Dio non voglia un eterodosso a guida della Sua Chiesa
14 aprile 2005
Se nessuno prevale, si punterebbe su altri nomi
Conclave, voti su Martini contro Ratzinger
Gli scenari a cinque giorni dall’apertura. All’ex arcivescovo di Milano le preferenze di chi spinge per il rinnovamento
CITTÀ DEL VATICANO - È possibile che all’inizio delle votazioni - previste per lunedì pomeriggio - si vada alla «conta» sui nomi dei cardinali Ratzinger e Martini, magari contro la loro volontà: l’idea di votare Martini sta prendendo corpo tra coloro che non gradiscono il profilarsi della candidatura Ratzinger e al momento non sanno che nome contrapporgli. Joseph Ratzinger compie 78 anni sabato, Carlo Maria Martini li ha compiuti in febbraio. Hanno la stessa età e un pari prestigio. Impersonano al meglio le due anime del pontificato wojtyliano: quella del rigore dottrinale e dell’attaccamento alla tradizione il teologo tedesco, quella del superamento dei muri e della radicalità evangelica il biblista italiano. Ma la loro condizione attuale è ben diversa: Ratzinger è un vero papabile, anche se con poca probabilità di successo, stante la sua immagine di difensore dell’ortodossia, che non è fatta per attirare entusiasmi; Martini, da tre anni a riposo, afflitto da una forma di parkinsonismo che lo costringe all’uso del bastone, è solo l’ispiratore di una vasta area di cardinali elettori. Si dice che ambedue riluttino alla designazione. Ratzinger avrebbe detto agli amici che non ritiene praticabile la propria elezione e che non la desidera «minimamente». Martini avrebbe messo le mani avanti dicendo che non darà indicazioni di voto e non vorrebbe essere «indicato». Ma il momento è di grande incertezza e se non si chiarisce qualcosa da oggi a lunedì è probabile che il ruolo delle due «grandi anime» sarà proprio quello di permettere ai cardinali elettori di contarsi, per poi ripiegare sui veri candidati, o per andare alla scoperta di «nomi nuovi».
Il dato di partenza è la formazione di un forte gruppo di cardinali - forse una quarantina - che sarebbero decisi a votare Ratzinger fin dal primo scrutinio. Si dice che tra i più attivi nel proporlo vi sarebbero i curiali López Trujillo e Stafford, gli italiani Bertone e Biffi, Ruini e Scola. La proposta sarebbe bene accolta da quanti temono derive incontrollabili in materia di dottrina e disciplina. La prospettiva è temuta da chi non gradisce la linea Ratzinger «integrale», senza cioè il correttivo che essa riceveva dal lato creativo della personalità di Papa Wojtyla: quello che lo portava ad Assisi, in sinagoga e in moschea. Tanto per fare qualche nome, non sono favorevoli all’elezione di Ratzinger i tedeschi Kasper e Lehmann, il belga Danneels, l’inglese Murphy O’Connor, l’ucraino Husar. Si tratta di nomi di primo piano, tutti in qualche modo «grandi elettori». È appunto l’area che ha come ispiratore Martini e come frequente portavoce la rivista Il Regno, che proprio ieri diffondeva l’editoriale di un numero speciale dedicato a Papa Wojtyla, intitolato «Rinnovamento della Chiesa, speranza degli uomini». La rivista sollecita l’elezione di un Papa che porti avanti l’ecumenismo, il dialogo con le religioni, l’impegno per la pace e la giustizia: imprese tipiche dell’era wojtyliana. Ma che promuova anche il «protagonismo delle Chiese locali», la loro partecipazione al governo centrale, un diverso «processo» di nomina dei vescovi.
Se davvero lunedì Martini sarà votato in funzione anti-Ratzinger, i due potrebbero ottenere un numero sostanzialmente equivalente di consensi: ambedue gli schieramenti sarebbero così costretti a cambiare candidato. A quel punto, chi ha fatto numero votando Ratzinger potrebbe votare Ruini, o Schönborn, o Scola. Chi ha votato Martini potrebbe andare verso un latino-americano, o verso Tettamanzi, o verso Policarpo.
