Risultati da 1 a 8 di 8
  1. #1
    Orazio Coclite
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    Predefinito Le Iene: Convertirsi all'islam


  2. #2
    avdacia imperat
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    ma chi se li incula?

  3. #3
    Giovane Nostalgico Idealista
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    Che schifo....


    Saluti!
    Canta{LXV E.F.}

  4. #4
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    'O famo strano!
    .: Miscelarabica / articoli
    di Sherif El Sebaie
    lunedì, 28 marzo 2005

    Il 15 marzo 2005, Khalid Chaouki - direttore del sito “Musulmani d'Italia” - critica la performance della "Talebana" di Zelig, scatenando un putiferio mediatico. Ma ad usare la maschera satirica per istillare concetti islamofobi nel pubblico italiano, sono le iene dell'omonima trasmissione...

    N.B: La Foto pubblicata (priva del cuore) è tratta dal calendario delle Iene.

    Il 15 marzo 2005, Khalid Chaouki - direttore del sito “Musulmani d’Italia” - definiva, in un suo editoriale, una “piccola ma pericolosa gaffe” la performance televisiva di Assundham, alias Rosalia Porcaro, la comica napoletana di Zelig che “interpreta la donna “talebana” con tanto di tunica e foulard che copre rigorosamente tutti i capelli e il resto del corpo”. Il problema, secondo Chaouki, è che la Porcaro non fa altro che “ripetere lo stereotipo della donna musulmana totalmente schiavizzata dal marito o dall’uomo di turno. Una performance ripetitiva e per niente divertente che offende migliaia di donne musulmane che vivono in Italia da tanti anni e si sentono pienamente emancipate e sicuramente contro il modello “talebano”. La notizia è subito rimbalzata sul Corriere, che – ovviamente – ha contribuito ad ingigantirla oltre misura, quasi fosse la pericolosissima fatwa di un ayatollah. E da lì ha fatto il giro dei quotidiani, agenzie stampa, siti internet e blog vari. Il titolo più ricorrente, in giro, era “Musulmani contro Zelig”, e si noti il “Musulmani” mentre si trattava, molto più semplicemente, dell’opinione di una sola persona che ha espresso – con molta educazione ed estrema deferenza, peraltro – il proprio parere in merito ad una trasmissione televisiva. “Zelig Circus e i suoi protagonisti ci stanno molto simpatici», scrive Chaouki, che invita la Porcaro “a trasformare il suo show in un dialogo tra due donne, una “talebana” e l’altra “normale”, per non alimentare, in un momento di crisi, lo stereotipo.

    Impietosi sono stati i commenti dei lettori che hanno seguito la storia, tipo questo, trovato su internet: “Solo per il fatto di essere l'interprete dei giovani musulmani "moderati" e dopo qualche apparizione da Costanzo, il ragazzo crede di poter condizionare la nostra libertà di espressione in nome di un presunto rispetto dei suoi propri principi morali”. Oppure il titolo di un riquadro che commentava la faccenda su "Oggi": “Ma i musulmani mancano di umorismo?”. Insomma, più che segnalare e risolvere un problema, Chaouki è diventato - per l’opinione pubblica sempre disposta a strumentalizzare in chiave anti-islamica anche la più innocente ed educata delle opinioni individuali - lo stereotipo del musulmano intollerante e bigotto che cerca di imporre il proprio modello culturale. La prima a prendere le distanze dalle affermazioni del pericolosissimo Chaouki (pur definendolo un bravo ragazzo), è stata Rula Jebreal, giornalista palestinese - con cittadinanza israeliana - de La Sette. E non c‘è da meravigliarsi, dal momento che altro non è che la stessa Jebreal che appoggia l’appello di Libero per nominare Oriana Fallaci senatrice a vita, in quanto “Grande intellettuale” (sic!) e “persona di grandissima qualità" (doppio sic!), pur prendendo le distanze dal suo appello alla guerra totale. In realtà il problema - ammesso che ce ne fosse uno - (più adatto era il commento di Hamza Piccardo, Segretario generale dell’UCOII: “Oggi ci sono problemi più seri che affliggono la nostra comunità” ) merita, viste le dimensioni che ha ormai assunto, una pausa di riflessione: Chaouki ha giustamente toccato un problema assai sensibile, ma nel posto sbagliato (la trasmissione di Zelig): quello della maschera televisiva satirica indossata per colpire - con la sicurezza dell’impunità - la nuova comunità destinata, per ora, al pubblico ludibrio.

    Mi riferisco ad un'altra trasmissione cosiddetta “satirica” di successo che, tra una battuta e l’altra, si occupa anche - seppur in veste pseudocomica - di attualità, interviste, denunce e altro. Sto parlando delle "iene” che da un bel po’ di tempo ormai dedicano un’attenzione assai particolare ai musulmani e al loro mondo. L’ultima volta una "iena", dicendo di avere un fidanzato musulmano, si è rivolta a non si sa quali imam a porre domande del tipo “Ma si può bere il vino?”, “Ma si deve indossare il velo?” ecc facendosi dare le risposte “Lecito” o “Illecito”, per poi commentare che tutta la vita dei musulmani si svolge tra queste due parole. Vi garantisco che lo stesso risultato è ottenibile facendo le appropriate domande ad un prete di campagna o un rabbino ortodosso. Anzi, probabilmente si sentiranno cose peggiori...Ma questo, alle “Iene”, non è venuto in mente. Lo scopo, infatti, era dimostrare che è difficile per una donna occidentale pensare ad un matrimonio con un musulmano, in quanto "diversi": atteggiamento che è puramente in linea con l'ultima enciclica del Vaticano che sconsiglia i matrimoni misti.

