Nel mio paese e dintorni è da una settimana che si protesta per il prezzo delle olive e proprio stasera una delegazione di ulivicoltori è partita dalla B.A.T alla volta di Roma per protestare, gli unici a non partecipare sono gli ulivicoltori di Andria, e indovinate perchè?
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L’assenza di gran parte degli olivicoltori di Andria lascia perplessi e apre interrogativi
PAOLO PINNELLI
• La protesta ha il volto, anzi, la pelle del leopardo.
A Canosa e Barletta prende corpo in un batter d’occhio, mentre svanisce nel nulla ad Andria, per riprendere corpo a Minervino, ed oltre l’Ofanto. Una protesta a macchia di leopardo per uno stesso prodotto, per uno stesso problema. La stranezza ha molteplici facce e la verità potrebbe trovarsi, mai come in questa occasione, a metà strada.
Da lunedi della scorsa settimana, 22 novembre, l’allarme lanciato da Canosa, in prima persona dall’assessore Nunzio Pinnelli (che è in consiglio comunale è presente con la sua lista civica «Insieme per l’agricoltura») anzi il grido di allarme raggiunge e vien condiviso dagli agricoltori di Barletta. Poi la protesta si allarga, ma non in modo omogeneo. Un cartello, sabato scorso ricordava che anche «San Ferdinando c’è», e Trinitapoli, ma non Andria, almeno in via «ufficiale».
Già perchè «nella terra dell’olio», è nato un «Comitato» che ha rotto gli indugi ed è intervenuto nella protesta raccogliendo l’adesione di quasi cento agricoltori. Ma la sollecitazione è restata quasi inascoltata - visti i numeri dell’agricoltura andriese - e sembra che gli olivicoltori andriesi abbiamo continuato, in questi giorni, a raccogliere olive. Qua si indifferenti. Perchè mai?
Una prima motivazione potrebbe stare nella diversità dell’approccio degli andriesi - e sembra anche dei bitontini - al prodotto, dediti da sempre non già alla compravendita di olive ma alla produzione di olio. Ma anche il prezzo dell’«oro verde» tende a scendere ed anzi non è stato nemmeno «prezzato» la scorsa settimana.
Ed allora, qualcuno ricorda la «freddezza» delle associazioni barlettane nei confronti della protesa dello scorso anno, quando furno gli andriesi a bloccare strade e fare sit-in. La Cia di Barletta, ricorda però la partecipazione - anche se tiepida - a quelle protesta. Ed allora, quale altro motivo?
La stessa Cia barlettana spiega l’assenza della «sorella» andriese con una mancanza di lungimiranza da parte delle stesse associazioni di categoria. «Non stiamo protestando difendendo solo un settore come quello olivicolo - dice uno di loro - il crollo del prezzo delle olive è solo la goccia che ha fatto traboccare un vaso e di una annata già colma di scarsi guadagni rivenienti dalle patate, dall’uva da tavola, dalle percoche. E quando da gennaio si apriranno i nuovi scenari delle importazioni dall’est allora anche loro capiranno che il comparto agricolo intero, non solo olivicoltori o viticoltori, stanno rischiando grosso».
A confermare la scrsa lungimiranza non sia una ipotesi campata in aria c’è un passaggio del «Comitato Liberi Agricoltori Andriesi» che lo sottolinea: «la città di Andria, a tutt’oggi, non ha ancora compreso la gravità della situazione e non ha ancora dato segnali forti di partecipazione alla protesta né si ravvisano segnali in tal senso».
Una situazione grave e piena di fraintesi, nella quale però sembra che qualcuno abbia registrato primi segnali di ripresa. Un’azienda andriese è stata scelta per produrre olio per la comunità ebraica inglese, mentre a Canosa, sembra stiano arrivando - tutte da valutare - richieste anche sostanziose di olio.
Segnali, piccoli, che lasciano ben sperare, ma che non abbassano il livello di attenzione e della protesta. Nè la risolvono una volta per tutte.
[ paolo.pinnelli@gazzettamezzogiorno.it ]




Rispondi Citando
Comincio a pensare che la soluzione proposta da Miles sia quella giusta, anche se ha conseguenze puzzolenti.
hefico:
