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Risultati da 51 a 60 di 64

Discussione: Controricordo

  1. #51
    Orazio Coclite
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    In origine postato da IlikeUSA
    fermarsi ogni volta che passa una formica per non calpestarla.
    I jaina rimangono purtropppo una realtà ancora troppo circoscritta. Ma il rispetto della vita in ogni sua forma io la interpreto proprio come esatta antitesi del 'progresso', ossia comprensione assoluta del mondo làddove 'progresso' è solamente sfruttamento e incomprensione di quello che ci sta intorno.
    Anche in Tibet, prima che arrivassero i comunisti cinesi a portare il 'progresso', si prestava la massima attenzione a non uccidere inutilmente alcun essere vivente.
    A voi decidere quello che è superiore e quello che invece è 'infero-iore'.
    La risposta appare ovvia.

  2. #52
    Arthur I
    Ospite

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    In origine postato da IlikeUSA
    L'India è stata modernizzata e democratizzata dagli inglesi.
    Fosse per gli indù starebbero ancora tutti lì a crepare di fame,
    ecc.
    Caso mai è stata la modernizzazione e l'urbanizzazione conseguente che hanno prodotto povertà, spostando migliaia di persone "liberate" dall'ordinamento tradizionale e costrette, senza più le coordinate morali e sociali del modo di vivere millenario, a cercare un posto nel mondo cittadino e lì ad ammucchiarsi in modo informe.

  3. #53
    SBIRRI VI ODIO!!!!!!!!!!!
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    [QUOTE]In origine postato da D.V.X.
    Il compagno Cornelio,da buon filo islamico deve difendere i suoi amici,anche se si sono macchiati di crimini al confronto dei quali Hitler e Stalin sono due mammolette!Cornelio, te l'ho gia detto,il tuo forum è quello di Rif.Com. oppure quello di Indymedia!!! [/QUOTE
    guarda che anch'io sono filo palestinese e filo irakeno xchè ogni
    popolo a il sacrosanto diritto di battersi contro l'occupante israelo
    americano!

  4. #54
    Paul Atreides
    Ospite

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    Un piccolo aggiornamento sul colonialismo comunista durante il dominio leninista.

    1) la ''decosacchizzazione'', una vera e propria persecuzione etnica ai danni dei cosacchi

    2) la feroce repressione dell'indipendentismo ucraino

    3) la feroce repressione delle lotte indipendentiste dei basmachi in Asia centrale e di georgiani, daghestani e ceceni

    4) la distruzione della repubblica dell'Ararat, cioè del libero stato armeno sorto alla fine della prima guerra mondiale

    5) l'aggressione contro la Polonia, fermata da Pilsudsky davanti Varsavia

    Durante il regime staliniano

    1) aggressione della Finlandia

    2) annessione della Bessarabia

    3) annessione della Bucovina settentrionale

    4) aggressione e successiva annessione dei liberi stati baltici di Estonia, Lettonia e Lituania.

    Nessuna lezione, né politica né morale, può venire da simili soggetti...

    Controricordare

  5. #55
    Paul Atreides
    Ospite

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    Un testo fondamentale: Olivier Pétré-Grenouilleau, ''La tratta degli schiavi. Saggio di storia globale'', Il Mulino, 2006.

    Velocemente, alcuni passaggi essenziali del libro che decostruiscono la 'vulgata':

    1) la tratta degli schiavi fu una creazione islamica

    2) il negro come schiavo per antonomasia [col corollario del razzismo verso la 'razza camita'] fu una creazione islamica

    3) il ruolo essenziale degli africani nella tratta

    4) l'analisi quantitativa delle tre principali tratte: quella orientale [circa 17 milioni di schiavi], quella occidentale-atlantica [circa 11 milioni di schiavi], quella interna alla stessa Africa nera [circa 14 milioni di schiavi].

    5) la critica della tratta occidentale come momento esclusivo o essenziale di quella 'accumulazione originaria' che fu alla base dell'industrializzazione

    6) le ricadute positive della tratta sull'Africa

    7) la radicale problematizzazione dell'idea che la tratta sia stata uno dei fattori del sottosviluppo nel quale si trova l'Africa oggi

    8) la chiara distinzione tra la tratta e il colonialismo, cioè la critica di un nesso causa-effetto che li legherebbe. Anzi, maggiori legami ci sono tra la campagna abolizionista e il colonialismo

    Questo e molto altro in questo libro imperdibile.

  6. #56
    Nec Descendere Nec Morari
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    Se questo non è il 3d più bello di tutta POL, poco ci manca.
    Dovrebbe stare in rilievo fino al Giudizio Universale.

    Onore al Kwisatz Haderach.

  7. #57
    Alvise
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    Citazione Originariamente Scritto da Cangrande Visualizza Messaggio
    Se questo non è il 3d più bello di tutta POL, poco ci manca.
    Dovrebbe stare in rilievo fino al Giudizio Universale.

    Onore al Kwisatz Haderach.
    Onore a Muad-Dib!

  8. #58
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    Citazione Originariamente Scritto da Cangrande Visualizza Messaggio
    Se questo non è il 3d più bello di tutta POL, poco ci manca.
    Dovrebbe stare in rilievo fino al Giudizio Universale.

    Onore al Kwisatz Haderach.
    oh finalmente ho capito come si scrive , ora posso cercarmi le foto in rete , ero indeciso fra quisazza de rah e qisatza derrà soprattutto...

    bravo ad Atreides che ha aggiornato la discussione revisionista , ordino subito il libro di Olivier Pétré-Grenouilleau.

