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  1. #1
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    Predefinito TR: MXP-LHR-JFK e ritorno con BA

    Premessa
    Al ritorno ho volutamente scelto una connessione a LHR di quattro ore invece che di due, per poter prendere il 772 invece del 744. Mi interessava fare un confronto tra le due macchine nel giro di pochi giorni, confronto reso “oggettivo” dagli stessi allestimento interno e servizio di bordo.


    Mi scuso per eventuali errori o imprecisioni, ma appena arrivato a casa ho mangiato e mi sono messo a scriverlo.


    Andata (giovedì 24 marzo)

    Volo BA573 MXP-LHR
    Posto 16F
    Aereo Airbus 320-211
    Registrazione G-BUSI
    Schedulato 13.00 – 14.00
    Effettivo 13.02 – 13.47
    In volo 13.15 – 13.37

    Arrivo a Malpensa un paio d’ore prima della partenza e mi dirigo verso l’area 10 per il check-in. Passo il controllo all’ingresso della zona per i “voli sensibili” e mi accodo ai banchi di Euro Traveller: sono solo due, e l’attesa è maggiore del dovuto. L’addetto è efficiente e mi registra fino a New York. Finestrino in entrambi i voli: sul primo all’uscita di emergenza sull’ala, sul secondo in terzultima fila come l’avevo scelto al momento dell’emissione (si vedrà poi il perché). Solo bagaglio a mano.

    Passo senza problemi i controlli di sicurezza e dei passaporti e mi dirigo al satellite B, dove mi imbarcherò al finger 5.

    L’imbarco viene chiamato regolare e salgo a bordo, dove vengo salutato da due gentili a/v. L’equipaggio è composto da una capocabina più due a/v uomini e due donne; una di loro somiglia molto a Gwyneth Paltrow…

    Prendo posto all’uscita di emergenza, dove il pitch è veramente generoso, e si possono tranquillamente accavallare le gambe: poco importa se il recline è bloccato. I sedili sono rivestiti in pelle traforata: un accorgimento poco costoso che permette di ridurre praticamente a zero la sudorazione e gli altri lati negativi dei rivestimenti in pelle. Inoltre sul bracciolo è montata un’utile mensolina portabicchieri/portatutto, molto comoda perché si possono appoggiare piccoli oggetti senza estrarre il tavolino. Nel complesso la cabina è quasi lussuosa.



    Un a/v si avvicina e mi dice di mettere a tracolla la macchina fotografica, e chiede se sono in grado di aprire il portello in caso di necessità: rispondo di sì.

    La Y è tutta piena (ci sono stati 5 upgrade) e la J è al 90%. Push back e dimostrazione di emergenza in manuale, dato che l’aereo non è provvisto di schermi. Durante il rullaggio verso la 35R il comandante dà il benvenuto a bordo, ringraziando per aver scelto BA.

    Ci allineiamo, viene data manetta progressivamente, e dopo 40 secondi di corsa siamo in aria.


  2. #2
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    Attraversiamo le nuvole, e sotto di noi è tutto color grigio, impenetrabile tranne dalle vette alpine più alte.



    Inizia il servizio di ristoro, e viene servito uno snack buono e vario: un pezzo di pizza calda, un muffin, della frutta in sciroppo, un Kit-Kat e dell’acqua. Poco dopo passa il carrello delle bevande, con scelta di caffé, tè, vino, birra, bibite e succhi di frutta.



    Il servizio è svolto con molta cortesia e professionalità: profusione di sorrisi, contatto visivo e servizio dal finestrino al corridoio, con precedenza comunque alle signore.

    All’altezza della svizzera il comandante comunica che seguiremo per il lago di Ginevra e l’est di Parigi, per iniziare la discesa sulla Manica.

    Dopo poco più di un’ora di volo il comandate comunica che, data l’ora non di picco, siamo stati autorizzati subito alla discesa, durante la quale incontreremo qualche “bump”; la temperatura a Heathrow è di 15°C.

    Durante le s in discesa scatto qualche foto approfittando degli sprazzi di sereno.







    Atterraggio abbastanza morbido sulla 27R, pochissimi riverse e frenata che è quasi un’inchiodata per guadagnare il raccordo.



    Giungiamo al finger 41 del terminal 1, sbarco e seguo le indicazioni per il “Flight Connection Center”, dove si preannuncia una lunga attesa ai varchi di sicurezza (per altro di utilità discutibile…). Dopo almeno 40 minuti di paziente coda passo al metal detector, suona e vengo perquisito a mano. Tanto zelo sui passeggeri in transito è probabilmente eccessivo, ma meglio qui che in aeroporti dove il metal detector suona e la gente passa come se niente fosse.

    Salgo sulla navetta per il terminal 4, dove giungo dopo un giro panoramico del sedime aeroportuale.

