http://old.lapadania.com/1998/aprile/01/010498p13a1.htm
La collaborazione tra le diverse popolazioni celtiche è uina costante fin dalla storia antica e medioevale
La sana rinascita del panceltismo
A differenza di altri movimenti non ha mai procurato disastri di alcun tipo
di Maurizio Giuseppe Montagna
Se i termini "panslavismo"o "pangermanesimo"destano nel cittadino medio una comprensibile reazione di fastidio, preoccupazione e avversione, l'espressione "panceltismo"è solitamente accolta con una certa curiosità. Ciò può essere spiegato con una facile constatazione: il panceltismo è un fenomeno generalmente meno noto rispetto a panslavismo e pangermanesimo e, a differenza di questi movimenti, non ha mai provocato disastri di alcun tipo. Panslavismo e pangermanesimo si svilupparono portando con sè progetti imperialisti ed espansionistici e mirando a un'unione il più delle volte forzata rispettivamente dei popoli slavi e di quelli di origine tedesca. In queste correnti di pensiero, dunque, predominò l'aspetto più rigidamente etnico rispetto a quello volontaristico proprio delle società democratiche; paesi come la Polonia non avrebbero mai potuto entrare, se non forzati a farlo, in una fantomatica Unione Slava (monopolizzata, naturalmente, dalla Russia); nello stesso modo, realtà come la Svizzera di lingua tedesca o l'Olanda si sono sempre dimostrate fortemente refrattarie anche al solo pensiero di fondersi con la vicina Germania. Ampi settori legati a queste due aree di opinione, inoltre, svilupparono l'idea dell'espansione forzata anche in zone alloglotte. Il panceltismo, invece, nacque in un ben diverso clima, e con prospettive del tutto differenti. L'obiettivo, storicamente riconosciuto, dei panceltisti è rappresentato dal riconoscimento linguistico e culturale delle sei nazioni di lingua celtica (Irlanda, Scozia, Isola di Man, Galles, Cornovaglia e Bretagna), dall'aspirazione politica dei loro popoli alla libertà e dalla disposizione di questi stessi popoli a interagire tra di loro in maniera privilegiata in virtù delle loro comuni origini. Il moderno movimento panceltista si sviluppò nel diciannovesimo secolo, ma la cooperazione tra le diverse popolazioni celtiche è una costante fin dalla storia antica e medioevale. La fondazione di Mediolaanon (l'odierna Milano), per esempio, avvenne ad opera dei Celti insubri, ma in collaborazione con altre popolazioni galliche: la nuova città, secondo i suoi fondatori, sarebbe stata destinata a diventare il "centro del mondo", e non solo per la tribù degli insubri. E nel 397 a.C., quando Brenno e i suoi Galli senoni presero Roma, l'esercito celtico comprendeva anche guerrieri di altre tribù: più di una popolazione gallica si era sentita solidale con il capo celtico assassinato a Chiusi dal diplomatico romano Quinto Fabio che la spedizione andava a vendicare. Così come nelle successive guerre galliche, Roma dovette affrontare non singole tribù ma vere e proprie coalizioni celtiche. Salvo eccezioni, notiamo che, nel corso della storia, l'amicizia fra le genti celtiche fu solidarietà tra popoli oppressi. E nell'Ottocento, periodo in cui nacque la moderna corrente di pensiero panceltista, tutte e sei le nazioni di lingua celtica erano sottomesse a Inghilterra o Francia: il loro obiettivo fu, dunque, di liberarsi dal giogo senza coltivare pericolosi e ingiusti sogni che conducessero a espansioni territoriali condotte oltre i confini etnici o contro la volontà dei popoli. L'uomo che è generalmente considerato il fondatore del panceltismo, Charles de Gaulle senior (zio del futuro presidente francese), fu strenuo assertore della libertà di ogni popolo a decidere dei propri destini. De Gaulle senior (che si firmava con il nome in lingua bretone "Charlez Vro-C'hall"), di nascita francese e di origine irlandese da parte materna, divenne spontaneamente "bretone d'adozione" e imparò la lingua di Armorica e il gallese. Questo grande personaggio, convinto che la lotta per la liberazione delle nazioni oppresse dovesse procedere di pari passo con il ricupero e la difesa delle lingue autoctone, propose la creazione di una koinè celtica, che potesse essere utilizzata come lingua franca da irlandesi, scozzesi, manx, gallesi, cornici e bretoni. I suoi sforzi per avvicinare i popoli di lingua celtica furono coronati dall'organizzazione del primo congresso