Nonostante il desiderio di rovesciare il tavolo delle trattative, il Cavaliere è pronto a ripartire.Ma se vuole evitare il naufragio il nuovo governo deve puntare su pochi obiettivi.Che gli italiani aspettano
di VITTORIO FELTRI -Breve riassunto delle puntate precedenti. Dopo la batosta elettorale, Berlusconi manifesta il proposito di andare avanti senza neanche prendere in considerazione l'ipotesi di elezioni anticipate né quella di un governo bis. Tuttavia Follini e Fini insistono: qui serve un segno di discontinuità per far capire agli italiani, specialmente ai delusi, che la fiducia nella Casa delle libertà è stata ben riposta. Discussioni, mugugni, liti, minacce di sfasciare la coalizione. L'Udc ritira la delegazione dal ministero. An medita di fare altrettanto, ma usa toni pacati; è più possibilista. Mentre in scena si susseguono questi balletti, inconcludenti e spesso incomprensibili, trascorrono dieci giorni e oltre. Tempo sprecato. I cittadini scuotono la testa. Berlusconi si ostina: facciamo un rimpasto e buona notte. Cos'è il rimpasto?
Afferriamo per la collottola due ministri e un paio di sottosegretari e li sbattiamo a casa; poi li sostituiamo con altrettanti Pinchipallini. Gridano gli alleati: mai e poi mai. Ci vuole un terremoto, un Berlusconi bis. Stremato, il Cavaliere si reca da Ciampi (Gifuni) e questi lo rimanda in Parlamento. Ancora un giorno sprecato, perché l'indomani il premier risale al Colle e si dimette. Secondo il solito rituale, il Capo dello Stato attacca con le consultazioni, riceve i leader dei partiti e gli ex presidenti della Repubblica. Intanto, Silvio incontra Tizio, Caio e Follini (cioè la trinità) e non combina nulla. Ovvio. La coperta è troppo corta. Se copri Follini, scopri la Lega; se copri la Lega, scopri Follini e Fini.
Chi conosce il Cavaliere si interroga: ma come fa a non mandare tutti al diavolo e a non decidere il voto anticipato? Me lo sono chiesto anch'io a lungo senza trovare una risposta. Adesso ce l'ho. Il problema è che i leader della maggioranza sono depressi e si sentono perdenti. Ciascuno pensa a salvare se stesso e non bada agli interessi comuni. Sono terrorizzati all'idea del giudizio popolare e lo rimandano; in un anno accadono tanti fatti, speriamo in un miracolo. Avessero conservato un minimo di animus pugnandi, i soci della Cdl lancerebbero la sfida: all'urne! Invece hanno la tremarella, le ginocchia fanno "Giacomo Giacomo".
Non solo. Poniamo che il centrodestra ritrovi un po' di coraggio e getti il cuore oltre l'ostacolo. Si tratterebbe di sedersi a un tavolo e - stando alle regole del semimaggioritario - spartirsi i collegi. Figuriamoci. Ciascun caporione pretenderebbe per proprio partito la maggior quantità possibile di collegi cosiddetti sicuri allo scopo di non veder ridotta la rappresentanza parlamentare. La lite si trasformerebbe presto in duello all'ultimo sangue. Con un pericolo: quello di formare non una coalizione protesa alla vittoria, unita e solidale, ma una squadra di gladiatori in lotta continua. Prospettiva, questa, che a Berlusconi fa venire le vertigini. Egli non la considera neppure. Preferisce rammendare gli strappi e passa le giornate a cucire: tolgo Calderoli dalle Riforme e lo promuovo vicepremier; alle Riforme chi ci colloco?
Boh! Buttiglione lo dirotto alla Sanità. E cosa dò a Sirchia in cambio del suo seggiolone? Quasi quasi gli dò un bacio, magari Perugina. Sarà sufficiente un bacio? Allora, gli regalo... gli regalo... Ecco, gli regalo una piscina. Tanto a Villa Certosa, in Sardegna, ne ho sei e non sono neanche capace di nuotare.
