Dal n° 230 - Marzo
Intollerante a chi?
Scrisse il Duce che la libertà è ciò che gran parte delle persone vorrebbe riservare a se stesso per negarlo agli altri. Da parte mia ho poi, molto modestamente e se volete anche un pò “qualunquisticamente”, elaborato una mia personalissima teoria sulle tendenze comunistiche di tanto borghesume italiota, sempre pronto a rivendicare diritti eterni e inalienabili per le proprie persone quanto pronto a fare quadrato pur di non mollare un grammo della propria ‘roba’ di pirandelliana memoria.Si continua allegramente a produrre migliaia di tonnellate di rifiuti, e le amministrazioni locali fanno finta di non sapere che esiste la raccolta differenziata; però quegli stessi sindaci giocano a fare i capipopolo proclamando di non volere discariche (giusto!) e nemmeno inceneritori.Ma la tanto decantata tecnologia che ‘ci’ avrebbe portato sulla Luna (ma chi? Io non ci sono mai stato...) non sarebbe parimenti in grado di azzerare quasi completamente il drammatico problema dei rifiuti? Perlomeno di quelli domestici, perchè per gli altri - quelli speciali, tossico-nocivi eccetera - la soluzione definitiva non potrà prescindere dalla scomparsa del sistema capitalistico.A proposito, dove saranno finite le scorie radioattive della Basilicata? Com’è che la stampa libera non si degna di informarci? Boh!
Ma questo ‘incipit’ aveva l’unico scopo di introdurre il commento ad un fatto accaduto nelle scorse settimane nelle imponenti sale e - soprattutto - negli ovattati corridoi del cosiddetto Parlamento Europeo di Bruxelles, istituzione certamente benemerita ma che un ministro italiano si è permesso di dileggiare accostando gran parte dei suoi membri, utilizzando una tipica espressione lombarda, ad una specifica ’deviazione’ (o presunta tale) sessuale..
Ora, è pur vero che le famose ‘lobbies’ proliferano, e non soltanto nei palazzi di Bruxelles e Strasbourg; ed è altrettanto vero che tra queste vi siano quella omosessuale e quella - molto meno nobile - pedofila. Ma ben più potente svetta su tutte la lobby giudaico-sionista, incurante di schieramenti fittiziamente contrapposti ad uso degli stupidi ma in realtà assolutamente contigui.
E così, per ingannare il tempo trascorso a scaldare le poltrone in cambio di lautissime prebende, alcuni insigni parlamentari ‘europei’ (o israeliani?) hanno ‘sparato’ l’ultimo parto delle loro elucubrazioni: il bando e l’ostracismo per il simbolo dello ‘swastika’ e “per tutti quei simboli che direttamente o indirettamente si richiamano o possono richiamarsi alle ideologie nazifasciste, razziste ed antisemite”. Dunque anche la croce celtica e chissà che cos’altro...
Naturalmente il livello attuale è quello della semplice proposta (ma non riesco a distinguerla dal tipico ‘suggerimento’ mafioso...). Ma non ci vuole molto a capire che, di questi tempi, proposte del genere non tardano ad essere recepite. Ed a questo proposito alcune perle di saggezza le propina il dott. prof. Ferdinando Camon, anche lui scrittore, giornalista, docente universitario ecc. ecc., che sulla ‘triade’ dei quotidiani veneti di marca ‘ulivista’ (Il Mattino di Padova, La Tribuna di Treviso, La nuova Venezia) non ha mancato di palesare il proprio pensiero.Oddio, pensiero... forse non è la parola adatta; limitiamoci ad ‘opinione’ o ‘punto di vista’ o...
Comunque il Nostro, in estrema sintesi, ha scritto più o meno questo: che il nazismo non soltanto rappresentava il male assoluto (mi sembra che già ce lo abbiano detto...) ma era anche cosciente - negli intendimenti dei suoi dirigenti - di rappresentarlo; di più, il fine stesso ed ultimo della dottrina e della prassi naziste non era altro che la ricerca del Male assoluto, gratuito ed illimitato. Prendiamo atto di queste affermazioni, affermazioni che ben rivelano lo squallido conformismo di chi è uso a ragionare mediante dei pre-giudizi, cioè delle formule preconfezionate, degli slogans, dei “pacchetti tutto compreso” del pensiero.Atteggiamento tanto più grave in quanto posto in essere da un cosiddetto uomo di cultura o intellettuale che dir si voglia, che non può (sottolineo: non può) evitare di tentare - anche solo tentare! - di comprendere le ragioni dell’altro da sè (accidenti, avete sentito che bella prosa ‘liberal’ e antirazzista? È proprio quella prosa di cui si riempie la bocca gente come Camon!).