Luigi Accattoli
Fonte: Corriere della Sera
Curiosità storiche sul Conclave
Regole antichissime sottoposte a innumerevoli modifiche
L'unica rimasta sempre è che il Papa deve essere maschio e battezzato
"Cum clave" o senza, così nei secoli
sono stati eletti 264 successori di Pietro
Di volta in volta, i cardinali vennero imprigionati, affamati
e persino privati del tetto perché non si decidevano a scegliere
CITTA' DEL VATICANO - Il papa che verrà eletto dal prossimo conclave sarà il 264/mo successore di San Pietro, ossia, il 265/mo vescovo di Roma. Aggiungendovi le elezioni illegittime (quelle degli antipapi) si arriva a quasi trecento, nel corso dei circa duemila anni di storia della Chiesa.
In questo lunghissimo periodo, la scelta del nuovo papa non è sempre avvenuta nei modi che oggi conosciamo, con i cardinali chiusi in conclave e le norme che lo regolano. Nei primi secoli, anzi, non era strano che un papa indicasse il suo successore (come si dice abbia fatto San Pietro), ma non sempre la sua indicazione fu seguita. Anzi, nel corso dei secoli ci sono stati molti cambiamenti, sia nel 'corpo elettorale', cioè in coloro che scelgono il papa, che nel sistema di elezione, che infine nelle qualità per essere fatto vescovo di Roma. Ciò che è rimasto invariato è che per diventare papa bisogna essere maschio e battezzato. Tutto il resto, compresa l'ordinazione sacerdotale, si può fare dopo l'elezione.
Insomma, la procedura per la scelta del capo della Chiesa cattolica, che sembra immutabile, in realtà è stata modificata decine di volte, per rispondere alle esigenze prodotte dai cambiamenti della società e della Chiesa stessa ed anche per resistere a ordini e pressioni di re e imperatori. Ma il primo che si 'intromise' nell'elezione di un papa, l'imperatore Onorio, lo fece nel 419 per evitare uno scisma, essendo stati eletti due papi. Anzi, per evitare che la cosa si ripetesse in futuro, da allora un rappresentante dell'imperatore partecipò alle elezioni papali, e qualche volta lo impose. Un sistema che piacque anche agli imperatori del Sacro romano impero. Il più invasivo fu Ottone I, che nel 964 si fece attribuire da Leone VIII il diritto di nominare il papa.
Le stesse norme che verranno applicate nel prossimo conclave, saranno usate per la prima volta. Sono infatti recentissime: risalgono al 22 febbraio 1996, alla Costituzione apostolica Universi dominici gregis emanata da Giovanni Paolo II. Per l'elezione del quale, nel 1978, si usarono norme ugualmente applicate per la prima volta ed allora ancora più recenti: erano di appena tre anni prima, promulgate da Paolo VI nel 1975.
Sono servite soltanto per i due conclavi del 1978. Per i quali, secondo Jean Guitton, Paolo VI aveva lasciato un 'codice segreto di accordo' perchè si scegliesse solo tra due candidati importanti. Ma i consigli o i candidati del papa morto, raramente hanno avuto seguito, anche se in molti, quando fu eletto papa Luciani ricordarono che tempo prima Paolo VI gli aveva posto sulle spalle la sua mantellina da papa.
Lo stesso 'conclave' in senso tecnico è, se si tiene conto della lunghezza della storia della Chiesa, relativamente recente. La sua istituzione formale è del 1274: molto meno della metà della vita del papato. Nei primi dodici secoli di storia della Chiesa, infatti, il conclave non esisteva, anche se riunioni elettorali a porte chiuse c'erano già state in almeno cinque occasioni.
Prima, all'inizio della storia della Chiesa, a parte Pietro che, sembra, indicò il suo successore, il nuovo vescovo di Roma, come ogni altro vescovo, veniva scelto da tutta la comunità cristiana (quindi in maggioranza da laici). Si racconta che durante una di queste assemblee, nel 236, mentre si discuteva su chi eleggere, una colomba si posò su Fabiano: fu considerata segno della volontà di Dio e Fabiano divenne papa.
