stanno coloro che credono non solo nella assoluta preminenza delle regole scritte, positive, ma anche nel fatto che ogni possibile morale è contenuta in quelle regole, ed è giusto soltanto ciò che è codificato dalle leggi, dalle sentenze, dalla giurisprudenza, insomma dalla serie di convenzioni che garantisce e tutela la possibilità stessa della convivenza.
    Per i primi, la morte di una disabile per fame e sete, come da sentenza suffragata da ipotesi scientifiche, è un sacrilegio che colpisce il nesso tra natura e origine divina del mondo.
    Per i secondi è il compimento, secondo il disegno originale dei Padri Fondatori, dell’interpretazione unica possibile, quella umana e con mezzi integralmente umani, della convenzione costituzionale. Per i primi la dialettica del bene e del male è stabilita all’origine della comunità politica, prima della sua nascita, per i secondi è la comunità politica che decide quel che è bene e quel che è male.
    Prima che si arrivi a concordare su una filosofia dell’esistenza politica capace di tenere insieme questi due elementi in realtà inscindibili, ciò che è esterno alla convenzione che ci guida e ciò che solo da essa dipende, sarà bene affidarsi al principio di precauzione, al rispetto del dubbio e alla scelta sempre di ciò che è reversibile.

    Ferrara su il Foglio del 29 marzo

    saluti

  6. #6
    Betelgeuse
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    Predefinito

    In origine postato da mustang
    ------------------
    Non vorrei sbagliare ma staccare la spina ferma la macchina che ti mantiene in vita, staccare il tubo dell'alimentazione vuol dire farti morire di fame.

    nemmeno un uomo.

    saluti
    Infatti, è morta di fame e sete. Negli ultimi giorni la sua agonia è stata alleviata dalla morfina, chissà perché, dicono che non abbia sofferto. Dicono...non lo sapremo mai.

  7. #7
    Betelgeuse
    Ospite

    Terri Schiavo, 1964-2005


  8. #8
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    Predefinito Addio Terri, con 15 anni di ritardo

    Caro Feltri, ai vecchi tempi Terri Schiavo avrebbe reso l'anima a Dio quindici anni fa quando un precocissimo infarto (dovuto molto probabilmente a una feroce cura dimagrante che l'aveva portata da 90 chili di peso per un metro e sessanta d'altezza a 50) le aveva leso le funzioni cerebrali.
    Ma non siamo più nei vecchi tempi, bensì nell'era della medicina tecnologica e Terri Schiavo è stata tenuta in vita artificialmente, con speciali macchinari, in particolare una sonda, un tubo gastrointestinale che la nutriva.
    Aveva 26 anni quando ebbe l'infarto e l'incidente cerebrale, ieri è morta a 41, dopo che la magistratura americana aveva autorizzato l'équipe ospedaliera a staccare la spina su richiesta del marito di lei, Michael.
    Chiariamo subito che il caso di Terri Schiavo, che ha mobilitato gli attivisti 'pro life', evangelici, 'cultori della buona morte', preti, commentatori, politici 'and all sort of persons', opposti in un feroce braccio di ferro sulla pelle della donna, non è un caso di eutanasia.
    Che cos'è infatti l'eutanasia (il termine risale, pare, a Bacone) o 'diritto della buona morte'? E' un particolare tipo di omicidio che si ha quando taluno su richiesta del malato, esplicita, tacita o presunta (e in questo caso siamo nell'ambito dell'omicidio del consenziente: comunque vietata sia dalla legislazione americana che da quella italiana) lo sopprime per evitargli sofferenze intollerabili e senza senso. Oppure sempre per gli stessi motivi più o meno 'umanitari', lo sopprime anche senza una sua richiesta (e qui siamo nel campo dell'omicidio puro e semplice). L'eutanasia, come qualsiasi altro omicidio, può essere attuata con un'azione (per esempio, si fa al malato un'iniezione letale) o anche, ovviamente, con un'omissione (per esempio non gli si dà più cibo ed acqua).
    Terri, decerebrata, probabilmente non soffriva più ma era tenuta in vita artificialmente da speciali macchinari (la sonda gastrointestinale). Se fosse stata minimamente cosciente non c'è dubbio che avrebbe potuto rifiutare l'ausilio di questi macchinari, così come ogni malato ha diritto di respingere qualsiasi tipo di cura (nessuno può essere curato contro la sua volontà).
    Ma il problema stava proprio nel fatto che Terri Schiavo non era cosciente e la decisione se rimuovere o no quella sonda spettava al marito in quanto suo tutore legale.
    E Michael, confortato dalle sentenze della magistratura americana, ha deciso nel senso che quel tubo fosse rimosso, che la spina fosse staccata.
    È stato un omicidio, sia pure 'a fin di bene', è stata eutanasia? No, perché in questo caso non c'è stata nessuna azione o omissione che ha ucciso Terri, c'è stato semplicemente il rifiuto di continuare ad utilizzare speciali macchinari che allungavano artificialmente e artificiosamente una vita che altrimenti si sarebbe naturalmente conclusa.
    L'azione intrusiva, l'azione attiva, se così ci possiamo esprimere, era avvenuta prima quando l'équipe dell'ospedale della Florida aveva deciso di utilizzare quegli speciali macchinari, quella sonda gastrointestinale, alterando il decorso naturale della vita e della morte di Terri.
    Togliere la sonda significa restituire Terri a quel decorso, restituirle il diritto alla sua morte naturale, non ucciderla.
    A confondere le idee è stato il fatto che fosse la sonda gastrointestinale ad alimentarla ("la si è fatta morire di fame e di sete") e si è quindi pensato che si fosse davanti a un caso di eutanasia per omissione.
    Ma quel cibo e quell'acqua non arrivavano a Terri in modo normale ma attraverso una macchina e ciò che è stato tolto non è quindi il cibo ma il macchinario, ripristinando così la situazione naturale, la vita naturale, la morte naturale.
    Tenere in vita Terri solo grazie a quegli speciali macchinari era quindi, dopo quindici anni, un caso di accanimento terapeutico, e ciò che le è stato garantito, togliendoglieli, non è un inammissibile, e molto moderno, 'diritto alla buona morte' (solo in una società che, stolidamente, non è più capace di accettare il dolore si può fantasticare di diritti simili, come quello alla salute o alla felicità che nessuno, foss'anche Domineddio, può garantire), ma il diritto, questo sì sacrosanto, alla sua morte naturale.
    Resta il fatto che da quando impazza la medicina tecnologica non siamo più padroni della nostra morte che è demandata, sempre più spesso, alle équipes ospedaliere, ai familiari, ai magistrati, ai politici e adesso, con l'indecente caravanserraglio che si era raccolto sotto l'ospedale dove agonizzava Terri Schiavo, anche alle opinioni pubbliche.
    La nostra vita e la nostra morte vengono decise per assemblea. Mai si era assistito, in quei tempi che, pur con arroganza, chiamiamo 'bui', a una simile espropriazione dei diritti individuali, anche i più elementari.
    Non siamo più padroni della nostra morte. Si pensi, per esempio, per uscire dal caso Terri, alle inaudite e violente pressioni che hanno dovuto subire, da parte di medici, di psicologi, di psichiatri, di preti, di vescovi, di cardinali, di sindaci, di assessori, di commentatori assortiti, di Vespi, di Crepeti, quelle tre donne italiane che, malate gravemente di diabete, hanno rifiutato di farsi amputare, di farsi tagliare a pezzi, perché preferivano morire integre, com'erano nate, piuttosto che sopravvivere mutilate, in condizioni indegne, degradanti e umilianti.
    Ed è un bruttissimo segno.
    Perché se non siamo padroni della nostra morte vuol dire che non siamo nemmeno più padroni della nostra vita.