Ma dell’ ‘altro da sè’ evidentemente Camon e tutti i suoi compari se ne fottono, perchè gli ordini del ...Grande Capo Ufficio dell’Universo sono precisi e ferrei: questo è buono, questo è cattivo, questo è un criminale perchè sua madre lo picchiava, quest’altro ha squartato una decina fra prostitute ed autostoppiste ed ha messo le teste nel freezer però al momento dei fatti era affetto da vizio parziale di mente e quindi dev’essere curato... Che volete, l’universo mentale di tutti questi intellettuali organici al regime si riduce a questo...Espero che abbiate capito che non pretendo, e nemmeno auspico, lodi sperticate del Führer o del Duce ma soltanto obiettività; sono forse ‘nazisti’ personaggi come Massimo Fini o Maurizio Blondet? No di certo! Ma questo non ci impedisce di nutrire nei loro confronti un grande rispetto.
Continua Camon: è dunque del tutto legittima la messa al bando dei simboli - e di conseguenza, ritengo - delle organizzazioni che si richiamano più o meno esplicitamente a quelle ‘ideologie’. Qualcuno si è allora subito premurato (probabilmente parlava una qualche lingua slava...) di inserire nel codice penale unico che i solerti tecnocrati mondialisti stanno preparando anche una analoga disposizione restrittiva nei confronti dell’ideologia e della simbologia comunista.Ecco la pronta risposta di Camon: il comunismo ha sì seminato lutti e terrore quasi (quasi!) al pari del nazismo; però l’idea fondamentale alla base di tale sistema di pensiero era quello di libertà, giustizia, uguaglianza, fraternità, solidarietà, bontà (scusate, ho terminato gli aggettivi!).E dunque i forzati dei gulag molto spesso erano anch’essi comunisti che morivano alzando il pugno chiuso...
Lasciamo senz’altro perdere ogni sterile polemica sulla dicotomia Fascismo/comunismo o antifascismo/anticomunismo, polemiche delle quali da lunghi anni ormai ci siamo liberati.E piuttosto concentriamoci sull’intrinseco significato che possono rivestire ragionamenti come questo.
La questione, infatti, non è affatto nuova: riguarda il nodo fondamentale della libertà, di quale e quanta libertà possa concedere uno Stato democratico o se non sia al contrario lo Stato una libera creazione del popolo sovrano. Evitando di avventurarci in terreni troppo impervi possiamo però affermare che ogni Stato esercita necessariamente un imperio ed un potere coercitivo sugli uomini ad esso sottoposti.Edando per scontato che l’eliminazione totale dei conflitti intercorrenti tra i singoli membri o le diverse comunità che compongono il popolo è un obiettivo pressochè irrealizzabile, lo Stato diviene di fatto il detentore dell’esercizio della forza o, se vogliamo, della violenza.Nei codici penali degli Stati moderni verranno sempre ricompresi i reati cosiddetti contro la personalità dello Stato, reati puniti con pene estremamente più severe di quelle comminate per i reati definiti ‘comuni’, per quanto odiosi ed infami possano essere questi ultimi; sino a pochi decenni orsono anche i regimi considerati tra i più liberali e democratici (ad esempio la Gran Bretagna) potevano contemplare la pena di morte come sanzione per alcuni reati politici.In Gran Bretagna era prevista la pena di morte per “tradimento della Corona”, ovvero per fatti che, almeno teoricamente, potevano benissimo non avere comportato alcun atto cruento e di sangue.Mentre per i suddetti squartatori e tagliatori di teste sarebbe stato - ed è - semplicemente inaudito che qualche parlamentare o, peggio, comitato di cittadini chiedesse l’istituzione o il ripristino della pena capitale.Ma senza andare troppo lontano ce ne siamo accorti anche noi, redattori di questa rivista che state leggendo in questo momento; incriminazioni anche pesanti basate solo ed esclusivamente su quanto è stato scritto sulle pagine di “Avanguardia”. Reati di opinione, li chiamano; reati ideologici.Ma comunque reati.