  3. #3
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    Volo BA115 LHR-JFK
    Posto 51J
    Aereo Boeing 747-436
    Registrazione G-BNLB
    Schedulato 16.00 – 18.50
    Effettivo 16.13 – 18.49
    In volo 16.36 – 18.45

    Nel dirigermi al finger 23 scatto un paio di foto all’apron del T4, dove è schierato un misto di aerei rigorosamente BA.





    Ed ecco l’aeroplanino che mi porterà a New York.



    Viene chiamato l’imbarco, ed è prevista una fila riservata ai passeggeri di Club e di First ma non il finger dedicato.

    Salire a bordo del 747 è come salire su una nave… si ha una netta percezione di spazio e di solidità. Vengo salutato e indirizzato al mio posto da due a/v assolutamente impeccabili.

    Mi accomodo al finestrino in terzultima fila: SeatGuru e siti simili consigliano questi posti perché sono da due sedili invece dei tre soliti.

    Il pitch (31 pollici) è al limite della sufficienza per una Y, ma tant’è.



    In compenso ho alla mia destra un bel po’ di spazio libero tra il sedile e il finestrino. Peccato solo che il bracciolo sia fisso.





    I sedili sono foderati in stoffa e hanno piacevoli abbinamenti di colore. Inoltre è comodo il poggiatesta regolabile in altezza e con le alette laterali regolabili: al primo impatto può parere una morsa, ma quando si dorme è una comoda trovata che consente alla testa di non ondeggiare, come se si fosse sdraiati. L’imbottitura dopo 7 ore di volo i dimostrerà ottima, se non fosse per l’eccessiva durezza del poggiatesta.


  4. #4
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    Ogni sedile dispone di schermo LCD con 12 canali più l’AirShow. Il sistema non è dell’ultima generazione, e la cosa mi lascia del tutto indifferente: quand’anche uno volesse guardarsi un film in aereo sarebbe il minimo poter decidere l’inizio e poterlo pausare a piacimento. In compenso ci sono 18 canali di buona musica.



    Un’altra pecca del sistema di intrattenimento è la pulsantiera: è fissa sul bracciolo, in una posizione in cui è praticamente impossibile non accendere la luce personale o suonare la chiamata dell’a/v involontariamente.


    Push–back in ritardo per il solito paio di passeggeri ritardatari e dimostrazione di emergenza sugli schermi dell’IFE.

    Durante il lungo rullaggio verso la pista 27R inizio a saggiare le qualità della macchina. I motori rombano piacevolmente e le vibrazioni sono ridottissime. A LHR c’è davvero di tutto: dal mitico G-BOAB (che non ho fotografato perché era dal lato opposto al mio) a questo rudere, che più che un aeroplano dev’essere ormai una topaia.



    Nell’attesa del nostro turno prima di altri 5 aerei BA vedo tra gli altri un 346 CX (pensavo che Cathay salisse a Londra solo coi 744).

    Finalmente viene il nostro turno e ci allineiamo. Il bestione, che si è mosso un po’ goffamente tra le taxiway, è spinto in maniera molto decisa dagli RB211, e l’idea è quella di un’abbondante riserva di potenza. Dopo una corsa di quasi 50 secondi siamo in volo.



    Appena staccati da terra l’apparecchio vibra come la tavola di un trampolino da cui ci si è appena tuffati; la percezione è evidente, anche se probabilmente è amplificata dal trovarmi in fondo. Dopo 15 secondi smette, in compenso si traballa alla grande a causa del vento frontale.

    Per diversi minuti da uno spoiler sul motore 4 si genera una bella turbolenza a foggia di spillo, che spero si intuisca dalle foto.




  5. #5
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    In 20 minuti siamo a 38000 piedi, e viaggiamo a 880 km/h rispetto al suolo, con circa 30 km/h di vento contro.

    Dal mio finestrino si vedono perfettamente i getti rossastri dei motori 3 e 4. Le foto non rendono l’idea, ma qualcosa si vede.





    Dopo altri 10 minuti un capocabina fa un annuncio particolare: ringrazia vivamente tutti i passeggeri, perché l’aereo viaggia pieno in ogni classe, e ciò è un motivo di vanto per la compagnia. Quindi dà il via alle danze del servizio del pranzo.

    Si inizia con degli sfiziosi salatini. Sono servito da un’a/v gentilissima.



    Dopo una mezz’ora viene servito il vassoio. Per il piatto caldo scelta fra pollo e salsiccia. Opto per il primo dei due, che consiste in uno sformato di pollo, patate e verdure, rimarchevole per la temperatura di servizio perfetta. L’accompagnano un’insalata condita come si deve, una torta buona ma un po’ pasticciata per i miei gusti e un Twix. Bevande a scelta, con diversa gente che prende due bottiglie di vino a testa.