    M.Fini su Libero del 31 marzo

    saluti

  9. #9
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    Predefinito Terri e l'America maledetta

    Gli stolti che guardano il dito anziché la Luna si domandano perché la reazione culturale e religiosa in America sia così forte, profonda, irrecusabile.
    Il caso di Terri Schiavo è la risposta.
    Ieri una creatura umana è morta tra atroci spasimi, suoi e nostri, guardata a vista da un poliziotto che doveva essere autorizzato dal marito per far entrare nella sua stanza i genitori.
    E’ morta di fame e di sete, per decisione di un giudice al quale hanno dovuto inchinarsi il Congresso degli Stati Uniti e il presidente eletto a suffragio universale.
    E’ morta per una lettura discussa della sua cartella clinica e per una testimonianza testamentaria orale, non scritta, fatta valere da uno dei suoi familiari contro il parere di tutti gli altri.
    E’ morta nel dubbio, nel dubbio vitale di una parte della società americana, che ha dubitato trasversamente, compreso il reverendo Jesse Jackson, compreso il Village Voice, compresa la grande maggioranza dei deputati e senatori democratici. Ma è soprattutto morta per il vuoto di cultura razionale che ha portato con sé la stolida lettura progressista del secolarismo, dell’idea che morto Dio sia morta la possibilità umana di commisurarsi ad alcunché di esterno all’uomo.
    Emily Dickinson sapeva guardare un volto in agonia, e vedervi le perle di sudore infilate da ciò che è ancestrale, primigenio, ma i moderni non hanno più quello sguardo forte, capace, poetico.
    E si intignano senza motivo, ad onta di ogni sospetto di male, a perseguire la morte come immagine speculare della salute dei vivi, non avendo a disposizione alcun concetto, anche razionale e non fideistico, di salvezza.
    Semplicemente affidare una donna che respirava e apriva gli occhi, semiaddormentata e bella nel suo male da quindici anni, semplicemente affidarla alle cure dei genitori e dei fratelli, che la volevano, o della comunità, era una soluzione impercorribile.
    Al di là del fatto che è morta, la questione lancinante, questione di pensiero prima che di cuore, il fatto che genera inquietudine e santa collera è che “doveva” morire.
    Doveva morire perché i sopravvissuti vivano nella certezza del benessere fisico, nel rifiuto del dolore anche quando riflesso nello specchio dell’anima di un’altra creatura umana.
    I referendari del “sì” dicono “nascere, guarire, scegliere”.
    Bè, Terri Schiavo era forse inguaribile, ma certamente in vita; era nata come tutti per morire, ma non ha scelto lei di morire così.
    Come i disabili nel Terzo Reich.

    Ferrara su il Foglio del 1 aprile

    saluti

 

 

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