    Due battute però mi risultano assai sgradevoli, e me ne frego se si tenta di farle passare per satiriche (siccome non lo sono affatto e lo dimostra il contesto in cui vengono fatte). Sto parlando delle famose due domande che gli intervistatori-iene pongono ai loro ospiti nelle interviste doppie: “Se tua figlia sposasse un musulmano?” e - soprattutto - “Sei mai stata con un musulmano?”. Ora, qualcuno mi spieghi che senso hanno queste due domande, dov'è il contenuto satirico... Non si tratta forse del tentativo, assai maldestro per dir la verità, di presentare eventuali nozze tra la figlia dell’intervistato e un musulmano come una situazione pericolosa o quanto meno assai strana da richiedere una “presa di posizione” da parte del genitore? A conferma di questa volontà, arriva infatti la seconda domanda che suona un po’ come “Sei mai stata con un marziano?”. Forse – più semplicemente – la regia delle Iene sta indagando sugli effetti della circoncisione nei rapporti sessuali... Non saprei…Si attendono chiarimenti. E i chiarimenti, ovviamente, saranno che la domanda fa semplicemente parte della serie: "Sei mai stata con un operaio, impiegato, imprenditore, calciatore, uomo di spettacolo, uomo di colore?". Ed è assai sintomatico che in mezzo ad una categoria di professioni, le uniche eccezioni siano - guarda caso - l'uomo di colore e il musulmano...Ecco: personalmente ritengo che battute simili - fatte passare quotidianamente attraverso uno strumento mediatico di massa quale la Tv - possano dare il via, specie tra i giovani, ad un clima di intolleranza generalizzata.

    In questa situazione e in questo contesto quindi, trovo assai più calzante l’osservazione di Chaouki: “Immaginiamoci la satira su un personaggio di un’altra fede religiosa. Se costui fosse un cattolico, un ebreo o un buddista sicuramente sarebbe già nata la polemica e la denuncia. Il problema è che oggi tutti possono dire tutto sull’Islam e sui musulmani senza il minimo rispetto nei confronti della religione stessa e nemmeno per il milione di musulmani, che pacificamente vivono e lavorano in Italia”. Insomma, per chiarire meglio il concetto, e senza tanti giri di parole, facciamo il caso che la domanda delle Iene fosse “Sei mai stata con un ebreo?”. Non vi suonerebbe un po' strana? Eppure anche gli ebrei sono circoncisi… Mi rendo conto però che alla presunta satira, fatta in realtà per instillare pregiudizi razzisti nel subconscio dei telespettatori (anche se sono sicuro che diranno che è solo satira, e per forza!), si deve rispondere con la satira vera. E quindi alla domanda delle Iene, “Sei mai stata con un musulmano?” o hai mai fatto l'amore con un musulmano o qualunque sia la variante, giunge – puntuale – la risposta di un musulmano, in modo da chiarire ogni dubbio in merito e risparmiare ai malcapitati intervistati l’imbarazzante domanda. E la risposta è: 'O famo strano! E siccome una signora intervistata - non mi ricordo più chi, purtroppo – rispose “Per carità”, vi assicuro che è anche assai divertente.

    Sherif El Sebaie
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  5. #5
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    E' altamente significativo il fatto che basti sentirsi mussulmani per essere mussulmani.
    Questo dà la misura dell'antisacralità del maomettanesimo e della sua distanza dalle religioni tradizionali: ogni forma di sacralità tradizionale dà una grand eimportanza ai gesti esterni, ai simboli, all'oggettività, per dir così, del sacro. Oggettività e pubblicità: il sacro è comunitario e solo di fronte alla comunità ci si può convertire e si può entrare. Un'idea così individualista, intimista e antisacramentale, dal sapore vagamente protestante, è un esempio di degenerazione e dissoluzione estrema e di modernità avanzata, nel senso più deteriore.

  6. #6
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    Ma fate l'amore, che è meglio..!

  7. #7
    Orazio Coclite
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    In origine postato da Basiji
    omissis
    Così come una parte cerca di influenzare e strumentalizzare l'informazione pubblica, così anche la controparte cerca di fare altrettanto. Certo allo stato di cose attuale la distanza è decisamente incolmabile, e a tutto vantaggio dei soliti noti.
    Rimanga però chiaro ad ogni europeo di buon sangue che il nostro dovere, il nostro destino in quanto comunità, è in contrapposizione sia al vento occidentale anglosionista, che a quello orientale, islamico e arabo-negroide.

  8. #8
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    Peucezio le tue affermazioni sono una chiara dimostrazione dell'ignoranza che regna riguardo l'Islam, anche nei suoi aspetti più esteriori...

 

 

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