I primi cambiamenti rispetto alla Chiesa primitiva riguardarono gli elettori che furono prima solo i membri del clero e, dal 769 (ma con delle eccezioni), soltanto i diaconi e i presbiteri 'cardinali' (ossia 'cardini', responsabili di uno dei 25 titoli o chiese quasi parrocchiali di Roma, dei 7 - poi 14 - diaconi regionali e 6 diaconi palatini e dei 7 - dal secolo XII 6 - vescovi suburbicari). A partire dal 1059 sono gli elettori esclusivi del papa: tale facoltà fu ristretta dapprima ai soli cardinali vescovi poi di nuovo anche ai cardinali preti e diaconi.
I cardinali, pure oggi suddivisi negli ordini dei vescovi, dei preti e dei diaconi (le differenze sostanziali sono ora del tutto marginali) sono ancora il corpo elettorale e per conservare il loro legame col clero romano, al quale spettava la scelta del nuovo papa (fin dal XII secolo incominciarono ad essere nominati cardinali anche prelati residenti fuori Roma), ancora oggi la porpora cardinalizia è accompagnata dalla titolarità di una chiesa della città di Roma o di una delle antiche diocesi del suburbio.
La maggioranza richiesta, a parte alcuni periodi, è dei due terzi dei votanti, secondo quanto codificato nel 1179, col decreto del terzo Conclio lateranense dal significativo titolo 'De evitanda discordia'. La maggioranza a volte è stata modificata in due terzi più uno, perchè non avesse peso il voto che l'eletto avesse eventualmente dato a se stesso.
Anche lunedì, solo i cardinali, dunque, entreranno in conclave, dovranno cioè restare "chiusi a chiave", dalle parole latine 'cum' e 'clavis', finchè non sceglieranno il successore di Pietro, secondo una regola scritta dopo la lunga assemblea elettiva di Viterbo, durata oltre 33 mesi (dal 29 novembre 1268 al primo settembre 1271), che è il più lungo periodo di sede vacante della storia.
Ma già in precedenza c'erano stati episodi clamorosi, come il conclave del 1241 che vide i dieci cardinali partecipanti letteralmente chiusi da fuori, per spingerli a decidersi: restarono due mesi in quello che un cronista dell'epoca definì 'carcerari ergastulo'.
Dell'assemblea di Viterbo, invece, si ricorda sempre che la popolazione esasperata scoperchiò il tetto dell'aula gotica del palazzo papale, in modo che, lasciati all'addiaccio, i 19 porporati (due morirono durante il conclave) lì riuniti si decidessero a scegliere il successore di Clemente IV, che era morto quasi tre anni prima. Lo scoperchiamento in effetti ci fu, ma solo per un periodo. L'eletto di allora, Gregorio X, nel concilio di Lione del 1274 istituì formalmente il conclave (ossia un luogo che si potesse chiudere a chiave) come mezzo per l'elezione del papa e pose una serie di restrizioni che evitassero tempi troppo lunghi.
Così dopo 3 giorni ai cardinali si passava solo un pasto al giorno e dopo altri 5 erano messi a pane e acqua e le loro rendite per tutta la durata del conclave erano devolute al futuro papa. Il conclave successivo durò un solo giorno, il 21 gennaio 1276.
Le regole di Gregorio X, che furono poi sospese e rimesse in vigore e di nuovo sospese, avevano avuto un importante precedente nel 1198, quando i cardinali avevano deciso di chiudersi in un edificio di Roma per decidere "in modo più libero e sicuro". E' ritenuto il primo vero conclave della storia: fra l'altro ci su una votazione per iscritto e dei cardinali che fecero gli scrutatori.
Dopo Viterbo, i conclavi si sono tenuti quasi sempre a Roma, soprattutto in Vaticano e dal 1492 nella cappella Sistina, esclusi cinque tenuti nel palazzo del Quirinale, 16 svoltisi in altre città italiane e sette avvenuti in Francia.
Ai cardinali, inoltre, è vietato anche "contrattare, mentre il Pontefice è in vita e senza averlo consultato, circa l'elezione del suo successore, o promettere voti, o prendere decisioni a questo riguardo in conventicole private". Regola antichissima, codificata per la prima volta il primo marzo 499 da papa Simmaco. E mai rispettata.