Come giustamente sottolineava il Direttore Fonte sulle pagine dello scorso fascicolo riesce difficile capire quali realmente siano le supposte libertà costituzionalmente garantite.Ad esempio, sarebbe tutto molto più semplice se venisse chiaramente statuito che l’esercizio delle libertà democratiche fosse riservato esclusivamente a coloro i quali dichiarassero esplicitamente di accettare incondizionatamente il sistema democratico.Semplice, nevvero? Le purghe auspicate dai vari Camon o Flores d’Arcais sembrano andare proprio in questa direzione, come in questa direzione, e non da ieri, marcia un certo modo di intendere le libertà democratiche negli Stati Uniti d’America.
La strada però, seppure allettante per i nuovi strateghi del mondialismo, appare impervia e pericolosa; ciò di cui maggiormente si vantano i cantori della democrazia è proprio il fatto che essa può legittimarsi, sopravvivere, svilupparsi ed espandersi in virtù di alcune sue proprie caratteristiche fondamentali che sono la garanzia del diritto di critica e di controllo sulle istituzioni preposte all’esercizio dei poteri. Quindi la compressione proprio di queste prerogative fondamentali ridurrebbe il sistema democratico al mero esercizio del rito elettoralistico, epurato però dalla presenza di tutte quelle formazioni più o meno consistenti la cui critica del regime si spingesse troppo oltre le reti di confine, per quanto elastiche, della ‘sicurezza nazionale’.
Storicamente non mancano gli esempi di democrazie blindate ed esclusive.Il Sudafrica del potere bianco garantiva l’esercizio delle libertà democratiche appunto ai bianchi e successivamente, in subordine, ad asiatici ed africani. L’odierno Stato di Israele garantisce questo stesso esercizio esclusivamente ai propri cittadini di religione ed ‘appartenenza’ ebraica.Eppure personalmente ritengo che formalmente - e nonostante molti pareri contrari - lo Stato di Israele presenti le caratteristiche di un regime democratico (sei contento, Ferrara?) con una forte infiltrazione autocratica: ovvero l’élite ebraica, soprattutto di origine aschenazita, si autogoverna utilizzando gli schemi ed i canoni classici del ‘gioco’ democratico imponendo poi all’estremo la feroce dittatura, anzi tirannia del padrone sul servo.Ma questo è un altro discorso...
Per ritornare a noi, vale la pena rilevare l’accanimento più che sospetto con il quale certi settori del potere tentano da qualche tempo di comprimere e disperdere l’area antagonista (o purtroppo solo presunta tale) nazionalrivoluzionaria anche a fronte di un potenziale di pericolosità oggettivamente modesto, specie se rapportato al ‘movimentismo’ ben più aggressivo dell’estrema sinistra sia marxista che anarchica che socialdemocratica.Ciò non può che ingenerare più che legittimi sospetti. I quali sospetti, a costo di sembrare paranoici, portano inevitabilmente alla Sinagoga.
Da parte ‘nostra’ non possiamo che ribadire con decisione, anche nella eventuale polemica con i partigiani dell’ordine costituito, come la nostra visione del mondo sia alternativa a quella della liberaldemocrazia, e che quindi siamo oggettivamente, e ci vantiamo di esserlo, suoi irriducibili nemici. Ciononostante, dottor Camon, il problema è vostro: ovvero come costruire un bel lager per i reietti e giustificarlo davanti ai vostri ‘sacri testi’.Reietti che non hanno squartato autostoppiste, nè trafficato con droghe, schiavi, carne guasta o rifiuti radioattivi, nè commesso tante di quelle cose che i vostri codici puniscono severamente con gli arresti domiciliari.Ma soltanto avanzato la loro legittima aspirazione sancita da sempre dalla Storia: prendere posto sul ‘ponte di comando’ per poter seguire il loro destino...
di Graziano Dalla Torre




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