    Nel frattempo abbiamo sorvolato l’Irlanda e siamo sull’Atlantico, con ben 120 km/h di vento contrario. Quota 35000 piedi e velocità rispetto al suolo 770 km/h. Si balla parecchio, soprattutto in orizzontale, tanto che in alcuni momenti devo smettere di mangiare per evitare di rovesciarmi il cibo addosso.

    Quando tutti hanno finito di mangiare vengono spente le luci, e all’altezza della Groenlandia viaggiamo a 36000 piedi, con velocità rispetto al suolo 810 km/h e circa 80 km/h di vento contro.

    Durante la crociera passano per due volte gli a/v con le bevande, e il galley resta aperto per chi si volesse servire. Inoltre diverse persone chiamano l’a/v col pulsante per farsi servire bibite o cose simili.

    All’altezza della Terranova siamo a 38000 piedi, e un vento di testa a 110 km/h ci fa viaggiare alla velocità di un 343: 790 km/h.



    Dopo circa 6 ore di volo faccio un giro al bagno, il cui aspetto è decoroso, nonostante qualche carta per terra. Il vano è piccolissimo, tanto che sbatto contro le pareti alcune volte. Manca la foto, ma mi sarei vergognato a portare la macchina fotografica in bagno…

    A mezz’ora circa dall’arrivo luci a metà e inizia il servizio snack: un panino pomodoro e mozzarella e una specie di muffin a fette, con la solita scelta di bevande.



    La luce inizia a scarseggiare, e questa è l’ultima foto comprensibile che mi è venuta.



    All’altezza di Portland inizia la discesa, e dopo qualche virata a destra e a sinistra siamo allineati per l’atterraggio.

    Toccata dura, niente reverse e frenata dura. In compenso siamo quasi subito al finger.

    Questa la rotta.


  6. #6
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    Ritorno (domenica 27 marzo)

    Volo BA182 JFK-LHR
    Posto 21A
    Aereo Boeing 777-236ER
    Registrazione G-YMMF
    Schedulato 21.30 – 10.30
    Effettivo 23.01 – 11.39
    In volo 23.17 – 11.33

    Arrivo al terminal 7 del JFK quasi tre ore prima del volo, e dopo una breve attesa procedo per il check in. L’addetta è gentile ed efficiente, e mi registra anche per il Londra-Milano (su 763) al finestrino 9K. Mi informa che il volo partirà in ritardo di 45 minuti, a causa del ritardo della macchina in arrivo da Londra. Dato il gran tempo che dovrò trascorrere a LHR conveniamo sorridendo che non rischio affatto di perdere la coincidenza. Inoltre, penso io, se il volo in arrivo ha perso tot minuti per il vento contrario, altrettanti ne guadagnerà tornando indietro.

    Passo i varchi senza problemi e mi accomodo alle poltroncine presso le vetrate. Vedo un raro 744ER in partenza per MEL via LAX, un 346 CX, un 346 IB e un 752 UA con la nuova livrea, oltre a 3 744 di BA. Di uno mi godo l’arrivo e lo scarico di tutti i pallet e i pacchi, che sembrano non finire mai.

    Un’ora prima dell’imbarco mi si siedono vicino tre gnocche inglesi da paura: data la sede non mi dilungo nei particolari, ma vi assicuro che erano di primissima scelta… mamma mia!

    Poco dopo arriva il nostro 772, di cui distinguo i motori RR.

    I 45 minuti di ritardo sono passati, e i piloti e il personale di cabina sono a bordo, ma ci comunicano che l’imbarco è ritardato ulteriormente a causa di non meglio precisati check. Davanti al gate c’è un bivacco.



    Finalmente apre l’imbarco, e una gentilissima responsabile di area mi ringrazia per la paziente attesa salutandomi per nome.

    Prendo posto: la sensazione a bordo del 777 è di appagamento. Il pitch e l’IFE sono gli stessi del 744, ma c’è un non so che in più. Il disegno incurvato delle bagagliere dà una sensazione di spazio e insieme è avvolgente. La cosa si apprezza specialmente dal posto al finestrino, altrove un po’ claustrofobico.





    La macchina di questa sera ha due cabine di C e non la F, ed è pieno almeno al 95%. A bordo ci sono diversi italiani in prosecuzione per Roma (quelli per Milano hanno preso il volo prima, che ha una connessione comoda…), e due a/v italiani.

    Il comandante prende la parola, scusandosi una volta ancora a nome di BA per il ritardo, e dicendo che il tempo di volo sarà molto breve: poco più di sei ore.

    Push back e avvio dei motori: che musica! Sembra un ruggito sommesso. Durante il lunghissimo rullaggio viene proiettata la dimostrazione di emergenza.