  9. #59
    Nec Descendere Nec Morari
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  10. #60
    Paul Atreides
    Ospite

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    Ripropongo anche qui un mio vecchio messaggio che mi pare ben si adatti al tema della discussione


    Oramai, in clima di ''multiculturalismo'' imperante,ha preso vigore il solito ritornello sulla grandissima influenza della cultura araba in Europa. Per tentare di ricondurre il tutto nella sua reale proporzione, apro questa discussione

    1) Inizio con la medicina. A Salerno nacque la celeberrima ''scuola medica salernitana'', in pratica la prima ''università'' di medicina d'Europa, le cui prime tracce risalgono al IX secolo. Non mi risulta sia stata fondata da arabi né mi risulta che i testi su cui si studiava fossero esclusivamente arabi [a meno che Ippocrate, Galeno, ecc. fossero arabi o che la famosa Trotula de' Ruggiero fosse un'araba].

    Sulla scuola medica salernitana
    http://www.salernocity.com/turismo/S...na/default.asp


    2) Sulla matematica. Gli arabi semplicemente trasmisero i numeri indù in Europa.

    Al riguardo: ''l'attuale forma grafica delle cifre numeriche deriva dai simboli usati dagli indiani, e queste dovrebbero a buon diritto chiamarsi 'indiane' anziché 'arabe''' [Charles Seife, ''Zero. La storia di un'idea pericolosa'', Bollati Boringhieri, 2002, p. 71; nello stesso testo, a p. 72 c'è una tavola molto minuziosa contenente la ricostruzione delle cifre numeriche con i passaggi Brahmi-Gwalior-Devanagari-Gobar-Apici-Anon-Dürer].

    Anche lo zero venne ''inventato'' da Brahmagupta. E infatti scrive Seife che l'Islam ''ha preso lo zero dall'India e per suo tramite esso sarebbe alla fine giunto in Occidente'' [op. cit., p. 77].





    In altre parole, tale influenza si risolve essenzialmente in un'opera di mera trasmissione culturale, il che significa tutt'altro che creare o fornire apporti originali della propria cultura. In pratica, il ruolo della cultura araba fu soprattutto e fondamentalmente quello di creare un ''ponte'' tra Europa e Oriente.
    Tra l'altro, va tenuto presente che le opere della filosofia greca gli arabi le scoprirono grazie alla Scuola Siriaca [risalente al IV secolo] e ad autori ad essa collegati come Giorgio e Giacomo d'Edessa [VII-VIII secolo]

    D'altronde, per rimanere nell'ambito della matematica, l'abaco è babilonese, l'algoritmo ancora indù. Ergo, quando Leonardo Fibonacci, alla corte di Palermo, scrisse il suo ''Libro dell'abaco'', testo decisivo che introdusse in Europa la numerazione 'araba', elementi di algebra ecc., non fece altro che prendere dagli arabi quel che gli arabi avevano preso dagli orientali [ancora Charles Seife, op. cit., p. 75, scrive che furono gli indù a dare origine alla moderna algebra].

    Su Aristotele, altro cavallo di battaglia dei ''multiculturalisti'' nostrani

    1) Severino Boezio [480-524] tradusse quasi l'intero corpus delle opere logiche di Aristotele [precisamente, ''Categorie'', ''De Interpretatione'', ''Topici'', ''Confutazioni sofistiche''] e soprattutto l'''Isagoge'' di Porfirio, ossia un commento eccezionale alle ''Categorie'' di Aristotele. Quindi, tutta l'opera logica di Aristotele era perfettamente conosciuta in Europa ben prima degli arabi, tant'è che l'intera disputa degli universali [con autori come Abelardo, Roscellino, ecc.] si svolse proprio intorno l'opera aristotelica [e ben prima di Averroè].

    2) Anche l'opera politica di Aristotele era, seppur parzialmente, già conosciuta. Basti pensare al ''Didascalicon'' di Ugo di san Vittore e al ''Policraticus'' di Giovanni di Salisbury.

    3) indubbiamente, grazie anche ad Al-Farabi e ad Averroè, si diffuse soprattutto l'opera etico-politica di Aristotele. Le prime traduzioni integrali, dal greco però, risalgono al 1245 circa per l'''Etica Nicomachea'' [tradotta da Roberto Grossatesta] e al 1260 circa per la ''Politica'' [tradotta da Guglielmo di Moerbecke].

    4) va tenuto presente che un'area di penetrazione delle opere di Aristotele fu pure l'Italia meridionale, grazie ai contatti con la cultura bizantina. Enrico Aristippo, ad es., nel XII secolo tradusse dal greco la ''Metafisica'' di Aristotele.



    Passando ad Averroè, è indubbio che si trattò di un grandissimo commentatore delle opere aristoteliche [colui ''che 'l gran comento feo'', lo definì Dante nell'''Inferno'']. Altrettanto indubbio è che la filosofia averroista si trova alla base di quel ''averroismo politico'' che influenzò, tra gli altri, Dante e Marsilio da Padova.

    Paradossalmente, però, colui che più di tutti contribuì alla rinascita aristotelica in Europa [e che studiò con passione le opere arabe: basti pensare al suo commento del ''Liber de causis''], ossia Alberto Magno [maestro cui si rifece anche s. Tommaso d'Aquino, che lo conobbe a Parigi], fu anche uno dei maggiori avversari degli averroisti, tanto da scrivere nel 1263 il ''De unitate intellectus contra averroistas'' [un'opera dallo stesso titolo sarà scritta pure da s. Tommaso d'Aquino nel 1270].

    Inotre, ed è una cosa davvero interessante, "in Oriente l'opera di Averroè passò invece pressoché inosservata" [H. Corbin, "Storia della filosofia islamica", Adelphi, 1991, p. 250], mentre non inosservata passerà la critica demolitrice di Al-Ghazali ai filosofi Averroè e Avicenna.

 

 
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