Metti una sera da Sotheby’s, con Dell’Utri venditore
Luigina Venturelli
MILANO
Negli ambienti della Milano bene lo si sospettava da giorni: i preziosi oggetti fotografati nel catalogo Sotheby’s risultavano familiari ai frequentatori del salotto di Marcello Dell’Utri.
Ieri finalmente la conferma: un’intera collezione di ceramiche e arredi disegnati da Giò Ponti del valore complessivo di oltre un milione di euro, raccolta dall’ex presidente di Publitalia e dalla moglie in anni di ricerche tra mercatini ed antiquari, è stata battuta all’asta.
«Abbiamo cambiato casa proprio quest’anno - ha spiegato il senatore di Forza Italia - e quei mobili non ci stavano più. D’altra parte erano un tutt’uno, acquistavano significato nel loro insieme». Ogni abitazione richiede i complementi giusti, vasi e divani d’autore non possono riadattarsi ad ogni cambio d’abitazione. L’appassionato d’arte (nonché fedele amico del presidente del Consiglio) lo sa.
Così nella sede milanese di Sotheby’s compratori italiani e stranieri, presenti o protetti dall’anonimato di una cornetta telefonica, si sono contesi a decine di migliaia di euro ottanta oggetti preziosi disegnati dal famoso architetto milanese (alcuni dei quali sono stati ammirati nella loro sistemazione d’origine, grazie a fotografie delle eleganti sale di casa Dell’Utri).
Un maestro della creatività italiana che il grande pubblico conosce per la progettazione del grattacielo Pirelli ma che i cultori della materia apprezzano per le opere di design. Come i vasi disegnati per la Richard Ginori: un pezzo raffigurante la temperanza è stato aggiudicato per 20mila euro, un’urna su fondo blu ha raggiunto quota 65mila euro, due candelabri pensati per le ambasciate italiane all’estero sono passati di mano a 30mila euro. E ancora: un piccolo vasetto per contenere tabacco a 16.500 euro, la coppa Domitilla raffigurante una donna su sfondo rosso a 23mila euro. Soprammobili di lusso, ma che certo non rappresentavano l’orgoglio di casa Dell’Utri: se la base di partenza delle ceramiche si aggirava tra i 3mila e i 7mila euro, quella di due mobili con specchiera del 1929 non scendeva sotto i 150mila euro.
«Mi dispiace, ma è il destino delle collezioni - si è fatto forza Dell’Utri - per un po’ vivono in un posto poi passano di mano e qualcun altro potrà goderne. E non importa più la ragione per cui cambiano proprietario».
Probabilmente avrà predisposto per la nuova casa una serie di oggetti d’arredamento all’altezza di quelli dismessi, tali da reggere il confronto o placare la nostalgia dei ceduti. In ogni caso il miliardo di euro (stima al ribasso) che incasserà dalla vendita all’asta potrà aiutare il senatore a consolarsi della perdita di un simile patrimonio artistico.




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