A Washington circola la seguente storiella: ad un paziente candidato ad un trapianto cardiaco, viene data la scelta fra il cuore di un giovane atleta e quella di Paul Wolfowitz, il neocon viceministro del Pentagono “Vorrei il cuore di Wolfowitz”, dice il malato. Il medico obietta: Wolfowitz ha 61 anni, il suo muscolo cardiaco è vecchio. “Però non l’ha mai usato”, insiste il paziente.
Siamo in grado di smentire. Wolfowitz ha un cuore, e un cuore innamorato. Di una signora che lavora come alto funzionario alla Banca Mondiale: guarda caso, proprio al posto in cui Wolfowitz è stato destinato da Bush a ricoprire la carica di presidente. Egli avrà così il privilegio di passare le ore di lavoro con la sua amata: nido e bottega. La Banca Mondiale è già tutto un gossip su questo presidente impegnato in una romantica relazione con una dipendente; tanto più che la signora – Shaha Ali Riza il suo nome – è un’araba.
Questo particolare sembra contrastare con la fama di fanatico ebreo odiatore degli islamici, e ammiratore della mano pesante di Sharon, che Wolfowitz s’è meritato negli anni. L’amore ha dunque fatto il miracolo? Non proprio. La signora Shaha è un’araba di un tipo singolare: cittadina britannica, laurea ad Oxford, cresciuta in Tunisia e in Arabia Saudita, divorziata, è – raro esempio nell’Islam – una femminista ideologicamente dura; come il suo Wolfie, è assai impegnata a “diffondere la democrazia nel mondo arabo”, usando come argomento convincente la negazione dei prestiti della Banca Mondiale ai regimi meno democratici ed oppressivi “verso le donne”. Anzi pare che sia stata lei a rafforzare la determinazione di lui a liquidare Saddam Hussein, portando l’America ad invadere l’Irak.
Del resto Shara ha una sorella, Laura, che vive in Israele ed è sposata ad un israeliano; il che garantisce che l’amore di Wolfie non è cieco, e che la coppia felicemente riunita nella Banca Mondiale unirà le sue passioni per proseguire una politica ostile all’Islam.
C’è di più. La rivelazione della storia d’amore di Wolfowitz sembra far parte di una campagna d’immagine, volta a riciclare il neocon guerrafondario in veste di umanitario compassionevole, ora che dal Pentagono passa alla Banca che finge di aiutare i poveri del pianeta.
C’è molto lavoro da fare in questo senso. Wolfowitz s’è laureato all’Università di Chicago dove ha bevuto le lezioni di Leo Strauss, l’ebreo ammiratore di Nietzsche e guru di tutti i neocon. E poi è stato a lungo collaboratore di Albert Wohlstetter, un analista militare che ha trascorso la vita a proporre (invano) l’apocalisse nucleare contro i nemici dell’impero; il personaggio reale su cui Stanley Kubrik ha modellato il suo “dottor Stranamore”. Nel 1992 Wolfie stilò un memorandum per la Casa Bianca, in cui delineava – modesto – la politica imperiale americana in questi termini: gli Stati Uniti devono “dissuadere con la minaccia [deterring] potenziali Stati competitori anche solo ad aspirare a un più vasto ruolo regionale, per non dire globale”, anche se tali stati fossero paesi “amici” come la Germania e il Giappone. A questo scopo, raccomandava l’uso preventivo di armi chimiche, batteriologiche e nucleari “anche in conflitti che non coinvolgano direttamente gli interessi americani”.
Nel 2000, è stato uno dei primi firmatari (ed estensori) del profetico documento emesso dal think tank chiamato Project for a New American Century (PNAC, un nido di neocon esclusivamente ebrei) in cui si auspicava “un evento catastrofico e catalizzatore, come Pearl Harbor” per risvegliare l’America, renitente, ai suoi nuovi compiti di unica superpotenza globale. Guarda caso, meno di un anno dopo “l’evento catastrofico” opportuno si produceva “spontaneamente”, grazie ad Osama bin Laden: l’11 settembre. Immediatamente, Wolfie gridò che bisognava attaccare subito l’Irak, perché era sicuro che Saddam fosse il mandante dell’attentato; che gli iracheni non aspettavano che di accogliere gli invasori “a braccia aperte”, e che l’invasione sarebbe stata “una passeggiata”. Il resto è cronaca.