È cabaret, ma a questo Berlusconi si è ridotto, poveraccio. Gli tocca tener buoni tutti con delle strenne. D'accordo, non gli mancano i mezzi, visto che ha incassato in tre giorni 4500 miliardi di lire in pensione grazie alla vendita di un pezzettino delle sue proprietà, però a lui scoccia. Si fa alla svelta a dire pigliati una piscina. Ma una piscina di qua, un bacio Perugina di là, alla fine rimango qui con 20.000 miliardi in tasca, e ho cinque figli, due moglie, la mamma a carico, un fratello che gli piacciono le ballerine di lusso, perdinci con una famiglia così c'è mica da scialacquare. Se poi Previti mi rifila una parcellina delle sue, una ventina di miliardi, cribbio sono rovinato. Il Cavaliere è combattuto fra istinto demolitorio e desiderio di edificare.
Prevarrà in lui il costruttore e tra alcuni giorni annuncerà, gaudium magnum, habemus bordellum. Ossia il Bis. Foto di gruppo: Fini sorridente, Follini sorridente, Bossi sorridente in parte, Berlusconi radioso. Sarà notata l'assenza di Casini, chiuso in Camera sua, incazzato nero, impegnato a dare calci alla poltrona presidenziale che sperava di barattare con quella di premier istituzionale. Sarà per un'altra volta. Scordavo l'incognita Ciampi, irritato - presumo -con il premier dimissionario, reo di aver sfottuto pubblicamente i minuetti imposti dalla Costituzione, della quale Carlo Azeglio è custode garante eccetera. Se questi si vendicasse andando a rilento e ingarbugliando la matassa? Insomma, se anziché anziché spianare la strada la disseminasse di trabocchetti e il Bis abortisse? Non credo, però è meglio non trascurare l'eventualità.
Scacciamo i fantasmi e torniamo al nuovo governo, fingendo sia già nato. Quali obiettivi avrebbe l'opportunità di raggiungere? Pochi, pochissimi dato che la legislatura -al netto dell'interminabile iter della Finanziaria, delle ferie agostane, di quelle natalizie, dei sabati e delle domeniche -offr e al Parlamento 60 giorni soltanto per discutere e approvare leggi. Il programma del premier deve essere necessariamente condensato in tre punti, quattro al massimo.
Primo. Chiusura del contratto dei dipendenti statali. Chiusura contestuale dei contratti privati scaduti o in scadenza, con incrementi salariali proporzionati a quelli del pubblico impiego. E per non gravare le imprese di oneri insostenibili, il governo defiscalizzi tre anni almeno le maggiorazioni, in modo che i bilanci delle aziende siano in equilibrio.
Secondo. Poiché è impensabile procedere a ulteriori tagli dell'Irpef (i soldi sono finiti), Berlusconi si affretti ad archiviare l'Irap e i suoi meccanismi stupidi (tanti dipendenti, tante tasse; pochi dipendenti poche tasse).
Terzo. Riveda la politica a protezione della famiglia, molto cara a Follini e Fini, con i quali bisogna adottare la tattica della "captatio benevolentiae".
Il Berlusconi bis se punta a conquistare gli italiani è obbligato, attraverso i provvedimenti elencati, a far piovere nelle tasche dei lavoratori cento euro in più al mese e consentire loro di sopportare l'avvenuto aumento dei prezzi; e a fornire alle imprese un incoraggiamento a spingere sull'acceleratore della produzione, decrementando gli investimenti speculativi.
Non esiste alternativa. Il Cavaliere governi nell'interesse dei cittadini e basta. Loro capiranno e lo premieranno. Rinunci ad andare in giro a sproloquiare con finalità propagandistiche ed elettorali: ho fatto questo e ho fatto quello... Lasci perdere i protocolli firmati in tivù e le bischerate come il Ponte sullo Stretto di Messina. Hanno stufato. Hanno stufato anche i suoi monologhi. È inutile che egli ripeta come un disco rotto vi ho dato il Sole e la Luna, quando poi nelle case arriva la bolletta della luce, e al supermercato la consistenza delle paghe non compensa il rincaro dei prezzi. Uno che percepisce 1100 euro al mese, e tira la lingua per terra, non si convince facilmente che, invece di mangiare, può guardare gratis il Sole e la Luna. Ti manda a... (scelga lei il verbo, signor premier).
da www.libero-news.it




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