"Solo nella comunità diventa dunque possibile la libertà personale" Marx-Engels
Rapporto dall’epoché
Piero Pagliani
1. In modo a volte parallelo, a volte intrecciato, ho portato avanti insieme a voi una polemica contro il ruolo della sinistra, contro il buonismo, contro quelli che coi “posteriori ornati degli antichi blasoni feudali” inalberano “la bisaccia del mendicante allo scopo di attirare il popolo a loro”.
Ho anche polemizzato con gli atteggiamenti bohémienne tipici di quella che con un termine che ho preso in prestito da Boltanski e Chiapello ho chiamato “critica artistica” al capitalismo.
Credo però che ora sia giunto il momento di riconoscere che la “critica artistica” al capitalismo, che da sola non porta da nessuna parte ma, anzi, rischia di essere preda dei signori coi posteriori ornati degli antichi blasoni feudali, questa critica che un tempo si intrecciava variamente con la “lotta di classe”, tanto che la responsabilità dell’assalto al Palazzo d’Inverno fu data al bolscevico bohémienne Vladimir Alexandrovich Antonov-Ovseenko, questa critica che oggi si rifugia in un farmakon anticapitalistico, una cura personale, che può essere epicureo (creazione di piccole comunità di autoproclamatisi “resistenti”, autoemarginazione, ritiro in conventi religiosi o laici, adesione alla meditazione trascendentale, ricorso allo sballo periodico, ecc...) o stoico (attività di volontariato, militanza in religioni storicizzate - quindi non contemplative ma con forte impegno sociale - come il Cristianesimo o l’Islam, o in partiti politici che si proclamano “antagonisti”), questa critica è tuttavia mossa da ciò che possiamo definire “parte utopica” dell’utopia-scientifica di Marx (uso il bell’ossimoro di Costanzo Preve).
Continua Comunismo e Comunità




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