Abbiamo avuto cinquant'anni di partitocrazia. Ora abbiamo perfino qualcosa di peggio. Il più grande partito itagliano è quello del non-voto. Il tasso di sfiducia degli elettori verso la politica si aggira intorno 65%. E l'altro 45% non credo sia esattamente entusiasta. Fra rappresentanti e rappresentati vi è una spaccatura sostanziale che nemmeno il tentativo di non parlarne elude la pesante sensazione di scoramento verso quei luoghi di privilegio che si chiamano istituzioni. Abbiamo una pressione fiscale da paese scandinavo senza avere in cambio istruzione, salute e sicurezza di standard europeo. Viviamo quotidianamente in un clima di guerra civile alimentato da una falsa contrapposizione fra categorie che la storia, più che superato, ha già doppiato. Le nostre vite,per altro sempre più precarie sotto il profilo economico e sociale, sono in mano a gente che non conosce rispetto della natura ascendente e sussidiaria della democrazia. Di fronte a tutto ciò, la sinistra, sempre uguale a sé stessa in uomini e programmi, si auto-proclama meglio della destra, dimenticando di avere già governato e di essere già stata trombata. C'è uno Stato che vive sulla nostra pelle. C'è uno Stato che vive sulla nostra pelle in nome di una Costituzione.
E qualcuno che ha la faccia di chiedere che tutto rimanga come è, che nulla cambi, che ira e fulmini si abbattano su chi osa mettere in discussione gli ingranaggi di questo testo, vecchio, inutile e compassato, oggi elevato a testo sacro.
Io mi chiedo se molti padani non siano in realtà latentemente finocchi visto il piacere con cui si fanno sodomizzare, senza vaselina, da questi energumeni della politica che tanto più si sollazzano a spese nostre con senso dello Stato, amor patrio, unità nazionale, padri costituenti, e tanto più la passano elettoralmente liscia.




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