Un cambiamento di antiche regole del conclave ci fu nel 1903. Alla morte di Leone XIII, 'rischiava' di esser eletto il suo segretario di Stato, card. Mariano Rampolla del Tindaro, ma l'imperatore d'Austria fece pronunciare all'arcivescovo di Cracovia, Jan Buzyna il suo "veto di esclusione", richiamandosi ad un diritto dei monarchi cattolici, che dal 1590, con Filippo II di Spagna, lo avevano esercitato di frequente. I cardinali in conclave lo respinsero, ma ad essere eletto fu il patriarca di Venezia, il trevigiano Giuseppe Sarto, Pio X.
Lo stesso papa, pochi mesi dopo, nel 1904, con un suo documento, imponeva ai futuri elettori di non accettare mai più alcun "veto".
La novità più sostanziale dei tempi moderni al corpo elettorale la portò però, nel 1970, Paolo VI che col Motu proprio 'Ingravescentem aetatem', escluse dal Conclave i porporati che avessero compiuto gli 80 anni. Così, alla sua morte, avvenuta il 6 agosto del 1978, così come in questi giorni, gli ultraottantenni, partecipano con gli altri cardinali alle discussioni in sede di Congregazione generale, nelle quali si ha anche un orientamento sulla scelta del successore, ma furono, e saranno, esclusi dall'assemblea elettiva. Lo stesso accadde due mesi dopo, quando si trattò di dare un successore a Giovanni Paolo I, papa per 33 giorni.
La riforma di Giovanni Paolo II, poi, nel confermare il (contestato) limite del compimento degli 80 anni per entrare in conclave, lo ha anticipato, seppure di poco: la 'Romano pontifici eligendo' (sulla elezione del Romano pontefice) di Paolo VI poneva il limite all'inizio del conclave, Giovanni Paolo II lo ha portato al momento della morte del papa. In concreto a 15-20 giorni prima. In concreto, però, non è cambiato nulla, in quanto il cardinale più vicino agli 80 anni, il patriarca emerito di Venezia, Marco Cè, li compirà a luglio.
Quanto alle modalità, le elezioni dei papi si sono svolte nei modi più vari: a furor di popolo o con decisione di pochi cardinali; furono imposte da qualche potente (come gli imperatori di Bisanzio o del Sacro Romano Impero) o con piena libertà degli elettori. Elettori che fino al XV secolo ordinariamente non erano più di 30 e che Sisto V nel 1586 portò a 70: 6 cardinali vescovi, 50 cardinali preti, 14 cardinali diaconi. Derogato da Giovanni XXII, il loro numero è stato fissato a 120 'elettori' da Paolo VI. In conclave il record era stato toccato nei due del 1978, con 111 porporati, ma sarà battuto da quello che comincerà il 18, che dovrebbe avere 115 presenti.
Nel tempo si sono visti Papi eletti all'unanimità da conclavi brevi e pacifici, ma anche scelte tumultuose imposte con le armi: la mattina del 31 luglio 768 i longobardi fecero elegger papa tal prete Filippo, che la sera si dimise. Fu la folla in tumulto, invece, ad imporsi nell'aprile 1378. Era il primo conclave dopo il ritorno dei papi da Avignone, e il popolo pretese che dopo una serie di sette papi francesi: "romano, romano lo volemo, o almanco italiano". Oggi, almeno in parte, non lo potrebbe pretendere: in conclave non ci saranno cardinali nati a Roma.
Interventi esterni di imperatori, popolo e assassini caratterizzarono soprattutto i secoli tra il decimo e il dodicesimo, quelli degli antipapi. Nel solo decimo secolo ci furono una trentina di papi e antipapi, per la metà morti ammazzati. E' significativamente di quel periodo la leggenda della papessa Giovanna, ma è storia che ci fu chi divenne papa a 18 anni (Giovanni XII) e chi a 20 (Giovanni XI), chi fece assassinare i suoi due predecessori (Sergio III). E al sinodo di Sutri (1046) l'imperatore Enrico III fece deporre tre papi ed eleggerne uno nuovo.
(17 aprile 2005)
Fonte: Repubblica