Non pare facile far passare questo fanatico bellicista per un cuore sensibile e misericordioso. Ma l’impresa è cominciata: con sospetta frequenza compaiono sui giornali americani – e spesso su giornali della sinistra chic, come il Village Voice di New York - articoli che inneggiano a Wolfie nuova maniera. Lo dipingono come “una figura affascinante che trasuda una torturata sincerità intellettuale”, un brillante studioso dall’eloquio gentile, “calmo e sofisticato”, un moderato che è persino “non esattamente entusiasta della linea dura praticata da Israele”. Il falco sta per essere tramutato in colomba. Non sembri impossibile: in Italia, lo stridulo ex direttore dell’Unità, quel Furio Colombo dal cachet d’argento sui capelli, che incarna la sinistra più chic che ci sia, ha d’improvviso annunciato che Ariel Sharon è un grande uomo di pace. Quando si controllano i media, si può fare tutto.
Così, ridipinto come un sentimentale, il cui cuore batte per una bella araba, Wolfowitz-Stranamore potrà perseguire, al vertice della Banca Mondiale, il grande piano di cui abbiamo visto solo le prime fasi. L’attacco feroce contro il mondo islamico (dipinto per di più come l’aggressore) è la prima parte in via di compimento: serve a trasformare i musulmani terrorizzati dall’aggressione in una massa di manovra fanatizzata da scatenare contro l’Europa, la Russia (ceceni) e la Cina, ossia contro quelle potenze che “aspirano a un più vasto ruolo regionale” insidiando la superpotenza solitaria. La seconda parte è solo agli inizi: consiste appunto nel “diffondere la democrazia” finanziando “spontanee manifestazioni della società civile” come si è già visto in Ucraina, Georgia e Kirghizistan.
Ma quale democrazia? Proprio il profilo dell’amante di Wolfowitz, l’araba “democratica progressista e femminista” (e con interessi in Israele), è il modello del “nuovo” che deve essere imposto nei Paesi arabi e asiatici. Si tratta di creare movimenti di tipo giacobino, duri e intolleranti, e aggressivi contro tutto ciò che venga indicato (dalla propaganda) come “anti-democratico”. Il modello di queste “società civili democratiche” è quello della Rivoluzione Francese, Terrore incluso: come Robespierre instaurò la dittatura della Virtù, così va instaurata la dittatura della Democrazia in lotta contro le religioni, le culture e le morali tradizionali. Col vecchio trucco di mobilitare “i giovani contro i vecchi”, il “nuovo contro il passato”, si creano in vari Paesi (come in Ucraina) gruppi seminali animati da un’ideologia che è liberale e totalitaria insieme, nutrita di narcisismo radicale intollerante e nemico di ogni retaggio culturale e distruttore di ogni retroterra morale. Il totalitarismo della dissoluzione – un po’ Nitezsche e un po’ gay, femminista, trasgressivo - rappresentato per esempio in Italia dal partito radicale, viene usato (col nome di “democrazia”) come instrumentum regni della superpotenza.
Questo il piano, adombrato in vari testi neocon, dove la nuova offensiva è evocata con i nomi di “Cyberwar” e “Swarming” (l’uso di “sciami” di piazza – swarms – contro le istituzioni da abbattere, “sciami” indottrinati dalla guerra informativa, la vecchia propaganda in dosi però totali come sono totali i media televisivo-canzonettistici-hollywoodiani, “Cyberwar” appunto).
L’astuzia finale è dipingere il disordine così creato in termini di differenze religiose (“cristiani” contro “musulmani”) o nazionali: mentre l’intento è proprio quello di de-naturare qualsiasi religione e nazione, per poi fondere i detriti umani così prodotti (le “moltitudini” di cui parla Tony Negri, molto ammirato dai neocon) in “sciami” che obbediscono senza saperlo alla propaganda della superpotenza, e verranno dispiegati in tutto il mondo dovunque ci sarà da sgretolare una società, un’etica pubblica condivisa, una tradizione.
Alla testa di un’istituzione come la Banca Mondiale – la cui natura “totale” traspare fin nel nome - Wolfowitz potrà completare il piano a tutto suo agio, con l’aiuto dell’amata “araba”. Sì, Wolfie ha un cuore: di tenebra.
di Maurizio Blondet




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..insomma niente di nuovo sotto il sole, l'attrazione magnetica che l'estrema destra prova verso la "tradizione" islamica mi sembra qui esplicitata la massimo livello.Sulle orme di Guenon e Mutti, in sostanza blondet ci dice che per opporci a Sion dovremmo tutti finire nelle braccia di Maometto
..beh.se lo levi dalla zucca!
