(... )Nella nostra conversazione Solgenitsyn ricordò con sdegno l'attacco Nato alla Serbia, non per simpatia verso il comunista Milosevic, naturalmente, ma perché si trattava di un segno della nuova politica aggressiva dell'Occidente e dell'appoggio dato a essa anche dall'Europa orientale. Per lui quell'intervento sostituiva una persecuzione etnica (antialbanese) con un'altra (antiserba) non meno odiosa e di fatto strappava illegalmente con la forza un territorio (il Kosovo) alla sovranità del suo legittimo Stato. «Quando la Nato bombardava la Jugoslavia, l'opinione pubblica dell'Europa orientale applaudiva! Noi avevamo versato lacrime per gli europei orientali, per quei tapini e infelici, pensando a come avremmo potuto liberarli! E loro invece giù ad applaudire: colpite i serbi! Colpite più forte, colpite ! Ma che cosa è successo alla gente? Che rivolgimento è avvenuto nel loro cervello? ! Il momento in cui la Nato respinse l'Onu, per quanto debole questa sia, e prese ad agire da sola, fu un momento storico che andava oltre i limiti dell'intero problema della Jugoslavia». Qui Solgenitsyn dimostra una delusione che non è solo sua, ma di gran parte dell'opinione pubblica russa, non necessariamente nazionalista, rispetto alle aspettative del dopo comunismo nella sfera interna e intemazionale.
corriere della sera - Marzo 2005




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