Roma. A cinque giorni dal voto per le regioni, il pubblico impiego sembra essere diventato l’investimento politico dell’ultimo minuto per l’Udc e per Alleanza nazionale. I due partiti della coalizione di governo sono soggetti in egual misura a spinte omogenee: una specie di dovere di rappresentanza con ricaduta identitaria (“il contratto degli statali è una priorità per l’Udc, quanto lo è la devoluzione per la Lega”, ha detto il ministro udiccino della funzione pubblica Mario Baccini); e un riflesso democristiano che fa credere loro di poter portare a casa un vantaggio elettorale da un rinnovo contrattuale in extremis, di riuscire a scambiare consenso contro un aumento di retribuzione, soprattutto in Lazio e Lombardia, le due regioni più popolate di impiegati pubblici (oltre 400.000 per ciascuna).
Una trattativa già segnata da una dubbia professionalità negoziale (le barricate andavano alzate subito, appena i sindacati hanno proposto un aumento superiore all’8 per cento; e contemporaneamente si sarebbe dovuta chiedere una contropartita, per esempio in termini di produttività e mobilità), si avvia alla conclusione con un’altra discutibile scelta procedurale: il ministro Baccini che anticipa ai giornali la sua proposta finale, 100 euro mensili di aumento.
Un’anticipazione che in realtà potrebbe significare o che il ministro è disposto a concedere qualcosa in più, oppure è cosciente che il presidente del Consiglio non darà il via libera a una simile intesa, e marca il campo con un messaggio allusivo: “Se il contratto non si fa è colpa del Cav.”. Il Cav. ieri ospite della trasmissione radiofonica “Radio anch’io”, è stato sufficientemente
chiaro: non intende andare oltre i 95 euro di aumenti previsti dalla Finanziaria; è preoccupato dalla ricaduta di un rinnovo troppo oneroso sui conti pubblici, sugli altri rinnovi contrattuali (a partire dai metalmeccanici), e sulla sua immagine di leader-imprenditore.
Per la Lega, ieri il ministro del Welfare Roberto Maroni ha dato ragione a Silvio Berlusconi, ricordando che non ci sono altri soldi e l’aumento massimo nel privato non ha superato i 93 euro. A fare da cerniera sull’asse Forza Italia-Lega c’è il ministro dell’Economia.
Domenico Siniscalco ha uno stanziamento in Finanziaria per il rinnovo dei circa ottanta contratti del pubblico impiego pari a sei miliardi di euro, l’equivalente della manovra fiscale voluta dal Cav. per il 2005. Sei miliardi sono anche la metà della riduzione fiscale ipotizzata per il 2006 e poco meno di quel mezzo punto di pil che la revisione del Patto di stabilità ci consentirà di manovrare. Ecco perché al Tesoro non hanno intenzione di fare concessioni al partito della spesa pubblica.
I 100 euro che secondo l’anticipazione di Mario Baccini potrebbero costituire il compromesso valgono altri 315 milioni di euro; mentre la richiesta sindacale a quota 105 vale 630 milioni di euro. Il professor Siniscalco è preoccupato anche perché sa che questi soldi non costituiranno l’unica uscita extra a gravare sulla spesa 2005 alla voce pubblico impiego: il decreto omnibus convertito in legge la settimana scorsa causerà un altro miliardo di euro di uscite una tantum.
La soppressione di un emendamento del forzista Giuseppe Fallica sul contenimento del trattamento economico dei dipendenti pubblici in mobilità costerà 620 milioni di euro di contenzioso.
Oltre 200 milioni di nuovi costi arriveranno dalla soppressione del limite ai riconoscimenti retroattivi per gli ex dipendenti dell’Agensud (la vecchia Cassa del mezzogiorno).
Infine potrebbe arrivare un’altra mazzata dalla reintroduzione per i pubblici dipendenti di una sorta di class action di categoria, il giudizio favorevole in un caso analogo utilizzato estensivamente come precedente per tutti gli altri.
E all’orizzonte della discussione già s’intravede un altro problema: le richieste che cominciano ad arrivare dagli enti locali di trasformare i contratti a termine nella pubblica amministrazione, che sono ormai il 10 per cento del totale dei dipendenti pubblici, in contratti a tempo indeterminato.

Su il Foglio del 30 marzo

saluti