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    Predefinito AIDS, l'Onu si arrende alla Chiesa

    Aids, l'Onu si arrende alla Chiesa
    di Riccardo Cascioli

    Il fallimento della "politica del preservativo" spinge le agenzie
    internazionali a guardare ai successi delle organizzazioni cattoliche,
    basati sulla presenza e sull'educazione. Il caso dell'Uganda.


    «La Chiesa cattolica e la Caritas sono risorse chiave a livello dei singoli
    Paesi. Quindi per favore contattate e cercate una collaborazione attiva con
    loro attraverso le Conferenze episcopali cattoliche e gli uffici nazionali
    della Caritas, e facilitate il loro inserimento negli appropriati progetti
    di cooperazione nel Paese». Questo ordine è stato impartito ai coordinaton
    nazionali dell'UNAIDS (l'agenzia dell'Onu che si occupa di lotta all'Aids)
    da parte del Direttore del Country & Regional Support Department, Michel
    Sidibe. La data del memorandum è il 31 marzo 2004 e rappresenta una svolta
    nell'atteggiamento delI'agenzia dell'Onu.

    Finora, infatti, da UNAIDS e da altre agenzie internazionali erano venute
    solo velenose polemiche contro la Chiesa cattolica, accusata essenzialmente
    di ostacolare l'uso dei preservativi come forma di prevenzione dell'Aids.
    Addirittura quando nell'autunno scorso ii cardinale Alfonso Lopez Trujillo,
    presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, affermò alla BBC che il
    preservativo è permeabile al virus Hiv chiedendo che ciò venisse scritto su
    tutte le confezioni di profilattici (come si usa per le sigarette), fu
    oggetto di un linciaggio me diatico senza precedenti.

    UNAIDS ora invece riconosce in questa lettera che «la Chiesa cattolica è
    responsabile del 26% di tutti i servizi sanitari nel mondo» e che in 38
    Paesi in via di Sviluppo (che vengono tutti elencati nel memorandum) ha in
    corso importanti programmi per la prevenzione e cura delI'Aids. Non si fa
    ancora marcia indietro sul preservativo, ma indirettamente si riconosce che
    questa forma di prevenzione - l'unica sostenuta a livello di agenzie
    internazionali - non dà i risultati previsti. In realtà, alcuni ricercatori
    si spingono più in là. Edward Green, scienziato di forrnazione liberale dell'Harvard's
    Center for Population and Development Studies, nel 2002 affermava in uno
    studio che «dopo 20 anni di pandemia non c'è al cuna evidenza che piü
    preservativi portino a meno Aids». E nel 2003 lo stesso Green ha pubblicato
    un libro dal titolo significativo - Rethinking AIDS Prevention (Ripensare la
    prevenzione dell'Aids), Greenwood Press - in cui, partendo dall'esperienza
    sul campo e dai dati raccolti, sostiene che l'unico approccio che risulta
    efficace nella prevenzione deIl'Aids è quello basato sull'educazione all'astinenza
    e alla fedeltà coniugale. Insomma, ciò che la Chiesa cattolica ha sempre
    fatto e che anche l'arnministrazione Bush sta ora cercando di fare
    sostenendo le organizzazioni religiose che operano nei Paesi in via di
    Sviluppo. Per inciso, vale la pena ricordare che ii 24 maggio scorso proprio
    a Edward Green è stato assegnato l'importante Premio Philly Bongole Lutaaya
    per il suo lavoro sull'Aids in Africa.

    Il caso che meglio spiega queste posizioni é quello dell'Uganda, l'unico
    Paese dove ci sia stata una reale diminuzione nel tasso di infezioni da HIV:
    secondo i dati offerti da uno studio di USAID (l'agenzia per lo sviluppo
    internazionale che fa capo al governo americano) c'è stata una riduzione del
    75% nel gruppo di età tra i 15 e i 19 anni, del 60% tra i 20 e i 24 e del
    54% nel suo complesso. E questo perché è stato ridotto del 65% ii sesso con
    partner casuali, grazie all'azione del governo che ha puntato soprattutto
    sull'educazione all'astinenza e alla fedeltà coniugale, nconoscendo al
    contempo il lavoro di chi già sul campo lavorava in questa direzione. Al
    contrario, l'arcivescovo di Nairobi, Raphael Ndingi Nzeki, ha denunciato che
    negli altri Paesi «l'Aids è cresciuto cosìI rapidamente a causa della
    disponibilità dei preservativi». Non sembn un'affermazione provocatoria: il
    29 gennaio 2000 lIa rivista scientifica The Lancet, a proposito dell'incentivo
    alI'uso dei profilattici, avvertiva del pericolo di "una falsa percezione di
    protezione" che "induce ad aumentare i comportamenti a rischio".