panceltico, tenuto a St. Brieuc nel 1867. Nacquero poi organismi come la Pan Celtic Society o il Celtic Congress. A questa associazione aderirono anche grandi personaggi; tra questi, Padraig Pearse, primo presidente della Repubblica Irlandese assassinato dai fucili inglesi dopo la gloriosa "Rivolta di Pasqua" del 1916. Dopo la liberazione dell'Irlanda (o, meglio, di tre quarti dell'Irlanda), l'Isola di smeraldo venne ad assumere il ruolo di guida teorica del movimento panceltista, di faro di libertà nella nebbia dell'oppressione. Nonostante questa naturale leadership di Dublino, non vi è, nell'area panceltista, prevalenza di alcuna nazionalità su qualsiasi altra. Anche le proposte miranti a una sorta di "Unione Celtica" statuale e federale, presentatesi all'interno del movimento in diverse occasioni, sono sempre state subordinate a una piena accettazione da parte di ciascuno dei popoli membri, espressa, naturalmente, da votazioni a suffragio universale. Panceltismo come patto cooperativo e difensivo, dunque, che non ha alcun rapporto con l'egemonismo espansionista espresso il più delle volte da panslavismo e pangermanesimo. A proposito dello status di "paese celtico", l'interpretazione fornita dai panceltisti non è uniforme. La tendenza classica è quella di considerare "nazioni celtiche"soltanto i sei paesi citati in precedenza, la cui lingua locale appartiene al ceppo celtico e di escludere altre terre di origine celtica ma di espressione classificabile nel gruppo idiomatico "misto" celto-romanzo (Galizia, Asturie, Francia propriamente detta e Vallonia, paesi franco-provenzali, Linguadoca, nazioni celto-padane). La Celtic League, che è indiscutibilmente la più prestigiosa associazione panceltica, segue la diffusa interpretazione basata sul criterio linguistico. Il celebre Festival Interceltico di Lorient, invece, ammette, tra le nazioni rappresentate, anche Galizia e Asturie; in queste due terre, infatti, la consapevolezza celtica è tradizionalmente forte e la cultura celtica riconosciuta senza alcuna remora da tutti gli abitanti. Nelle nazioni celto-padane (Piemonte, Lombardia, Emilia, Romagna e, per estensione linguistica, Liguria) e in Valle d'Aosta, la consapevolezza celtica, assente o poco rilevante per troppo tempo, sta diventando improvvisamente un fenomeno di massa. Presto, dunque, si avvertirà l'esigenza di stringere maggiori legami di carattere culturale tra le varie nazioni celto-romanze e, nello stesso momento, di stabilire vincoli tra la comunità dei paesi celtici e quella delle terre celto-romanze. Tuttavia, la nascita di un "Congresso celto-romanzo"che segua il fulgido esempio della Celtic League è, stante il momento politico attuale, un'ipotesi non facilmente realizzabile. La ragione principale risiede nel ruolo della più estesa nazione celto-romanza, la Francia, che schiaccia molte nazionalità presenti nel suo territorio (tra cui la Bretagna, nazione celtica) impedendo loro l'esercizio del diritto di autodeterminazione. Si è prima chiarito che il panceltismo è, da sempre, scevro da tentazioni espansionistiche: alla luce di questa nobile e antica linea di condotta, solo una delegazione di libertari francesi ferocemente avversi alla cantilena della "patria una e indivisibile"potrebbe rappresentare il popolo transalpino all'interno di un organo di rappresentanza dei popoli celto-romanzi. Questa rappresentanza dovrebbe chiaramente esprimersi per il riconoscimento del diritto di secessione, condannare l'oppressione francese nei confronti dei bretoni e delle altre nazionalità incluse nel territorio dello Stato transalpino e riconoscere la "cooperazione nella diversità" tra Francia e Bretagna. Sotto questo versante, le nazioni celto-padane sono, invece, in una posizione molto più vantaggiosa; il loro contributo potrebbe essere determinante perchè il progetto di cooperazione transfrontaliera tra celto-romanzi possa avere successo. La stretta collaborazione tra i paesi celto-romanzi potrebbe riuscire nell'intento di creare una seconda area di diffusione della corrente di pensiero panceltista; una maggior collaborazione tra nazioni celtiche e paesi celto-romanzi ricondurrebbe consapevolmente questi ultimi nella grande famiglia celtica, da cui la storia li ha per troppo tempo allontanati ma mai staccati completamente.




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