    Ci allineiamo per il decollo, e con una spinta decisa ma niente affatto brutale o irregolare siamo in aria in 45 secondi. I Trent 895 sono una meraviglia: silenziosità assoluta (e ci ero seduto di fianco!), grande potenza e assenza più totale di vibrazioni. Dal punto di vista del passeggero sono motori veramente eccezionali, fuori dal comune.

    L’atmosfera a bordo è ovattata, complice l’ora tarda e la lunga attesa al gate.

    Visto che incontreremo l’alba nel giro di poche ore viene chiesto di chiudere gli schermi ai finestrini. Poco male, visto che fuori tra il buio e la nebbia non si vede niente.

    Inizialmente abbiamo un vento in poppa fino a 160 km/h.

  7. #7
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    Inizia presto la cena, ma a differenza dell’andata l’antipasto prevede solo da bere.

    La scelta del piatto caldo è tra cannelloni e bocconcini di maiale. Per il resto come all’andata. Scelgo i cannelloni: sono ripieni di ricotta come vuole la tradizione, ma al posto che di Parmigiano sono spolverati di mozzarella. La temperatura di servizio va bene, anche se li avrei preferiti fumanti.



    Dopo la cena mi addormento beatamente, e mi sveglio pochi secondi prima che venga servita la prima colazione: siamo quasi sull’Irlanda, voliamo a 41000 piedi a una velocità rispetto al suolo di 925 km/h e con 15 km/h di vento a favore.



    La colazione consiste in una spremuta di arancia, un ottimo muffin, yogurt e la classica scelta tè o caffé.


  8. #8
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    Alzo lo schermo del finestrino e fuori il cielo è di un bellissimo blu.



    Dopo un po’ vedo due aerei che è come se si inseguissero.





    Sull’Inghilterra iniziamo la discesa, e i motori ruggiscono come dei leoni al risveglio.

    Scendiamo sicuri passando attraverso le nuvole, e le inevitabili vibrazioni sembrano ammortizzate.



    Tocchiamo un po’ bruscamente sulla 27L, frenata brusca e niente riverse.



    Dopo un breve taxi, durante il quale vedo 747 a volontà, con sullo sfondo 747 che atterrano, siamo al finger 39.





    Mi dirigo alla navetta per il terminal 1, dove la coda ai controlli di sicurezza è minima.

    L’attesa dell’imbarco per Milano passa per fortuna più rapidamente di quanto pensassi.

  9. #9
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    Volo BA566 LHR-MXP
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    Aereo Boeing 757-236
    Registrazione G-BPEI
    Schedulato 14.50 – 17.45
    Effettivo 15.32 – 18.34
    In volo 15.38 – 18.27

    L’aereo previsto era un 763, ma arrivato al gate 24 vedo invece un 752: meglio così, perché sono tre anni che non ci salgo. L’addetto all’imbarco mi comunica il cambio di posto, visto che l’addetta del JFK mi ha registrato ancora basandosi sul 767.

    Sono da poco sbarcato dal 777, e salire sul 757 è come fare un balzo indietro nel tempo: le cappelliere e le luci individuali sembrano reperti archeologici.

    L’aereo è pieno al 100%, con almeno tre infanti che ogni tanto strillano come pazzi allietando gli annoiati passeggeri.



    Il pitch è davvero ottimo, migliore che sui due servizi di lungo raggio…



    Il push back è ritardato a causa del traffico di Heathrow. A motori avviati la cabina vibra in su e in giù, probabilmente per qualche elemento in risonanza con la frequenza di rotazione al minimo dei fan.

    Dopo un 772 BA, un 772 UA, un 744 BA, un 763 BA, un 343 VS, un 321 LH e un 319 BA ci allineiamo per il decollo sulla pista 27L.

    Manetta a metà per diversi secondi, poi la spinta aumenta e siamo in volo in 40 secondi. L’angolo di salita è almeno 35-40°!

    I motori non sono silenziosi, ma non danno affatto fastidio; se si aggiunge la generosità del pitch e la comodità dei sedili (uguali a quelli del 320 all’andata) si hanno tutte le condizioni per un bel pisolino… non prima di aver mangiato lo snack come all’andata, servito con un po’ più di fretta date le maggiori dimensioni dell’aereo a parità di a/v.

    In quota il comandante informa sulla rotta e sugli altri dati, che non riesco a sentire per gli improvvisi strilli di un neonato; capisco solo quota 37000 piedi.

    Dolcemente scendiamo verso la 35R, dove tocchiamo in maniera abbastanza morbida con 50 minuti di ritardo. Riverse e frenata al limite, e rapido taxi fino al gate B1.


    Marco

  10. #10
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    Bellissimo TR, fatto veramente bene e con foto belle


    Ragazzi stiamo diventando troppo bravi

 

 
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