    E lecito a questo punto porsi una domanda: come è accaduto che la Chiesa
    avesse ragione mentre a livello internazionale c'e stato un abbaglio
    collettivo? Sostanzialmente perché mentre le agenzie Onu si sono sempre
    mosse sulla base di schemi ideologici, la Chiesa è presenza, la Chiesa vive
    il metodo della condivisione. Giuliano Rizzardini, primario di malattie
    infettive all'ospedale di Busto Arsizio ma con una lunga esperienza in
    Africa nella lotta all'Aids e consulente della Santa Sede, spiega che «la
    presenza permette di cogliere i reali bisogni, di creare un contesto
    educativo che solo permette a prevenzione e terapie di essere efficaci, di
    inventare modalità di intervento, di essere credibili e autorevoli nel
    suggerire soluzioni». Non sono parole, é un fatto, corroborato da alcuni
    dati: le organizzazioni cattoliche che in tutto il mondo lavorano a vario
    titolo per la salute sonc 110.954 e gestiscono 6.038 ospedali, 17.189
    dispensari, 799 lebbrosari, 13.238 case di cura per anziani e cronici,
    64.979 centri di riabilitazione, counselling, assistenza pediatnca. E nell'Uganda
    diventata esempio per il resto del mondo in fatto di lotta all'Aids la
    sanità gestita dalla Chiesa cattolica - secondo le cifre fornite dal Journal
    of Medicine and the Person - conta 27 ospedali (un quarto del totale) 220
    unità sanitarie di primo livello e le scuole infermieri, mantenendo "un
    ruolo decisivo neIl'erogazione sia dei servizi di base che di alta
    specializzazione traman dando un prezioso ethos professionale una cultura di
    servizio".

    Una seconda questione importante è nella specificità di questa presenza
    della Chiesa: essa, infatti, nell'offrire un servizio, punta all'eclucazione
    della persona. I governi occidentali e le agenzie internazionali pensano che
    basti rendere disponibili le medicine per avere terapie di successo, e
    invece questo non basta. Ancora l'esperienza del dottor Rizzardini: «Le
    terapie hanno successo soltanto se sono inserite in un contesto educativo».
    Vale a dire che l'astinenza e la fedeltà coniugale, ad esempio, non sono
    imposizioni di morale o di igiene, ma - come nel caso dell'Uganda - sono
    inserite nella prospettiva di un'educazione aIl'affettività, alla
    responsabilità personale e al rispetto verso gli altri.
    Non dobbiamo pensare che le agenzie Onu abbiano già imparato la lezione, ma
    la svolta dell'UNAIDS indica almeno che un primo passo nella giusta
    direzione è stato fatto.

    Ricorda

    "La vera educazione deve promuovere la formazlone della persona umana sia in
    vista del suo fine ultimo sia per il bene delle varie socletà, di cuii l'uomo
    è membro ed in cui, divenuto adulto, avrà misslonl da svolgere".
    (Gravissimum Educatlonis, Dichiarazione conciliare sulI'educazione
    cristiana, 28 ottobre 1965, n. 1°).

    Bibliografia

    Angelo Scola, La Buona Salute e i luoghi della cura, Cantagalli 2002.
    Gina Bramucci, Avsi e HIV/AIDS, pamphlet ordinabile solo via Internet
    scrlvendo a milano@avsi.org

    © il Timone n. 35 - anno VI - Luglio/Agosto 2004

  2. #2
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    Se l'ONU la smettesse davvero di mettersi DI TRAVERSO e in competizione (maldestra) con gli enti caritatevoli della Chiesa cattolica, a trarne giovamento sarebbero anzitutto le popolazioni più disagiate.
    Inutile dire che, a livello personale, se dovessi scegliere di devolvere qualche milione di Euro a progetti di cooperazione internazionale, sceglierei la trasparenza, la cultura e la "storia" della caritas, piuttosto che l'ONU.

  3. #3
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    Predefinito

    strano non ho mai visto particolari simpatie del centro destra per la caritas.

    è vero che è meglio la CARITAS dell'ONU e soprattutto dei governi.

 

 

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