di Simone Zazzera.
Quasi 200 inchieste in otto stagioni di attività. Questo è lo strepitoso bilancio che può vantare il piccolo gruppo di commandos/giornalisti guidati da Milena Gabanelli. Riparte questa sera su RAI 3, in prima serata, Report, con un nuovo ciclo in 6 puntate che si vanno ad aggiungere alle altre 7 inchieste già trasmesse sulla stessa rete da settembre a gennaio.
Nata nel 1997 dalle ceneri di “Professione reporter”, rotocalco di informazione di RAI 2 in onda dal 1994 al 1996, la trasmissione si è occupata di argomenti scottanti che sovente hanno scatenato critiche, minacce e soprattutto denunce.
Emblematica fu la richiesta del governatore della regione Sicilia lo scorso gennaio. A seguito della puntata di Maria Grazia Mazzola dal titolo “La mafia che non spara" – sabato 15 gennaio 2005 ore 21:00 Rai 3 – Cuffaro chiese una puntata di riparazione al danno fatto dalla trasmissione al buon nome della Sicilia. Un danno che, a detta del governatore, derivava dall’aver messo in luce i rapporti tra mafia e politica nell’isola.
Una vita travagliata quella di Report, così come difficile è il lavoro dei 9 giornalisti che compongono la redazione del programma: oltre a Milena Gabaneli, Chiara Baldassari, Giovanna Boursier, Giovanna Corsetti, Giorgio Fornoni, Sabrina Giannini, Bernardo Iovene, Paolo Mondani e Stefania Rimini. Ma i servizi realizzati sono una delle poche testimonianze concrete rimaste in Italia del giornalismo d’inchiesta.
La puntata di questa sera confronterà il sistema giudiziario italiano con quello americano, a partire da alcune vicende analoghe che nei due paesi hanno suscitato scalpore e differenti epiloghi. I casi Worldcom e Parmalat, l'imponente risarcimento danni ottenuto da un gruppo di avvocati per avvelenamento delle acque al cromo esavalente (la vicenda è stata raccontata nel film “Erin Brockovich”, che valse a Julia Roberts anche il premio Oscar) e il processo penale in corso a Padova per un’analoga inchiesta su una galvanica. “Dal momento che la cultura americana ci influenza e ci condiziona sempre di più, vediamo allora di conoscerla meglio” dice Milena Gabanelli, autrice della prima inchiesta.
Dal punto di vista giudiziario tra Italia e Stati Uniti, soggetti e termini sono gli stessi: giudici, tribunali e giurie, procuratori, imputati e sentenze. Ma in Italia la legge è uguale per tutti, negli Stati Uniti solo le leggi federali sono uguali per tutti, mentre per i reati più diffusi ogni Stato ha le sue norme e i suoi tribunali; in Italia si giudica basandosi sul Codice Civile e su quello Penale, mentre in America vale il principio del precedente, ovvero le sentenze della Corte Suprema; negli Stati Uniti gli uomini che devono far rispettare la legge sono eletti o nominati dal Presidente, la nostra magistratura invece è indipendente.
Il confronto metterà a dura prova il nostro paese ma, assicura la Gabanelli, non sempre l'Italia si vedrà sconfitta: “Nella puntata sul sistema sanitario, vedremo che in fondo è meglio tenerci il nostro”.
Le puntate verranno concluse da aggiornamenti sulle inchieste dei cicli precedenti e da una “Goodnews”, a dimostrazione che l’inchiesta giornalistica sa anche ricercare le note positive della nostra società, oltre che smascherare il marcio del mondo in cui viviamo.
http://www.articolo21.info/notizia.php?id=1838




Rispondi Citando
